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lunedì 2 ottobre 2017

Biopolitica/psicopolitica. Byung-Chul Han e Michel Foucault




























C'è una falsa immagine di Han che potrebbe emergere dalle sue opere che in questo testo intendo discutere. Si potrebbe pensare che Han stia dicendo che Foucault, con il suo concetto di biopolitica, pensasse ad un modo di governare i corpi, quindi ad un potere esercitato sul corpo, mentre Han lo critica affermando che il potere oggi non si interessa più tanto del corpo, ma della psiche. In realtà, non so se Han dica questo, ma è una visione troppo semplificata. Davvero la psiche e il corpo sono così opposti? Prima di tutto vorrei mostrarvi come in Foucault per prima cosa il potere agisca sull'anima e sulla psiche, che il potere usa questi termini per assoggettare chiaramente il corpo, ma è l'anima la prigione del corpo. In secondo luogo potrebbe essere interessante cercare di capire meglio in cosa consista questo esercizio del potere sulla psiche oggi. Infatti tale esercizio avviene soprattutto sul cervello, più che su qualche entità spirituale. Certo di questo Han ne è perfettamente consapevole, ma proprio per questo, per il fatto che si parla di cervello, allora non c'è una distinzione netta tra psiche e corpo, perciò dov'è la differenza tra la biopolitica e la psicopolitica? I filosofi continentali hanno scritto fiumi di pagine con l'obbiettivo della critica della psichiatria, della psicoanalisi, della psicologia in generale. Oggi gli obbiettivi, non ancora presi di mira, dovrebbero essere la neuropsicologia e le scienze comportamentali. Scienze comportamentali e Big Data vanno a braccetto. Inoltre: come non vedere la trasparenza di Han negli studi di neuroimmagine, dove vengono osservate tutte le attività di un cervello e le aree attive? Arriverà un giorno in cui sapranno dirci cosa pensiamo, semplicemente guardando quelle macchie colorate?



Non intendo discutere veramente del testo sulla biopolitica in senso stretto, intendo piuttosto fare un discorso più in generale su Foucault. Sull'argomento dell'anima e della psiche distinguerei due temi: l'anima come prigione del corpo; la cultura di sé come costruzione di un sé che è la piega del mondo esterno. Dei due farò riferimento al primo discorso, in quanto è quello che si riferisce maggiormente al problema del potere. In Sorvegliare e punire Foucault ci dice che l'anima è un ingranaggio che il potere usa per assoggettare il corpo, in particolare sono di un certo rilievo i riferimenti all'ideologia e alla costruzione dell'interiore nel condannato. Vorrei citare alcuni passaggi che possono mostrare meglio questo fatto:

«Non bisognerebbe dire che l'anima è un'illusione, o un effetto ideologico. Ma che esiste, che ha una realtà, che viene prodotta in permanenza, intorno, alla superficie, all'interno del corpo, mediante il funzionamento di un potere che si esercita su coloro che vengono puniti - in modo più generale su quelli che vengono sorvegliati, addestrati, corretti, sui pazzi, i bambini, gli scolari, i colonizzati su quelli che vengono legati ad un apparato di produzione e controllati lungo tutta la loro esistenza, Realtà storica di quest'anima, che, a differenza dell'anima rappresentata dalla teologia cristiana, non nasce fallibile e punibile, ma nasce piuttosto dalle procedure di punizione, di sorveglianza, di castigo, di costrizione. Quest'anima reale e incorporea, non è minimamente sostanza: è l'elemento dove si articolano gli effetti di un certo tipo di potere e il riferimento di un sapere, l'ingranaggio per mezzo del quale le relazioni di potere danno luogo a un sapere possibile, e il sapere rinnova e rinforza gli effetti del potere. Su questa realtà-riferimento, sono stati costruiti concetti diversi e ritagliati campi di analisi: psiche, soggettività, personalità, coscienza, ecc.; a partire da essa sono state fatte valere le rivendicazioni morali dell'umanesimo. Ma non bisogna ingannarsi: all'anima, illusione dei teologi, non è stato sostituito un uomo reale, oggetto di sapere, di riflessione filosofica o di intervento tecnico. L'uomo di cui ci parlano e che siamo invitati a liberare è già in se stesso l'effetto di un assoggettamento ben più profondo di lui. Un'"anima" lo abita e conduce all'esistenza, che è essa stessa un elemento della signoria che il potere esercita sul corpo. L'anima, effetto e strumento di una anatomia politica; l'anima, prigione del corpo.» (Foucault, Michel, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino, 1976, p.33)

Cito un estratto da un certo Servan che è citato da Foucault:

«[...] La disperazione e il tempo corrodono i legami di ferro e di acciaio, ma nulla vale contro l'unione abituale delle idee, non fanno che rinserrarsi sempre più; sulle molli fibre del cervello è fondata la base incrollabile dei più saldi imperi.» (Foucault, Michel, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino, 1976, p.112)

Foucault spiega più volte che il metodo disciplinare della prigione agisce non sul corpo, ma sulla rappresentazione delle pene. Foucault spiega che la rappresentazione dei vantaggi di un delitto doveva essere associata alla rappresentazione delle pene e il codice penale nasce proprio perché ognuno possa sapere qual'è la pena per ogni delitto. L'associazione del delitto con la rappresentazione terrificante della pena serve per togliere decisamente la voglia di infrangere la Legge. Quindi Foucault, quando parla di società disciplinare, lega direttamente il governo del corpo con quello dell'anima. L'anima è lo strumento per controllare il corpo. Nelle lezioni sulla biopolitica, invece, non ci sono molti riferimenti all'anima, ma all'inizio, quando afferma che il corso riprende un discorso passato che aveva fatto sul governo degli altri, tra le forme di governo che cita, compare anche il governo delle anime.

