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martedì 8 dicembre 2015

"Psicopolitica" di Byung-Chul Han: un commento critico










È uscito in italiano il libro Psicopolitica di Byung-Chul Han per la Notte tempo (originale: Psicopolitik della Fischer). Questo lavoro è interessante in quanto riprende molti temi del libro Nello sciame, tra cui i Big Data e la psicopolitica. Se il libro Nello sciame si concludeva con l'affermazione secondo la quale l'era della biopolitica è finita e noi siamo nell'era della psicopolitica digitale, questo libro parte da questo argomento rimarcando il legame tra la psicopolitica e il neoliberismo.Mentre in La società della trasparenza e Nello sciame Byung-Chul Han presenta solo una parte decostruttiva e critica della sua linea di pensiero, questa volta, il coreano scrive un ultimo capitolo in cui incomincia a delineare degli elementi costruttivi per una reazione o quanto meno una difesa rispetto alla realtà psicopolitica.



Il libro comincia con un discorso serio sulla libertà, in questo discorso sono proposti diversi modelli di libertà. Il coreano traccia la storia della libertà per come si è manifestata nella storia, non solo dal punto di vista concettuale, ma anche dal punto di vista concreto. La riflessione comincia dal concetto stesso di soggetto (Subjeckt). Il soggetto è qualcosa che sta sotto. Egli è sotto messo (unterdrückt) per sua stessa natura. Dalla logica del soggetto nasce un certo modello di libertà, un modello realmente esistito, che aveva un senso prima della psicopolitica, che ora non ha più senso e già tempo fa vacillava molto. In questo modello il soggetto non è solo assoggettato (untergeworfen), ma è proprio gettato (werfen) sotto (unter). Il soggetto è qualcosa  che sta sotto. Sotto i potenti che lo comandano. Egli è sfruttato (ausbeutet), ma sempre da un estraneo, da qualcuno che sta sopra di lui. Per questo Han parla di Fremdausbeutung: sfruttamento da parte di terzi estranei. Il soggetto in questo senso non è libero (frei), ma può liberarsi (sich befreien). In pratica la libertà in questo caso consiste in un processo di liberazione. Qui aveva senso la protesta perché era indirizzata nei confronti di qualcuno. Qui aveva senso la lotta contro il potere esterno in quanto questo era colui che manteneva le masse in uno stato di sottomissione e di continuo bisogno, nonché penuria. Ad esempio nella logica del lavoro di Marx ha un senso usare l'espressone Fremdausbeutung, in quanto lo sfruttamento viene dal capitalista ed è esercitato nei confronti del proletariato. Tuttavia il sistema del capitalismo funziona in quanto il capitale sempre si riproduce e colui che riproduce il capitale del capitalista è lo stesso operaio con il lavoro, per questo motivo l'operaio è assoggettato, ma ha sempre la possibilità di ribellarsi, ossia di attuare una liberazione di sé (Selbstbefreiung). Si riscontra una logica del tutto simile anche nella dialettica servo-padrone di Hegel. 

Esiste un altro modello di libertà. In questo modello il soggetto non è considerato in quanto tale come colui che è assoggettato, esso stesso è il progetto (Projeckt) della sua stessa esistenza. Qui il soggetto in teoria è completamente capace di autodeterminarsi, capace di scegliere e di compiere delle scelte che determineranno il suo destino e la sua essenza. 


A partire da questo modello di libertà se ne è sviluppato un altro. Questo modello di libertà è diventato di fatto la condizione per la Selbstausbeutung: autosfruttamento. Il concetto di autosfruttamento è molto importante perché è una categoria essenziale per capire la società di oggi. Non è un concetto completamente nuovo, a dire il vero lo avevo trovato, ancora prima di leggere Byung-Chul Han, nel primo libro del capitale di Karl Marx. Quando Marx parla del lavoro a cottimo, lavoro in cui si viene pagati per quanto si produce e non per le ore di lavoro, accade che l'operaio non viene semplicemente sfruttato, ma si autosfrutta quanto più può per produrre il più possibile e avere uno stipendio più alto possibile. Questo fenomeno è molto attuale, è riscontrabile in tutti i lavori molto diffusi come la vendita o il call center. Tuttavia, in un certo modo, riguarda ogni forma di lavoro. Questo fenomeno è terribile perché lo sfruttamento non deve essere più imposto dell'alto, siamo noi stessi ad applicarlo. Se intendessimo il fenomeno secondo questa equazione: numero merci prodotte = stipendio = tot. quantità auto-sfruttamento, più è alto l'autosfruttamento più aumenta il profitto, se l'autosfruttamento corrisponde alla stanchezza: più si è stanchi più possiamo fare soldi. Esiste un secondo elemento ancora più interessante di questo: gli interessi del capitalista si confondono sempre di più con quelli del proletariato. Il proletariato autosfruttandosi il più possibile fa gli interessi del capitalista in quanto gli permette ottenere un numero maggiore di profitto. Tuttavia, essendo lo stipendio proporzionale alla quantità di autosfruttamento, il lavoratore crede di perseguire anche i suoi interessi. 

