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venerdì 3 aprile 2015

Marcuse e Deleuze: Sulla società senza Padri

















 In Cultura e società Marcuse scrive un saggio dal titolo: L'obsolescienza della psiconalisi, ci interessa perché è in quel saggio che Marcuse scrive sulla società senza padri. Invece Deleuze è autore con Guattari di opere famose come: Anti-Edipo e Mille piani, ma giunge a conclusioni diverse da Marcuse perché parte da premesse diverse. Marcuse ai suoi tempi testimonia un processo di fine della psicoanalisi; oggi con Žižek si direbbe che la psicoanalisi è ancora viva e vegeta. Dunque perché la psicoanalisi era stata data per morta? prima di tutto la cosa riguarda una frattura all'interno di essa, la divisione tra chi si occupava dell'aspetto teorico e chi invece faceva pratica psicoanalitica e dunque curava pazienti, le due realtà non si parlavano più. C'è poi un secondo aspetto che consiste nel fatto che le idee della psicoanalisi hanno rivelato tutto il loro carattere ideologico e sono diventate idee politiche. In fondo Freud aveva presentato due concetti che possono rivelare il loro carattere ideologico, questi sono: "Wo Es war, soll Ich werden", il primato dell'Io sull'Es, l'Es che deve ritirarsi davanti all'Io, quindi la repressione delle pulsioni e l'altra è quella del Super-Io, come autorità interna al soggetto, la quale nelle teorie della scuola di Francoforte viene anche chiamata Hitler-Io da Löwenthal, quando per esempio si tratta dell'autorità-poliziotto della Gestapo. Ora però tutto quello che ci raccontava la psicoanalisi su Edipo, secondo Marcuse, non vale più, diciamo almeno dal punto di vista della società. Freud infatti sosteneva che la repressione delle pulsioni avvenisse anche a livello della società e che questa si chiamasse principio di realtà, dall'altra parte troviamo in Totem e Tabù l'autorità del padre, che ucciso viene introiettato dai figli, un altro Super-Io. In questa società succedono due cose secondo Marcuse:

I) Per prima cosa c'è un crollo del ruolo della famiglia, questo riguarda soprattutto l'educazione, questa non è più impartita dai genitori. I genitori sono al lavoro, il bambino si trova a scuola, impara delle cose, poi torna a casa guarda la televisione e sappiamo che programmi ci sono alla tv, inoltre tutte le persone, internet, possono avere influenza su di lui. Alla fine la televisione e l'instupidimento programmato dei suoi stessi programmi avrà influenza sui bambini che la guardano: faranno e ripeteranno quello che i media comandano. Allora l'Io del bambino conquista un'autonomia dal padre ma anche una dipendenza dalla tv e il messaggio dei media.

II) Le autorità di questo mondo non richiamano più la figura del padre, esse hanno autorità anteriori senza che si possa mai sapere da dove vengano gli ordini. La figura del padre è morta, perché nessuna di queste autorità richiama la figura del padre. Il re o l'imperatore potevano farlo, ma qui nel nostro mondo governano banchieri che nessuno ha mai visto in faccia. Gli ordini si dice che vengano dall'alto, ma questo alto è sempre impreciso.

