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domenica 31 dicembre 2017

Realismo speculativo II



(sorgente foto: Wikipedia)



Il primo movimento emerso nella nuova filosofia continentale che adotta un metodo completamente nuovo è il realismo speculativo. I principali membri del realismo speculativo sono: Graham Harman, Quentin Meillassoux, Ray Brassier e Iain Hamilton Grant. A quanto dichiarano il movimento nasce in opposizione a quel che definiscono "correlazionismo". Dai tempi di Kant sentiamo dire che non possiamo conoscere la realtà se non in riferimento ad un soggetto che la conosce. Questa mossa ha spostato il centro dell'attenzione, secondo il realismo speculativo, dall'ontologia all'epistemologia. Con questo spostamento l'essere finisce per dipendere dal sapere e ciò che noi possiamo dire esistente dipende da ciò che noi possiamo percepire e conoscere, perciò da come è costituita la nostra mente e il nostro apparato sensoriale. Il realismo speculativo, come spiegherò meglio più avanti, sostiene che esistano ottimi motivi per credere che esista una realtà indipendente rispetto a noi e che questa sia conoscibile, mentre negare questo creerebbe molti problemi nell'ambito scientifico. Un esempio semplice: posso provare dolore senza sapere che cosa il dolore sia, dunque l'essere non dipende dal sapere. In pratica il realismo speculativo afferma l'esistenza degli oggetti come del tutto indipendenti dal soggetto, non in "correlazione" al soggetto. Forme di correlazionismo per il realismo speculativo sono il postmodernismo, l'idealismo tedesco, in parte la fenomenologia e una certa filosofia del linguaggio. Secondo l'interpretazione dei realisti speculativi il postmoderno è colui che pensa la realtà e gli oggetti che ne fanno parte come costruzioni sociali. La fenomenologia, sebbene non affermi come l'idealismo tedesco la dipendenza della realtà da come il nostro intelletto è costituito, certamente pensa sempre l'oggetto in relazione ad una coscienza.

Sebbene il movimento porti il nome di realismo speculativo, all'interno di esso le versioni del realismo sono molto differenti. Nel testo Breve storia del nuovo realismo Maurizio Ferraris distingue tre forme di realismo:

1) realismo negativo

2) realismo neutro

3) realismo positivo

Il realismo negativo è la posizione che difende lo stesso Maurizio Ferraris. Secondo questa posizione la realtà ha un carattere di inemendabilità. È facile spiegare questo con la teoria del desiderio: se desidero che la mosca che mi sta tormentando mentre studio sparisca, questo non ha nessuno effetto sulla realtà e la mosca rimane dove si trova. In pratica la realtà avrebbe un carattere di "resistenza". La resistenza non consiste in una qualità sensoriale come la solidità dell'oggetto o la sua durezza, essa è posseduta anche dal fumo o da un gas. In difesa della sua tesi Ferraris offre questo esempio: l'esperimento della ciabatta.





L'esperimento è spiegato da Ferraris in Manifesto del nuovo realismo in cinque passaggi:

1) Nella prima fase dell'esperimento Ferraris immagina un uomo che vede una ciabatta su un tappetto e chiede ad un altro uomo di passargliela, questo uomo effettivamente gliela passa. A questo punto Ferraris si chiede: se la realtà dipendesse, ad esempio, da come sono i nostri neuroni e ognuno dei due uomini dovesse averli differenti, come potrebbe avvenire il passaggio della ciabatta? Ci sono cose che dipendono dal nostro intelletto, dice Ferraris, per esempio la nostra concezione della libertà, ma non il fatto che la ciabatta è sul tappeto. Oltretutto, osserva Ferraris, non serve discutere per constatare che la ciabatta è sul tappeto.

2) Nella seconda fase dell'esperimento c'è sempre un uomo, questo uomo ha un cane addestrato. Quando l'uomo vede la ciabatta sul tappeto chiede al cane di portargli la ciabatta. Il cane esegue il comando senza esitazioni. Ferraris osserva: anche se il cane ha un cervello e una percezione molto diversa della ciabatta rispetto all'uomo, egli non trova nessun problema nel prendere la ciabatta e portarla all'uomo.

3) Nella terza fase dell'esperimento un verme entra in contatto con la ciabatta. Ferraris osserva: il verme non ha il cervello e come unico senso ha il tatto, ma quando incontra la ciabatta o ci gira intorno oppure deve salirci sopra.

