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domenica 28 febbraio 2016

Maurizio Lazzarato: la fabbrica dell'uomo indebitato (Marx con Nietzsche)















È con grande orgoglio che mi trovo a parlare  di uno dei migliori libri di questo secolo, uno dei baluardi difensori della filosofia politica di Gilles Deleuze. Non c'è libro più in controtendenza di questo. Eppure, dovrebbe essere quello più considerato. Mentre tutti i dissidenti gridano di fermare la speculazione fuori controllo, l'unico dissidente dei dissidenti, dissidente al quadrato, ricorda che il vero problema è un altro, sì: siamo asserviti alle banche, ma la servitù è un rapporto sociale, rapporto che allo stesso tempo sembra scomparso e invece è stato esteso collettivamente, posto ciò è il debito il rapporto sociale. Quest'ultima tesi ha avanzato Nietzsche: la morale e i suoi sensi di colpa, il peccato originale e la religione, il lavoro, il prestito, tutti quei favori che chiamano il ricambio. Non si tratta di scambio, lo aveva detto lo stesso Deleuze, furto e dono, questi sono i principi. La nostra società è piena di ladri, lo sono in primis quelli che stanno in alto e poi i criminali diventano quelli che non hanno più nulla. Il denaro viene gettato, viene prodotto dalle banche, ma il lavoro con cui si conquista non è solo lo scambio della forza-lavoro per un salario, esso implica tutto un regime del furto e questo Marx lo ha chiamato plusvalore, ovvero la cattura. Marx con Nietzsche, finalmente a braccetto, ballerini dell'avvenire. Questa connessione si chiama: Anti-Edipo, ma Freud, e poi anche Lacan, non sono loro che hanno installato tutto un debito nel desiderio? la psicoanalisi come la grande banca, il desiderio alienato nella casella vuota.

Maurizio Lazzarato ripropone il tema oggi, come se non ci fosse nulla di più vero di quello che dissero allora Deleuze e Guattari e per diverso tempo forse furono inascoltati. La finanza è una relazione di potere, tutto comincia con le banche, è dal lì che arriva il denaro. Oggi il sistema non vuole compiere altro che una nuova accumulazione primaria, risucchiare i soldi dall'alto. Il capitalismo ha sempre funzionato con un regime di soggettività, cioè il capitalismo crea soggetti, il suo nuovo soggetto: l'uomo indebitato. Si accusano le masse e i popoli dei debiti che hanno contratto gli Stati, per dire che è tutta colpa loro: per esempio dei greci è stato detto che vivevano con salari sopra la media, che lavoravano poco, che hanno goduto di troppi agi, di pensioni ad oltranza, ma sì sa che non c'è nulla di vero. Già, ma l'ideologia è mistificazione diceva Marx, l'importante è dare la colpa al popolo, trovare un nemico. È finito da tempo il capitalismo fordista, forse esisteva solo perché c'era il timore dell'U.R.S.S., ma ora non ci sono altre alternative o antagonisti, quindi il capitalismo vince su tutto. Il capitalismo ha dei limiti interni, ma anche dei limiti esterni. Non sono i limiti interni che faranno crollare il capitalismo (crisi di sovrapproduzione, caduta tendenziale del saggio di profitto), dicevano Deleuze e Guattari, ma solo un limite esterno può davvero far crollare il capitalismo, loro parlavano di schizofrenia. In questo libro non si parla di schizofrenia, piuttosto sono seguiti i due autori nel loro accostare Marx e Nietzsche, che è questo che vediamo ora intorno a noi: un regime della servitù del debito. Giovani che sognano il lavoro e non avranno futuro. Hanno trovato il peccato originario economico! già, ma chi l'ha commesso?. Il finanzcapitalismo è sempre più fuori controllo, la speculazione ora concerne anche i tassi di interesse, tutto può aumentare o diminuire, ci si può giocare anche il debito e il debito si estende all'infinito.

