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mercoledì 29 luglio 2015

Confessioni ed anatemi (spiegazione/Cioran)



Confessioni e anatemi  è un libro che contiene vari aforismi ed è diviso in sezioni, tali che potrebbero essere considerati come dei capitoli. L'intero testo è racchiuso tra queste due oscure affermazioni:


"[...] «La felicità del malvagio», la vecchia obiezione contro l'idea di un Dio misericordioso o almeno onorabile, chi l'ha corroborata meglio di quell'eresiarca, chi ha colto con tanta sicurezza ciò che ha di invincibile?" (Cioran, Confessioni e anatemi, Adelphi, Milano, 2007, pp.13)


"Avere inventato il sorriso omicida." (Cioran, Confessioni e anatemi, Adelphi, Milano, 2007, pp.131)




La felicità del malvagio è il sorriso omicida, ci chiediamo spesso se quelle persone che vivono alle nostre spalle,  che rubano, che uccidono e che commettono stermini quotidiani, dormano la notte o meno, ci scandalizziamo a scoprire di sì. Ci hanno sempre insegnato che c'è una sola via per la felicità (paradiso), Cioran ci insegna un'altra strada attraverso le tenebre. Il sorriso omicida è un'arte, non c'è forse altro modo per sopravvivere al nulla del mondo, uccidiamo i fatti semplicemente con la felicità, lucidamente pessimisti e senza speranza, pieni di pensieri taglienti, una trappola nata. Non è questione che la felicità si meglio dell'infelicità, entrambe rendono Cioran infelice, si tratta di allargare le labbra cicatricizzate e aprire una bocca che sembra più il taglio di un coltello e dire con Keats: "Sono un vigliacco, non posso sopportare la sofferenza di essere felice." (Cioran, Confessioni e anatemi, Adelphi, Milano, 2007, pp.16) Si tratta di vedere che reazione fa, questa frase può uccidere un'ultima speranza, suscitare una risata scettico/nichilista, forse solo chi la capisce gode della felicità del malvagio. Il destino è il primo a sghignazzare, l'amor fati è condividere senza pensieri queste risate. Cioran non ha scelto di aiutare gli uomini contro il destino, battaglia del tutto inutile, non si è nemmeno rassegnato come un servo, ma si è messo a cercare l'unica libertà in tutte le disgrazie, quella del distacco. Dopo tutto se nulla è nulla perché non incarnare questo nulla?


"Se l'uomo dimentica così facilmente di essere maledetto, è perché lo è da sempre." (Cioran, Confessioni e anatemi, Adelphi, Milano, 2007, pp.29)


Il destino non è il senso, non c'è cosa più insensata di una disegno scritto da qualcun altro e poi il destino è un disegno imperscrutabile, non un disegno ordinato, è come un quadro di Pollock, anche se lo vedessimo nel complesso non capiremmo molto. Il sentiero interrotto nel destino in Cioran non è in contraddizione con il destino stesso, un destino può essere anche una costellazione di disgrazie, proprio la più bella distribuzione di disgrazie è il migliore disegno provvidenziale per Cioran, anche se questa distribuzione fosse caotica. Ad esempio:


"X., che ha fallito in tutto, si lagnava davanti a me di non avere un destino - E invece sì. La serie dei suoi insuccessi è così straordinaria che sembra rivelare un disegno provvidenziale." (Cioran, Confessioni e anatemi, Adelphi, Milano, 2007, pp.47)


Ci vuole un sorriso omicida per uccidere ogni nostro fallimento, un'enorme risata satanica fa svaporare tutto quello che è successo nella vita in un solo grande incubo, un grande nulla ingordo, l'unica cosa che sembra reale è la nostra sfacciataggine: rido dunque sono. In tutto questo può essere interessante il fatto che Cioran distingua tra Schicksal e Beruf. Beruf viene da rufen che vuol dire chiamare, Beruf è la vocazione, la professione che in questa concezione rimanda sempre ad una chiamata dall'alto, magari per volontà divina. Cioran non smette mai di mettere di mezzo Dio, ma mai crederebbe ad una chiamata da parte di Dio, addirittura diceva di aver parlato con una suora e che questa le aveva rivelato di usare la parola Dio ancora meno di lui. Schicksal vuol dire destino, proprio come lo si intendeva nel mondo pagano, un disegno che non poche volte è crudele, una tela di sangue. In questa riflessione manca la parola Los che in tedesco starebbe per caso o sorte, il quale forse rimanderebbe di più alla fortuna (Glück) e alla sfortuna (Unglück). Probabilmente Cioran si trova più schierato verso l'idea del disegno, molto a prescindere dal fatto che sia voluto da un qualche dio, il che si può sempre mettere in discussione e da un'idea della sfortuna. In tutto questo il destino non ha un fine, ma è per quello che è destino, non hanno senso le disgrazie, la nostra vita non ha senso, ma:


"Il fatto che la vita non abbia alcun senso è una ragione di vivere - la sola, del resto." (Cioran, Confessioni e anatemi, Adelphi, Milano, 2007, pp.48)


È vero, come sopportare una vita sensata? forse l'unica cosa che conta è rendersi conto che è proprio quel non senso ha doverci far sorridere. La nostra vita è vuota, o meglio il Vuoto è padre di ogni cosa o forse si dovrebbe dire la madre, questo lo sapevano gli orientali da molto tempo (buddhismo, induismo, taoismo, ecc...), gli occidentali forse lo hanno scoperto solo nel XX secolo. I primi vedono nel vuoto il culmine della luce, qualcosa di positivo; l'occidentale medio non riuscirebbe a concepire il vuoto in modo diverso da una grande tenebra nera che avvolge ogni cosa. Spesso l'occidentale vede nero quello che gli orientali vedono bianco, Nietzsche diceva che il nichilismo è buddhismo europeo, ma il buddhismo era davvero nichilismo per i buddhisti?. il vero problema degli occidentali (al di là di quello per cui non riescono smettere di pensare), è questo:


"La prima cosa che mi raccontò un amico perso di vista da molti anni: da lunga data aveva fatto scorta di veleni, ma non aveva saputo uccidersi perché non aveva saputo quale scegliere..." (Cioran, Confessioni e anatemi, Adelphi, Milano, 2007, pp.79)


Del resto non è forse vero che non sapeva quale scegliere perché ci pensava troppo sopra?, forse che l'occidentale non conoscere la beatitudine di vivere d'istinto?.


"Dopo tutto non ho perso il mio tempo, anch'io mi sono dimenato, come chiunque altro, in questo universo aberrante." (Cioran, Confessioni e anatemi, Adelphi, Milano, 2007, pp.133)


Dimenarsi! ah, questo è la vita, un'agitazione continua e poi di nuovo immobili e freddi come prima, la conoscenza consiste nel sapere che la somma di questi atti non porta a nessun risultato, il sorriso omicida uccide questo sapere e non prende nulla sul serio: dolore sorridente!.




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