Cerca nel blog

Choose your language:

giovedì 19 ottobre 2017

Pensare l'informazione nella democrazia con Arnold Gehlen p X













17 Votare informati: democrazia ed informazione

In una democrazia è importante che vi sia informazione e che questa informazione sia attendibile. Quando dei soggetti in una democrazia vanno a votare, lo fanno in base alle informazioni che hanno ricevuto, perciò per un voto responsabile è necessario che ci sia una buona informazione. Ho scritto in passato un articolo sul tema dell'informazione: Il mondo dell'informazione. In quell'articolo ho sviluppato una critica al mondo dell'informazione, cercando però di vederlo in tutte le sue facce, quindi guardando anche all'informazione alternativa. Sono diversi i punti che rivedrei di quell'articolo, ma quelli fondamentali mi sembrano ancora validi. In quell'articolo partivo dalle mie considerazioni sul filosofo Arnold Gehlen principalmente su due concetti: la perdita di realtà; le esperienze di seconda mano. Il primo concetto va inquadrato all'interno di una società dove la specializzazione ha raggiunto livelli molto elevati e i soggetti nella società non sono che rotelle di un grande ingranaggio sempre più complesso. In questo contesto la conoscenza dei soggetti nella società è completamente parziale: nessuno ha la visione totale di cosa sta accadendo. L'impossibilità di vedere complessivamente le cose impedisce ai soggetti di comprendere il piano reale in cui loro sono inseriti. Non è difficile vedere come una società di questo tipo tenda a diventare una società governata da quei pochi che possiedono la visione totale e perciò è un sistema che non si accorda  con la democrazia. Riguardo al secondo concetto si può dire che esso rappresenti il problema essenziale che concerne l'informazione. Quando sentiamo al telegiornale delle notizie si parla sempre di eventi che noi  spesso non possiamo vivere in prima persona e dei quali normalmente non siamo testimoni. L'esperienza di seconda mano è quella che non si vive direttamente. Essa accade, ad esempio, nel vedere delle persone che praticano sport, invece che praticarlo noi stessi. Quello che ho detto nell'articolo può essere analizzato in modo logico. Se alla televisione si afferma qualcosa, questa affermazione avrà certamente un referente, ossia qualcosa a cui si riferisce, ma se vi sia corrispondenza tra l'enunciato e un fatto non è facile comprenderlo se si parla di esperienze di seconda mano come nel caso del telegiornale. Se ci dicono che "i ribelli della Siria attaccano il governo di Assad", da un punto di vista logico come possiamo verificare che l'enunciato sia vero? La risposta più banale sarebbe dire che la televisione ci mostra dei filmati e delle foto di tutto quello che sta accadendo, perciò abbiamo prove che è vero. Delle foto e dei video non ci sarebbe alcun dubbio se non sapessimo che oggi modificare una foto o un video è un gioco da ragazzi. Proprio perché sappiamo questo è legittimo dubitare di quel che afferma la televisione. Tuttavia non possiamo nemmeno andare a controllare sul posto: chi lo farebbe? Dunque non c'è modo che io possa vedere se quel che afferma l'enunciato corrisponda a fatti, posso tentare di valutare se quello che dice la televisione è più o meno coerente con una serie di informazioni che io stesso possiedo e posso sempre sospendere il giudizio in ogni caso. Quando ascoltiamo quel che dice la televisione, prima di sapere se è vero o falso dovremmo interpretare l'enunciato, peccato che alle volte gli enunciati sono ambigui. Prendo l'enunciato di prima: "i ribelli della Siria attaccano il governo di Assad", cosa vuole dire "ribelli"? a cosa si ribellano? chi li comanda? com'è che improvvisamente questi uomini si trovano armati, chi li ha armati? L'ermeneutica o il tentativo di comprensione di un enunciato è preliminare rispetto alla definizione delle condizioni di soddisfazione dell'enunciato. Non possiamo verificare dunque un enunciato in questo caso, possiamo sospendere il giudizio. Sicuramente possiamo verificare se questo enunciato che ci stanno dicendo è più o meno coerente con un'altra serie di informazioni che noi abbiamo. Se prendiamo una serie di informazioni e deriviamo da queste una contraddizione, allora qualcosa non va. Qualcosa non va se l'enunciato che stiamo analizzando collide con le nostre informazioni, questo qualcosa può anche essere un problema all'interno delle nostre informazioni, piuttosto che della televisione. In ogni caso, a partire dalle riflessioni Gehlen, nell'articolo ero arrivato a delineare una distinzione tra il concetto di "fatto" e quello di "notizia". Il "fatto" è il dato oggettivo, quel che è concretamente successo e sarebbe successo anche se non ci fosse stato nessuno