"Il debito non è quindi un handicap per la crescita, al contrario, costituisce il motore economico e soggettivo dell'economia contemporanea." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.43)

La macchia funziona con il debito, il debito è cattura, ma è anche distribuzione dei redditi. Non va mai dimenticato che i potenti non hanno mai distribuito denaro tra i poveri senza riprendersene molto di più indietro. I soggetti disoccupati nei centri di lavoro costretti a fare tanti corsi di aggiornamento a non finire perché non sono mai abbastanza, in realtà vengono addestrati e non è detto che questi corsi non abbiamo un costo. Se non lavori, studi, ma per studiare ci vogliono i soldi che non possono che essere presi tramite il lavoro. I risparmi delle famiglie sono quasi prelevati, sempre più tassati, ma di che stupirsi? lo diceva anche Keynes che il risparmio era il male, il capitalismo non può che considerarlo tale, perché chi non spende non contribuisce alla ricchezza della nazione, allora dobbiamo spendere tutti, pensano loro, già, ma quali soldi? e quale ricchezza della nazione?. Lazzarato è molto bravo a mostrare questo regime di controllo che è il mondo dei disoccupati indebitati, di queste persone che per vivere devono chiedere sussidi, ma possono ottenerli solo se si impegnano alla ricerca del lavoro continuamente, se accettano lavori sottopagati e sfruttati. Il regime del debito è ovunque, come osserva Lazzarato, anche il consumo è debito finché consumiamo pagando con le carte di credito. Nietzsche lo aveva detto: Schuld (colpa) viene da Schulder (debiti). E così ogni persona nasce già indebitata e lo sarà per sempre, come per la religione o come accade spesso nella morale. Tutto comincia con il fatto che il denaro esprime un'asimmetria di forze, Deleuze e Guattari dicevano che il denaro è nato non per il commercio, ma per pagare le imposte e i tributi. Il fenomeno del debito per molti è rimasto un grande mistero, sia perché molti sono ancora legati all'idea del denaro come mezzo di scambio che supera il baratto (filastrocca da banchieri: e ci credete?), sia perché nessuno ha mai capito come si potesse generare una presenza di un'assenza. Ma non è così, tutto è molto concreto, rimanda alla materia e al corpo. C'è chi ha creduto che un atto linguistico potesse creare degli oggetti, i patti allora creano oggetti sociali o le promesse sono a farlo, ma potrebbe un creditore fare affidamento su sole promesse?. Ti prometto che ti pagherò! è una formula troppo debole. Nietzsche lo spiega bene: ci sono delle memotecniche della violenza, con il sangue o con il fuoco, il debito diventa marchio sul corpo e dal corpo si preleva quello che si vuole perché esso è a disposizione del creditore. Inoltre il creditore vuole un pegno, vuole qualcosa di materiale che possa tenersi stretto per sé nel caso non venisse pagato il debito ed è questo che conta, questo qualcosa di concreto e non un atto linguistico. Inoltre il creditore ha il controllo del tempo del debitore, dispone anticipatamente del suo futuro. Se si tratta di anticipare il denaro, denaro che in un futuro prossimo deve essere restituito, l'usuraio vende tempo.

"Dopo la crisi, il «sovrappiù» che il capitalismo sollecita e cattura - in qualunque ambito - l'assunzione in se stessi dei costi e dei rischi esternalizzati dello Stato e dell'impresa, e non la conoscenza."  (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.66)

