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domenica 18 gennaio 2015

Passages, J: Baudelaire. (Walter Benjamin) pII








Le possédé:

Le soleil s'est couvert d'un crêpe. Comme lui,
Ô Lune de ma vie ! emmitoufle-toi d'ombre ;
Dors ou fume à ton gré ; sois muette, sois sombre,
Et plonge tout entière au gouffre de l'Ennui ;

Je t'aime ainsi ! Pourtant, si tu veux aujourd'hui,
Comme un astre éclipsé qui sort de la pénombre,
Te pavaner aux lieux que la Folie encombre,
C'est bien ! Charmant poignard, jaillis de ton étui !

Allume ta prunelle à la flamme des lustres !
Allume le désir dans les regards des rustres !
Tout de toi m'est plaisir, morbide ou pétulant ;

Sois ce que tu voudras, nuit noire, rouge aurore ;
    Il n'est pas une fibre en tout mon corps tremblant
       Qui ne crie : Ô mon cher Belzébuth, je t'adore ! (Baudelaire)

Scale a chiocciola, come dei gusci, i gusci sono anche le case, sono gli interiori. Le scale a chiocciola nascono con l'art nouveau, una voragine, melodia, armonia, nello stesso tempo una spirale di abisso, non è anche questa la poesia di Baudelaire? esiste in Benjamin come un collegamento tra Baudelaire e l'art nouvau, tra i fiori di quest'arte e quelli dell'opera di Baudelaire, i fiori del male, ma quale male? cosa si nasconde di satanico in quest'arte? i suoi simboli sono ovunque a Parigi, la metropolitana è art nouveau, sui balconi gli stessi fiori, le scale a chiocciola e in altra architettura. In realtà il filo conduttore sta nella pubblicità, l'art nouvau ha un carattere di manifesto perciò diventa pubblicitaria, si inserisce in questo mondo mercificato, con il suo carattere prettamente decorativistico, assume l'aspetto della bella apparenza, la bellezza dei fiori del male. Il male cos'è in Baudelaire? in realtà si tratta di un'opposizione alla società, male è un termine molto relativo, perché dipende da cosa considera male la società, ma è anche un mondo ai margini della società in cui può nascondersi l'artista in senso di rifiuto della società. Così il satanismo sembra una forma di rivolta, una sfida, uno sputo. È interessante vedere come in Benjamin dopo tutto sembra quasi che Baudelaire rappresenti perfettamente la società dei consumi, quando per esempio molto più avanti dirà che l'allegoria della poesia del poeta funziona come la merce, è una merce in un certo senso; le poesie di Baudelaire sembrano hashih per il cervello, tuttavia nei vari personaggi che compongono la scuola di Fracoforte, ci sono altre idee su Baudelaire, l'idea triste del fatto che la sua poesia sia stata ridotta a mera merce, ma non che sia nata per questo. Ad esempio il satanismo Adorno lo considera come un superamento della morale borghese, una morale ipocrita, allo stesso modo dice Marcuse, che le poesie sulle lesbiche di Baudelaire sviluppano una morale sessuale che sia al di là del bene e del male, al contrario della morale repressiva borghese in ambito sessuale, dove l'omosessualità era quasi un crimine. In questo senso per i fracofortesi Baudelaire è un poeta ribelle, la cui poesia è stata depotenziata del suo contenuto critico, del resto questo per Marcuse, vale per tutta la letteratura critica, in una società come la nostra, si parla del così detto "rifiuto del grande rifiuto". Da un altro punto di vista, la poesia di Baudelaire rappresenta evasione, attinge ad un mondo lontano orientale, pieno di colori, di tappeti persiani, altre novità esotiche e così via, così come gli stessi passages sono evasione, i loro negozi di lusso rappresentano un mondo altro, un mondo non quotidiano, un mondo di sogno, quasi esotico/orientale. Baudelaire non era certo Blanqui, di fronte al tribunale della storia, dice Benjamin, Baudelaire si troverebbe di fronte ad una domanda a lui completamente estranea, Blanqui non sarebbe ne alieno. Baudelaire si dice avesse due case a Parigi in vie diverse, una terza la affittava ogni tanto. Egli aveva guadagnato denaro anche grazie ad una serie di incarichi politici. Anche se era un ribelle, la causa del proletariato gli restava estranea tanto quanto a uno come Nietzsche, infatti Baudelaire dice dei Miserabili di Victor Hugo che è un'opera inetta. D'altro canto i francofortesi sostengono quello che sostengono perché pensano che il poeta abbia la capacità di poter rivolgersi a ciò che non è ancora, a qualche potenzialità, questo lo dice Marcuse per Baudeleire, per Valery, per la poesia in generale, perché il segreto sta nell'immaginazione, il poeta ha una grande immaginazione e capacità di trascendere la società data, quindi quella borghese e la sua morale, così che può pensare una società diversa, cosa che riesce più difficile all'operaio i cui occhi non vedono più che fatica, sudore e il nero delle fabbriche. Così il poeta, in parte come pensava Baudelaire, ha la sua funzione di guida. Quello che fa l'arte ha il carattere di promessa, afferma Adorno, ma ciò che vi è di enigmatico nell'arte è se questa promessa non sia un inganno, la promessa ovviamente è l'utopia, un mondo mai visto e che noi aspettiamo da sempre. Baudelaire può inserirsi in questo, ma Benjamin non sembra tanto di questa posizione e dice: 

"La mia intenzione è dimostrare come Baudelaire sia profondamente inserito nel XIX secolo. L'impronta che egli vi ha lasciato vi deve emergere chiara ed intatta come quella di una pietra che sia stata un bel giorno capovolta e sollevata dal posto in cui era rimasta a giacere per decenni." ( Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.345)

Questa lettura non lo fa apparire come un ribelle nei confronti della società, anche perché Benjamin afferma che vi è completamente integrato. Il soggetto della lesbica per Benjamin rappresenta nella poesia di Baudelaire, come un'innovazione tecnologica. Satana, il demone che possiede, in realtà è qualcosa di comune, anche se magari come soggetto faceva scandalo, è vero che tutti erano posseduti, posseduti dalle merci, dai loro desideri, dalla noia, tutti dormienti, così che con Benjamin in questo modo, come se Satana fosse la merce, o la noia oppure il sex-appeal, si può leggere l'ultima strofa della poesia "il posseduto":

"Qui ne crie : Ô mon cher Belzébuth, je t'adore !" (Baudelaire)

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