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domenica 26 ottobre 2014

Passages,C: La Parigi arcaica, catacombe, démolitions, declino di Parigi. (Walter Benjamin)







"Il padre del surrealismo fu Dada, sua madre un passage." (Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.87)


Metto qui la seguente tavola: surrealismo-catacombe-passages. Si è già vista la relazione tra i passages e il sogno, un mondo finto di belle immagini, dove l'interieur sembra qualcosa di proiettato all'esterno, la vera merce è il sogno, in un certo senso, ci vedono sogni più che vederci davvero degli oggetti e questi fanno parte di quel sogno, ma siamo allo stesso tempo circondati da fabbriche di sogni e negozi che li espongono. Quello nell'immagine è proprio come sembra l'ingresso delle catacombe di Parigi, l'impero della morte, ma non solo, un impero dei dannati della società. Come ci spiega Benjamin, infatti, la stavano i vari commercianti del medioevo, facevano contrabbando per evitare di pagare i dazi doganali e smerciavano la sotto terra, in quello che all'epoca era detto pressapoco un inferno. Così Parigi anche nel medioevo aveva i suoi passages, questi come quelli nuovi sembrano costituire una città sotterranea, un'altra Parigi, essi erano all'epoca anche luogo di riparo e un vero e proprio labirinto, un insieme di strade sotterranee che si diramavano per tutta Parigi. Si dice che Parigi già ai tempi del medioevo fosse sovrappopolata, è sempre stata una città singolare, un grande centro, un caso unico che però esprimeva il suo secolo, i passages del resto dicono molto sul mondo capitalista e così anche le catacombe del loro secolo. È forse solo un caso che questo regno dei morti sia emerso in superficie sotto forma di passages nel XIX secolo? che cos'ha di morte la merce? non è forse vero che il sogno risveglia morti? il sogno si basa su immagini, ricordi di eventi passati. Il negozio del passages vende sogni, che forse questi non siano belle immagini di desideri morti dell'uomo?, in fondo il sogno è appagamento del desiderio, dice Freud, la merce non fa altro che appagare i nostri bisogni e il modo in cui essa ci viene offerta è attraverso un grande filtro di illusione. Del resto anche quel desiderio non fa che riflettere grandi desideri dell'umanità morti che ritornano sempre in nuova forma. Qual'è la realtà? il mondo è diviso, lo sono le stesse strade, per esempio Benjamin, si sofferma sui marciapiedi definendoli i luoghi dei miserabili. In fondo la strada rappresenta molto le classi sociali, i carri che dominano sulla via, con a bordo borghesi di famiglie più o meno agite, uomini in bicicletta come su cavalli dell'apocalisse, operai che passano ai lati, quasi schiacciati e barboni senza tetto sul marciapiede che bloccano il passaggio della marcia degli operai verso fabbriche, che come dice Baudelaire, vomitano verso il cielo. Il problema dei barboni, come vederemo più avanti va collegato alla haussmanizzazione, la costruzione crescente di boulevard che tagliano i quartieri di Parigi, viali alberati, da cui ne consegue che gli operai sono sempre più buttati verso i sobborghi, il problema delle case è del tutto ignorato, i barboni sono quindi li senza casa ad occupare i loro pezzi di boulevard, salvo magari poi essere scacciati dalla polizia. La città si evolve, la tecnica la rende sempre più grossa, ma nello stesso tempo sembra costruirsi i postulati per la sua distruzione.

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