Il bello di Byung-Chul Han è che non limita questo concetto al puro ambito lavorativo, ma va molto oltre. Questo è riscontrabile quando il coreano critica le forme di Selbstoptimierung (ottimizzazione del sé). In queste forme rientra tutta quella letteratura che vuole insegnare ai soggetti come essere più efficienti possibili, come vincere sempre nella vita e arrivare sempre al successo. In questa letteratura sono presenti la Pnl da Richard Bandler a Robert Dilts, ma il personaggio contro cui si scaglia in particolare Han è Anthony Robbins. Anthony Robbins insegna alle persone tecniche per ottenere successo nella vita. Queste tecniche consistono in un continuo riprogrammare la mente del soggetto per avere sempre pensieri positivi e  eliminare pensieri negativi su problemi della vita che limitano il soggetto. Un certo modo di parlare, un modo di muoversi che possono essere importanti per essere persuasivi e ottenere tutto ciò che si vuole raggiungere. Anthony Robbins prende delle persone e gli dice: io vi ho insegnato questo, ora mollate tutto: casa, moglie, lavoro, ecc..., andate per l'America e con le mie tecniche vi rifarete una vita da capo in pochissimo tempo. Ci sono tecniche di questo tipo per ogni cosa: dal trovarsi la fidanzata al vendere il più possibile in azienda. L'oggetto di indagine dello studio di Byung-Chul Han è società della stanchezza. Queste tecniche, secondo il coreano, non possono che portare ad un collasso mentale. Esse, infatti, sono forme di autosfruttamento mentale. Di fatto la società ci chiede di essere iperattivi e noi abbiamo sempre meno energie. 



La prima forma di sfruttamento è ciò che Marx vedeva nel lavoro pagato a tempo, nel salario a cottimo già Marx vedeva una forma di autosfruttamento. Tuttavia la liberazione di cui parla Marx deve portare ad una società libera e qui entra in gioco un terzo concetto di libertà. Secondo questo concetto non si può essere liberi se non lo sono anche gli altri, perché la libertà implica la relazione. Byung-Chul Han afferma che Freiheit (libertà) nel tedesco deriva da Freund (amico). In questo senso Karl Marx pensava che la vera libertà sarebbe stata possibile realizzarla solo nella comunità (Gemeinschaft). Karl Marx credeva, dopo aver constatato le caratteristiche autolesive del capitalismo, che il capitalismo stesso sarebbe finito con un meccanismo di autodistruzione, a cui sarebbe seguita una società senza classi. Oggi, secondo Byung-Chul Han, abbiamo in un certo qual modo una società senza classi che non è comunista. Secondo Han questa società senza classi è caratterizzata dall'autosfruttamento, per cui non si tratta di lottare contro un potere esterno, ma esiste piuttosto una lotta in noi stessi che precede la lotta esterna. Nell'ottica marxista la classe sfruttata e rivoluzionaria consiste nel "proletariato". Oggi cosa è rimasto di questa classe? ha forse ragione Han a dire che non ci sono più classi? 


Alcune domande dalle considerazioni precedenti sorgono spontanee: cosa significa che non ci sono più classi? perché, per esempio, Han non prende in considerazione il precariato come la classe degli "autosfruttati"? Sta forse dicendo Han che l'autoasfruttamento vale per tutti, indipendentemente dalle distinzioni economiche? Se fosse così, allora anche Warren Buffet è un autosfruttato? Nel testo La società della trasparenza l'ambiguita è già rintracciabile. In effetti la trasparenza riguarda, nel testo di Han, sia l'uomo qualunque che il politico.  Il coreano sostiene che se i politici sono sempre coinvolti in scandali, questo dipende dal fatto che sono sempre più controllati, nel senso che ogni cosa che dicono potrebbe finire sul giornale, ogni loro azione sarà commentata, ogni attimo della loro esistenza è sempre sotto i riflettori, per cui il potere che si basa sulla segretezza si trova sotto scacco. Tuttavia oggi il politico, come diceva Pound, è "il cameriere del banchiere".  Anche questi banchieri sono soggetti alla trasparenza? Ma rimane sempre il problema della zona d'ombra, una zona che Han individua qualche volta in T.O.R. o nelle dark pool.