Non può sfuggire il fatto che nella mia seconda citazione non si parli direttamente di psiche, ma di "molli fibre del cervello". È di questo che vorrei parlare da qui in poi. La così detta psicopolitica concerne molto più il cervello che la psiche, intesa come anima. Con questo voglio dire che non c'è veramente tutta questa opposizione totale tra il governo del corpo e quello della psiche, o meglio, in generale, tra psiche e corpo. Il governo del corpo passa attraverso il governo della psiche, ma la psiche molto spesso è qualcosa di molto corporeo e materiale come la materia cerebrale. Nel testo La società della stanchezza, si trova anche un capitolo dal titolo La violenza neuronale. Byung-Chul Han attesta l'eccesso della stanchezza, come eccesso di positività, eccesso dell'uguale, a partire da malattie che si stanno diffondendo sempre di più, anche nei posti di lavoro, malattie della psiche come la depressione, l'iperattività, la sindrome di burnout, il disturbo borderline di personalità. Di questo parla il testo di Han, della violenza sul cervello, ma il cervello è in parte psiche e in parte corpo. Perciò la nuova psicopolitica agisce soprattutto sul cervello, operando anche la sua politica della trasparenza (neuroimmagine?). Quel che è importante è che neuropsicologia, scienze comportamentali e altre branche della psicologia non estranee ai meccanismi del potere, ma ne sono  uno strumento, per esempio quando si parla di Big Data, un altro tema caro ad Han. Sulla rivista The New York review of books è comparso un interessante articolo di Tamsin Shaw dal titolo Invisible Manipulators of Your Mind. In questo articolo l'autore spiega il ruolo delle scienze comportamentali all'interno della nostra società del controllo, in particolare il riferimento va direttamente a Daniel Kahneman e Amos Tversky. Shaw spiega che le scienze comportamentali vengono di fatto usate da governi e società private, per esempio Facebook. L'utilizzo delle scienze comportamentali non mira, dice Shaw, alla ragione, ma all'irrazionalità umana e all'inconscio. L'obbiettivo consiste nell'influenzare il comportamento dei soggetti e di intere società. Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno costruito una nuova scienza comportamentale con lo studio dell'irrazionalità. Kahneman è famoso per i suoi studi della scelta in situazioni di rischio e incertezza. Kahneman sostiene che esistono due modi del pensiero umano: un pensiero veloce e uno lento. Il pensiero lento è ciò che definiamo normalmente intelligenza, nel senso in cui quest'ultima implica la riflessione. Il pensiero veloce, invece, potrebbe essere il pensiero stupido, ma è un pensiero pur sempre utile, soprattutto quando ci sono dei pericoli. Kahneman dimostra con degli esperimenti che la razionalità nei suoi principi può benissimo essere violata, per esempio nel caso dell'incertezza. Kahneman ha fatto crollare il modello economico delle scelte razionali, ossia quel modello, secondo il quale, l'uomo agisce sempre razionalmente, che in economia vuol dire cercare di massimizzare il proprio utile. Questo dopo  Kahneman è diventato un mito, ma con  Kahneman si pensa che l'agire irrazionale dell'uomo possa essere predetto. Oggi l'economia sembra incominciare a perdere il suo ruolo centrale come scienza e trovarsi ad essere subordinata ad altre scienze: alle neuroscienze. L'economia diventa neuroeconomia.  Daniel Kahneman e Amos Tversky sono convinti che l'irrazionalità umana sia predicibile, che questa violazione della razionalità segua degli schemi precisi. Shaw spiega che il nostro comportamento irrazionale è di fatto influenzato dal mondo esterno, che dopo l'11 settembre il terrorismo ci condiziona in modo forte e ci porta ad avere paura anche quando non vi sono dei rischi reali. Basta un colpo secco che sembri quello di una bomba o qualcuno che urli qualcosa in arabo, cose che ovviamente non campiamo, e tutti a correre come dei pazzi investendoci a vicenda e provocando feriti, quando in realtà non è successo niente, magari è solo caduta una ringhiera. Kahneman oramai interessa a molti, come spiega Shaw, per esempio a Frank Babetski, membro della C.I.A., il quale consiglia la lettura dei libri di Kahneman ai membri dell'intelligence. Altri che sono interessati molto al pensiero di Kahneman per farne diretto uso sono: Jeff Bezos (fondatore di Amazon), Larry Page (Google), Sergey Brin (Google), Nathan Myhrvold (Microsoft), Sean Parker (Facebook), Elon Musk (SpaceX, Tesla), Evan Williams (Twitter), e Jimmy Wales (Wikipedia). Questa gente è interessata ad influenzare il comportamento umano agendo direttamente sulla base inconscia, per esempio usando segnali che l'uomo non può vedere, perché come nei messaggi subliminali compaiono veloci, ma arrivano sempre dritti all'inconscio. Le scienze comportamentali ora trovano un legame anche coi i Big data. Questo accade, spiega Shaw, nel caso della psicologia edonista. La psicologia edonista è uno sviluppo pensato da questi scienziati comportamentali proprio a partire dall'idea che si può influenzare il desiderio di un determinato soggetto. Qui tornano vecchi temi: vogliamo davvero essere tutti felici e schiavi? io no.

Ciò che ho appena descritto è bell'esempio di quel che si intende per psicopolitica, la forma di potere più diffusa oggi. Ho mostrato come il potere, in un certo senso, già in passato agisse sul cervello e anche sull'anima, ora noi dovremmo cercare di capire piuttosto qual'è la modalità di questo potere che è peculiare della nostra epoca. In questo modo forse si può capre meglio la vera differenza tra la biopolitica e psicopolitica.


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