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domenica 23 agosto 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p V






In questo testo vorrei palare della critica del nuovo realismo al costruttivismo, anche perché questa posizione si considera un superamento e una risposta a questa corrente filosofica. In particolare Maurizio Ferraris considera il nuovo realismo come superamento del post-modernismo (Vattimo, Lyotard, Foucault, Derrida, Rorty, Deleuze, ecc...). Sotto il nome di costruttivismo vengono identificate una serie di filosofie che si riconoscono nell'affermazione di Nietzsche: "non ci sono fatti, ma solo interpretazioni". Questa frase potrebbe essere, immagino, interpretata in vari modi, del resto sarebbe coerente con quello che dice la frase stessa. In generale si pensa che più o meno significhi che non ci sono delle verità in sé, né che si parli di verità oggettive o di qualcosa che ci sia oggettivamente e indipendentemente da noi, ma che in realtà tutto sia già interpretazione. Intendendo così le cose dovremmo isolare dal post-modernismo una corrente che è stata più influenzata dall'ermeneutica, ovvero da quella corrente di pensiero che rivaluta il pregiudizio, pensando che non possa darsi un soggetto senza pregiudizi e che ogni atteggiarsi nei confronti di una cosa debba presupporre dei pregiudizi metafisici, lo stesso atteggiarsi lo evidenzia ed è l'esistenza di questo che parla dell'esserci di questi vari pregiudizi. Si può pensare che tutto sia una prospettiva, che tutto sia molto soggettivo, o quanto meno che l'oggetto non si dia mai oggettivamente, nel senso che non conosciamo mai l'oggetto senza mai filtrare questa conoscenza con, per esempio, delle categorie mentali: questo è il circolo ermeneutico. Il problema del circolo ermeneutico non è altro che una delle eredità della filosofia kantiana, uno dei problemi che abbiamo ereditato da Kant. Il problema della filosofia di Kant è che Kant ha concepito un oggetto come per sé, riferendo questo come se dovesse darsi ad un soggetto, in quanto ogni cosa è sempre per un soggetto, quindi è fenomeno, ma quando Kant parlava del soggetto non lo pensava come in sé, lo pensava altrettanto come un per sé. La domanda sorge spontanea, se l'oggetto è per un soggetto, essendo anche il soggetto per sé (io penso), per cosa è il soggetto? io ho pensato che il problema si potesse risolvere dicendo che c'è un evento, quello della conoscenza e che il soggetto e l'oggetto dovessero essere riferiti alla conoscenza. Tuttavia se invece di rispondere in questo modo dicessimo che se l'oggetto è per un soggetto, il soggetto è per un oggetto, avremmo il circolo ermeneutico, un circolo dove il soggetto interpretante modifica sempre l'oggetto interpretato e nello stesso tempo ne è sempre modificato. C'è un costruttivismo che arriva agli estremi, pensando che ogni cosa sia una costruzione sociale, non solo i soldi, lo Stato, ma anche la pioggia e la birra che bevi, per non parlare forse dell'intero universo. Maurizio Ferraris, ad esempio, a proposito della birra ha detto che se noi entrassimo in un bar per berci una birra, la bevessimo e tentassimo poi di convincere il barista che non c'è nulla da pagare perché i soldi sono solo una costruzione sociale e magari persino la birra, il barista si potrebbe dire letteralmente che non se la berrebbe. Intanto noi quando chiediamo la birra ad in un bar facciamo una promessa di pagamento, questa è valida fintanto che due persone la stipulano e non è solo una costruzione visto che ha delle conseguenze reali; i soldi esistono ontologicamente perché in un determinato documento lo comprova in un determinato contesto, nel senso che esiste un documento che ne attesta l'esistenza; sulla birra potremmo chiedere al cliente se gli è piaciuta, anche perché avrebbe poco senso dire di sì e poi aggiungere: però in realtà è una costruzione mentale. Chiaramente questi sono i casi più estremi ed in generale il tentativo è quello di far dipendere l'essere dal sapere, ma come dice Ferraris è altrettanto assurdo come quanto ha detto Bruno Lantuor, cioè che Ramsete II non poteva essere morto di tubercolosi perché questa malattia è stata scoperta solo nel 1882. Questo è ovviamente assurdo perché in questo modo vorrebbe dire che scoprire le malattie significa crearle, a questo punto dovremmo fermare tutta la ricerca scientifica (questo è diverso da quello che dice Feynman, cioè che ci sono dei medici che passano il tempo in laboratori a creare malattie). In teoria basta fare degli esempi più semplici: noi proviamo dolore indipendentemente dal fatto che sappiamo cosa sia, così come non ci serve a nulla un concetto di felicità per essere felici. In particolare questo lo si osserva nei bambini, se si suppone che non abbiano una conoscenza pregressa, questo significa che le loro esperienze non possono essere condizionate dal sapere. Inoltre ci sono cose che esistono senza che nemmeno noi sappiamo della loro esistenza, l'astronomia che continua a scoprire nuovi pianeti, soli e supernove continua a confermare questo fatto. Da questo punto di vista sembra molto improbabile che l'essere possa dipendere dal sapere. Tuttavia quando Gabriel parla di costruttivismo comprende una serie di posizioni in più, per esempio quella del realismo interno e quella del neurocostruttivismo. La prima posizione è sostenuta da Hilary Putnam, secondo questa posizione in realtà che una sola realtà omogenea