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sabato 16 dicembre 2017

La dottrina di Kant sulla ragione II












I filosofi hanno scritto molto sulla ragione, in realtà i filosofi hanno scommesso sulla ragione come mezzo per emancipare l'uomo. La stessa filosofia si fa con la ragione, anche se il pensiero dei filosofi non è una semplice riflessione, ma segue un metodo logico-matematico. Kant in filosofia ha pensato la più potente e completa teoria della razionalità. Oggi, anche grazie alla logica e alla matematica in generale, la filosofia ha fatto molti passi avanti sul concetto di razionalità, ma molte delle nozioni di razionalità che si trovano in filosofia possono essere comprese grazie al grande schema di Kant. Kant studia la ragione seguendo delle coppie di opposti. La prima di queste coppie è la seguente: teoretico/pratico. Kant scrive sulla ragione teoretica nella Critica della ragion pura. La ragione teoretica di Kant ha come scopo la conoscenza, essa non è quindi direttamente rivolta alle azioni. Con la ragione teoretica possiamo fare scienza, filosofia teoretica, ma anche cose più banali come riconoscere un oggetto quando ci viene presentato. La conoscenza per Kant richiede due componenti: il concetto e l'intuizione. Questi due elementi potrebbero essere pensati come il formale e l'empirico. Kant afferma che i concetti senza le intuizioni sarebbero vuoti e le intuizioni senza i concetti sarebbero cieche. La spiegazione del funzionamento della ragione teoretica in Kant si trova nell'Analitica trascendentale. L'Analitica trascendentale è divisa in due parti: Analitica dei concetti; Analitica dei principi. Nell'Analitica dei concetti Kant parla principalmente della logica trascendentale. La logica trascendentale ha per oggetto i concetti puri. Il concetto secondo Kant è una funzione che unifica differenti rappresentazioni. "Uomo" è un concetto in quanto unifica una serie di rappresentazioni che ricadono sotto tale concetto. Kant definisce con il termine di "sintesi" l'unificazione condotta dal concetto. L'intelletto puro per Kant contiene i concetti puri che ci permettono di conoscere l'oggetto in generale, questi concetti puri sono le categorie dell'intelletto. Kant distingue 12 categorie, suddivise in quattro grandi classi: quantità, qualità, relazione, modalità. Quel che è interessante nella dottrina di Kant è che non si possono derivare i concetti puri dall'empirico, cioè derivare, ad esempio, come aveva fatto Hume, la causalità dalle esperienze che provengono dal mondo sensibile. Facendo ciò Hume non poteva concepire le connessioni causali come necessarie ed universali, perciò non poteva credere nel carattere necessario delle leggi della fisica. In pratica se i concetti puri non sono derivabili da intuizioni, per Kant i concetti puri sono innati. Kant ha detto che i concetti sono sintesi di rappresentazioni, ma riconosce benissimo che questa sintesi da sola non basta per spiegare un qualsiasi individuo, ci vuole qualcosa di più: l'io penso. L'io penso è l'appercezione sintetica trascendentale, ciò che accompagna ogni tipo di rappresentazione, in quanto sono sempre io che me la rappresento. L'io penso non è sostanza , ma ha una funzione logica. Inoltre Kant afferma che ogni pensiero deve avere un oggetto e che quindi bisogna pensare un oggetto in generale del pensiero, questo oggetto in generale del pensiero è l'oggetto = x. In questa prima parte dell'Analitica trascendentale si parla principalmente di concetti puri, ma, come ho detto, non sono sufficienti i concetti per avere la conoscenza. La conoscenza da Kant nella Critica della ragion pura è intensa a partire dalla nozione di giudizio categorico. Il giudizio categorico applica la regola al caso. In questo caso si tratterebbe di applicare il concetto all'intuizione particolare. Manca un pezzo, manca quello che Kant chiama lo schema. Dello schematismo Kant ne parla nell'Analitica dei principi, laddove spiega che perché sia possibile qualcosa come il riconoscimento, non basta solo il concetto, ci vuole un termine intermedio. Se prendo un piatto, posso dire che il piatto è circolare, non tanto per il concetto di rotondo, ma per una rappresentazione della circolarità che è a metà tra il concetto e l'intuizione. Il problema di Kant è questo: siccome il concetto puro e l'intuizione non possono essere derivati l'uno dall'altro, dunque sono eterogenei; se sono eterogenei, come possono comunicare? La soluzione di Kant sta nel concetto di "rappresentazione". Tuttavia il suo concetto di rappresentazione è molto problematico e ha diversi significati. Per capire meglio si potrebbero pensare il concetto puro e l'intuizione come due poli opposti, la rappresentazione è qualcosa sta in mezzo, solamente che ogni tanto appare più spostata da una parte e altre volte più spostata dall'altra. Il fatto è che in Kant ci sono almeno tre tipi di immaginazione: immaginazione riproduttiva (osservo un oggetto, chiudo gli occhi e me lo rappresento mentalmente); immaginazione produttiva (unificazione delle varie intuizioni sensibili in una rappresentazione precettiva); immaginazione pura (essa mi permette di dire quando vedo un'arancia che è un'arancia, ossia riguarda il riconoscimento). Lo schema appartiene all'immaginazione pura. Lo schema spiega il passaggio dal concetto puro all'intuizione e con questo Kant ci dà una spiegazione del meccanismo della conoscenza, oggetto della ragione teoretica.

