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mercoledì 23 settembre 2015

Dai libri di Byung-Chul Han: Nello sciame





Rispetto a La società della trasparenza Nello sciame di Byung-Chul Han ha molto di innovativo. Nello sciame forse è uno dei libri più interessanti di Han. Nello sciame introduce il lettore alle tematiche del mondo virtuale di internet, oltre il discorso più generico della trasparenza. La critica alla società pornografica o l'evidenza di un fenomeno di prostitutizzazione totale non erano del tutto estranei al secolo precedente e certamente Walter Benajmin era un acuto osservatore di questo fenomeno. La potenza di questo saggio di Byung-Chul Han consiste nel fatto che riesce a descrivere fenomeni più attuali in modo molto più marcato. Immergersi in questo libro significa fare un bagno nella realtà, sempre nuotando contro corrente. Ciò che riesce sicuramente molto bene all'autore del saggio è la critica della società contemporanea, la sua acuta interpretazione. Rimane un mistero se vi siano delle soluzioni a tutto questo, se si nasconda un messaggio più profondo in questi scritti: un'ermeneutica narrativa? Il capitolo iniziale tratta il tema del rispetto e sostiene che questa società trasparente non ha rispetto. La riflessione comincia dalla parola tedesca: "Rücksicht". Essa letteralmente vuol dire "riguardo" (Rück: schiena, dietro; sicht: viene da "sehen" che vuol dire vedere). Il riguardo presuppone, secondo l'autore, uno sguardo distaccato sull'altro. Tuttavia il nostro mondo contemporaneo elimina ogni distanza, tutto è vicino sia per via di internet, sia perché non c'è privacy, sia perché i Google glass trasformano i nostri occhi in macchine fotografiche, cioè la tecnologia ci permette di penetrare ogni cosa.


Tre sono i modelli presentati da Han: quello del potere (Macht), quello del rispetto (Rücksicht) e quello di internet o della shitstorm (Scheißestürm).

1) Il modello del potere è verticale e trascendente. Il potere parte dall'alto e agisce verso il basso. Questo meccanismo è lo stesso dei Mass media come la radio o la televisione, dove il pubblico recepisce passivamente un messaggio senza esserne partecipe. Definizione di potere: "Il potere è una relazione asimmetrica che fonda un rapporto gerarchico." (Han, Byung-Chul, Nello sciame, Figure nottetempo, Roma, 2015, pp.16)

2) Il rispetto presuppone la distanza e può seguire una logica asimmetrica, ossia sposarsi con il potere, oppure può seguire una logica simmetrica secondo l'idea del "rispetto reciproco".

3) La Shitstorm non è altro che la tempesta di informazioni che è internet. Essa segue una logica simmetrica, ma senza rispetto, perché non conosce le distanze. Qui si manifesta lo sguardo acuto di Byung-Chul Han: i mass media come la televisione e la radio hanno una funzione verticale. Noi recepiamo soltanto passivamente il messaggio che ci viene mandato. Essi hanno certamente uno scopo di indottrinamento e manipolazione, ma internet compie una rivoluzione come modello: il suo sistema è puramente orizzontale. Così come noi possiamo leggere articoli, così possiamo anche scriverli.


Una domanda sorge spontanea: dal momento che il modello qui presentato del potere, almeno in ambito filosofico sembra un po' superato, per esempio dallo stesso Foucault, potrebbe essere che la shitstorm costituisca una forma di potere orizzontale, un potere diffuso? Non si può escludere questa eventualità, tenendo presente due cose: la prima è che Han parla comunque di sovranità su internet; la seconda è chel Han, e qui sta la parte più bella del libro, cerca di superare il concetto di biopolitica foucaultiano. Possiamo dire che mettere un video su youtube e prendere tante visualizzazioni oggi è potere, così come i blogger possono pilotare la domanda delle merci, convincendo persone a comprare prodotti, grazie al loro potere di influencer dato dai post che scrivono. Oramai possiamo sostenere che il livello orizzontale di potere è prevalente. Questo offre delle possibilità di contrasto a quel potere verticale che ancora persiste (Europa, governi, banchieri, grandi uomini della finanza). La rete è come una ragnatela: tutto si propaga, non per filiazione, ma per contagio. Il fenomeno del contagio lo ha ben presente anche Han, ma a questo punto, cosa che lui non fa, sarebbe quasi irresistibile non fare riferimento al modello biologico e di evoluzione delle specie tipico della schizoanalisi di Deleuze e Guattari: un animale appartiene ad una specie quando questo è portatore di un determinato codice; essere portatore di un codice più che essere una questione di essenza è una questione di appartenenza ad una determinata molteplicità o banda; quando questo animale perde le caratteristiche sue essenziali e ne acquisisce altre, prima si decodifica e poi si surcodifica diventando quello che Goeffroy Saint-Hilaire avrebbe definito come mostro. La genetica ha cambiato l'immagine dell'evoluzione, ha definito la propagazione per contagio. Questo è internet: siamo tutti mostri contagiati, siamo tutti contagiati dalle informazioni e noi stessi ce ne facciamo carico riportandole e propagandole dappertutto. Per avere potere da blogger su internet basterebbe semplicemente fare in modo che il blog sia molto visualizzato (numero dei contagiati) e fare si che chi lo visualizza ne faccia lui stesso pubblicità (condivisione del contagio). Chi è in grado di fare questo meglio di tutti potrebbe dirsi il signore di internet. Anche nei modelli della geografia, che non compaiono nell'opera di  Han, ma che, secondo me, meritano un po' di attenzione, è presente il fenomeno del contagio. In primo luogo esistono studi geografici sulla diffusione delle malattie, ma qui il contagio è un fenomeno che la geografia non usa, semplicemente descrive. Molto più interessante è il caso del modello di Hägerstrand che crea un sistema di diffusione delle innovazioni tramite celle. In questo caso il modello usa il contagio come fenomeno che prende parte nella teoria, come lettura della diffusione dell'innovazione. Hägerstrand dice che la maggiore probabilità che qualcosa si diffonda sta nelle celle vicine e via via diminuisce in quelle lontane. Così la diffusione della tecnologia (contagio tecnologico) nella sua probabilità dipende dalla distanza dal centro: più è distante, meno ci sono probabilità; più è vicino, più è probabile.  Han afferma che internet cancella le distanze, ma questo va riferito solo alla distanza fisica, al fatto che persone che vivono una a New York e l'altra ad Hong Kong possono vedersi su Skype. Invece internet in senso vero e proprio sembra più un sistema di scatole a livelli: un sito ha delle pagine oltre alla homepage, su queste pagine ci sono dei link ad altri siti e così via. Se io voglio arrivare a quei link dovrò cliccare più volte e i click misurano una qualche distanza. Chi lo sa se il modello Hägerstrand si possa applicare al contagio informativo di internet.







