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domenica 18 dicembre 2016

Wolff Robert Paul: contratto sociale e democrazia pV















10 Wolff Robert Paul la critica della democrazia p.I: critica della democrazia diretta

Nelle seguenti sezioni parlerò della critica anarchica alla democrazia per evidenziare difetti e limiti della costituzione democratica. L'autore che prendo in considerazione è Wolff Robert Paul, il libro è  In difesa dell'anarchia. Farò riferimento solamente alla seconda parte che porta il titolo: La soluzione della democrazia classica. Paul spiega che la critica degli altri tipi di costituzione è più semplice rispetto a quella della democrazia; molti nel passato più recente sono stati convinti che la democrazia fosse la migliore costituzione, anche se in questo momento questo giudizio sta decisamente venendo meno. La democrazia è stata sempre pensata come l'unica costituzione possibile nel poter garantire la libertà dei cittadini: essa sarebbe l'unica, dice Paul, che conserva l'autonomia e l'autorità allo stesso tempo. La democrazia, dice Paul, sarebbe un governo del popolo e quando c'è un governo del popolo si può parlare di libertà, mentre accade l'opposto quando si ha un governo per il popolo. In generale là dove qualcuno deve obbedire ad un'autorità estranea, là si genera la schiavitù. Rousseau stesso spiega che nella democrazia ognuno obbedendo al sovrano non fa altro che obbedire a se stesso.

Quella di Rousseau, anche se non sono questi i suoi termini, potrebbe essere facilmente definita democrazia diretta. La democrazia diretta, osserva Paul, è la democrazia in senso proprio. Essa è  quella costituzione in cui ogni cittadino può votare su ogni legge e in ogni occasione. Nella democrazia diretta, ancora di più che nelle altre forme di democrazia, è vero il fatto che il sovrano è il popolo. Non è necessario in tale costituzione, dice Paul, che i cittadini siano d'accordo tutti su ogni questione: ci possono essere dei conflitti, l'importante è che si sia d'accordo su come risolverli.

Wolff Robert Paul distingue due tipi di democrazia diretta:

1) Una società dove si è d'accordo sullo scopo della comunità e il mezzo per raggiungerlo. Tutte le decisioni più importanti andrebbero prese con il consenso di tutti. Paul qui stranamente cita il caso dei Kibbutzim che normalmente sono considerati più che degli esempi di democrazia diretta, degli esempi di società anarchiche.

2) In un altro tipo di società si punterà sempre sull'unanimità. Può darsi che un cittadino accetti questo principio anche a costo di dover fare delle rinunce, afferma Paul, perché crede di avere più vantaggi nel rimanere in questa democrazia, piuttosto che nel lasciarla.

Non si può raggiungere sempre l'unanimità ed è davvero difficile coinvolgere nelle assemblee tutti i cittadini, soprattutto mano a mano che il numero di essi aumenta. Per questo motivo, osserva Paul, sono state introdotte due soluzioni: la prima è il metodo maggioritario e la seconda è la rappresentanza. La rappresentanza è stata introdotta per risolvere il problema tecnico del grande numero del popolo che andrebbe a votare in assemblea. Il metodo maggioritario, invece, serve per risolvere il problema dell'unanimità, di modo che in una votazione vinca sempre la maggioranza e non importa che proprio tutti siano d'accordo su qualcosa.

È di questo ultimo punto che vale la pena qui discutere. Una democrazia diretta rimane tale anche con un metodo maggioritario, ma con la rappresentanza smetterebbe di essere democrazia diretta e diventerebbe democrazia rappresentativa. Alla critica della democrazia rappresentativa sarà dedicata la prossima sezione, per il momento conviene focalizzarsi sulla critica al metodo maggioritario che occupa le ultime pagine della parte dedicata alla critica della democrazia nel libro di Wolff Robert Paul.

La soluzione della maggioranza appare vantaggiosa perché è facile trovarsi in maggioranza e perché essa meglio esprime il bene comune. Infatti se l'ideale della democrazia è l'unanimità, la maggioranza si avvicina di più all'unanimità delle minoranze. Tuttavia anche questo criterio non è esente da critiche. Wolff Robert Paul osserva a proposito: con quale pretesto le minoranze dovrebbero sottomettersi alla volontà della maggioranza, che non è la loro, e rispettare delle leggi che non rispecchiano né la loro volontà e nemmeno la loro preferenza? Nel sistema maggioritario la minoranza, osserva Paul, perde la sua autonomia. Paul pensa che in parte il problema maggioritario si potrebbe ovviare con un metodo basato sul puro sorteggio dove ognuno scrive la propria preferenza (A, B, C...) su un foglietto e uno dei foglietti viene estratto. Questo metodo, nota Paul, darebbe più opportunità a tutti di vincere, anche alla minoranza, solo che non sussisterebbero le stesse probabilità: infatti la maggioranza ne avrebbe certamente di più.

