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martedì 8 marzo 2016

Lezione VI: primo tentativo di determinare i codici nella teoria dei codici







Cos'è un codice? la domanda è da riformulare: cosa intendo io per codice? una sequenza di elementi connessi tra loro. Questa sequenza stabilisce cosa è qualcosa, essa è sempre una struttura, ma non tutte le strutture sono codici, ci sono strutture generali, esse non hanno lo scopo di codificare. La codificazione è sempre di individui, si potrebbe dire che il potere ha tutti gli interessi a bloccare una formazione di catena per gelare un codice e impedire uno sviluppo di una sequenza. È troppo bello: quando hai la password hai il controllo sul soggetto, a meno che il soggetto non cambi password, fate catena!. Un codice non è solo un insieme di numeri, è sempre quei numeri ma in modo tale da variarli ancora senza perderli mai, deve sempre aggiungere senza togliere, creare connessioni senza abbandonare, lascia alle spalle ricordi e allo stesso tempo tenere nel presente il suo passato. Dobbiamo partire dagli esempi, faremo come gli uomini ordinari! diremo in questo modo: un bel giorno mi sono alzato dal letto e mi sono diretto in bagno, ma quando mi sono guardato allo specchio: una verruca!. Un elemento del codice si è aggiunto variando la pelle precedente, sto mutando! il divenire sviluppa i codici e fa catena. Fare catena non è ridurre in catene, le catene sono proprie del corpo plastico e della crema anti-rughe. Nel codice in primo luogo ci sono degli elementi di base: la palla è rossa, pesa 2 grammi, è completamente gonfia e liscia. Prendiamo questi termini e costruiamo un piccolo codice: ABCD. Poi diciamo che questa palla muta da un giorno all'altro, le parti cominciano a cambiare: il rosso si scolorisce e la palla si sporca. La sporcizia forse non fa parte del codice della palla, ma può produrre dei mutamenti sulla palla: temporaneamente il suo peso sarà diverso. Allora il codice si complica: ABCD-DCFR. La palla non è solo la seconda parte del codice, ma tutto l'intero codice, anche se le qualità che la riguardano direttamente sono quelle dell'ultima parte del codice. Ogni cosa si definisce per un insieme di proprietà, niente sostanza, solo un codice di proprietà che è una singolarità in uno degli stati dell'essere. Ogni cosa muta, ma quando muta non cambia completamente, cambia alcune qualità e costituisce sempre una catena di cambiamenti. Di ogni cosa che cambia rimane sempre il segno in ciò che è cambiato, di modo che tutti questi segni sono ciò che rimane attualmente della cosa. Quando ci chiederemo ma cosa è la cosa stessa, allora sorrideremo e diremo: pura possibilità! pura possibilità! e cosa altro potrebbe essere se infatti può mutare!. Il divenire presuppone l'essere e il non essere, in realtà l'essere così intenso sarebbe solo il manifestato del possibile, quindi quel possibile che si è fatto reale, mentre il non essere sarebbe tutto quel possibile escluso dal reale che si riapre perché potrà essere nello stesso movimento del divenire. Quello che conta è determinare le qualità e gli elementi del divenire come singolarità di codice e cercare quindi di spiegare come e se esiste qualcosa di generale. Si potrebbe pensare di no, che ci sono solo singolarità e che di generale non ci sono che le astrazioni mentali, per questo bisogna parlare ora di identità generali. Il problema è sempre stato in queste lezioni come considerare queste strutture rispetto a tutti gli stati dell'essere, è sicuro che lo stato dell'essere sembra avere una struttura per essere quello che è, ma questa non va mai intesa come qualcosa che si separa dagli stati. Ho escluso già la vecchia possibilità che si desse un edificio delle identità generali in contrapposizione con gli stessi stati dell'essere, non esiste un modo poi per evitare questo dualismo, oltre al paradosso di pensare le identità generali fuori dall'essere stesso, come se non fossero. Si era pensato che le identità generali come strutture fossero le radici stesse degli stati dell'essere, ma questo impediva di concepire le singole cose come differenti se non per elementi di coda e questo poi crea il fenomeno strano per cui non si capisce come da una radice generale di uno stato dell'essere che si suppone essere una struttura si passi a degli individuali come possono essere le parti di un codice di una identità singolare. Si potrebbe quindi accarezzare l'idea di pensare che l'identità generale sia solo un concetto o un qualche modo di leggere il mondo e per questo appartenga alla sola mente, se così fosse le strutture sarebbero ridotte ad uno solo degli stati: la mente. Tuttavia se così fosse non ci sarebbe nessuna oggettività nella determinazione delle differenze tra i vari stati dell'essere. Questa supposizione di prima, cioè il riduzionismo mentale ha comunque un suo senso dal