Nell'analisi del potere Byung-Chul Han sembra rifarsi a due importanti filosofi poststruturalisti: Michel FoucaultGilles Deleuze. Foucualt è molto interessante per quanto riguarda l'analisi del potere perché ne critica l'immagine classica. Egli afferma che il potere non ha un centro (es. lo Stato), ma una pluralità di fuochi locali (prigione, manicomio, fabbrica, scuola, ecc.). Il potere non è posseduto da qualcuno (es. classe politica, gruppo di banchieri), ma è esercitato da qualcuno. Il potere consiste in una tattica. Foucault sostiene che se lancio un registratore per intimidire una persona, sto esercitando del potere. Il potere non è mai veramente repressivo secondo Foucault. In generale si può dire che l'uso della violenza è messo in atto solo quando non ci sono altre alternative. Tuttavia il vero potere riesce a ottenere quello che vuole con il consenso o con le sole parole. Usare la violenza è già segno che qualcosa sta sfuggendo al nostro controllo. Secondo Foucault il potere è un rapporto di forze ed è esercitato da soggetti su altri soggetti, di modo che uno produce un affetto e l'altro lo subisce. La possibilità per i soggetti che subiscono l'esercizio del potere consiste nel resistere alla forza che è applicata su di loro. Nel caso di Deleuze il discorso è un po' diverso. Deleuze pensa la società come liquida e come un insieme di linee di fuga che fuggono per ogni dove. Queste linee sono quelle del desiderio che percorrono quel che Deleuze chiama Corpo senza organi. Il potere ha lo scopo di organizzare e bloccare le vie di fuga. Nella politica per Deleuze esistono due piani: Macropolitica e micropolitica. La macropolitica siguarda gli insiemi binari molari (borghesia-proletariato; patrizi-plebei), la micropolitica concerne l'aspetto molecolare e anonimo della società. Il meccanismo della psicopolitica di Han tende ad avere come oggetto l'inconscio, dunque l'aspetto molecolare. 


Non siamo più nel vecchio potere dove i nostri dati dovevano estorcerceli con la forza o noi stessi potevamo scegliere di consegnarli: adesso tutti questi dati li consegniamo gratuitamente a Facebook e ai social network, nonché anche a tutti quei siti di lavoro e così via, ma lo facciamo solo apparentemente per nostra scelta. Sui social scriviamo quello che pensiamo, mettiamo le nostre foto e così via. Consegniamo noi stessi al potere, consegniamo loro infiniti dati, gli diamo il potere di controllare la nostra mente o meglio gli diamo la possibilità di leggere i nostri pensieri che pubblichiamo gratuitamente, ma dall'altra parte quei dati sono anche merci, hanno un prezzo e possono essere venduti. Byung-Chul Han distingue due forme di sorveglianza su Facebook: una è implicita e concerne i moderatori invisibili che osservano quello che noi stessi scriviamo; l'altra è esplicita e avviene tramite servizi segreti. Tuttavia il coreano è convinto che Facebook stia diventando sempre di più una forma di servizio segreto. È proprio questo filosofo a dire che Facebook è psicopolitica, che la psicopolitica nasce con il capitalismo neoliberale, ma il capitalismo, come diceva Walter Benjamin, è una forma di religione, perciò Byung Chul Han definisce Facebook come la sinagoga del digitale. Facebook, come internet in generale e il potere con cui abbiamo a che fare in questa società psicopolitica, non è il potere precedente che deve interdire, censurare, sopprimere la libertà. Questa nuova forma di potere accoglie la libertà: esso è permissivo. Il suo interesse è di renderci dipendenti, di modo che ciò vogliono da noi coinciderà con quello che noi vogliamo. Il nostro oggetto del desiderio sarà essere schiavi. Questo poi è il senso della frase che Byung-Chul Han cita all'inizio del libro: "protect me from what I want". Ciò che viene spontaneo da chiedersi è che relazione possa esserci tra questo e il concetto di desiderio di Deleuze. Questo fatto conferma o mette in discussione la nozione deleuziana di desiderio? Faccio un esempio pratico: metto su Facebook dei "mi piace" su certi generi musicali, certi prodotti di abbigliamento, certi libri e così via; Facebook sfrutterà questo dato per inserire delle pubblicità che concernono questi elementi che mi piacciono di modo tale da convincermi ad investire, mentre Facebook guadagna soldi con la pubblicità; in questo caso: che ruolo ha il desiderio? Probabilmente qui viene condotto il desiderio in una trappola. Il desiderio desidera che un oggetto di consumo venga alienato in una merce consumata. Questo meccanismo non porta il desiderio ad essere produttivo, l'oggetto-merce economico è sempre mancante in quanto proprietà privata dotata di valore di scambio. Ovviamente qui il problema si allargherebbe su questo tema: il mondo consumista ha davvero messo in discussione le tesi dell'Anti-Edipo?  Noi possiamo anche non essere consapevoli di quell'oggetto del desiderio che Facebook ci mette di fronte, anche se noi lo desideriamo, e questo significa che esso ha potere su di noi. Il punto è che il potere non ha più il vecchio volto negativo della censura, della repressione. Questa forma di potere, che pure esiste in una certa misura, è qualcosa che sta dietro il volto buono del potere, perché il potere nella psicopolitica deve atteggiarsi necessariamente da buono. Così Byung-Chul Han, che rilegge Naomi Klein, afferma l'inattualità dei metodi politici ed economici presentati nel libro della Klein Schock economy. In quel libro Naomi Klein traccia un parallelismo tra le tecniche di lavaggio del cervello usate dalla C.I.A. nel periodo del dopoguerra e le teorie di Friedman sulla crescita economica. Così come la C.I.A. aveva pensato un metodo tramite elettro-schock per resettare completamente una persona e per riformarla da capo, allo stesso modo Friedman pensava che solo le guerre o i fenomeni veramente traumatici avrebbero portato in un caso di crisi economica alla crescita di un paese. Queste forme di coercizione sono, secondo il filosofo coreano, qualcosa di vecchio, nel senso che il potere non ha più bisogno di usare questi metodi dal momento che basta che faccia uso della sua persuasione e la nostra capacità di diventare dipendenti. In pratica il potere porta a desiderare la servitù. 