Secondo Marcuse, insomma, siamo in una società senza padri, una società del dominio e dell'amministrazione assoluta, si tratta di quella che Foucault chiama biopolitica. Invece Deleuze non direbbe che siamo in una società senza padri, ma direbbe: costruiamo una società senza padri! Evviva!. Dov'è la differenza? il problema sta nel fatto che quando Marcuse parla di fine del padre, quando dice che l'autorità non evoca più l'immagine del Padre, in realtà si riferisce solo al piano dell'immaginario. Il problema è un altro, secondo Deleuze, ovvero che il Padre ora è evocato come simbolo, dunque il problema sembra che sia il piano simbolico, non quello dell'immaginario. È Lacan che invoca il Padre come simbolo nel Grande Altro e nella Legge. Deleuze e Guattari denunciano una società che non vuole far altro che ripiegare il desiderio sulla famiglia, anzi denunciano un presunto primato della famiglia sulla società. Il problema sta nel fatto che l'Edipo (lungi dall'esser morto) insinua la mancanza nel desiderio attraverso la castrazione. La psicoanalisi concepisce un inconscio come teatro, invece Deleuze e Guattari lo pensano come una macchina, dunque secondo le due concezioni: nella prima l'inconscio proietta l'oggetto del desiderio, nella seconda invece l'oggetto è prodotto, perché si trova nella stessa produzione desiderante. Non si tratta di pensare l'oggetto del desiderio come rappresentato, dunque parlare del desiderio come acquisizione; se desideri qualcosa, compratela! (se hai i soldi, e se non li hai?). Deleuze e Guattari pensano il desiderio come godimento, ma è un desiderio tantrico, non è lo scaricamento energetico, il piacere, ma è un prolungamento, il più possibile, del godimento come accade nella concezione del sesso secondo il Tantra. L'amor cortese ci offre un esempio, infatti secondo Deleuze l'amor cortese non è altro che prolungamento del desiderio, non una rinuncia alla donna amata, ma un rimando del piacere, che poi alla fine non sarebbe altro che la fine del godimento. L'operazione ideologica di ripiegare tutto nella famiglia è quella di alienare il desiderio, così come accade, secondo Marx, nella società capitalista con il lavoro, che è, appunto, lavoro alienato. Il capitalismo è poi l'altro problema, ai giorni nostri lo vediamo sempre più, i banchieri hanno innestato un debito infinito nei paesi come l'Iatlia, la Grecia, la Spagna ma tutto questo si sta estendendo a tutto il mondo. Il concetto di debito infinito secondo Deleuze comincia con il prete e il peccato originale: le banche inseriscono un debito infinito in noi, negli Stati, così diventiamo dipendenti da loro per l'eternità. Dopo tutto Deleuze sta dicendo che tutto questo debito infinito va pensato non solo dal punto di vista economico, ma siccome esiste anche un'economia del desiderio, questo debito infinito vale anche per il desiderio. La logica perversa del capitalismo è quella di immettere un debito infinito nel desiderio oltre che nella semplice economia e per questo usa la psicoanalisi che come il prete insinua il peccato originale dell'Edipo.

Che fine fa la famiglia ai giorni nostri? è un bel tema. La scuola di Francoforte dice che la famiglia la società borghese l'ha distrutta. Se volessimo uscire dalla famiglia patriarcale non dobbiamo eliminare la famiglia ma semplicemente emancipare la donna nella famiglia, non solo per una parità dei sessi, ma anche per introdurre nella famiglia concetti come: amore, solidarietà e uguaglianza. Deleuze invece vorrebbe finirla con un certo concetto della famiglia come chiusa, la famiglia atomo, invece vorrebbe rovesciare la concezione dicendo che la società ha un primato sulla famiglia. La famiglia non è chiusa, ma tagliata, essa non segue un processo di filiazione, ma al contrario si tratta di un'alleanza dove la propagazione avviene con il contagio. Non siamo in un mondo senza Padri secondo Deleuze, ma dobbiamo costruire una società senza il Padre-simbolo e questo, secondo l'intuizione di Ubaldo Fadini lo si può fare nella società dei pirati, bisogna costruire una società dei pirati. Fadini dice:
«Il "prospettivismo ad arcipelago", di cui parla Deleuze, è quello tipico di un percepire in divenire (sui piani di vista e dell'udito) proprio di una comunità di pirati, oserei dire, dotati di fiducia in loro stessi e nelle capacità di navigazione/sperimentazione (oltre che nel "mondo"). Il pericolo rispetto al quale tale comunità è tenuta a far fronte è quello del "ritorno al padre" [...]. Le rivoluzioni sono fallite, certo ma il divenire rivoluzionario non cessa di rilanciare i loro frammenti, di "far fuggire sempre qualcosa sulla linea dell'orizzonte": i pirati del "principio ad arcipelago" [...]. Pirata e cartografo, dunque anche "scrittore" - e così "portatore"/conservatore dei "diritti di un popolo futuro o di un divenire umano", di quell'immanenza che riempirà infine un esistente privo di pretese perché ricco di potenza» (Legge, desiderio, capitalismo, 2014:40)

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