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giovedì 2 luglio 2015

Passages, R: Specchi (Walter Benjamin)






Parigi è diventata la città degli specchi, sono ovunque, specchi come porte, porte specchiate da specchi, specchi al posto di quadri, specchi fotografici, in ogni caffé, nei Passages. Benjamin si chiede da dove venga la moda, non c'è risposta o forse dovremmo dire: dal narcisismo, dal satanismo, dal voler ridere dell'arte, dal mondo delle infinite apparenze, dove non c'è riflettuto perché è già un riflesso (copie su copie a non finire), dal labirinto del mondo, labirinto di specchi. C'è un senso di narcisismo nello specchio, non il narcisismo primario del narciso di Marcuse che non sa che il volto della persona riflettuta nell'acqua è il suo, ma un narcisismo secondario, dove questa consapevolezza esiste e nello stesso tempo il riflesso è l'altro che parla della nostra bellezza o volontà di essere belli come nel caso della favola di Biancaneve. Ego o egoismo è tutto ciò che rimanda all'io come io, torniamo a noi stessi, guardiamo gli altri per vedere come questi reagiscono alla nostra vista, vogliamo specchiarci in loro e vediamo le loro espressioni che parlano del loro giudizio sulla nostra bellezza. Così, dice Benjamin, le donne di Parigi hanno fama di bellezza, perché già a lungo sono state davanti allo specchio prima di volgere lo sguardo ad un uomo (l'uomo poi non è un altro specchio?). Si è sempre detto che lo specchio ha del diabolico, Benjamin pensa che il diabolico stia nell'intrigo degli specchi che si riflettono a vicenda, i quali aprono direttamente le porte dell'infinito. L'amore non è altro che questo, quella che Deleuze chiama: "macchina a quattr'occhi", due occhi come specchi che si volgono l'uno verso l'altro, l'infinito reale; lei vede se stessa negli occhi di lui, ma vede i suoi occhi che riflettono lui, cioè gli occhi di lui che riflettono lei, ovvero gli occhi di lei che rimandano di nuovo a lui e così all'infinito. Quello che forse può sembrare la più grande beffa è quando un quadro viene sostituito da uno specchio, ovvero dice Benjamin che non vediamo più quadri nelle cornici nei locali, ma specchi. Lo specchio è meglio dell'arte? non era quello che pensava Socrate? non era Socrate che diceva che l'arte era solo copia della copia e per questo diceva che per copiare le cose sarebbe stato più semplice mettere uno specchio davanti ad esse?. Sì era lui! è un gesto beffardo questa sostituzione da questo punto di vista, oppure il gesto è dadaista e in quel caso è forse ancora più beffardo, ovvero si pensa che l'opera d'arte sia intercambiabile con lo specchio, perché lo specchio è un'opera d'arte. 
"La pura magia delle pareti a specchio, che ci è nota dall'epoca del feudalesimo, può essere paragonata all'opprimente magia che esercitano le pareti dei passages, che adescano con il loro invito a entrare in seducenti bazar." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.605)
Bazar turchi, Parigi una piccola Istanbul? ma la magia degli specchi è opprimente, ci sentiamo osservati? forse è la società che riflette, i negozi riflettono i nostri desideri, questi sono già il riflesso delle pubblicità che abbiamo visto e queste sono il riflesso dell'ideologia del capitalismo.
È degno di nota questa riflessione sulla psicoanalisi che fa Benjamin, sempre riferita ai Passages:
"Se dal contenuto economico rimosso della coscienza di una collettività potesse sorgere, così come Freud sostiene riguardo al contenuto sessuale della coscienza individuale, un'opera, una rappresentazione della fantasia, in questa descrizione noi ci troveremmo davanti a una compiuta sublimazione dei passages con le loro cianfrusaglie che proliferano dalle vetrine." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.603)
Questa frase segue dopo una descrizione dei passages come mondo sott'acqua, cunicoli di un grande oceano. C'è un chiarimento che non ho volutamente fatto prima, prima per me non aveva senso, ma adesso è importante: che cos'è la sublimazione per Freud? cosa sono il narcisismo primario e cosa quello secondario?. Possiamo riassumere il narcisismo primario come una prima fase del bambino dove il soggetto segue il principio di piacere e trova l'oggetto del desiderio nel suo flusso. Si parla di libido oggettuale quando questa trova il suo oggetto di soddisfacimento. Nel narcisismo primario, come nel principio di piacere, l'oggetto è direttamente compreso nel flusso. Freud parla di "sentimento oceanico" nel caso del narcisismo primario; la sublimazione invece accade nel narcisismo secondario ed è l'esisto dell'Edipo, di quello che Lacan definirebbe come l'io diviso. Così Freud dice: "Wo Es war, soll Ich werden", questo significa che dove era l'Es, l'Io sarà, diverrà. Questa formula della sublimazione è stata sempre letta come l'Io che avanza dispoticamente sull'Es reprimendo la sessualità, Lacan tuttavia propone un'altra lettura: "dove era l'Es, l'Io deve avvenire", c'è una frattura nell'io, questa è tra l'Io e l'Altro, l'Io e il suo ideale (Super-Io). L'Io si identifica con l'Altro, il Super-Io, questo è il narcisismo secondario. Sublimare vuol dire de-sessualizzare, secondo Lacan, il narcisismo secondario è la verità per cui il rapporto sessuale è impossibile dal punto di vista inconscio (questa è la verità segreta della psicoanalisi). Potete immaginarvi cosa voglia dire sublimare i passages, corridoi di merci al limite del sex-appeal; prima il cunicolo oceanico del narcisismo primario, ora de-sessualizzati.
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