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giovedì 16 aprile 2015

Passages, O: prostituzione e gioco. (Walter Benjamin)



Il casino è un altro aspetto della nostra società. Esso non rappresenta semplicemente il luogo fisico, ma un'economia che sembra più affidata alla fortuna; un mondo folle che non conosce altre regole da quelle del gioco di azzardo. Giocare in borsa è la stessa cosa. Che senso ha che qualcuno vinca milioni in un gioco che sia al casino o alla borsa, mentre altri dall'altro capo del pianeta vivono in povertà? il capitalismo non conosce morale, è solo una questione di sex appeal. Deleuze e Guattari dicevano che la sessualità è ovunque, Benjamin direbbe: anche nei casinò! sopratutto nei casinò!. Ma cosa sono i casino se non i simboli del nostro capitalismo neoliberale e prima del capitalismo liberale? Si tratta solo di affidare tutto alle leggi del mercato così come si affida la pallina alla roulette. 





È un gioco sessuale, ci sono come dei concatenamenti: palla-numero, numero-donna scelta, donna-prostituzione. Si vince, secondo Benjamin, alla roulette come si conquista una donna, anzi è che le due cose sono connesse: si fanno tanti soldi e con quelli si va a puttane. Con il denaro, diceva Simmel, si possono in questa società comprare anche gli affetti (come separare l'uomo ricco dalla bella ragazza, sembra quasi che ci sia una connessione causale tra le due: sono ricco, dunque ho una bella ragazza). È il destino o il caso, la sorte, un gioco sessuale che ci farebbe arrapare solo all'idea di pensarci. La mano maneggia due dadi come fossero dei genitali, mentre l'uomo guarda le donne e sa che se sarà fortunato una quelle sarà sua: è parte del premio. "Casanova lo sapeva bene: la sfrontatezza fatta sul tavolo la prima moneta, la vergogna paga cento volte la parte per coprirla." (Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.553) Ma c'è una vergogna o forse il problema è che non esiste vergogna? Nell'800' la prostituzione dilagava ovunque, era un grosso problema. Le prostitute erano nei passages, nelle vie del centro, nei casino. Successivamente la polizia pensava che le prostitute dovessero stare nelle case chiuse, case di tolleranza e lì le hanno rinchiuse, almeno per toglierle dalle strade (è solo un lavoro per dare una bella apparenza e nascondere fatti). Ma è così che si risolve il problema? c'è chi fa la prostituta per scelta, ma si tratta sempre di una rarità e sono persone che si fanno ben pagare; la maggior parte delle altre lo fa perché non trova un lavoro migliore e vive nella povertà; in quel caso la prostituzione è un inferno. Su questo argomento è degno di nota quello che dice Marx, per esempio quando afferma che gli operai considerano la prostituzione della propria moglie e della propria figlia come ora di straordinario e ci vuole tanta disperazione per dire una cosa del genere, ma come dice Marx non hanno tanto torto. Marx stesso cita una dichiarazione di Schultz nei Manoscritti che io voglio citare, perché rende molto l'idea della condizione delle prostitute e della prostituzione nell'800': "La durata media della vita di queste disgraziate creature della strada, dopo che sono entrate nella carriera del vizio, è all'incirca di sei o sette anni. In modo che per mantenere il numero di 60-70.000 prostitute, devono esserci, nei tre regni, per lo meno da 8 a 9 mila donne che si dedicano a questo infame mestiere ogni anno, o all'incirca ventiquattro nuove vittime ogni giorno, il che fa la media di una all'ora; e di conseguenza, se la medesima proporzione si verifica su tutta la superficie della terra, deve esserci costantemente un milione e mezzo di queste disgraziate." (Marx, Manoscritti, Einaudi, pp. 25)
In realtà ci sarebbe un dubbio su se considerare anche quella del giocatore una forma di prostituzione. Esso si vende alla fortuna e quando perde tutti i soldi cade in disgrazia proprio come quelle disgraziate.

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