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giovedì 1 settembre 2016

Rousseau: contratto sociale e democrazia p I







1 Introduzione

Ho scelto di scrivere su questo argomento perché penso che la democrazia in questo momento nel mondo stia venendo seriamente meno. Non ci vuole molto per accorgersene, senza fare dei nomi, ci sono molti gruppi o politici sia in Europa sia in America che hanno delle forti tendenze di destra e potrebbero minacciare la continuità della democrazia. In un paese, non dico quale, noi sappiamo infatti, non si è più andati a votare e i vari presidenti del consiglio non sono più stati eletti dal popolo, ergo l'unico elemento democratico che era rimasto in quel paese è morto. In questo stesso paese sta avvenendo un attacco alla sua costituzione, costituzione anti-fascista e fondamento della democrazia. Da diverso tempo si sente in giro giovani che affermano che le nostre democrazie sono morte, che la vera democrazia è un'altra. La storia e la filosofia ci hanno anche insegnato che nessuna costituzione politica è per sempre, ma in questi momenti bui penso sia utile riflettere su quello che è e deve essere una democrazia. Come ha detto qualcuno di cui parlerò qui: questi testi non si scrivono da principi o da politici. In particolare io mi limiterò a parlare del concetto di democrazia servendomi in primo luogo di un'opera che ha segnato la storia del pensiero filosofico politico: il Contratto sociale di Jean Jaques Rousseau. Molto probabilmente questo testo verrà pubblicato a pezzi: un po' alla volta cercherò di ripercorrere l'opera intera cercando di spiegare perché, a differenza di quello che probabilmente penserebbe lo stesso Rousseau, quel testo che ho citato è un libro a favore della democrazia. Rousseau parla della democrazia come fosse solo una questione di governo, invece, al contrario di quel che lui pensa, noi consideriamo la democrazia sopratutto una questione di sovranità, noi diciamo che la democrazia sta là dove il popolo è sovrano. Non voglio che questo testo sia troppo di parte, anzi non lo è, per questo scriverò della democrazia secondo Rousseau, ma  scriverò qualcosa di altre idee di democrazia, parlerò di Spinoza, di Deleuze e anche della critica degli anarchici alla democrazia. È importante sapere che non esiste un solo modello di democrazia, che in verità ve ne sono molti, che vi è la democrazia rappresentativa, oggi molto diffusa e che ha i suoi limiti e i suoi difetti, ma vi è anche la democrazia diretta con i suoi altrettanti limiti. Si tratterebbe in buona parte di far conoscere un modello come quello democratico, di comprendere il suo funzionamento, i suoi problemi.

Uno forse dei punti più importanti per la filosofia politica, per questo testo, per oggi forse, consiste nel saper distinguere cosa si può dire sovrano legittimo e cosa no. Rousseau ha delle idee chiare: chi arroga il potere con la forza non può essere considerato un sovrano legittimo, neanche quando si maschera dietro il nome di democrazia e pretende di difenderla con la violenza in risposta ad un presunto colpo di Stato. Ci sono persone che hanno creduto che la democrazia fosse la migliore costituzione per realizzare il bene comune e la libertà di ognuno, su questo penso siano d'accordo sia Rousseau che Spinoza. Detto ciò è importante capire perché fossero di questa opinione e quali fossero i vantaggi di questa costituzione che facesse sì che loro la preferissero alle altre. Alla fine di questo testo ognuno potrà congetturare a modo suo, guardarsi attorno e chiedersi se non ci sia un modello politico minacciato, se valga la pena difenderlo e così via. Dal momento che questo potrebbe avere un significato importante ho deciso di scrivere questo testo che non è solo il riassunto del Contratto sociale, ma inserisce quest'opera in una riflessione più ampia sulla democrazia.






2 Sull'autorità illegittima

Premetto che molta della mia lettura dello scritto di Rousseau sarà abbastanza influenzata dalle tre lezioni di John Rawls su questo autore contenute nello scritto Lezioni di storia della filosofia politica. Rawls stesso afferma che il Contratto sociale è il migliore libro di filosofia politica mai scritto in lingua francese. Il suo linguaggio è formidabile, vi sono presenti intere frasi che a mio avviso si potrebbero scrivere sulle proprie porte di casa. Ad esempio l'inizio del libro è degno di essere ricordato:

«L'uomo è nato libero e ovunque è in catene. Chi si crede padrone degli altri è nondimeno più schiavo di loro.» (Rousseau, Jaques, Jean, Il contratto sociale, Laterza, Bari, 2008, p.5.)