Rousseau, ho già spiegato questo punto, offre una sua soluzione al problema del voto. Rousseau sostiene che ogni cittadino non dovrebbe votare secondo la propria preferenza personale, ma secondo quella che gli sembra essere la volontà generale o il bene comune. In questa ottica, essere nella minoranza non significherebbe aver espresso una propria volontà particolare ed aver perso, piuttosto si tratterebbe del fatto che un certo numero di soggetti si sarebbero sbagliati nel proprio giudicare su ciò che la volontà generale. Paul spiega Rousseau in questo modo: Rousseau distinguerebbe un fare ciò che si vuole da un fare ciò che interessa; se io mi sbaglio su ciò che mi interessa e vengo costretto a fare ciò che realmente mi interessa, sono costretto da altri ad essere libero. Esiste una specie di aura di paradosso in Rousseau per cui la minoranza costretta ad obbedire alla maggioranza in realtà sarebbe costretta ad essere libera, perché in fondo quel che vuole la maggioranza è preso come espressione di volontà generale e la volontà generale è il mio interesse come cittadino. Il problema di Rousseau, secondo Paul, sarebbe il fatto che il filosofo non distingue tra un'assemblea che si sforza di raggiungere il bene comune e un'assemblea che riesce nell'intento, in questo modo non ci sarebbe nessuna differenza tra la maggioranza che si sforza di raggiungere il bene comune e quella che la raggiunge. Ovviamente storicamente la maggioranza non ha avuto sempre ragione, ci sono esempi in cui la ragione stava dalla parte della minoranza. Un uomo come Giordano Bruno è stato messo al rogo perché difendeva opinioni che evidentemente andavano contro il pensiero comune del tempo, opinioni verso le quali oggi abbiamo altre considerazioni; anche Socrate forse era un uomo in minoranza, ma che probabilmente conosceva meglio il bene comune della maggioranza.


11 Wolff Robert Paul la critica della democrazia p.II: critica della democrazia rappresentativa

Ho già detto che è difficile radunare tutto il popolo in un'assemblea: a parte i problemi di spazio, molte persone, prese dal lavoro, potrebbero non avere nemmeno il tempo da dedicare all'attività politica. Per risolvere questo problema nasce il parlamento rappresentativo. Wolff Robert Paul spiega che vi sono diverse forme di rappresentanza. Un primo tipo di rappresentanza è di tipo diretto, il suo funzionamento è abbastanza semplice: un rappresentante viene mandato in assemblea a nome di un gruppo di cittadini dopo aver ricevuto da loro stessi delle istruzioni su come votare. Il rappresentante dovrebbe in quanto tale rappresentare gli interessi di un gruppo di persone. Il tipo di rappresentanza può variare fino ad arrivare a quella che ci è più nota dove i cittadini votano per i rappresentanti che meglio esprimono le loro preferenze, cioè che voterebbero in futuro come loro stessi voterebbero.

Il problema della democrazia rappresentativa è che non riesce a garantire l'autonomia del singolo nello stesso modo in cui riesce la democrazia diretta. Su questo è chiaro Paul: noi possiamo affermare con certezza che se ho l'obbligo di rispettare le leggi che io stesso approvo, allo stesso modo devo comportarmi con quelle che approva il mio rappresentante. Tuttavia questo ha un senso ed è vero se e solo se il rappresentante vota come io avrei votato, ovvero nel caso in cui l'unica cosa che cambierebbe rispetto alla democrazia diretta è che invece di andare a votare io, vota il mio rappresentante, ma il voto stesso non cambia perché si tratta sempre delle mie preferenze. Che obbligo ho io, si chiede giustamente Paul, a rispettare leggi che io non approvo, cioè leggi votate dal mio rappresentante, che io stesso non avrei votato?

Su questo punto afferma chiaramente Paul:

«Ora, un parlamento i cui deputati votano senza un mandato specifico dai loro elettori, non è espressione dei loro valori più di una dittatura che comanda con buoni intenti, ma pur sempre indipendentemente dai suoi sudditi, e non ha nessuna importanza che io sia soddisfatto del risultato dopo l'azione e nemmeno che il mio rappresentante abbia votato come immagino che avrei gradito votare.» (Paul, Robert, Wolff, In difesa dell'anarchia, Eléuthera, Milano, 1999, p.62)

