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giovedì 20 agosto 2015

Passages, U: Saint-Simon, ferrovie, p I (Walter Benjamin)





Claude-Henri de Rouvroy conte di Saint Simon nato a Parigi nel 1760, morto sempre a Parigi nel 1825, filosofo francese, ma non solo, è il protagonista di questa sezione, ogni tanto affiancato a Fourier e Marx (ai quali Benjamin, nel particolare, dedica altre sezioni). Saint Simon rappresenta perfettamente il capitalismo contro la vecchia nobiltà, il mondo della produzione e dell'industria contro i vecchi improduttivi del medioevo che sapevano vivere solo alle spalle delle masse dei poveri. Così Saint Simon esalta la produzione in generale in quanto crea ricchezza e da felicità, auspica che il mondo possa essere invaso da fabbriche e che nella Francia sua possano vincere i banchieri, i capitalisti e la scienza. Il progresso tecnico e scientifico non possono che portare ad una società migliore, in cui si produce sempre di più grazie ai vari macchinari e le condizioni di vita mano a mano migliorano. Sembra che tra le sue idee vi fosse quella di fare una statua di Napoleone con le montagne della Svizzera. 





Insomma l'ideale di Siant Simon è quello della produzione folle che ci ritroviamo oggi e di cui facciamo le spese, le differenze tra lui e Karl Marx sono notevoli, Benjamin infatti ci dice:

"Una differenza notevole tra Saint-Simon e Marx. Il primo considerava la classe degli sfruttati nella maniera più ampia possibile, includendovi anche l'imprenditore, perché questi paga un interesse ai suoi finanziatori. Marx, invece, annovera fra le file della borghesia tutti quelli che in qualche modo sfruttano, anche se a loro volta sono vittime dello sfruttamento." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.645)

Non parliamo poi delle differenze tra Charles Fourier e Saint Simon, il primo era completamente contro il capitalismo che definiva come una forma di società disumana dove regnano la concorrenza e una forma peggiore di schiavitù (sfruttamento della donne e dei bambini). Mentre Saint Simon esalta la produzione e l'azione, ci dice Benjamin, Fourier esalta il consumo e il godimento. Diciamo, però, che alla fine queste due sono sempre forme di socialismo, la seconda di tipo utopista ed entrambe si ispirano al pensiero illuminista, Saint Simon a D'Alambert, Fourier a Rousseau. L'800' era un'epoca di grandi trasformazioni, nuove tecnologie, esposizioni universali, dell'industria, della salita della classe borghese, nonché il nuovo sistema capitalistico liberale, non potevano che avere degli effetti sulle idee politiche, qualcuno avrebbe esaltato questa realtà pensando che questa fosse le via e che anche gli eventuali effetti negativi (effetti su salute del lavoro delle fabbriche, sfruttamento, ecc...) sarebbero poi cambiati grazie al continuo miglioramento della tecnica; altri si sarebbero schierati contro il capitalismo condannandolo per la sua brutalità come sistema economico, sistema che condanna gli uomini alla concorrenza, ad essere gli uni contro gli altri e non uniti, che condanna molti alla servitù perché non si possiede nulla; il lavoro non è una scelta, è semplicemente l'altra alternativa a morire di fame. Fino al 1830 c'era ancora molto conservatorismo in Francia, dazi e protezionismo erano prevalenti, poi, successivamente a quella data, ha vinto l'idea liberale secondo cui l'economia di mercato, quando c'è la massima concorrenza, crea ricchezza. Forse hanno vinto i Rothschild, ha vinto la società della corsa, il mondo delle azioni, del vinci solo se hai le informazioni giuste (Nathan Rothschild lo sapeva; la battaglia di Waterloo è del 1815), il mondo del mercato e quello della finanza. Per far correre le informazioni ci sono giornali, non tutti possono permetterseli e ci sono vari gradi di informazioni, alcuni sanno di più e altri di meno, quello che conta è sapere il più possibile e soprattutto saperlo prima degli altri. In questo mondo del denaro che non conosce più morale, Émile de Girardin propone di monetizzare la costituzione (ridurla e scriverla sulle monete), si produce a dismisura, si produce molto anche tabacco per fare soldi e danneggiare le menti, ma dopo tutto questa della nuvola del tabacco è la metafora dell'assuefazione e della narcotizzazione di questa società. 1799 luci a gas a Parigi; 1798 prima esposizione industriale a Parigi; 1841 prima legge sul lavoro minorile. Sulle trasformazioni in quest'epoca sono interessanti due cose: una è quella di cui parlerò in una sezione molto meglio, ma di cui posso dire già qualcosa, che è quella delle ferrovie; l'altra è il fatto che i sansimonisti non conoscevano nessuna differenza tra il capitale industriale e quello finanziario. Quest'ultimo pezzo non può passare inosservato, sarebbe un'ingiustizia, questo pezzo va catturato, perché oggi che si parla di finanzcapitalismo questa misconoscenza dei santsimoniani sembra chiaroveggente; è poi una misconoscenza? quanto c'era di finanzcapitalismo all'epoca?. Ma leggiamo anche questo:

"Saint-Simon fu un precursore dei tecnocrati." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.648)

La Repubblica, come la concepiva Platone, è un governo tecnico; l'idea che basti il buon governante  per risolvere le questioni politiche, diciamo il professore, lo scienziato, lo specialista, è un'idea che abbiamo già visto: Mario Monti. Forse il finanzcapitalismo non può funzionare senza i suoi burocrati? del resto un banchiere per chiedere soldi indietro si sporcherebbe le mani di suo?. Più avanti Benjamin dice che Saint-Simon mira al capitalismo di Stato, ma noi siamo davvero fuori dal capitalismo di Stato o siamo solo nel capitalismo dei Super-Stati? (qui si torna alla scommessa di Deleuze e Guattari che il liberalismo non sia mai esistito, cosa voleva dirci Benjamin in proposito?).  Da aggiungere il fatto che, secondo i sansimonisti, la differenza tra produttori e imprenditore sarebbe solo esteriore. Nel complesso possiamo dire che le cose si stanno facendo sempre più grandi, in modo tale che la complessità dei possessi dei capitalisti comincia ad essere enorme per poter essere gestita da pochi. Ad esempio Benjamin parlando delle ferrovie e di chi controllava le stazioni, diceva che queste erano sempre più affidate ad altri per quanto riguarda la gestione e che il capitalista vedeva solo i suoi profitti sotto forma cartacea. In pratica c'è una prima distinzione tra quelli che sono i manager e chi effettivamente possiede la stazione, così come quando Horkheimer diceva che ci sono capitalisti che controllano intere fette di mercato quando di fatto possiedono solo alcune di quelle industrie, dal punto di vista del possesso, c'è come un processo di distinzione tra proprietà e gestione, questo preannuncia il futuro capitalismo di Stato?.

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