Questo è uno dei problemi principali dell'opera di Rousseau, l'altro consiste nel capire da dove ha  origine quella convenzione che noi chiamiamo ordine sociale. Il Contratto sociale è diviso in quattro libri. Ralws spiega che i primi cinque capitoli del primo libro trattano delle autorità fondate sulla disuguaglianza. Nel discorso sulla disuguaglianza Rousseau, spiega Rawls, pone tre differenze che si stabiliscono con la nascita della società un po' alla volta e con il proliferare dei vizi: con lo stabilirsi della legge e della proprietà nasce la differenza tra il ricco e il povero; con l'istituzione delle magistrature nasce la differenza tra il forte e il debole; infine quando il potere legittimo diventa arbitrario si instaura la differenza tra il padrone e lo schiavo. In questo modo, spiega Rawls, prima si parte da uno stato di natura in cui l'uomo è buon selvaggio, poi si passa per una società che nasce e un po' alla volta lo corrompe, fino ad arrivare ad uno stato di natura rovesciato negativo rispetto all'origine; dove nel primo stato di natura regnava la massima uguaglianza, in quest'ultimo regna la totale disuguaglianza. Il secondo, il terzo e il quarto capitolo del Contratto sociale trattano di queste disuguaglianze: il secondo capitolo parla della società naturale cioè della famiglia, il terzo capitolo parla del diritto del più forte e il quarto della schiavitù.

Non è vero che gli uomini sono mai stati isolati io credo, noi tutti nasciamo già in una famiglia e di questo parla il secondo capitolo dell'opera di Rousseau. La famiglia è un tipo di società naturale: dal momento che il figlio non è capace di provvedere ai propri bisogni deve essere allevato in una famiglia, il figlio ha l'obbligo ad obbedire ai propri genitori. Quando il figlio ha raggiunto la maggiore età e non ha più bisogno di vivere nella sua famiglia, se rimane, lo fa per pura convenzione; certamente non è costretto in alcun modo. Quando l'uomo sviluppa la ragione diventa padrone di se stesso, il problema è che prima è ancora privo di una ragione sufficientemente sviluppata. La famiglia è un primo esempio di Stato dove il sovrano è il padre e il popolo è costituito dai figli che "alienano la libertà per la loro utilità".

Il terzo capitolo tratta del diritto del più forte: questo è un esempio per Rousseau di autorità illegittima.

«Il più forte non è mai abbastanza forte per essere sempre il padrone, a meno che non trasformi la sua forza in diritto e l'obbedienza in dovere.» (Rousseau, Jaques, Jean, Il contratto sociale, Laterza, Bari, 2008, p.9)

Il più forte non potrà esserlo in assoluto, troverà qualcuno più forte di lui. Quello che è necessario sottolineare di questo passaggio è che si comincia a spiegare come riconoscere un'autorità che non è legittima, questo è molto importante: sapere se il politico che abbiamo di fronte può essere considerato autorità legittima o meno. Parlare di diritto del più forte è già una contraddizione per Rousseau, quale diritto?. Se noi obbediamo a qualcuno che è più forte di noi lo facciamo per necessità, la forza fisica costringe, ma non implica mai un dovere. Il dovere non sta là dove non c'è libertà. Anzi, spesso i filosofi sostengono che sia il dovere a fondare la libertà (vedi Kant). Il diritto del più forte viene meno quando viene meno la forza, noi, dice Rousseau, quando non siamo più obbligati possiamo disobbedire alla forza, anzi questo è legittimo. È l'autorità del più forte ad essere illegittima e l'obbedienza ad essa non segue da nessun dovere. L'uomo è nato libero e la libertà è un diritto per l'uomo secondo Rousseau. Rousseau distingue tre tipi di libertà: quella naturale, quella civile e quella morale. Rousseau cerca un sistema politico dove l'uomo conservi la libertà pur obbedendo ad un sovrano e da ciò che scrive sembra ammettere che una costituzione dove l'uomo non è libero non è giusta. Se un uomo riduce in schiavitù una moltitudine, questo non è un sovrano legittimo e l'altro non è un popolo, semplicemente uno è un padrone e l'altro una massa di schiavi. La schiavitù è il tema successivo che affronta Rousseau.