Ovviamente internet presuppone delle persone che ci navighino, quindi il problema consiste nel capire l'identità del soggetto. Mentre Horkheimer aveva decretato la lenta scomparsa della figura dell'individuo nella massa, qui Han, rifacendosi al concetto di massa di Le Bon, sostiene che non ci sono masse oggi. Il concetto di massa viene trasformato in quello di "sciame". Ecco un altro motivo per dire che internet è diverso dai "Mass" media. Forse lo sciame è quel che resta della moltitudine di Hardt e Negri. Han denuncia l'inefficacia della "moltitudine" e della rivoluzione sciamante, in quanto questa consiste solamente in una forma di "smath mob", una rivoluzione improvvisa, ma poco efficace. Questo fenomeno dell'anonimato non è mai un caso: le nuove rivoluzioni sono senza soggetto, rimandano all'uomo qualunque e all'anonimous con la maschera di V per vendetta. Quello che interessa ad Han è che questo anonimato non è in opposizione alla società della trasparenza, dunque l'anonimato diventa solo una forma di qualunquismo e il qualunquismo è ciò che caratterizza molti partiti da società trasparente come ad esempio il Piratenpartei tedesco, il quale trova un corrispettivo perfetto in Italia nel Movimento 5 stelle. Questi due sono i classici movimenti da shitstorm, integrati perfettamente nell'era del capitalismo digitale dove la rete è il potere. Essi tentano di pensare una democrazia diretta a partire dalla tecnologia di internet (altra caratteristica che gli connota Han è la seguente affermazione: "il mio pubblico di elettori sono io"). Ma perché pensare a internet, direbbe Han, quando c'è già QUBE (question your tube)? QUBE è una televisione in cui il soggetto può scegliere: per esempio può interagire con il televisore e selezionare determinati prodotti di suo gradimento. Perché non usare questa come vorrebbe lo stesso Flusser? In questo caso, ossserva Byung-Chul Han, l'atto del votare diventerebbe shopping. Non è forse vero che il voto è già compravendita, campagna politica marketing e così via? Di fatto, come già facevo notare nell'altro commento, non si può pensare che tutto sia trasparente e infatti qualcosa non lo è mai. Han mostra come Facebook e Google di fatto stanno diventando o lo sono già, come dei servizi segreti; inoltre si noti quanto Han afferma su Acxiom (società di big data americana), la quale sembra avere molti più dati dell'FBI. Che il proprio destino non dipenda più dai singoli, ma da organizzazioni sempre più grandi, è quel che diceva già Horkheimer nell'Eclisse della ragione. Ciò che va aggiunto che dovrebbe aggiungersi oggi è che comunque esiste questa simmetria su internet, che è possibile diffondere più facilmente informazione alternativa con questi mezzi.


Il giudizio di Han rimane sempre negativo: l'informazione è sempre integrata nella società dell'apparenza e non è necessariamente sinonimo di verità, anzi la verità dipende sempre dall'ermeneutica, dalla tensione narrativa e così via. Non può non saltare all'occhio il fatto che Byung-Chul Han afferma che viviamo in una società post-politica, post-metafisica e post-ermeneutica. I primi due potevano andare anche d'accordo con l'ermeneutica che parla di fine degli ideali e di caduta della metafisica in favore di un mondo che diventa un insieme di prospettive. Il problema è che anche l'ermeneutica è stata superata dalla trasparenza dell'informazione. Han contrappone l'additività del sapere dell'informazione, il suo modo di essere computerizzato, alla narratività del sapere in senso vero e proprio, alla teoria e all'interpretazione. Con tutti questi dati, a che serve interpretare? si chiede l'uomo contemporaneo. Questo può dirlo qualcuno che non ha capito la differenza tra accettare la realtà così come è "data", riprodurla, descriverla e criticare la realtà così com'è, per superarla. L'ermeneutica di Chul Han deve essere quella del distacco, una "dialettica negativa"?. Certamente lui è abbastanza distaccato da poter dire ora che abbiamo finito con la biopolitca, adesso cominciamo come la psicopolitica digitale. Qui cambiano le cose perché possono essere controllati anche i pensieri e non solo i corpi, perché basta guardare il cervello, colori e reazioni, si possono tentare di comprendere i pensieri delle persone e poco interessa alla gente, ma dovrebbe interessare invece, come il potere abbia sempre saputo servirsi della psicologia.


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