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lunedì 9 febbraio 2015

Passages, K: Città di sogno e casa di sogno, sogni a occhi aperti, nichilismo antropologico, Jung. (Walter Benjamin)







Tanti istanti, una sola storia.

Benjamin scrive in questa sezione della sua concezione storica, quest'ultima va collegata a due sue opere famose, che sono: L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica e Sul concetto di storia. Benjamin la chiama rivoluzione copernicana, quella che fa lui con la storia, si tratta di un'inversione di tendenza rispetto a quella che è la logica normale del progresso. Il progresso in effetti si proietta nel futuro, il presente è sacrificato nel nome di un fine ultimo, questo progresso come andamento della società e andamento storico, non è altro che la stessa storia scritta dagli oppressori, in questo senso, il progresso finisce per avere un carattere distruttivo. Per questa teoria Benjamin si ispira anche ad un'opera, un quadro da lui stesso acquistato, l'Angelus novus, dove viene rappresentato, dal punto di vista dell'interpretazione di Benjamin, l'angelo della storia che si trova paralizzato e a dover osservare una massa di distruzione che si alimenta continuamente davanti a lui. Questa forma di progresso ha fatto molto discutere, si collega anche anche alla questione tecnologica, non era molto accettata inizialmente, ad esempio Horkheimer non la avrebbe accettata, se non perché dopo si è trovato di fronte allo sterminio nazista e ha cambiato idea, del resto l'opera Dialettica dell'illuminismo, rappresenta un po' questo cambiamento di idea. In altri autori come Marcuse la questione diventa allora una critica particolare di progresso, quello quantitativo, rimane ancora possibile cambiare la direzione al progresso, questo è il tema di Eros e civiltà e altre opere come L'uomo a una dimensione. Ma per Benjamin è davvero possibile cambiare il corso del progresso? il progresso ha il carattere di continuum, o meglio è la storia che è fatta così, però la vera rivoluzione in Benjamin, sta nel fatto che il soggetto non si rivolga più al futuro, ma fisso sul presente volga gli occhi al passato. Qui penso si nasconda il così detto problema della promessa, perché, se il progresso normalmente vede la promessa di un mondo migliore nel futuro, per esempio attraverso la tecnica, Benjamin pensa il progresso come qualcosa di rimasto incompiuto nella storia e nella lotta storica. Il passato è come l'oggetto da collezione, è incompiuto, qualcosa deve essere risvegliato, portato alla luce, nel senso, che una cosa è la storia che noi leggiamo, quella scritta dai vincitori, che poi è la cultura della società, cultura che è ideologia e sovrastruttura in senso marxista, un'altra è la storia materiale. Fare materialismo storico vuol dire scrivere la storia degli oppressi, questo in parte lo si vede nei Passages dove Benjamin cerca di fare qualcosa che chiamerà montaggio letterario, che spiegherò più avanti; ma del resto è noto come in realtà il protagonista classico benjaminiano sia lo straccivendolo, per cui l'interesse è sempre rivolto verso gli ultimi. L'incompiuto è anche quella promessa di felicità ed emancipazione per questi ultimi, in questo senso introduce Benjamin la figura del fanciullo, il fanciullo è rappresentazione della generazione futura, questa generazione si contrappone alla precedente vedendola come passato, questa ha la possibilità di riscattare la generazione precedente. Benjamin rappresenta questa società e queste persone come dormienti, nel senso che non si rendono conto della società in cui vivono, cercano di fuggirla con la moda, il gioco, fuggono la noia, ci sono le droghe, l'appagamento ingannevole della merce, le poesie di Baudelaire come alcolici; una narcosi di massa per addormentare le coscienze, dove il fanciullo rappresenta la possibilità di risveglio. La dialettica storica benjaminiana funziona in modo tale che una costellazione del passato incontra quella del presente formando un solo istante monadico, la tecnica storica, non sta nel accelerare la storia, ma nel fermarla, dunque smontare la storia, arrivando all'attimo, come una decostruzione di un film dove si giunge al singolo fotogramma. Così anche il montaggio letterario è una tecnica cinematografica, in un certo senso, prende pezzi e stracci da ogni dove, ad esempio nei Passages ci sono diverse citazioni da opere francesi e tedesche su quei tempi e tutto è costruito a partire dal frammento come nel cinema dal fotomontaggio. Il passato è una dinamite noi possiamo accedere la miccia e fare saltare in aria tutto, ma è questa l'idea di far saltare il presente dal continuum storico. L'ultimo tema interessante della sezione è quello di Jung, perché Benjamin condivide con lo psicologo una concezione dell'inconscio collettivo, per cui in realtà tutte le manifestazioni che troviamo nel XIX secolo, in particolare a Parigi sono manifestazioni di questo inconscio, i passages si trovano ad essere manifestazione di un inconscio collettivo. Alla fine il progresso per Benjamin potrebbe al massimo essere un salto qualitativo al di là del dato, più o meno allo stesso modo in cui si intende tutto questo nella Dialettica dell'illuminismo.

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