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sabato 17 gennaio 2015

La cultura di massa








La cultura di massa è uno dei temi che interessa la scuola di Francoforte. Nella cultura di massa, la cultura stessa diventa merce feticizzata. Questo tipo di cultura non deve essere pensata come qualcosa che scaturisce direttamente dal basso, come se nascesse spontaneamente dalle masse, attenzione dice Adorno, in realtà questo tipo di cultura viene sempre dall'alto, dunque in caso sarebbe meglio parlare di industria culturale. Lo scopo è quello di conciliare la domanda e l'offerta, questo viene fatto dalla pubblicità. La merce feticizzata, come ci illustra sempre il nostro caro Benjamin, è una bella prostituta, lo scopo della vendita consiste in primo luogo in un attacco a quella parte che Platone avrebbe definito dell'anima con il nome di "concupiscibile", in quanto parte desiderante. È un attacco alla sessualità, nel senso freudiano, da parte del sex-appeal della merce. La pubblicità è il serpente tentatore, come nella descrizione di Bachelard del quadro del peccato originale di Chagall, dove il serpente non deve nemmeno più sforzarsi di pronunciare le parole di tentazione, ma è Adamo stesso a suggerirgliele. L'armonia tra domanda e offerta passa attraverso la pubblicità, dove in questo caso il marketing va letto sempre al contrario, bisogna prendere consapevolezza, che esso non è nato per soddisfare dei reali bisogni, ma sempre e solo per innestarne degli altri negli individui, quindi per dare origine a bisogni falsi, secondo la definizione di Marcuse. Questo tipo di cultura ha neutralizzato ogni tipo di opposizione, perché da un lato si è aperta a tutti, il che è buono, ma dall'altro ha conciliato gli opposti, ha messo assieme Marx e Carl Schmitt, come se tutto fosse la stessa cosa, tutto mescolato. Così, come dice Marcuse, non si può dire nulla sul fatto che i libri di Marx popolino sugli scaffali di supermercati messi accanto ad altri di natura opposta, così che tutto diventa confuso, perché quello che è rimasto è un valore commerciale e nient'altro. Come è stato possibile? Marcuse ci spiega che un tempo esisteva la cultura come qualcosa di opposto alla civiltà, questo da un lato produceva l'affetto dell'alienazione della cultura stessa, che era completamente fuori quasi dal dominio del quotidiano e del reale, la stessa finzione nel romanzo, è una messa tra parentesi della realtà medesima, dall'altro permetteva alla cultura di avere un atteggiamento critico e distaccato, salvo essere accessibile solo a pochi. Ora invece la cultura non può più avere un atteggiamento critico, si ritrova unità nella società con il mondo quotidiano, così che il grande rifiuto della società che compariva in molta della cultura è stato rifiutato. Tutto questo è come una grande truffa, dove certe le cose sono accessibili a tutti, ma il loro contenuto è completamente neutralizzato, pensate per esempio al fatto che oggi si da del marxista a chi crede semplicemente che l'economia sia la struttura determinante storica, perché si può affermare che la realtà sia spiegabile in termini socio-economici, ma questo solo non fa marxisti. Un altro elemento grosso in questa grande truffa, ci spiega Adorno sta nel fatto che noi crediamo sempre che siamo liberi, perché possiamo scegliere tra tanti prodotti, ma alla fine tutti questi prodotti differiscono assai per poco e se ci pensiamo bene, sono quasi sempre gli stessi rivestiti in modo diverso, alle volte basta solo cambiare il colore per spacciarli per nuovi. I prodotti sono percepiti dal singolo come se davvero fossero fatti su misura per lui, come prodotti individualizzati, ma sono prodotti standardizzati per le masse, sono nati per standardizzare. Anche la pluralità dell'offerta non fa che indicare che esiste una pluralità negli standard, ma nulla di più. Oltretutto la nostra scelta come si diceva è interamente influenzata dalla pubblicità, quindi organizzata dall'alto, come si fa a parlare di libero arbitrio? quando entriamo in un supermercato tutti i prodotti sono già stati predisposti perché noi venissimo influenzati, scegliamo certi prodotti e non altri, dunque è evidente. Anche la leva dei prezzi influenza le nostre decisioni e non è più semplicemente qualcosa di determinato dal mercato, ma pianificata. La soluzione? per esempio Marcuse ci insegna che l'uomo può comprendere quali sono i suoi bisogni reali se riflette con la propria testa, nel senso se è davvero autonomo, ma fino a quando le persone saranno manipolate dall'alto non ci saranno altre speranze di uscita, le persone metodicamente continueranno a servire questa società dello spreco, salvo il caso in cui non abbiano più i soldi per comprare. L'intellettuale nella sua solitudine ha la sua unica possibilità di rifiuto della società e di distacco critico, solo che molto spesso questa solitudine è letta come allontanamento dai più. 

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