Questo libro parla di un nuovo soggetto: l'uomo indebitato, ma il soggetto è già tutto costruito dallo stesso potere, dopo tutto si diceva che il capitalismo è un regime di soggettività. Il potere tiene nelle mani gli individui grazie ad identità, per questo vuole che lasciamo tracce e vuole documenti. Per questo motivo non è chiaro perché filosofi come Badiou o Rancière, dice Lazzarato, non si interessino di questo nuovo soggetto e pensino al contrario un soggetto che si costituisce con il movimento rivoluzionario. Lazzarato cerca nel primo Marx la teoria del debito come relazione tra il creditore e il povero. Il debito è all'origine della società, come aveva detto Nietzsche nella Genealogia della morale, ci sono tre poli: finanziario, industriale e commerciale, ma non sono che parti di un capitalismo finanziario unico. Il potere è nelle mani delle banche, esse creano o distruggono denaro ex-nihilio. Ma questo potere, è un potere temporale, ci mostra Lazzarato, in quanto esso stesso si basa su una anticipazione del futuro, il disporre del futuro del debitore. Questo potere Lazzarato dice che non riguarda più il biologico, non è quindi biopolitica, ma riguarda l'esistenziale, ecco un motivo per seguire il termine: "psicopolitica" usato da Byung-Chul Han. La moneta ha due funzioni: quella del reddito, cioè di essere mezzo di pagamento; quella del capitale, cioè di essere mezzo di finanziamento. Ma l'economia mercantile deriva da quella monetaria, ci dice lo stesso Deleuze. Questo accade perché la moneta o il denaro è già caratterizzato dalla squilibrio, solo all'inizio esiste il denaro come qualcosa di indifferenziato, ma già quando il denaro viene distribuito e confrontato con l'insieme dei beni, già lì avviene una cattura. La prova? l'operaio con il suo stipendio non riuscirebbe mai a comprare tutte le merci che lui stesso ha prodotto in una giornata lavorativa.

"Deleuze insiste: nessuna economia ha mai funzionato come economia mercantile." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.96)

Il potere di acquisto è determinato dal flusso di finanziamento, l'offerta di moneta può essere aumentata con lo stampare più soldi, ma poi tutto questo denaro indifferenziato viene a compararsi con il mondo delle merci rappresentato dai prezzi, qui si trova il suo nexum o la sua cattura. Lazzarato però cita solo, senza tematizzarlo a fondo, un pezzo che quasi manca nel libro, il tema della deterritorializzazione della moneta. Per esempio Lazzarato cita alcuni testi presi da lezioni di Gilles Deleuze in cui l'autore parla di questo flusso di Vichinghi come pirati che rubano e razziano tutto quello che trovano sulla loro strada dai monasteri alle città, un flusso di denaro deterritorializzato, indifferenziato, puro quantum senza quantitas. L'idea di Deleuze doveva essere quella della cattura illegittima del denaro da parte dei nomadi, il denaro che fugge oltre lo Stato, che non conosce più dei limiti, non viene tesaurizzato, scorre in tutto il globo. Questa è la tendenza dello stesso capitalismo, ma se il capitalismo viene portato al suo limite, dice Deleuze, viene portato alla sua morte, il suo limite esterno: la schizofrenia. Lazzarato preferisce non questa strada, ma continuare a ricalcare la sua teoria del denaro-tempo, dopo tutto questa sembra proprio una sua intuizione. Tutti i capitalisti hanno sempre detto che il tempo era denaro, si tratta più che altro di dare un senso a questa affermazione, dire che il denaro compra il tempo, in un certo senso, in quanto diventa mezzo per disporre del futuro di una persona. Questo fatto sembra per Lazzarato già la semplice motivazione per cui l'usura va considerata immorale, essa priva del tempo della vita le persone, persino della scelta si potrebbe dire, anche se tutto in primis sembra una decisione del futuro indebitato.
"E, come dimostra l'ultima crisi finanziaria, è sempre lo Stato (come «prestatore di ultima istanza») a consentire la riproduzione di rapporti di potere capitalistici centrali sul debito." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.112)
Si dovrebbe indagare sul ruolo dello Stato in questa economia neoliberale, dopo tutto non si deve mai dimenticare che tutto avviene sotto gli occhi dello Stato e anche grazie allo Stato. Lo Stato qui non è semplicemente il garante passivo tramite il diritto della proprietà privata, è una macchina particolare con due scopi: da un lato trasferisce le ricchezze alle classi più agiate; dall'altro c'è questo continuo aumento del deficit di bilancio. Il fatto che oggi sempre di più si parli di casta, di oligarchia, non dovrebbe far riflettere?. Lazzarato parla di neoliberismo, ma il neoliberismo dal suo fondamento, parlo di Hayek, si configura come pensiero per la maggiore concorrenza possibile come generatrice della ricchezza di una nazione e contro i monopoli. Il fatto però che ci siano poche persone ricche, che quindi le ricchezze si stiano centralizzando, il fatto che poi stiano crollando un po' alla volta le piccole e medie imprese, questo significa che non c'è più grande concorrenza, ma che in pochi ad avere la meglio. Il neoliberismo è contraddittorio e ha le stesse contraddizioni del liberismo che descriveva Karl Marx nei Manoscritti. Ci stiamo perdendo molte cose a pensare che il problema sia solo di eccessiva speculazione, a pensare che il problema sia solo il neoliberismo, Warren Buffet ha detto che la lotta di classe esiste, ma l'hanno vinta i ricchi e questo sembra far pensare che sia l'unico a ricordarsi del problema della lotta di classe, proprio ora che quello che Marx chiamerebbe con il nome di salario relativo sta diventando sempre più alto per i ricchi e bassissimo per noi altri. Quello che vediamo è il fallimento dell'individualismo, della retorica dell'imprenditore di sé, sembra dirci Lazzarato, ma questo forse, aggiungo io, è uno dei momenti in cui dovremmo scoprire o riscoprire il vivere insieme, la società come moltitudine. L'unica politica che vediamo oggi, dice Lazzarato: diminuire le imposte ai ricchi e alle imprese, tagliando salari e spese sociali, ecco il senso dell'affermazione di Buffet!.

