Cerca nel blog

Choose your language:

mercoledì 28 gennaio 2015

Bisogni e piaceri



Quali sono i nostri veri bisogni? la società soddisfa davvero i nostri bisogni? che spazio ha il piacere nella nostra società? Sono tutti temi della filosofia di Marcuse. Noi ci troviamo in quella che il filosofo chiama la cultura positiva, questa cultura è di carattere borghese, in questo sfondo culturale il corpo nel senso della sensibilità è rigidamente separato dall'anima. Diciamo da un lato sempre ideologizzato il dualismo Cartesiano, si potrebbe però andare oltre con l'idealismo che mette tra parentesi la realtà corporea. Qual'è lo scopo? gli unici piaceri che sono accettati sono quelli dell'anima, che piacere ha l'anima? perché l'anima? diciamo che si parla di una dimensione interiore  dove i valori astratti borghesi non possono essere intaccati, perché proprio il tenere separata l'anima dal corpo, ha lo scopo di evitare che questi valori diventino materiali. Alla cultura positiva non piace il concetto di spirito, questo in effetti non è mai semplice qualcosa di astratto che si contrappone alla realtà, esso non vede la realtà come sua estranea, anzi il suo destino è quello di trovare se stesso nella realtà, secondo quello che vuole la filosofia di Hegel. Seele quindi è diversa da Geist. I bisogni dell'uomo possono avere varia natura, ma principalmente hanno natura materiale, anche quando non hanno natura materiale non sono realmente soddisfatti se non lo sono materialmente. Che cos'è il bisogno? è forse un impulso, qualcosa che sentiamo dentro, come un vuoto, la mancanza di qualcosa. La soddisfazione del bisogno produce il piacere. La questione per Marcuse riguarda un'analisi del problema dell'edonismo, quella filosofia che dice che una vita buona è una vita in cui si realizza il massimo piacere. Ci sono due scuole di edonismo, una è quella cirenaica e l'altra è quella epicurea. La scuola cirenaica sostiene che la felicità nella vita consista nel il più possibile appare più piaceri che si può. Il punto è che questa scuola non fa nessuna differenza tra un piacere e l'altro, i piaceri hanno pressoché sempre a che vedere con i sensi, quella parte di realtà svalutata dalla società borghese, ma secondo Marcuse, ci sono piaceri veri e piaceri falsi, come anche bisogni veri e altri falsi. La scuola Epicurea si differenzia in particolare perché non considera sullo stesso piano tutti i piaceri, infatti alcuni piaceri anche se sul primo momento possono soddisfarci, dopo possono avere conseguenze peggiori, altri invece no, per esempio se beviamo una bottiglia di wisky, magari sulle prime ci sentiamo appagati, il giorno forse lo passeremo a vomitare. Lo scopo per Epicuro era soddisfare i bisogni dell'anima e quelli del corpo, cercando di vivere una vita appagante, nella calma interiore e appagando i bisogni necessari del corpo. Così per esempio Epicuro dice che si devono appare i bisogni del corpo, come mangiare, bere e dormire, ma non dice di mangiare a volontà, bere a più non posso, tutto ha un limite, dice di godersi il cibo, ma ricordiamo sempre che Epicuro mangiava pane ed acqua nulla di più. Così anche per l'anima si deve eliminare ogni paura, quella del dolore, pensando che tanto o il dolore prima o poi passa o si muore; quella della morte, perché la morte non è nulla, un incontro impossibile, quando c'è lei noi non ci siamo, quando ci siamo noi, non c'è lei; quella degli dei, che non ci devono far paura, perché non hanno interesse per questo mondo. Spinoza va sottolineato in questo discorso sull'edonismo, perché era lui che sosteneva che in base alla serie causale che si potesse conoscere l'esisto di un'azione, se noi studiamo quello che facciamo in base agli effetti ci rendiamo conto che può essere piacevole fumare una sigaretta, ma sul lungo andare questo danneggia seriamente la salute, più lo si fa. Perché Marcuse si interessa di tutto questo? diciamo che da qui si può fare una critica alla società che non soddisfa davvero i bisogni degli individui, in parte perché sembra rivolta più verso valori astratta che materiali, in parte perché è la società consumista che fonda l'economia sua sullo spreco, ma spreco vuol dire che si creano dei bisogni falsi nel soggetto e altrettanti piaceri falsi. Nella nostra società il vero piacere è sempre disatteso, perché la merce è già stata fatta perché si distruggesse, nata per diventare obsoleta, appaga momentaneamente il soggetto lasciandolo più avanti insoddisfatto, così da desiderare un'altra merce. Il fatto stesso che non ci accontentiamo mai di quello che abbiamo dipende dal fatto che noi ci sentiamo davvero soddisfatti e che in fondo ci stanno manipolando mettendoci in testa bisogni falsi. È difficile oggi dire cosa sia davvero un bisogno primario da cosa non lo sia, molte cose come i cellulari, le macchine, il computer o altro ancora non sono se presi per se stessi dei bisogni primari, eppure come faremmo a vivere nella nostra società senza di essi? senza il cellulare siamo fuori dal mondo. Quali sono dunque i bisogni veri? non si lo può dire, nel senso è qualcosa di soggettivo, ognuno ha i propri bisogni, quindi si dovrebbe chiederlo agli individui, ma se questi sono manipolati dalla pubblicità e ci dicono che vogliono quel nuovo tablet, che è il loro vero bisogno, dobbiamo credergli? potremmo credere a persone che siano in grado di autodeterminarsi, ma l'autodeterminazione è la vera speranza per la scuola di Francoforte, senza questa l'uomo non è libero, ma è manipolato e strumentalizzato.