momento che è la mente che compie quei tagli che ci permettono di definire entità base per costruire una teoria. In vero, dice la filosofia dell'Uno, esiste una sola realtà oceanica, ma la realtà oceanica si dice sempre degli stati dell'essere perché questi stati comunicano e si dice anche delle singole cose perché queste cose sono tutte connesse. Un'identità generale secondo la filosofia dell'Uno è composta da un nucleo fatto di principi territoriali, cioè che si riferiscono al mondo in quanto mondo, ed è composta anche da una serie di linee descrittive che stanno certamente per qualcosa non solo di completamente mentale, ma sono mappe descrittive per leggere il mondo. Se vediamo un leprotto all'ombra di una quercia, tutti se vediamo la stessa cosa diremmo che quello è un fatto, ma poi nel descrivere questo fatto compaiono numerose differenze, si può parlare di luce non riflessa sul leprotto, si può parlare di fotoni contro la quercia e così via. C'è un qualcosa che sembra rimanere uguale, ma le sue descrizioni ontologiche sono molto diverse perché partono da entità completamente diverse, queste entità sono solo funzionali alla mappa. In un certo senso la struttura della materia è la definizione della materia in quanto tale, ma di cosa è fatta la materia: di corpi?, di elettroni?, di molecole?. In realtà la materia si potrebbe dire che è tutte queste cose, si deve solo capire come viene divisa dalla stessa mente, ciò che è valido per tutti sono i principi generali, per esempio che la materia è estesa, che è corruttibile e così via. A questo punto se si determina un concetto si deve capire in che modo questo poi sia nella realtà, nel senso che stia per una struttura reale e non sia solo concetto e basta. Allora bisogna capire in primo luogo la differenza tra un codice a catena, come quello dell'identità singolare e un codice non a catena, ma una struttura a nucleo, come quello dell'identità generale. Allora se non si vuole pensare le strutture come completamente fuori dagli stati, ma negli stati stessi dell'essere, si deve comprendere la relazione tra queste strutture e le stesse cose individuali che sono nei vari stati. Cioè un'identità singolare deve comprendere queste strutture in sé senza però far pensare che queste si moltiplichino, ma lasciandole come puro investimento di un determinato elemento o parte di un codice a catena. Un verde di una foglia di una pianta deve avere la struttura del colore e nello stesso tempo potersi definire nella sua unicità quale è secondo un codice a catena. Il problema diventa da dove pescare quella stessa individualità che compone la singola cosa, cosa ci rende unici? questa potrebbe essere la domanda. Si potrebbe rispondere delle differenze, ma è questo principio che è completamente sbagliato, perché ci rende unici solo il fatto che siamo pura possibilità. In realtà si deve prendere un'altra direzione per risolvere il paradosso delle strutture e degli stati: in primo luogo conviene, calate le strutture negli stati, pensare che quindi quel fenomeno di cosa possa valere davvero per le strutture e non avere beatamente nulla a che fare con i codici delle identità singolari. Se avessimo una totalità uniforme e indeterminata come potrebbe essere uno stato: dove si formano in questo degli individuali? se io ho una tavola che sto colorando tutta di rosso, la dove il colore non è più uniforme, ma si addensa, dove cioè le macchie rosse pur investite da questa struttura sembrano affermare una propria particolarità, in quel punto trovo l'individuo. Deve quindi immaginare che la stessa struttura possa in qualche modo incresparsi, come dovesse incurvarsi su se stessa senza perdere se stessa, qualcosa di inviluppato diventa individuale. L'individuo come l'onda sul mare. Alla dico che la materia ha una struttura, come tutti gli stati, ma una cosa è la struttura, un'altra è l'espressione della struttura. Un'espressione di struttura è un modo in cui la struttura viene affermata da una stessa individualità e l'individualità è l'onda della struttura, quel punto in cui la struttura non si fa più uniforme ma incontra un punto di curva, rispetto al suo sviluppo lineare normale. L'identità singolare si forma tenendo conto una catena di queste espressioni, onda che sempre si risolleva dal mare e torna nel mare. Si potrebbe dire che solo gli individui sono reali perché sono lo stesso risultato del possibile, ma se tutto è possibile, nulla è reale. Esso lo è perché il divenire viene prima di ogni situazione e non afferma in sé nessuna individualità, piuttosto queste individualità sembrano voler resistere al divenire secondo il principio di permanenza.

La prossima lezione deve quindi trattare il problema del divenire per introdurre un elemento che potrebbe spiegare meglio la relazione tra possibile ed individuale.

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