lunedì 3 aprile 2017

Deleuze: il problema economico oggi, due possibili vie d'uscita (accelerazionismo vs protezionismo)







































 Diverso tempo fa avevo scritto un articolo dal titolo: Quanto è davvero neoliberale il nostro capitalismo?, nell'articolo cercavo di analizzare questo fenomeno di intromissione dello Stato negli affari economici, o meglio, intromissione della politica. Al termine di quell'articolo avevo messo in evidenza il problema attuale del neoliberismo e avevo indicato due vie d'uscita al neoliberismo: il ritorno all'economia nazionale protezionista o la deterritorializzazione assoluta della moneta, nel senso di un andare oltre con l'economia globale. Questa doppia soluzione è la stessa che appare nell'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari quando gli autori oppongono alla soluzione del ritiro dal mercato globale di Samir Amin una loro soluzione alternativa che si muoverebbe nella direzione del mercato globale. Tornare indietro o andare ancora più avanti verso un'era post-capitalistica? Il neoliberismo è fallito, è inutile salvarlo. Tutti i tentativi di salvataggio di oggi, dalle banche agli Stati, hanno ben poco di neoliberista. Dato il forte malcontento e la grande disoccupazione, oggi il cambiamento diventa una necessità. Molti oggi pensano che l'unico modo per uscire dalla crisi sia uscire dall'Europa, uscire dall'euro, in generale tornare all'economia nazionale, ad una moneta nazionale e al protezionismo. L'Europa si è rivelata incapace di affrontare problemi politici ed economici: prima di tutto il problema dell'immigrazione. Non avere controllo sulla moneta significa non poter fare politiche monetarie, dunque non poter fare leva sull'offerta di moneta. Inoltre si sente la necessità di protezionismo perché minacciati dal mercato asiatico, dalla concorrenza dei prodotti dall'estero. In questo contesto molti spostano la loro attenzione ad un ritorno all'economia nazionale. Non a caso Deleuze definiva questa soluzione una soluzione "fascista". Oggi sono i movimenti di destra a proporre il ritorno all'economia nazionale, tutti i partiti di estrema destra che oggi stanno conquistando molti consensi in tutta Europa (Francia, Germania, Austria, Ungheria, Grecia). Donald Trump sembra aver scelto questa strada: il protezionismo. Egli apparentemente si dimostra contro la globalizzazione come molti altri movimenti di destra, lo dimostra la sua opposizione al Ttip. Oggi quindi vediamo questa prima soluzione cominciare ad essere oggetto di politica, ma non si deve pensare di trovarla solo nei movimenti di destra, in realtà anche nella sinistra c'è chi segue il ritorno all'economia nazionale. Ad esempio uno di questi è il filosofo italiano Diego Fusaro. Tutto sta nel distinguere il nazionalismo da un altro concetto di nazione gramsciano, nel distinguere anche l'atteggiamento verso il diverso: chiaramente i movimenti di destra si pongono come obbiettivo quello di respingere il flusso degli immigrati; Trump comincia a costruire il suo muro al confine del Messico. Fusaro non si confonde certo con questo modo di far politica, ma anche lui è favorevole alla Brexit, all'uscita dall'Europa, dall'euro e per un ritorno all'economia nazionale. Questo evidenzia solamente che questa soluzione in realtà ha più versioni e sono molto diverse. Un'altra motivazione di un ritorno indietro sta nel voler bloccare la tendenza finanzcapitalistica secondo la quale moneta reale e moneta trascendentale diventano la stessa cosa o si confondono l'una con l'altra (il denaro genera denaro). Il ritorno indietro muoverebbe dunque contro il carattere di astrattezza del capitalismo.

Dall'altro lato si muove in un'altra direzione tutto un movimento di sinistra che si fa chiamare accelerazionismo. È di questo movimento che in particolare voglio parlare in questo articolo. Esso è l'incarnazione di uno studiato sviluppo della soluzione globale deleuziana al neoliberismo o al capitalismo in generale. Il pensiero accelerazionista trova la sua massima espressione nel manifesto di Alex Williams e Nick Srnicek, tuttavia ora vi sono diversi altri autori che si interessano del tema e si stanno sviluppando sempre più nuove idee.