"La restrizione della felicità alla sfera del consumo, che appare separata dal processo di produzione, rende più rigido il carattere particolare e soggettivo della felicità in una società in cui non si è giunti all'unità razionale di processo di produzione e processo di consumo, di lavoro e godimento." (Marcuse, Herbert, Cultura e società, Einaudi, Torino, 1969, pp. 121)

I bisogni che una volta soddisfatti non realizzano il singolo nelle sue possibilità sono falsi, tutti a prescindere. Alcuni piaceri in realtà producono dolori e scompigliano l'ordine dell'anima (riferimento a Platone), questi piaceri sono falsi. Contro il piacere vero parla l'universalità astratta, questa universalità si contrappone contro la singolarità del piacere, perché esso è soggettivo. L'ideologia borghese vuole che l'individuale, con esso si pensa anche il piacere individuale per la collettività, che in realtà non ha mai un piacere suo corrispondente, evidentemente non si da piacere universale.

"L'atteggiamento amorale, l'al di là del bene e del male, può essere progressivo soltanto entro una prassi storica che conduca veramente al di là della forma già raggiunta da questo processo e che lotti contro l'universalità esistente per un'universalità nuova e vera. Soltanto allora esso rappresenta più di un semplice interesse particolare." (Marcuse, Herbert, Cultura e società, Einaudi, Torino, 1969, pp. 125)

La questione dunque è che davvero, crisi a parte, anche in caso di wellfare, la società dei consumi non soddisfa davvero i veri bisogni degli individui, del resto chi produce le merci non lo fa mirando alla soddisfacimento di bisogni veri, ma sempre al profitto. Quello che accade è che per vedere, fa pubblicità, cerca di instillare bisogni negli individui che prima non c'erano, dopo la manipolazione del soggetto, dopo aver attaccato la parte concupiscibile, il soggetto comincia a desiderare anche cose di cui non ha realmente bisogno ed ecco il bisogno falso da cui deve derivare il piacere falso. Come fare ad avere una società più giusta? dove realmente i soggetti possono sentirsi appagati? Marcuse indica alcuni punti di questa nuova società:

1 Avere la possibilità di disporre dei mezzi di produzione.

2 Riorganizzare il processo di produzione per soddisfare realmente i bisogni di tutti.

3 Riduzione delle ore di lavoro giornaliere.

4 L'individuo possa partecipare attivamente nella società.


Altri post correlati: 

Terrore 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.