Affrontare il problema della schiavitù nella sua legittimità per Rousseau significa scontrarsi con le idee di un altro grande filosofo politico: Grozio. Grozio si chiede se non sia possibile per un popolo alienarsi ad un re, così come fa uno schiavo con il suo padrone. A questo punto, per analizzare quanto Grozio afferma, Rousseau ritiene sia utile cercare il significato vero del termine "alienazione". Chi si aliena, dice egli, o si dona o si vende. Lo schiavo si vende e non si dona, in questo senso si aliena ad un padrone in cambio di un sostentamento. Grozio sostiene che la schiavitù sia legittima e fondata sul diritto di vita e di morte su un'altra persona, se un soggetto si vende ad un altro per avere salva la vita, cedendo però la libertà sua, questo diventa schiavo di un altro. Nel caso del popolo è molto diverso, non può un popolo, a differenza di quel che Grozio pensa, vendersi ad un sovrano, infatti da questo atto non ci guadagna nulla,; se esso si dona gratuitamente, dice Rousseau, questo atto è nullo perché sarebbe follia. Se veramente il popolo si vendesse ad un re, quel governo sarebbe arbitrario e ogni governo arbitrario è illegittimo perché non deriva dall'adesione dei singoli, ma anche se fosse possibile, i figli di questi, dice Rousseau, nati liberi, non hanno più obblighi di obbedienza al re, a meno che non lo accettino.

È il tema della libertà che secondo me deve essere il filone dello scritto di Rousseau, anche sulla questione della legittimità di una autorità. Rousseau cerca un ordine sociale dove i cittadini siano liberi e non venga però meno l'autorità dello Stato. Solo con la società nasce la libertà morale, come vedremo, ma la società non può esistere nemmeno se non c'è interesse comune. È contro natura che l'uomo perda la sua libertà morale:

«Rinunziare alla libertà vuol dire rinunziare alla propria qualità di uomo, ai diritti dell'umanità, persino ai propri doveri. Non c'è compenso possibile per chi rinunzia a tutto. Una tale rinuncia è incompatibile con la natura dell'uomo: togliere ogni libertà alla sua volontà significa togliere ogni moralità alle sue azioni. Infine, una convenzione che stabilisce, da un lato, un'autorità assoluta e, dall'altro, un'obbedienza illimitata risulta vana e contraddittoria.» (Rousseau, Jaques, Jean, Il contratto sociale, Laterza, Bari, 2008, p.14-15)

La schiavitù è rinuncia alla libertà, così come è rinuncia alla propria umanità. Grozio fonda la schiavitù sul diritto in guerra di vita e di morte sul vinto. Rousseau a questo punto comincia a parlare della sua concezione della guerra. Mentre Hobbes pensava che la guerra fosse esteriore e precedesse lo Stato, come una condizione originaria tra gli uomini, Rousseau nega che vi possa essere una guerra tra gli uomini che non naturali nemici e i semplici scontri tra privati non sono guerre, la guerra secondo Rousseau può sussistere solo tra uno Stato e un altro Stato. Gli uomini possono trovarsi nemici l'un l'altro solo in quanto soldati, ma come soldati sono tenuti ad uccidere il nemico soltanto e finché difende il suo Stato con le armi, perché la distruzione dello Stato nemico, dice Rousseau, è il vero fine della guerra. Quindi se un nemico depone le armi e si arrende non si ha diritto ad ucciderlo e nemmeno a farlo schiavo. Quel re che prende in ostaggio un popolo senza dichiarare guerra, dice Rousseau, non è altro che un bandito. Rousseau critica Grozio sul diritto di schiavitù dicendo che Grozio vorrebbe fondarlo sul diritto di vita e di morte, ma proprio il diritto di vita e di morte finirebbe per fondarsi su quello di schiavitù creando un circolo vizioso. Diritto e schiavitù si escludono a vicenda, sono contraddittori, infatti non ha senso fare un contratto dove l'unico che ci guadagna è il padrone. Il diritto di schiavitù è illegittimo, infatti esso nasce dal fatto che un uomo anziché uccidere semplicemente un uomo, lo uccide con guadagno, cioè facendoselo schiavo.

Questa prima parte del Contratto sociale dovrebbe invitarci a riflettere sulle autorità illegittime verso le quali non abbiamo nessun dovere di obbedienza. Se sappiamo riconoscere un'autorità illegittima è meglio, noi dobbiamo chiederci sempre della legittimità del potere di chi ci governa. Rousseau individua un solo governo legittimo:

«Chiamo dunque repubblica ogni Stato retto dalle leggi, sotto qualunque forma di amministrazione possa essere: infatti solo allora l'interesse pubblico governa e la cosa pubblica è qualcosa. Ogni governo legittimo è repubblicano (...)» (Rousseau, Jaques, Jean, Il contratto sociale, Laterza, Bari, 2008, p.55)

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