Il grande fratello non è finito! Apple, come nota Han, nell'anno 1984, durante un super-Bowl, fa passare uno spot in cui dice di averci liberato dal grande fratello. In realtà, secondo il filosofo coreano, quella è la data di nascita del secondo grande fratello: il grande fratello che non ha più bisogno di essere repressivo, ma ha un volto amico (lo smile?). Esiste una forma di servitù che in parte passa per il mondo consumista, per altra parte per il mondo dei dati. Dal punto di vista del consumo, presi nel nostro autosfruttamento, in una continua ricerca di qualcosa che possa darci almeno un minimo di soddisfazione, consumiamo di più. Tuttavia non consumiamo semplicemente merci: consumiamo emozioni. Secondo Byung-Chul Han il capitalismo confonde volutamente affetto, emozione e sentimento. Noi viviamo in una società piena di emozioni e senza sentimenti. L'emozione è temporale, dura un attimo, è soggettiva e additiva. Essa costituisce una delle competenze che ora viene richiesta nel mondo del lavoro. Il sentimento è narrativo, ha durata ed è oggettivo. Esiste un'altra differenza che il capitalismo secondo Han tende a mistificare ed è quella tra liberare dal lavoro e liberare il lavoro. Siccome nel capitalismo esiste una perfetta identità tra lavoro e sfruttamento, non esiste un lavoro senza sfruttamento. Per liberare dal lavoro, del resto, è molto semplice: basta licenziare le persone. Ma questo, anziché essere contro il capitalismo, ne persegue i suoi fini. Quindi, riferendosi ad una certa opera di Robert Kurz, Manifesto contro il lavoro, il coreano afferma che Marx voleva liberare il lavoro e non liberare dal lavoro. Quello che dice in questo momento lo dice troppo di fretta. In realtà se è così che intende le cose, allora non tiene conto che in Marx c'è una contraddizione. Questa contraddizione l'ha sottolineata bene Hannah Aredt nella sua critica al filosofo tedesco. Marx all'inizio dice che l'uomo è essenzialmente un lavoratore, quindi compone una critica al lavoro alienato nel mondo capitalista. Tuttavia quando parla del comunismo Marx vede la possibilità di una società dove la tecnologia libera l'uomo dal lavoro e l'uomo può, abolendo la proprietà privata, vivere la vita dedicandosi a ciò che più gli interessa, avendo parecchio tempo libero. È un modo come un altro per dire che l'uomo supera le sue condizioni umane, le sue condizioni terrestri che derivano dal suo stato di necessità. Questo fenomeno dell'emancipazione, che spesso viene visto come positivo, ha rivelato già da tempo il suo volto negativo e il suo carattere di mito. È la tecnologia che emancipa l'uomo dalla natura, ma con questa l'uomo ha trovato un modo per distruggere il mondo e anche se stesso. La questione dell'emancipazione è il tema principale dell'illuminismo: la ragione contro il mito, contro ogni forma di ciarlataneria e di superstizione. La ragione si separa dalla natura, dai suoi vincoli, pugnalando il mito alle spalle, per prendere il dominio assoluto sul mondo, ma questa ragione non è altro che una ragione strumentale e proprio quando deve giustificare i suoi metodi, quando parla per esempio del progresso scientifico e della società, non fa altro che raccontare altri miti. Byung-Chul Han considera questa forma di relazione ragione/natura la prima forma di illuminismo. Tuttavia ne esistono altre due: una seconda forma di illuminismo data dal dataismo e una terza dal mondo digitale. Il coreano parla della seconda forma di illuminismo che definisce come dialettica tra il dataismo e l'ideologia (teoria). Il dataismo è la scienza dei data, del data maining. I data sono i dati informatici sulle