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lunedì 25 settembre 2017

Democrazia totalitaria pIX







16 Il concetto di democrazia totalitaria nella Scuola di Francoforte

Quando i membri della scuola di Francoforte sono fuggiti dalla Germania per l'America, fuggiti dal regime totalitario nazista e arrivati negli U.S.A., si sono trovati di fronte ad una società che, pur avendo tutt'altra costituzione, non gli sembrava sostanzialmente migliore. Questo fatto è singolare e dovrebbe far riflettere. Dietro troviamo molte considerazioni: la mercificazione totalizzante del mondo dei consumi; la televisione come strumento di manipolazione dell'opinione di massa; elezioni orchestrate dall'alto con abili campagne; scuole che spesso rappresentano solo una forma di instupidimento di massa; uno strano linguaggio orwelliano: l'America che porta la pace nel mondo con le bombe atomiche. Ci sono due pericoli che, secondo me, la scuola di Francoforte ha messo in evidenza nella democrazia: da un lato che la democrazia stessa possa diventare totalitaria, dall'altro che da una democrazia possa sorgere il totalitarismo.

Incomincerei dall'analisi del secondo elemento: quello della nascita di un regime fascista a partire da una democrazia. È un tema che, con il risorgere dei populismi oggi, è troppo importante per non essere affrontato. Che la tirannia sorga sulla democrazia, questo lo diceva già Platone. Egli infatti ha ben mostrato come funziona il meccanismo della demagogia. Il demagogo, abile oratore, riesce a trascinare la folla dalla sua parte con le sue parole e ottiene consensi. Spesso questo accade in un momento di crisi economica e politica dove il suo discorso può prendere maggiormente piede. Camus diceva che il benessere della maggioranza è l'alibi dei tiranni, di questo bisogna tenerne assolutamente conto perché è proprio questo l'oggetto dei loro discorsi: il nostro bene, lo usano per giustificare qualsiasi cosa. Tecniche come queste sono il vero oggetto dell'analisi dello studio di Adorno su questo tema: la personalità totalitaria. L'idea di Adorno è che, perché certe persone possano effettivamente prendere il potere, deve essere diffuso in un certo paese un certo tipo specifico di personalità: la personalità totalitaria. Adorno aveva condotto un'indagine basata su un sondaggio, delle domande fatte ad un gran numero di individui e quello che ne era risultato è che in America questa forma di personalità era tanto diffusa da far per pensare che, chi lo sa, un giorno un nuovo abile demagogo avrebbe preso il potere (notate quanto è attuale!).

Si devono dare dei presupposti psicologici perché qualcuno appoggi certi politici e certi movimenti. Adorno parla di un "carattere legato all'autorità", egli cercava di capire se vi fosse un nesso tra la discriminazione delle minoranze e un certo tipo di carattere. Esistono effettivamente dei tratti riscontrabili: pensiero rigido, legame all'autorità, pregiudizio e scarsa vivacità di pensiero, idolatria del potere, violenza. L'idea di Adorno era di partire da come queste persone si atteggiano nei confronti delle minoranze e i dettagli potevano venire a galla da molti particolari: certe idee sulla disciplina, un certo nazionalismo e attaccamento alla patria, un certo modello di condotta corretta rispetto ad altre, considerate non corrette. Per cambiare l'uomo, suggerisce Adorno, ci vorrebbe un metodo attraverso il quale si spezzi l'atteggiamento rigido e si insegni quello spontaneo nei confronti delle cose.

L'uomo deve cambiare, se vogliamo che alcune cose non si ripetano affatto. Ci vorrebbe un uomo che pensi con la propria testa e questo lo si conquista con la cultura e con l'esercizio. Un altro punto, punto che si era posto anche Adorno, è quello di cercare di individuare le tecniche che usano i politici per ottenere consensi. Ci vuole sempre qualcuno che diffonda l'odio nei confronti delle minoranze, qualcuno lo sparge con dei metodi precisi, queste persone sono definite da Adorno: agitatori. Gli agitatori sembra che usino più o meno sempre gli stessi schemi. Di alcuni di questi schemi ne parla lo stesso Adorno. Per esempio il leader si presenta da un lato come un uomo come gli altri, uno di voi, e nello stesso tempo un superiore e un semidio. Il caso citato da Adorno è quello di Hitler che ricordava dei tempi quando era stato nell'esercito, anche lui soldato come gli altri. Questo elemento, dice Adorno, soddisfa il problema della vicinanza e del calore. Ma il dipingersi come semidio rimanda sempre all'idea del leader superiore tanto venerato. Altre tecniche sono ben note: il divide et impera che mette le persone le une contro gli altri; il fare la vittima del demagogo, il "sono tutti contro di me"; la ricerca continua di un nemico contro il quale scaricare l'odio del popolo. Adorno credeva che mettere in luce questi meccanismi potesse di fatto attuare una presa di coscienza nelle persone e che questo fosse estremamente importante. Ci si può chiedere oggi quanto questo sia vero. Una tecnica come il divide et impera la conoscono tutti, ma è la stessa in cui cascano tutte quelle persone che oggi vedono nell'immigrato e nello straniero un proprio nemico, quindi le persone continuano a stare a questo gioco, da quel che sembra. 


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