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sabato 8 novembre 2014

Lezione XII: oltre il concetto





L'oggetto di questa lezione sarà cercare di capire come alcuni filosofi abbiano superato il concetto stesso, in questo modo le domande che ci ponevamo nella lezione precedente non hanno più un se senso, perché se non si da concetto, non si da né il suo essere, né una sua origine e nemmeno un suo scopo. Come non si può dare concetto delle cose, o meglio come si può trascendere questo concetto? si era detto secondo una prima definizione che il concetto è una definizione e questo è quello che dice Socrate, a ciò si contrappone l'esempio, che nei vocabolari al più correda la definizione. Una via per superare il dualismo definizione/esempio ce la danno gli stoici, come ci spiega Deleuze e lo fanno in questo modo: immaginate per esempio che qualcuno vi chieda cosa sia il dolore e voi buttate una bottiglia di vino per terra fracassandola, se a uno stoico gli chiedevano cosa fosse la logica, lui avrebbe mostrato un uovo, così alla domanda cosa fosse la filosofia sollevavano un'aringa, così come noi possiamo fare con la bottiglia di vino per il dolore. La cosa interessante è che a dispetto di quello che sembra non si tratta di esempi, ma forse più di simboli, nel senso che le varie parti dell'uovo rappresentano componenti della logica. Superano persino la mera concezione del concetto come immagine, dato che non è tanto l'uovo stesso come immagine che conta in questo caso, quanto come l'uovo possa rappresentare la logica. Si deve essere veloci, dice Deleuze, si prende un oggetto e si mangia, almeno secondo il problema stoico: "se dico "qualcosa", qualcosa passa attraverso la bocca. Se dico "un carro", un carro passa attraverso la bocca.". Questo è un modo, poi ve ne è un altro, una via che ha tracciato Wittgenstein, questo altro sistema si basa su una teoria che si chiama: "somiglianze di famiglia", per esempio se io prendo un oggetto, posso dire che è una penna se ha delle somiglianze di famiglia con le altre penne, così posso dire che è una penna senza però dover spiegare cosa sia una penna. Qui sta la novità, secondo Wittgenstein avere concetto di qualcosa, vuol dire saper usare un dato termine in vari contesti e proposizioni, per esempio per il caso della penna posso dire: "scrivo con la penna", "la penna è nel mio astuccio", "se vuoi te la impresto la mia penna". Tutte queste proposizioni denotano che io uso il termine penna nel modo corretto, se invece dicessi: "mi pulisco con la penna", "volo a bordo di una penna" o "ma quante penne hai in testa?", farei un uso scorretto del termine penna e in questo senso vorrebbe dire che non ho ben chiaro cosa sia una penna.  Com'è che una cosa ha delle somiglianze di famiglia con altre? supponiamo che io prendo un catalogo alla voce penna inserisco delle immagini di esemplari di quelle che convenzionalmente  abbiamo deciso si chiamino penne, se poi l'oggetto che ho in mano condivide numerose proprietà con gli oggetti del catalogo sotto la voce "penna", allora è una penna. In questo modo si evita il concetto tradizionale, perché questo era prima di tutto definizione, infatti diventa del tutto inutile definire cosa sia una penna, possiamo risolvere la cosa tra il fatto che ci intendiamo e io so usare il concetto di penna se formulo le frasi come nel primo esempio e che l'oggetto va bene per quella voce del catalogo essendo simile agli altri. La cosa intrigante è che poi gli allievi di Wittgenstein hanno pensato di applicare tale concetto di somiglianze di famiglia anche all'arte, da cui si derivava  che l'opera d'arte non ha concetto, non c'è una definizione di arte, se mai una cosa è arte solo quando condivide delle proprietà in comune con altre opere d'arte, opere già nel catalogo. Questa teoria ovviamente pone dei problemi, il primo è come si decida che certi elementi siano nel catalogo e altri no, sembra un'assunzione non dimostrata e anche l'uso corretto del termine implica che si sappia la definizione. Ad ogni modo in questi due percorsi si supera la definizione, ma anche l'immagine, perché nel caso del concetto/immagine, in un caso l'immagine sta per altro, l'uovo sta per l'uovo, ma lo stoico usa l'immagine per rappresentare la logica, nel secondo caso il catalogo differisce dal mero arcipelago di immagini, visto che non è un sistema dove le parti stanno per l'intero, ma solo come una collezione di immagini imparentate da proprietà comuni. La lezione successiva invece dovrà dimostrare come costruire un linguaggio di concetti, la base di un nuovo vocabolario mentale.

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