persone, sulle cose e così via. Han spiega come gli illuministi si siano lascianti trasportare dall'entusiasmo nella scoperta delle potenzialità della statistica. Questo fenomeno è rintracciabile in Kant, Voltaire e Rousseau. In particolare quest'ultimo, con il suo concetto di volontà generale, secondo il coreano, intendeva un calcolo statistico. La nuova forma di illuminismo si basa sullo psicodramma e usa i dati come sua base. La nuova conoscenza consiste semplicemente in una connessione di dati. Così Chris Anderson dichiara la fine della teoria, la fine dell'ontologia e della psicologia, dopo tutto a che servirebbero quando ci sono già i Big Data? La conoscenza si riduce ad informazioni e connessioni di informazioni, ma questa non è teoria. Quando Byung-Chul Han parla di teoria, si riferisce al concetto hegeliano. Hegel afferma che comprendere che esiste un collegamento tra due dati non è di per sé conoscenza, ci permette solo di capire che se cambia uno dei due dati deve cambiare anche l'altro. Questo non spiega, tuttavia, perché esiste una tale relazione tra dati. Anche la conoscenza della relazione causale, che è molto di più della semplice connessione di due dati, non è l'ultimo grado di conoscenza. La conoscenza comincia con una chiusura, questa chiusura si ha nel concetto. L'obbiettivo del dataismo consiste da un lato nel conoscere l'inconscio di una persona (guardando la frequenza dei dati si può costruire il suo psicodramma), dall'altro si cerca di costruire il soggetto per assoggettarlo. Il soggetto è in questo senso quantificato. Esso è  un insieme di dati come: la quantità di zuccheri nel sangue, la quantità di calorie, ma anche pensieri ed emozioni. L'obbiettivo del potere è di costruire dei soggetti sulla base di dati da inserire in categorie. Le categorie sono le nuove classi digitali, ad esempio le 70 categorie di Acxiom. Anche nei casi delle elezioni sulla base dei dati sono costruiti dei soggetti elettori tipo, facenti parte di certi target. Successivamente vengono create delle campagne politiche mirate per ottenere il consenso di questi per ogni target. Il sistema funziona perché noi continuiamo a pensare di essere quel soggetto che il potere stesso costruisce, perché facciamo quello che il potere vuole, nel senso che nessuno di noi riesce ad essere veramente se stesso e di conseguenza imprevedibile nelle sue scelte. Lo psicodramma, così come la statistica, come dice Nietzsche, funzionano solo perché esistono masse uniformi, ma se così non fosse, crollerebbero subito. Per esempio: Nietzsche lancia la sfida a chi si occupa di statistica, dicendo: provate a fare statistica con gli artisti! 

A questo punto Byung-Chul Han pensa come unica via d'uscita da un lato l'arte di vivere di Foucault, ma sopratutto l'idiotismo deleuziano. Per Deleuze essere un idiota significa semplicemente non sapere quello che tutti sanno o quanto meno non darlo per scontato. Ad esempio tutti danno per ovvio cosa siano cose come il denaro, il pensiero o l'uomo, fino a quando qualcuno non ha il coraggio di dire che non lo sa e chiede: che cos'è l'uomo? Questa persona è il filosofo, un filosofo come Socrate o Cartesio. L'idiota che non dà nulla per scontato, che non è qui per leggere la verità tiene in tasca, è forse una delle persone più rivoluzionarie di sempre e adesso questo individuo è difficile da catturare dal potere. Socrate è stato condotto alla morte, ma avrebbe potuto comunque scappare ed è stata tutta scelta sua, in vero dentro era libero e il potere non si mai sognato di averlo in pugno o di sapere cosa stesse pensando.

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