là fuori, questa realtà è indipendente da noi e quello che noi in ontologia concepiamo come oggetto o ente (onto logos=discorso sull'ente), in realtà non è altro che un ritaglio mentale di quella realtà omogenea. Detto così, in effetti, sembra una posizione costruttivista quella di Putnam, tuttavia viene da chiedersi perché chiamarla realismo. C'è un altro problema: per Putnam gli oggetti e gli individui non sembrano essere la stessa cosa. Ad esempio Putnam nel suo articolo: Realismo interno, propone questo esempio: se immaginiamo un universo in cui stanno tre individui, quanti oggetti ci sono? alcuni rispondono tre perché segmentano la realtà in un modo, altri direbbero 7, perché sommano i vari individui creando altri oggetti, altri considerando l'esistenza dell'oggetto nullo risponderebbero 8. Il problema è che non sembra che individuo e oggetto siano la stessa cosa, anzi secondo me il problema del ritaglio della realtà è più che altro di questo tipo: se io dico di sollevare una pila di libri, la pila di libri è proprio un oggetto? oppure ci sono solo i libri? o magari ci sono solo le pagine dei libri? e se in realtà fosse tutto falso e ci fossero solo stringhe vibranti?. Vedete qui non ci si chiede se i colori, le forme, le qualità in generale siano costruzioni mentali, di questo nell'articolo non si parla, non si sa se queste possano essere oggettive o meno. Putnam dovrebbe essere un caso a parte, ma vediamo cosa contesta il nuovo realismo a Putnam, o meglio cosa contesta Gabriel: se l'intera realtà è tagliata dalla mente, anche questa realtà omogenea deve essere un taglio. Gabriel si sta chiedendo, in pratica, questa realtà omogenea in che settore di oggetti dovrebbe rientrare o in qualche maniera se non rientra in nessuno di questi sarebbe questa il mondo?, ma il mondo non esiste come dice Gabriel. Ci sono due problemi qui: uno è che Gabriel non riesce a concepire un prementale, un pretagliato, per questo non riesce ad immaginarsi una realtà omogenea che non sia tagliata dalla mente e se ogni cosa deve entrare in un settore di oggetti, questa bella suddivisione non vi ricorda piuttosto le classiche operazioni della mente, piuttosto che delle realtà molteplici ed oggettive? insomma non è più mentale quello che dice Gabriel? almeno Putnam sa dove finisce la mente e dove comincia il prementale. Un secondo problema di Gabriel è che non riesce a distinguere la descrizione della realtà dalla realtà, ovvero sempre quel problema tra la mappa e il territorio, così il nuovo realismo oggettiva le letture del territorio (mappe) cercando di eliminare il territorio, dicendo che non c'è nulla di costruttivistico o soggettivo, dal momento che quelle entità sono oggettive ed esistono in un certo campo di senso. Da qui si arriva ad un secondo problema: non c'è conoscenza del mondo, chiaramente perché non esiste, ma anche che non esiste comunicazione tra le varie scienze, visto che parlano di cose molto differenti, di settori di oggetti molto lontani. Ferraris quando si chiede che ruolo abbia la filosofia oggi, cerca di ritagliare uno spazio a fianco delle altre scienze, per esempio dicendo che nell'ambito dell'arte il cognitivismo non ti spiega che cosa sia un'opera d'arte (domanda di ontologia), ma al massimo ti dice che cosa succede ad un uomo o ad una donna quando guarda un'opera d'arte, in particolare cosa succede nel cervello. Diverso è pensare che la filosofia abbia un ruolo fondativo, che per esempio i matematici parlano di numeri, costruiscono teoremi, formule, ma non rispondono alla domanda su cosa sono i numeri, che statuto hanno e come si può fondare la matematica (classiche domande di filosofia della matematica). Per esempio se la filosofia ha un ruolo a fianco delle varie scienze e rispetto ad essa ha oggetti diversi, che relazione esiste tra l'ontologia della fisica e la fisica? nel senso è impossibile che ci siano dei ponti tra le due discipline? ha un senso pensare che qui si parli di due settori di oggetti diversi?. Per esempio tornando a prima l'oggetto del cognitivismo e dell'ontologia dell'arte deve essere sempre l'opera d'arte. Qui ci possiamo passare al neurocostruttivismo, il neurocostruttivismo direbbe che, dopo tutto, non c'è nessuna opera d'arte, ma che ci sono solo stati cerebrali (Gehirnzustände). Facilmente il nuovo realismo sorride di questa teoria, che certamente ha la sua importanza, ma che se presa troppo sul serio arriva ad una idea assurda e in particolare ad una contraddizione, perché se tutto il mondo materiale non è altro che una simulazione mentale o meglio del cervello, dal momento che il cervello è calato in questo mondo, ne abbiamo un'immagine, è tanto fisico quanto le altre cose, perché mai dovrebbe esserlo di più? a questo punto il neurocostruttivismo deve ammettere che non abbiamo cervello o che anche il cervello fa parte della simulazione, dunque il neurocostruttivismo sarebbe condannato a tornare al vecchio idealismo, forse a Fichte. Su questo si potrebbe aggiungere il famoso esperimento mentale di Hilary Putnam dei cervelli nella vasca che Gabriel non cita, ma che sostiene che se fossimo dei cervelli nella vasca collegati a dei computer e vedessimo tramite quei computer la realtà, nulla può veramente dimostrarcelo, nel senso che non possiamo essere sicuri che non sia vero e quindi non possiamo dare per scontato l'esistenza di una realtà esterna oggettiva. 

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