Prima di parlare del manifesto di Alex Williams e Nick Srnicek conviene dire qualcosa sull'idea di Deleuze e Guattari della soluzione globale. Su questo tema è stato già scritto un testo dal titolo: Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire, in particolare il secondo capitolo centra il tema (accelerazione del mattino: la rivoluzione acefala). Quando si parla di accelerazionismo in Deleuze ci si riferisce soprattutto a quello che viene denominato passaggio accelerazionista. Il passaggio comincia con l'ultimo capoverso prima della sezione che porta il titolo rappresentazione capitalistica. Il testo incomincia con un'affermazione chiara: l'economia capitalista funziona solamente con un continuo afflusso di denaro. Questa produzione e moltiplicazione del denaro caratterizza il capitalismo nelle sue due forme: mercantile e finanziario. La produzione continua di denaro è il keynesiano aumento dell'offerta di moneta. In questo capitalismo l'aspetto finanziario non è sperabile da quello mercantile, dunque la tendenza è la decodificazione. Ma il capitalismo deterritorializza da un lato e riterritorializza dall'altro. Il vero obbiettivo, qui posto, sarebbe la deterritorializzazione assoluta: trovare il punto di rottura del capitalismo. Il capitalismo tuttavia sposta sempre i suoi limiti esterni, li sposta tanto da arrivare ad inglobare ogni cosa. Il capitalismo ha questo effetto totalizzante, ma si tratta soprattutto di una potenza immanente. Anti-Edipo dimostra che il capitalismo non è altro che un'ingegneria dei flussi (flussi di merci, flussi di denaro, flusso di lavoro) e il campo economico è immediatamente investito dal desiderio. Deleuze spiega che le dipendenze economico-monetarie sono proprio al centro del flusso del desiderio. È a questo punto che Deleuze si interroga sulla soluzione da prendere a questa situazione e qui ne prospetta due, di cui esclude la prima. La prima soluzione consiste nel ritorno all'economia nazionale, al ritiro dall'economia globale. La seconda consisterebbe nell'andare ancora più lontano con l'economia globale: accelerare il processo.

Nel testo Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire si riporta il passaggio a cui Deleuze si riferisce sull'accelerazione, esso corrisponde ad un frammento nietzscheano: i forti dell'avvenire. In tedesco, riferiscono, il termine è beschleunigen che viene tradotto con accelerare, piuttosto che con affettare, perché non si tratta di avvicinare il futuro, ma di portare ancora più avanti un processo. Il processo è nella direzione dell'economia globale: portare il capitalismo alle sue estreme conseguenze sarebbe portarlo ad un punto di rottura. Non si esce dalla schizofrenia del capitalismo, si accellera piuttosto la schizofrenizzazione capitalistica. Non si tratta però di allearsi con il neolibersimo, non era questa l'idea di Deleuze, lui cercava qualcos'altro: la detterritorializzazione assoluta. Il capitalismo sempre riterritorializza e solo con questo fenomeno estrae plusvalore. Non è semplice comprendere quale fosse il piano vero di Deleuze e Guattari (ne avevano uno?), forse la loro è solo una fervida intuizione, ma qualcosa ancora da sperimentare.

Il tema dell'accelerazionismo è stato ripreso dopo Deleuze da Negri e Hardt in Impero, quel grande scritto sul tema della globalizzazione. Ne parlano in un capitolo al centro del libro che porta il titolo: Il controImpero. Il problema del capitolo è quello di identificare un soggetto che abbia la capacità di contrastare l'Impero, impero globalizzato, impero capitalista. Hardt e Negri mettono subito in evidenza che solo una soluzione globale può essere efficace contro l'Impero, bisogna dunque pensare globale. Una soluzione locale, un tentativo di chiudersi rispetto all'economia globale, un voler tornare indietro, chiudere le frontiere, recitarsi di fronte al resto del mondo, non solo economicamente, vorrebbe dire ridursi a stato di ghetto. Quest'ultimo è già un ottimo motivo per considerare come fallimentare la prima soluzione protezionista che Deleuze stesso ha già scartato. Ma allora a cosa rivolgersi? il capitalismo non ha più un fuori e nello stesso tempo è un non-luogo, così come lo stesso sfruttamento non ha luogo, ma questo semplicemente perché è ovunque. Negri e Hardt come soluzione si rifanno chiaramente e nuovamente al pensiero di Deleuze e Guattari affermando che il soggetto è il nomade o il barbaro e che la pratica consiste nell'esodo e nella diserzione. A questo punto la domanda è: quali barbari faranno crollare l'impero capitalistico?

Molti interrogativi si sollevano leggendo questi testi: come fare? che piano? quale strategia? A queste domande viene incontro il manifesto degli accelerazionisti. Questo manifesto ha una parte distruttiva e critica e una costruttiva. La prima parte ci inquadra nel mondo di oggi mettendo in luce i fallimenti dell'economia, della politica e della sinistra. La situazione è davvero critica, tre sono le minacce maggiori: la crisi economica; l'imminente fine delle risorse del pianeta; le guerre. Come sta reagendo la politica non funziona, in realtà la politica oggi è solo l'appendice del sistema economico: i politici eseguono programmi di altri e lo dimostra il fatto che l'austerity non ha fatto altro che rendere i ricchi più ricchi e aumentare le disuguaglianze sociali. Tuttavia Williams e Srnicek non sono nemmeno soddisfatti dalle varie alternative della sinistra: molta della politica di sinistra non sa proporre altro che un improbabile ritorno al fordismo; l'esempio della Bolivia come rivoluzione, per quanto rincuorante, non supera gli schemi del socialismo del XX secolo; i movimenti sociali/rivoluzionari degli ultimi anni non hanno poi prodotto nessun vero cambiamento sociale (dove sono finiti gli Indignados e Occupy Wall Street?). A questo punto gli autori affermano che c'è veramente bisogno di una nuova egemonia di sinistra a livello globale.