La ragione pratica è descritta da Kant nella Critica della ragione pratica. È questo tipo di ragione che è rivolto all'azione. Parlerò meglio di questo tipo di ragione quando parlerò della morale kantiana, adesso mi limito a dire solamente alcune cose. La massima nella ragione pratica svolge un ruolo simile a quello dello schema nella ragione teoretica. Kant definisce la massima come principio pratico soggettivo, ma una massima può anche diventare legge (principio pratico oggettivo). Il principio pratico oggettivo è un imperativo, ma l'imperativo per la ragione pratica costituisce un dovere. Gli imperativi possono essere di due tipi: imperativo ipotetico; imperativo categorico. L'imperativo ipotetico segue lo schema "se vuoi A, allora devi B". In questo caso il soggetto è ancora condizionato dal suo desiderio quando agisce, poiché il dovere è sempre subordinato a qualcosa che lui desidera. L'imperativo categorico costituisce un dovere incondizionato (non devi uccidere!). Nella Critica della ragione pratica Kant attua una rivoluzione copernicana: inverte la relazione tra il bene e la legge, di modo che la legge non sia determinata dal bene, ma il bene dalla legge. La legge secondo Kant non ha contenuto, è vuota e puramente formale. La Legge è espressa da Kant in questo modo:

«Opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale.» (Kant, Immanuel, Critica della ragion pratica, Laterza, Bari, 1909, p.65)

Quando una massima si accorda con la forma della legge, allora la massima diventa legge. In questo modo è determinato cosa è bene e cosa è male dalla ragion pratica. Anche nella ragion pratica Kant parla di una tavola delle categorie, la tavola delle categorie della libertà, sempre divisa nelle stesse classi: quantità, qualità, relazione, modalità.

Una seconda coppia di opposti nella ragione in Kant è il puro/empirico. Grazie a questo Kant riesce a costruire una classificazione dei tipi di ragione con quattro tipi:

a) ragione teoretica pura; ragione teoretica empirica.

b) ragione pratica pura; ragione pratica empirica.

A questo punto bisogna capire i vari significati della distinzione puro/empirico. Un primo significato della distinzione puro/empirico lo si trova all'interno della distinzione tra l'a priori e l'a posteriori. Kant definisce a posteriori ogni conoscenza che deriva dall'esperienza, mentre a priori per Kant è ogni conoscenza che non dipende dall'esperienza. Il puro Kant lo colloca nell'a priori, ma non tutto l'a priori è puro. Puro è solamente laddove non c'è nessuna mescolanza con l'empirico. Kant fa questo esempio: "ogni cambiamento ha la sua causa". In questo caso il giudizio è a priori e non semplicemente ricavato dall'esperienza, dal momento che non ci può essere cambiamento senza causa, tuttavia il concetto di cambiamento è certamente ricavato dall'esperienza, perciò il giudizio non è puro. Tipicamente empirici sono chiaramente i giudizi a posteriori, ma, come ho detto, il puro riguarda solo una parte dei giudizi a priori: quelli non mescolati in nessun modo con l'empirico. Kant per fare un esempio di giudizi puri a priori cita il caso della matematica, infatti la matematica è un campo del sapere puramente formale. Mentre le conoscenze a priori, in quanto derivate dai puri principi dell'intelletto sono necessarie e universali, le conoscenze a posteriori non sono necessarie e universali. A posteriori e a priori sono importanti per Kant anche per la dottrina dei giudizi. Kant distingue nella ragione teoretica due forme di giudizi: gli analitici e i sintetici. Il giudizio in Kant segue la forma soggetto/predicato (es. Socrate è un uomo). Il giudizio analitico è quel giudizio nel quale il soggetto contiene già il predicato (es. il triangolo ha tre lati), il giudizio sintetico è quel giudizio nel quale il soggetto non contiene il predicato (5 + 7 = 12). I giudizi sintetici possono essere a posteriori o a priori. La ragione pura riguarda la possibilità dei giudizi sintetici a priori. Un esempio di giudizio sintetico a priori è: "tutto ciò che accade ha una causa". Inoltre Kant ha assegnato un campo ristretto di indagine alla ragione teoretica, affermando che la conoscenza vera rimane nel campo dell'esperienza, tutto ciò che supera questo limite non è affatto scienza.

C'è un altro senso che viene assegnato alla distinzione puro/empirico da parte di Kant e questo senso è spiegato nella Critica della ragione pratica. Come spiegherò nella prossima sezione con il primo teorema della morale kantiana, i principi pratici che hanno come motivo determinante un oggetto del desiderio non possono costituire leggi. Questi principi pratici, dice Kant, sono condizionati empiricamente. Qui Kant usa il termine "empirico" col significato di "condizionato patologicamente". Kant intende dire che un principio pratico che mira alla soddisfazione di un piacere, ad esempio, non può costituire una legge, a causa dell'elemento patologico. Per questo il puro in Kant, in questo caso, è l'apatico, ossia il non condizionato patologicamente. Da qui un nuovo significato alla distinzione empirico/puro.

La mia convinzione è che sia possibile tentare di leggere la maggior parte modelli di razionalità nella filosofia usando lo schema sulla razionalità di Kant. In questo senso o un tipo di ragione coincide esattamente con uno dei quattro tipi, o deriva da uno scambio (uso illegittimi, ad esempio, della ragione teoretica in ambito pratico), oppure potrebbe trattarsi di una forma mista. 




Kant   

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