"A essere fallita non è la "speculazione", la presunta divaricazione tra finanza ed economia reale, ma la pretesa di arricchire tutti senza mettere mano al sistema della proprietà privata." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.125)

Sta nascendo sempre più un regime totalitario ovunque, non si parla solo di certi movimento di estrema destra che ritagliano parecchi consensi perché il popolo è nel totale panico tra l'ISIS e il problema dell'immigrazione, si parla del fatto che la crisi è sempre una scusa per accaparrarsi poteri eccezionali da parte del sovrano, perché si tratta di casi speciali, come stati d'eccezione che oramai sono la norma. Non c'è potere nazionale quando la stessa nazione viene venduta, ma lo scopo è proprio quello: lasciare la nazione piena di debiti e poi un po' alla volta comprarsi tutto, privatizzare ogni cosa. Per capire questo potere però, dice Lazzarato, si deve tornare ai concetti Deleuze e Guattari: l'assoggettamento sociale e quello macchinico. Riconoscere che il problema della servitù non è solo un problema a livello degli individui, ma tutto un problema ad un livello molto più recondito, come quello del desiderio, il pre-individuale. Qui è tutto il problema di un desiderio produttivo che si vuole rendere sterile alienandolo in una casella vuota e il suo rapporto con un corpo senza organi, l'antiproduzione. Produzione e anti-produzione sono anche a livello sociale, gli operai da un lato e i poliziotti dall'altro, per fare un esempio, ma la crisi per Lazzarato non è che una manifestazione dell'anti-produzione. Quindi il debito non è solo sociale, è anche macchinico, nel senso di inserito nel desiderio.

L'unico modo per farla finita coi nostri debiti, dice Nietzsche, è essere atei nei confronti di essi, nessuno ci deve credere più, si instauri una nuova immanenza. Se vogliamo finirla con il nostro debito, dice Lazzarato, non possiamo fare altro che non pagarlo, imparare, si potrebbe dire, dagli islandesi.

"In un'intervista alla televisione greca del 1992, Félix Guattari, beffardo e provocatore, anticipa gli obbiettivi non resi pubblici dell'accanimento finanziario che incombe sui «piccoli» Stati europei:
«La Grecia è il cattivo alunno dell'Europa. È la sua qualità. Per fortuna ci sono cattivi alunni come la Grecia che portano complessità. Che portano il rifiuto di una certa normalizzazione franco-tedesca, ecc... Dunque, continuate a essere cattivi alunni e resteremo amici...» (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.175)

Guattari lo aveva detto: cattivi alunni dovete rimanere! e questo significa che non si può più credere nel progetto europeo.


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