a raccontarcelo. La "notizia" è un interpretazione del fatto, sempre filtrata dalla opinioni di chi la racconta, indirizzata ad un pubblico con un certo scopo e per produrre in esso certe emozioni o pensieri, derivata dal ritaglio della telecamera di un'area visiva selezionata dal fatto, ossia una parte del fatto e non l'intero. Lo scopo dell'informazione attuale è identificare queste due componenti, cercare di far credere che la "notizia" è "fatto", perciò la notizia non consisterebbe nella prospettiva su un fatto. Questa strategia secondo me è voluta, ha degli scopi precisi e ha il vantaggio che noi spesso non possiamo controllare la realtà di cui ci parlano. Sostengo che è impossibile che il fatto coincida con la notizia anche in un'informazione completamente fedele e genuina. Io credo sia normale che, se l'informazione fosse genuina, l'informazione rappresenterebbe una pluralità vasta di punti di vista con punti in comune e divergenze, e non, come spesso accade, la visione univoca del potere. Questo non significa che non si può fare informazione neutra e non di parte, ma vuol dire ad esempio che se puntiamo una telecamera con il suo quadrante, possiamo mostrare parte del campo visivo totale e facciamo una selezione, ma ci sono criteri neutri per queste selezioni? perché dare più importanza ad un fatto che ad un altro? anche qui: ci sono criteri neutri? Avevo scritto in quell'articolo una critica al realismo, questo perché pensavo che vi fosse del realismo nel dire che la notizia è fatto, ossia a considerare cosa un oggetto sociale come la notizia. Ovviamente si potrebbe anche dire il contrario, si potrebbe dire che manca completamente il realismo, perché l'informazione spaccia per realtà un reality. La televisione è a proposito del reality e non della realtà. Oltretutto andrebbe ricordata quella frase di Derrida che cita spesso Carmelo Bene: "l'informazione non informa sui fatti, ma di fatti". Non c'è riflessione su quello che si racconta nei telegiornali, ma si cerca di presentare la cosa stessa come nudo fatto: questo è l'effetto porno dell'informazione di cui parla Byung-Chul Han. Dell'informazione alternativa si può pensare che io ne abbia parlato bene, in realtà bisogna stare attenti. Leggere l'informazione russa può essere un modo per avere un altro punto di vista oltre a quello che vediamo noi in tv che è tutto filo-americano. Ci sono diverse altre fonti di informazione alternativa, una sicuramente è Pressenza. Queste forme di informazione se non dicono la verità oggettiva (chi può dirla?), quanto meno aumentano le prospettive nel mare dell'informazione e aggiungono delle voci che non sono quelle del potere. Per quanto riguarda il cospirazionismo, non se si capiva dall'articolo, non è che ne stessi parlando bene. Intanto fa parte di una forma di informazione al cui interno tutto si sta omologando e trasformando in dogmi, inoltre le sue tesi o sono ovvietà che non aggiungono nulla alla riflessione o non sono cose serie. Oggi sappiamo che le ricchezze del mondo sono nelle mani di poche persone, non è un fatto nascosto, perciò non è difficile individuare, visto che sono anche pubblicamente citati, i nomi delle persone che hanno più potere sulla terra, ma ovviamente che questi siano degli alieni, come ogni tanto si sente dire dai cospirazionisti, non è un fatto verificabile. Credo che il cospirazionismo sia semplicemente l'applicazione dell'ipotesi del genio maligno in ambito politico, con la differenza che Cartesio sapeva che si trattava di una finzione, mentre forse i cospirazionisti no. Credo che ora sia internet l'unico luogo in cui può diffondersi dell'informazione alternativa, ma internet è un luogo nel quale potenzialmente passa qualsiasi cosa, perciò internet presuppone un soggetto che sia capace di giudizio, che possa almeno distinguere il plausibile dall'implausibile e possa cercare di comprendere cosa significa che una certa informazione è coerente rispetto ad un certo numero di dati, ossia che non si può derivare una contraddizione. Al termine dell'articolo avevo avanzato un'ipotesi: l'informazione funziona come i sogni. Ho ripreso la struttura del sogno di Freud: manifesto/latente. L'informazione che riceviamo dalla televisione è comunque un'immagine deformata, questo però significa che se ne comprende la logica si possa tentare di cogliere il latente sotteso. Dobbiamo vivere nella società del controllo come se vivessimo in uno sogno lucido, senza svegliarci, consapevoli è che reality o sogno, ma senza mai perdere la consapevolezza e tornare ad essere incoscienti. In Vattimo avevo trovato questa idea di Nietzsche e mi sembra che funzioni o quanto meno renda bene l'idea. 

Altri post correlati:

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.