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sabato 31 gennaio 2015

Passages, J: Baudelaire. (Walter Benjamin) pIII


 
 Alchimie de la douleur

L'un t'éclaire avec son ardeur,
L'autre en toi met son deuil, Nature !
Ce qui dit à l'un : Sépulture !
Dit à l'autre : Vie et splendeur !

Hermès inconnu qui m'assistes
Et qui toujours m'intimidas,
Tu me rends l'égal de Midas,
Le plus triste des alchimistes ;

  Par toi je change l'or en fer 
      Et le paradis en enfer ;
   Dans le suaire des nuages

 Je découvre un cadavre cher,
 Et sur les célestes rivages
  Je bâtis de grands sarcophages.

Interessante dal punto di vista benjaminiano il verso della poesia in cui Baudelaire definisce se stesso come alchimista che trasforma l'oro in ferro, perché proprio il ferro? non era forse quel materiale che veniva all'epoca riscoperto per la costruzione di nuovi edifici, come sostituto di altri materiali, quando non c'era altro, del resto resistente, Bachelard diceva che era un metallo con i muscoli, ma lo scopo era anche economico, la costruzione di ferrovie per trasportare merci con treni, poi dopo anche persone (forse che le persone sono diventate merci?). Benjamin leggeva Baudelaire come qualcuno che in effetti era completamente inserito nel suo tempo, quasi rappresentasse il mondo consumista, come vedremo in questa poesia ci sono molti punti a favore della tesi di Benjamin, uno lo abbiamo già scovato. Le poesie di Baudelaire erano interpretate da Benjamin quasi fossero un alcolico che prendiamo per dimenticare, forse, ma dimenticare cosa? dimenticare la realtà in cui ci troviamo. Nella poesia lo stesso Baudelaire dice di essere qua per cambiare il paradiso in inferno, ma non è forse che l'inferno si è davvero fatto realtà, che cos'è l'inferno se non quella ripetizione infernale della fabbrica e dell'operaio, delineata anche nel pensiero di Blanqui?. La realtà qui sembra descritta come fosse un grande sepolcro, il cielo è la parte superiore della bara come un coperchio, il vero sarcofago, la terra è ciò che sta dentro, la natura diventa allora come un cadavere. Vediamo bene, perché la questione del cadavere è abbastanza pregnante in questi scritti di Benjamin, si potrebbe quasi dire che ci sia un tema che è quello della necrofilia che si nasconde tra le varie pagine. Del resto la merce è un cadavere, questo dipende dal fatto che è un oggetto senza vita che si trova ad essere animato solo quando noi lo desideriamo, così sembra chiamarci nel suo sepolcro, a scendere negli abissi della sua cripta; anche qui troviamo l'elemento satanico e quello dell'ebbrezza, un'ebbrezza nera, piacere necrofilo. Il verso "Je découvre un cadavre cher", parla chiaro, ma è interessante il termine caro, che fa quasi pensare che quando ci troviamo di fronte alla merce ci sentiamo presso noi stessi e questo dipende dal fatto che noi abbiamo perduto noi stessi. Di fatto era stato lo stesso Benjamin a considerare i passages come il regno dei morti venuto alla superficie, quel regno delle catacombe del medioevo. Il cadavere è la bella apparenza senz'anima, bella superficie senza profondità o forse senza una profondità che non sia quella sepolcrale. Così lo stesso, pensa Benjamin, vale per l'allegoria di Baudelaire, l'allegoria che domina le sue poesie (un esempio può essere quell'immagine del cielo come sarcofago o la natura come sepoltura). Vediamo una serie di citazioni dall'opera di Benjamin che ci possono essere d'aiuto:

"Baudelaire idealizza l'esperienza della merce, assegnandole quella dell'allegoria come canone." (Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.378)

"Lo spleen è il sentimento che corrisponde alla catastrofe permanente." (Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.375)

"Il declino dell'aura e l'atrofia - determinata dalla posizione definitiva nel conflitto di classe - dell'immagine fantastica di una natura migliore sono un'unica cosa. Perciò il declino dell'aura e il declino della potenza sessuale sono alla fine un'unica cosa." ( Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.400)

"Il teschio dell'allegoria barocca è un semilavorato della storia della salvezza, il cui processo è interrotto da Satana per quel tanto che gli è concesso." ( Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.405)

"L'allegoria estrae ora qui e ora là un pezzo del fondo disordinato che il suo potere gli mette a disposizione, lo affianca ad un altro e prova se si adattino l'una all'altro: questo significato a quest'immagine o questa immagine a quel significato. Il risultato non può mai essere previsto, giacché fra i due non c'è nessuna mediazione naturale. Allo stesso modo stanno però le cose con la merce e il prezzo." ( Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.408)

L'allegoria è il marchio, il teschio sepolcrale, il corpo senza vesti, cadavere ignudo, una verità che non ha bisogno di dover celare il suo senso, ma che ha tanti significati. Si tratta sempre di un'immagine a cui si da un significato, ma questo è come dice Benjamin, lo stesso rapporto che c'è tra prezzo e merce, ogni volta si può sottrarre il significato all'immagine per dargliene un altro, secondo le stesse leggi del mercato che governano i prezzi. Queste poesie, dunque, sono perfettamente inserite nel mondo consumista, le stesse poesie sono dette in concorrenza, da Benjamin, come lo sono le aziende nel tentativo di vendere più merci possibili e così è l'atteggiamento che tiene Baudelaire per conquistarsi il pubblico. L'allegoria è distruttiva, come la tecnica minacci nella sua evoluzione di diventare strumento per distruggere il pianeta.

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