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domenica 4 ottobre 2015

Lezione IV: Ricomprendere le strutture come codici. Variare la teoria del codice come essenza: la biologia dei mostri






Il DNA è il nostro codice genetico, ha una doppia articolazione, una doppia elica, esso è costituito da nucleotidi (nel dettaglio da: adenina, guanina, citosina e timina). Le informazioni del DNA sono trascritte enzimaticamente, un filamento di DNA viene ricopiato in un corrispondente filamento di RNA nel fenomeno di trascrizione. Un mRNA messaggero si fa portatore delle informazioni necessarie per la sintesi delle proteine, queste hanno funzioni vitali per le cellule. La schizoanalisi spiega questo fenomeno dicendo che una parte di un codice viene copiata, delle informazioni sono trasportate, c'è un processo di decodificazione ed in seguito tutto si surcodifica nelle proteine. Il codice ha sempre un margine di decodificazione come ci insegna la schizoanalisi, potrebbe questa visione darci un'altra possibilità di concepire i codici?. In questo caso dovremmo prima ricomprendere cosa intendevamo per teoria del codice, cosa avevamo in mente come prima teoria del codice e poi capire come pensare qualcosa di diverso a partire dalle considerazioni della schizoanalisi sulla biologia. In passato ho inteso come codice semplicemente un linguaggio di parti che si concatenano e formano delle strutture generali delle cose, considerando queste strutture come le essenze delle cose. In questa vecchia teoria ogni cosa ha una originalità e una sua individualizzazione soltanto in elementi di coda. Ad esempio due codici potevano deviare l'uno dall'altro per elementi di "coda" come ora: ABCD e ABCF, dove "D" e "F" sono elementi di coda che creano delle divergenze (per esempio i biologi cinesi sono convinti che la tigre siberiana sia bianca per via semplicemente della variazione di un gene, un elemento di coda). Il problema della nostra teoria del codice poteva essere l'interlivellarità delle strutture in quanto queste avrebbero fatto parte di diversi stati come gli Stessi di più stati. In seguito ho pensato che una struttura poteva semplicemente essere una radice e avere poi delle ramificazioni, ad esempio se ci  immaginiamo l'Uno come primo elemento del codice, tutti gli elementi avrebbero avuto l'elemento "U" all'origine. In seguito la materia essendo uno degli stati dell'essere e precisamente il primo, il più basso, essa diventa elemento del codice come "M". "M" non è interlivellare, semplicemente è la radice di un codice. Questa teoria porta ad un modello ramificatore che giunge alla conclusione che il corpo di Paolo differisce da quello degli altri solo per degli ultimi elementi del codice: la sua coda. Perché il cane si morde la coda? non c'è nessuna ramificazione, per questo. Se non vogliamo cadere nell'idea che le cose sono se stesse più sono brutte, o che solo piccoli dettagli fasulli possono davvero darci la persona, mentre il resto non sono che codici generici, insomma se non vogliamo creare una teoria del codice che confonda sempre l'universale con l'individuale e nello stesso tempo non crediamo nell'interlivellarità delle strutture perché questo porterebbe ad un dualismo, in questo momento non ci rimane che la rizomatica. Che cos'è un rizoma? è una struttura particolare come insieme di eterogeneità che si connettono, ma che non sono già connesse e che possono connettersi e riconnettersi continuamente, nomadicamente perché dopo tutto si tratta in primo luogo di molteplicità. La schizoanalisi pensa che gli elementi di una data specie sono di quella specie perché sono portatori di un codice, ma questo "codice" non va inteso in senso platonico, perché questi elementi portano il codice in quanto fanno parte di una banda o muta. Nell'ontologia della biologia ci sono almeno due posizioni sulla domanda: che cos'è una specie? la prima è platonica e definisce la specie secondo il proprio DNA, concependo questo come fosse un'essenza, il problema di questa teoria sta nel fatto che non si riesce ad identificare una sequenza particolare per cogliere le specie e