Cerca nel blog

Choose your language:

domenica 23 novembre 2014

Passages, F: Costruzioni in ferro. (Walter Benjamin)






Si offre la seguente tavola, per un breve discorso su questa sezione, che è questa: ferro-igegneri-gabbia-tecnica. Benjamin sottolinea l'impiego del materiale del ferro nelle costruzioni dell'800'. Da tanto tempo l'uomo conosceva il ferro, non è certo una nuova scoperta, ciò che c'è di nuovo è il suo impiego soprattutto nell'architettura. Questo impiego lo si vede in primo luogo nei passages, dove il potente ferro serve per sorreggere i tetti, mitigato nella sua rozzezza dal vetro. Oramai si diffonde un po' ovunque questo materiale, un po' rappresenta un'evoluzione nell'era della tecnica, perché siamo anche nell'epoca delle grandi esposizioni, da un lato e delle conseguenti scoperte e invenzioni dall'altro, un'epoca di grandi trasformazioni. Pensate ai treni, i treni hanno bisogno delle ferrovie, del ferro in generale. Il suo impiego però finisce anche nell'arte, la dove essa in realtà incontra la scienza, la grande tecnica, questo incontro tra tecnica e scienza lo si trova nel più grande simbolo di quell'epoca, che è la Tour Eiffel, questo grande edificio che staglia sulla città a significare il potere della tecnica umana, la vittoria sul mondo della natura, di un uomo che ha saputo piegare tutto il mondo naturale al suo volere, persino il ferro, così lo piega e così lo modella. Vorrei però in questo caso fare una differenza, la differenza tra questa arte architetturale scientifica, questo impiego del ferro e un altro impiego del ferro in arte, seguendo invece una descrizione di un artista da parte di Bachelard. Continuiamo a parlare dunque di questo colosso, per introdurre il primo volto di costruzioni in ferro e diciamo pure che esse sono quelle che ora pongono una linea netta di demarcazione tra lo studente delle belle arti, l'architetto vero e proprio e invece lo studente del politecnico, l'ingegnere; in questo caso due strade si dividono e il destino sarà più a favore degli ingegneri. L'ingegnere rappresenta molto quell'epoca e una certa mentalità che afferma che è utile solo quella scienza che trova applicabilità materiale, per esempio non tutta la matematica, ma solo quella fisica, solo ciò che ci serve per l'esperimento e l'esperimento non serve altro che per testare o costruire degli apparecchi tecnologici. La tecnologia è tante cose, da un lato un uomo che vuole sempre avere di più facendo meno sforzo possibile, dall'altro un uomo che avendo concepito la natura solo più come rappresentazione, è ora mille anni luce dalla vera cosalità, dalle cose in sé stesse, tanto che quando si guarda attorno è solo più capace di vedere numeri, il profitto delle vendite, la matematica delle cose, ma non è più in grado di cogliere l'estetica, di cogliere la bellezza del mondo e della natura, così freddo e indifferente la sfrutta non trovandoci più nessun tesoro al di là della sua sfruttabilità. Questo uomo ha come obbiettivo quello di invadere il mondo di quelle che cose grigie e tristi di ferro, grandi macchine, che osa chiamare tecnologia; queste sbarre di ferro messe dappertutto in realtà come tecnologia non stanno liberando l'uomo ma fanno sembrare tutto come fosse un'enorme gabbia e noi dei gorilla che si agitano dentro (a proposito del progresso e dell'evoluzione dell'uomo). Devo pensare che in fondo al piccolo oppresso tutte queste costruzioni di ferro in Parigi, da un lato forse lo avranno sorpreso, ma devono avergli fatto sembrare come se qualcuno volesse trasformare l'intera Parigi in un'enorme gabbia o cella, perché questo è il mondo attuale, la gabbia di ferro o acciaio, per usare un'espressione tanto cara ai pensatori dell'epoca, forse adottata anche Benjamin. Parliamo invece di qualcosa di diverso ora, parliamo di Chillida, artista a cui fa riferimento Bachelard, non perché centri con il libro di Benjamin, ma perché qui si vede un altro modo di concepire la lavorazione del ferro. Bachelard descrive da un lato l'artista come sognatore, perché non possono se non essere le immagini oniriche che possono formare in primo luogo ciò che l'artista produce esternamente e il secondo punto è questa visione dell'artista quasi come alchimista, dove per esempio a proposito del ferro dice che chi si vuole accostare ad esso deve amare il fuoco e le materie dure. Il lavoro di questo possente artista parte da un martello cantante che sogna, plasma la materia, si fa creatore di un nuovo mondo, l'atto stesso non è mai quello di imprigionare, ma sempre quello liberatorio, così leggiamo in Bachelard:

" (...) Chillida ha risvegliato la rêverie del ferro in libertà." (Bachelard, Gaston, Il diritto di sognare, Dedalo, Bari, 2008, pp.48)
" Emerge una corrispondenza tra tradizioni e sogni: il vero fabbro ferraio non può dimenticare i sogni primitivi. La rêverie concreta lo domina. In lui tutto diviene storia, lunga storia. Si ricorda la ruggine e del fuoco. Nel ferro freddo, sopravvive il fuoco: ogni colpo di martello è come una firma." (Bachelard, Gaston, Il diritto di sognare, Dedalo, Bari, 2008, pp. 49)
Per esempio un'opera di Chillida come el peine del vento non è rappresentazione di una tecnica che domina la natura, ma anzi sembra perfettamente incastonata nella natura, come se si trovasse già li, come una sua evoluzione naturale, così infatti l'artista compie una creazione non muove mai contro di essa. Ciò spiega un altro modo di trattare il ferro, un'altra possibilità.

Altri post correlati: 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.