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giovedì 12 febbraio 2015

La potenza dell'immaginazione








"Siamo un esercito di sognatori, per questo siamo invincibili." (Ernesto che Guevara)

Secondo Foucault il sogno è il presupposto dell'immaginazione, l'immaginazione è definita da lui come sognarsi sognante. In questo senso si fa più sottile la differenza tra sognare ed immaginare, in più il sogno non è davvero una mera sequenza di immagini. Detto ciò l'immaginazione è un nostro grande potere, solo questo ci può davvero permettere di superare il fatto e il dato per pensare qualcosa di diverso. Questa funzione dell'immaginazione era stata individuata da Marcuse, lui vedeva in essa la possibilità di trascendere la società capitalista attuale per poter pensare qualcosa di diverso, non essere semplicemente ancorato ai fatti e rassegnarsi ad essi. C'è come un'immagine dialettica dell'immaginazione, nella quale l'immaginazione si contrappone al semplice dato, ne diventa critica e strumento per oltrepassarlo. L'oltrepasso non è mai una sintesi, perché l'immaginazione si trova ad essere del tutto inconciliabile con la società attuale e il dato presente. Foucault descriveva il movimento dell'immaginazione come dialettico, nella sua accezione l'immaginazione era la conquista della libertà. Foucault fonda questa visione sulla sua critica della teoria dell'immagine come irreale e quasi-presenza di Sartre, il soggetto nell'immaginazione sembra solo in apparenza avere a che fare con un qualcosa che è testimonianza di assenza, perché l'oggetto dell'immaginazione non è mai realmente altro da lui, ma sempre qualcosa che è rappresentato come vuole lui, una sua felice espressione. Infatti noi immaginiamo le cose come le vogliamo e questo immaginare alla fine riflette i nostri desideri e così via. L'aspetto dell'alienazione nell'immaginazione quindi può avere senso solo in un caso, quando l'immaginazione non è più spontanea, il tal caso l'immagine sembra esserci imposta in modo oppressivo da fuori, questo può accadere con la pubblicità, i mass media, siamo inondati di immagini che ci sono imposte, questo si riflette anche sulla questione dei bisogni e i desideri. Marcuse dice:

"L'Immaginazione non è rimasta immune al processo di reificazione. Noi siamo posseduti dalle nostre immagini, soffriamo delle nostre proprie immagini. La psicoanalisi lo sapeva bene, e ne conosceva le conseguenze. Tuttavia, -accordare all'immaginazione tutti i mezzi d'espressione- significherebbe regredire. Gli individui mutilati (mutilati anche nella loro facoltà di immaginare) si darebbero a organizzare e distruggere in misura ancor maggiore di quanto sia loro permesso di fare al presente. Tale scatenarsi sarebbe un orrore senza attenuazioni - non la catastrofe della cultura, ma il libero dispiegarsi delle sue tendenze più repressive. Razionale è l'immaginazione che può diventare l'a priori della ricostruzione e del riorientamento dell'apparato produttivo, in vista di una esistenza pacifica, di una vita senza paura. E questa non può mai essere l'immaginazione di coloro che sono posseduti dalle immagini di dominio e di morte. Liberare l'immaginazione in modo che possano esserle concessi tutti i suoi mezzi di espressione presuppone la repressione di molte cose che ora son libere e perpetuano una società repressiva." (Marcuse, Herbert, L'uomo ad una dimensione, Einaudi, Torino, 2002, pp. 253)

L'immagine diceva Foucault cristallizza l'immaginazione, quindi la blocca, mentre la libertà sta nel movimento dell'immaginazione. Stando a quello che dice Marcuse, se vogliamo liberare l'immaginazione dobbiamo anche liberarci da certe immagini, queste immagini sono le stesse che perpetuano la società oppressiva. Detto ciò, è davvero bello quello che propone Bachelard, ma bisogna fare attenzione, perché non è nell'immagine che troviamo le trame dell'immaginazione, l'immagine cristallizza e soprattutto se vogliamo fare terapia di immaginazione, stiamo attenti al fatto che molte delle immagini che abbiamo sono come qualcosa che ci viene dall'alto. Per fare quello che dice Bachelard, per esempio quando nel libro il diritto di sognare parla di logosfera, di trasmissioni alla radio per stimolare la rêverie, questo presuppone il fatto dire avere immagini spontanee e libere, ma ciò implica la liberazione dell'immaginazione. Si può considerare vero il fatto che ogni grande rivoluzionario deve essere stato allo stesso tempo un grande sognatore, che la rivoluzione non si sarebbe mai fatta senza l'immaginazione e da questo punto di vista si può sottolineare una certa critica di Marcuse contro l'attacco alla metafisica, perché la metafisica è anche scienza del possibile e va bene eliminare certe entità inesistenti, i così detti fantasmi metafisici, ma se questo diventa occultamento della dimensione del possibile, potrebbe non solo occultare ciò che è possibile e non sarà mai attuale (pegasi, draghi, ecc...), ma anche ciò che è possibile e potrebbe essere attuale in un futuro, ad esempio una società più giusta. Quindi il rasoio di Ockham in Quine potrebbe assumere aspetti oppressivi. Nella nostra società in crisi la nostra stressa immaginazione è mutilata ed invasa da immagini di terrore, sono le stesse che ci manda la televisione quando ci parla del terrorismo, della crisi e della disoccupazione, della cronaca nera. In Grecia sembra che molti siano rassegnati, la gente è ridotta alla fame e pensa solo ad avere un piatto per sfamarsi, c'è molta rassegnazione, noi potremmo fare facilmente la loro stessa fine, dunque abbiamo l'immaginazione invasa di temi neri e funesti. Per questi e altri motivi, abbiamo molto bisogno della potenza dell'immaginazione, per un mondo nuovo.


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