L'altro grosso problema della democrazia rappresentativa, che è collegato sicuramente a quello già menzionato, è il motivo stesso per cui Rousseau non preferiva, né amava, la monarchia parlamentare inglese. Rousseau sostiene che laddove ci sono dei rappresentanti e noi abbiamo la possibilità di votarli, noi siamo realmente liberi solo nel momento del voto, al termine quale, dal momento in cui entrano in gioco questi rappresentanti, noi siamo schiavi. La libertà di scegliere i propri rappresentanti sarebbe qui assimilata alla libertà di scegliere i propri padroni. È folle infatti pensare che queste persone faranno veramente i nostri interessi per sempre: potrebbero prometterlo in campagna, ma sarebbe solo un metodo per conquistare voti; se anche in un primo momento dovessero farlo davvero, non c'è nulla che ci garantisce che lo faranno per sempre. Rousseau è chiaro su questo punto: la volontà generale può dire che quello che vuole un certo cittadino lo vuole anche lei, nel senso che crede sia in questo momento corretta l'opinione di questo singolo cittadino su quello che è il bene comune, ma sarebbe folle se si impegnasse su ciò anche per il futuro: infatti chi garantisce che questo individuo avrà sempre ragione? che ne sappiamo noi cosa dirà domani?

C'è poi un caso piuttosto grave che avviene non poche volte in una democrazia: quando si prendono delle decisioni in segreto all'oscuro dei cittadini. Inutile chiedersi se sia davvero compatibile con la democrazia. Paul, essendo americano, offre degli esempi riguardo il suo paese, spesso gli U.S.A. prendono decisioni in segreto sulla guerra: il caso della decisione per l'invasione di Cuba nel 1961; Johnson e l'invasione del Vietnam.

La democrazia sembra di necessità implicare la pubblicità nella politica, cioè il contrario della segretezza, spiegherò poi con Byung-Chul Han i problemi su questo tema.

12 Wolff Robert Paul la critica della democrazia p.III: come attuare una democrazia diretta

Paul sorprende tutti con il suo libro: è vero che critica ogni forma di democrazia, ma allo stesso tempo sfida anche l'idea che una democrazia diretta non sarebbe possibile. È venuto il momento di parlare di questo tema rivoluzionario. Normalmente si dice che la costituzione politica che aveva in mente Rousseau è pura Utopia, che la democrazia diretta è del tutto impossibile, che al massimo quello che ha scritto Rousseau potrebbe valere per un centro piccolo, come nel caso della Ginevra dove Rousseau stesso era nato. Paul dimostra che non è assolutamente vero: la democrazia diretta si può fare e adesso vi spiego come. Il problema della democrazia diretta, afferma Paul, è semplicemente un problema tecnico, quindi va risolto con la tecnica. I problemi tecnici della democrazia diretta sono questi: che non si può radunare un intero popolo in un'assemblea per problemi di spazio; che la gente non ha soldi e tempo per potersi dedicare alla politica. La tecnica, o meglio la tecnologia, ci può aiutare a risolvere questi problemi.

Paul propone quest'idea: in ogni casa dovrebbero essere installate delle macchine elettorali ai televisori di modo che questi apparecchi registrino i voti e comunichino questi stessi voti ad un elaboratore, che Paul immagina di posizione a Washington perché lui ovviamente pensa al caso del suo paese, noi invece penseremo a Roma. Paul propone di mettere negli apparecchi un congegno che registri le impronte digitali per far si che nessuno voti al proprio posto e che ognuno voti solo una volta, senza "barare". Si tratta di scegliere un giorno della settimana per votare direttamente dal televisore con il telecomando. Paul propone di farlo il Venerdì e di anticipare il giorno del voto con una settimana di dibattiti a scopo informativo. Questo secondo elemento è estremamente importante, infatti per una buona votazione ci vogliono dei cittadini informati, cioè che sappiamo per cosa stanno votando. Del tema sull'informazione e la democrazia parlerò in un'altra sezione, non questa. Ad ogni modo, spiega Paul. qui varrebbe effettivamente il metodo della maggioranza semplice.

Il vantaggio di tutto questo è che non richiede davvero tanto tempo: si tratta del fatto che i cittadini dovranno informarsi sul tema del voto giorni prima del giorno stesso della votazione tramite i vari mezzi di informazione e il giorno stesso votare direttamente da casa. Ovviamente oggi con i computer e tutta la nuova tecnologia possiamo pensare a sistemi tecnologici molto più evoluti del televisore con la macchina elettorale che aveva in mente Paul che scriveva nel 1970, ma questo non fa altro che confermare ulteriormente la sua tesi. Un'altra cosa importante è il ruolo del governo in questa ipotetica democrazia diretta: il governo sarebbe composto semplicemente da dei magistrati che fungono da esecutori della volontà popolare o generale.

Il libro di Paul manca completamente di un'alternativa anarchica alla democrazia, quindi, a dispetto delle critiche, la democrazia rimarrebbe ancora la migliore costituzione, nonostante i suoi difetti. È importante osservare, come spiegherò anche nelle prossime sezioni, che la democrazia è la migliore costituzione anche per le minoranze più estremiste. Essa infatti è il luogo dove trovano libertà di espressione persino quelle minoranze che fossero completamente contrarie a questo stesso tipo di costituzione.

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