poi nel fatto che le specie sono in evoluzione, per cui il codice cambia; un'altra posizione, molto più vicina alla schizoanalisi è quella della specie come "arcipelago", secondo questa teoria un membro appartiene ad una specie come un'isola al suo arcipelago. Nella rizomatica un elemento è membro di un branco se attecchisce un certo codice e come membro del branco ora appartiene alla specie. Un gruppo o una molteplicità si identifica con i portatori di un certo codice e quello che sembra vero è che in questa teoria non necessariamente si deve pensare il codice come struttura, o è semplicemente un possibile o altrimenti se tutti gli elementi di un gruppo muoiono immagino che non abbia più senso parlare di quel codice. La schizoanalisi in ambito biologico si ispira alle teorie di Goeffroy Saint-Hilaire, un biologo che si può dire con Deleuze che anticipa la genetica. Geoffroy  sostiene che se un determinato elemento di una specie perde le caratteristiche essenziali di quella specie e ne acquisisce quelle di un'altra, quell'animale è ora un mostro. L'idea di Goeffroy è che esiste un isomorfismo tra le varie specie, che le specie differiscano per differenziali di ossa. Ad esempio studiando gli scheletri degli animali Goeffroy pensava che semplicemente "piegando" delle parti si potesse passare da una specie all'altra, ad esempio valutava la possibilità di trasformare un elefante in una medusa. Goeffroy è perfettamente consapevole che comunque c'è un fenomeno di fissazione temporale nelle specie per cui una specie si ferma nella sua evoluzione e si fissa ad un certo punto, il collo, le zampe e così via. Però è già un fatto che noi siamo uno strano esperimento di genetica, noi che veniamo dalle scimmie. Deleuze afferma che le nostre mani non sono altro che "zampe deterritorializzate" o "piegate", così come si potrebbe pensare come piegamento o deterritorializzazione il fenomeno della schiena eretta dell'homo erectus rispetto all'homo habilis ancora ricurvo. Oltretutto se si racconta che la vita viene dall'acqua come non pensare che delle specie d'acqua, pesci o altro, siano diventate specie terrestri o forse anche uccelli, cioè allora perché non pensare che almeno all'inverso una medusa possa diventare un elefante?. Nel linguaggio della schizoanalisi un elemento quando cambia di specie passa da una molteplicità all'altra, prima deve trovare un animale limite facendo quasi un patto con il diavolo potrà passare all'altra specie solo se l'altro codice attecchisce. Il pensiero di Deleuze è chiaramente il pensiero dell'univocità, l'univocità afferma che l'essere si dice in un solo modo, questo essere che si dice in un solo modo, ovvero l'Uno, in questo caso non sarebbe altro che un solo Animale astratto che passa da specie a specie. Questo Uno è l'Essere che si fa voce, non è che l'essere è uno solo, perché in verità vi sono solo molteplicità di animali, un solo flusso molteplice di animali in evoluzione. Molto probabilmente il pensiero di Deleuze è quello di Bergson dell'evoluzione creatrice in cui il filosofo parla di una sola coscienza universale che si evolve e si manifesta in molteplici specie continue e diverse un po' come fuochi di artificio che compaiono nel cielo e scompaiono nelle tenebre della notte. Ovviamente in tutto questo non ci interessa affatto il problema della biologia, ma semplicemente un nuovo modo di concepire i codici che non sembra rimandare a nessun universale, i codici in questo caso sembrano dei possibili differenzianti che appaiono simili, ma in realtà non condividono veramente qualcosa come una struttura universale comune. Qui si aprono due possibilità: l'idea di identità attuali del tutto apparenti che rimandano a differenzianti complessi in origine, tali che una volta scomparso il reale non vi è nessun ideale che sopravvive perché non si danno senza base materiale; altrimenti potremmo immaginare infiniti possibili differenzianti con reti di somiglianze in cui l'Uno si sperimenta sempre in modo diverso attualizzando sempre nuove forme e nuove creature all'infinito. 

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