Il maxismo oggi è spesso visto come fosse fuori moda, come un errore del XIX e XX secolo, una teoria che già tempo è confutata (Bohm Bawerk) e soprattutto quello ci si chiede di solito: dov'è il proletariato? Tutto questo oggi si sta completamente rovesciando, la situazione economica attuale sembra più confermare Marx che confutarlo. Oggi Paul Mason, scrittore di Postcapitalismo, crede che esistano segni evidenti che il capitalismo può essere superato, egli vede questi segni nell'economia di rete. L'economia di rete abbasserebbe i costi di produzione, riduce il lavoro necessario e si baserebbe sull'informazione che è fondamentalmente gratuita e un modo di produrre collaborativo. Gli accelerazionisti, invece, puntano su qualcos'altro: il potenziale tecnologico del capitalismo che il capitalismo sviluppa e nello stesso tempo sopprime. Il capitalismo lo sopprime nel momento in cui il potenziale dell'innovazione tecnologica viene ridotto alla produzione di gadget sempre differenti in risposta ad una domanda del mercato, ma il vero potenziale dell'innovazione tecnologica risiede nella possibilità di costruire una società dove l'uomo sarà sempre più libero dal lavoro. Marx stesso era un accelerazionista, Marx non credeva che il superamento del capitalismo costituisse un ritorno al medioevo, come invece qualcuno ha detto in passato (Landauer e al.), bisogna invece fare tesoro del grande potenziale tecnologico del capitalismo, anche se non è il capitalismo che lo produce. La crisi attuale ovviamente sta mostrando come il neoliberismo non è un sistema che funziona veramente meglio dei precedenti, ma Marx credeva che le crisi fossero sistematiche nel capitalismo e che il capitalismo avrebbe avuto una fine. Con enfasi oggi qualcuno incomincia a dire che Marx aveva ragione, sicuramente è bello vederlo tornare in gioco, in primo piano, ma oggi chi sono gli sfruttati? Williams e Srnicek hanno una risposta: i lavoratori cognitivo, i quali sempre di più si trovano di fronte al cospetto di una forza che li minaccia: una potente macchina algoritmica. Oggi però la sinistra, ci dicono i due autori, è divisa in due e qui di nuovo appare la stessa doppia polarità, ma questa volta nella stessa sinistra: da un lato una sinistra che crede nella soluzione locale e nella folkpolitics; dall'altro l'accelerazionismo stesso che vorrebbe superare il capitalismo verso una forma di postcapitalismo accelerando lo sviluppo tecnologico.

È davvero importante la critica di questi autori a Nick Land: non è una questione di velocità, l'accelerazione non è velocità che aumenta. Non si è mai visto un sistema in cui tutto è così veloce come il capitalismo attuale: dalla logistica agli spostamenti del capitale. Credo che a Deleuze non interessasse tanto la questione della velocità, basti pensare al problema dell'impercettibile: impercettibile è anche un movimento lento; l'impercettibile sta nel virtuale.

A questo punto quale sarebbe il piano? non basta semplicemente lo sviluppo tecnologico, dicono loro, ci vuole effettivamente un'azione sociale. Superare vecchi meccanismi di azione come la protesta, pensare una nuova democrazia sfruttando il sistema di rete delle nuove tecnologie, diffondere una nuova ideologia usando gli strumenti di comunicazione tradizionali, trovare finanziamenti per il progetto e pensare una pianificazione economica su base informatica: queste sono le idee.  Williams e Srnicek vorrebbero riprendere il vecchio progetto Cybersyn, andando verso un marxismo cibernetico e una pianificazione computerizzata. Cybersyn era un sistema basato su una rete telefonica che faceva uso di terminali Telex installati in varie imprese che inviavano alla capitale informazioni in tempo reale su produzione, materiale e personale. Il progetto era una sperimentazione avvenuta sotto il governo di Allende in Cile e successivamente abbandonata dopo il colpo di stato del 1973.

L'ultimo punto, punto fermo anche dello scritto Impero, deve essere uno reddito di cittadinanza garantito per tutti. Solo in questo modo ciascuno potrà vivere in un mondo dove il lavoro sarà sempre di meno e la tecnologia sempre più evoluta. Si tratta di smettere di pensare che il lavoro e il reddito debbano dipendere l'uno dall'altro, quanto piuttosto pensare che qualcuno ha diritto ad un reddito semplicemente perché ha diritto a vivere.

Vedremo come queste idee si evolveranno nel futuro, cosa accadrà di concreto. Nel frattempo questo manifesto da un lato mette per iscritto un tentativo di tradurre in pratica la soluzione di Anti-edipo e nello stesso tempo rilancia anche quello scritto, che certamente ha subito diversi attacchi al punto da quasi cadere nell'oscurità.  Questo fa pensare: forse il secolo deleuziano è ancora da scrivere o era solo agli inizi. 

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