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sabato 28 novembre 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p VII


 




Adesso vorrei parlare della seguente osservazione che fa Gabriel, sempre nel libro: perché il mondo non c'è?. Si tratta di una cosa che dice sbrigativamente, o meglio certa di liquidare certe affermazioni di alcuni ontologi, in particolare sul tempo, ma il punto è che lo fa con troppa velocità, senza prendere sul serio queste affermazioni, che forse meriterebbero uno studio più approfondito.
Così Gabriel dice:

"Manche Ontologen haben etwa behauptet, dass es überhaupt nichts gibt, da sich bewegt, oder dass der Fluss der Zeit nur eine Illusion ist. Andere meinen, dass die Vergangenheit oder die Zukunft nicht existieren, sondern nur die Gegenwart (und auch die nicht so richtig). Wieder andere meinen, es gebe unzählige mögliche Welten neben der unsrigen, mit denen wir nur nicht in physischen Kontakt treten könnten. Alle diese seltsame Annahmen resultieren aus einer falschen Ontologie. Wenn man ernshaft auf den Gedanken kommt, dass keine Zeit verfließt, während man seine Ontologie formuliert, ist offensichtlich etwas schiefgelaufen. Außerdem versichere ich, dass sich während der Abfassung dieser Zeilen ziemlich viel bewegt hat: meine Finger, der Cursor, meine Maus, meine Augen, Teile meines Gehirns, meine Muskeln, mein Herz oder der Zug, in dem ich sitze. In den ersten Schritten der Ontologie sollten wir also sehr behutsam vorgehen und keine allzu großen Sprüge wagen." (Warum es die Welt nicht gibt, p.69-70)

In pratica Gabriel ci sta dicendo che ci sono ontologi che affermano che è un'illusione che qualcosa si muova e che anche il flusso del tempo sia un'illusione perché in realtà c'è un solo e grande presente, ma questi ontologi si sbagliano perché evidentemente mentre dicono questo tutto attorno a loro si muove, in primo luogo la loro lingua per parlare e nello stesso tempo il tempo scorre in qualche modo, quindi sembra che non si accorgano nemmeno di quello che hanno attorno, un po' come Talete che si dice che sia caduto in un pozzo, mentre camminando guardava le stelle. In realtà questo tipo di soluzione è molto veloce, vuol dire non prendere in considerazione una tradizione millenaria, l'idea che il tempo sia un'illusione era già presente in Agostino, molte religioni orientali affermano l'illusorietà del tempo e chissà quante altre tradizioni spirituali. Agostino diceva che il tempo non era comunicabile nella sua essenza, dal momento che era conoscibile solo tramite intuizione, ma come trasmettere questa esperienza individuale? Agostino pensa, c'è un presente che è la situazione attuale, il passato non è, c'era e quando era, era un altro presente, ora è solo un presente passato, mentre il futuro non è ancora, quindi può essere considerato solo un presente futuro. In pratica ciò che è, è solo il presente, mentre il passato e il futuro sarebbero due non essere, per questo il tempo sarebbe un'illusione. La cosa interessante è che un connazionale di Gabriel, ovvero un altro tedesco come Eckart Tolle afferma la stessa cosa. Tolle ad esempio fa questo esperimento, prende un gruppo di persone e gli dice: alzate la vostra mano del futuro!, chiaramente tutti sono lì ad aspettare che arrivi questo futuro, ma nello stesso tempo si possono accorgere che in realtà c'è solo presente perché attendono sempre un futuro che non arriva mai. Se camminando facciamo attenzione ai nostri passi, andiamo avanti concentrandoci su quello che abbiamo attorno e cerchiamo di prendere consapevolezza delle cose che ci circondano, potrà capitarci di accorgerci che in realtà il tempo è una bufala, esattamente come la storia di babbo natale!. Peccato che Gabriel non prenda sul serio queste posizioni, ma cerchi di liberarsene velocemente. Il suo argomento poggia non su una prova del tempo, ma sul movimento e sul fatto che il movimento non ci sarebbe se non vi fosse prima il tempo (altro presupposto). Quindi principalmente il suo problema deriva dal fatto che alcuni hanno detto che il movimento è un'illusione, in particolare lo facevano Parmenide e Zenone di Elea, ma questi cercavano di dimostrare che il movimento era un'illusione basandosi sul fatto che questo contiene paradossi. Micheal Onfray ricorda sempre che Diogene il Cinico diceva a Zenone di camminare e farsi un passeggiata per convincersi che il movimento è qualcosa di reale. Nelle filosofie del 900' molti filosofi tra cui Bergson e William James hanno sostenuto che il tempo non poteva essere spazializzabile e ne hanno sempre più fatto un'esperienza soggettiva, maggiormente relativa. Ai giorni nostri nessuno si sognerebbe più di sostenere che il tempo sia oggettivo ed omogeneo, quella forma di tempo fa parte di un nostro modo di codificare il tempo, come già ci insegnava Kant, il quale considerava il tempo come una forma e come ci insegna ora anche la PNL con le sue time-line. Non è chiaro dove voglia arrivare Gabriel, anche perché, come ho detto, non ha senso fare troppo i realisti con il tempo dopo gli sviluppi del pensiero su questo argomento nel 900'. Per quanto riguarda il movimento bisogna vedere gli sviluppi della tecnica cinematografica, perché questa sembra che ci insegni che il movimento parte da dalle immagini immobili fatte scorrere, per questo dovremmo pensare che ci sia un tempo o forse il movimento è il risultato di presenti immobili che scorrono?. A prescindere da che cosa si voglia sostenere, è abbastanza evidente che non si può liquidare così facilmente certe posizioni di ontologia. 

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