4) Nella quarta fase dell'esperimento un'edera entra in contatto con la famosa ciabatta. Nel caso dell'edera, nota Ferraris, sarebbe ulteriormente assurdo pensare che la realtà dipenda dagli schemi concettuali, in quanto l'edera non ne ha affatto. Tuttavia l'edera, come il verme, deve o passare sopra la ciabatta o aggirarla, in ogni caso deve tenere conto di un ostacolo ontologicamente esistente.

5) Nella quinta fase l'uomo prende una ciabatta e la lancia contro la ciabatta sul tappeto. La sua grande mira fa sì che la seconda ciabatta sia perfettamente centrata e che quindi anche la ciabatta non ha potuto fare a meno di riconoscere l'ostacolo.

Questo esperimento potrebbe essere condotto su qualsiasi altro tipo di oggetto ed in ogni caso porterà, secondo Ferraris, alla constatazione dell'esistenza indipendente dell'oggetto stesso. Questo risultato è raggiunto da Ferraris per via negativa, ossia mostrando la realtà della "resistenza".

La seconda forma di realismo è il realismo neutro, attribuita da Ferraris a Quentin Mellassoux e Markus Gabriel. Qui parlerò solo di Markus Gabriel. I due testi fondamentali di Markus Gabriel sono: Perché non esiste il mondo e Field of sense: a new realist ontology (non ancora tradotto).





Comincio da un esempio chiaro di Markus Gabriel nel saggio Realismo neutrale: il caso dell'unicorno. Markus Gabriel parte dalla discussione di questo enunciato:

1) Non ci sono unicorni.

È normale per la gente pensare che gli unicorni non esistono, infatti nessuno ne ha mai visto uno, ne è mai stato scoperto un unicorno. Per un filosofo l'enunciato che ho scritto può essere un problema, soprattutto se questo filosofo si occupa di letteratura o di cinema. Markus Gabriel, infatti, cita un esempio: il film L'ultimo unicorno. Si tratta di un film del 1982 girato da Jules Baas e Arthur Rankin, parla delle avventure di un unicorno che ha scoperto di essere l'ultimo esemplare della sua specie. Ora possiamo formulare un enunciato di questo tipo:

2) Ci sono unicorni in L'ultimo unicorno.

Se dicessimo che non è vero, allora diremmo qualcosa che ha l'aria di essere contraddittorio (chi era quell'animale sullo schermo?). Tuttavia se ammettiamo che questa frase è corretta, allora possiamo derivare da questo quest'altro enunciato:

3) C'è almeno un unicorno.

È chiaro che 3) contraddice 1). Il problema di Gabriel deriva dal fatto che in un certo senso sono entrambe vere, ma per poter tenere conto della verità di entrambe le affermazioni bisogna pensare l'esistenza in un senso molto più relativo. Secondo Gabriel è necessario negare l'esistenza di un unico mondo o di una totalità, affinché si possa parlare di una pluralità di campi di senso rispetto ai quali si può dire se 3) è vero oppure no. Devo poter dire che in L'ultimo unicorno c'è un unicorno senza negare che sul nostro pianeta non ce ne sono affatto.

Si può leggere il discorso di Markus Gabriel come critica al pensiero del realismo interno di Hilary Putnam. Nel realismo interno di Putnam c'è una sola realtà che viene descritta dal soggetto in vari modi. In questo modo la realtà è una pasta unica, ma viene divisa dalla mente del soggetto in maniera diversa, di modo che se ci sono tre dadi su un tavolo, gli oggetti saranno sempre "N", a seconda di come quella realtà viene concepita dalla mente. Markus Gabriel ritiene che sia completamente inutile aggiungere come sostrato alle descrizioni un mondo unico a cui tutte le descrizioni si riferiscono. Tuttavia nello stesso tempo Gabriel non dice nemmeno che ci sono delle descrizioni, nel senso di modi della mente di pensare la realtà. Per comprendere la prospettiva di Gabriel conviene fare riferimento ai suoi due famosi testi (Perché non esiste il mondo e Field of sense: a new realist ontology). Markus Gabriel nega l'esistenza del mondo. Per mondo egli intende la totalità di ogni cosa. Egli afferma piuttosto la pluralità dei campi di senso. L'esistenza per Gabriel consiste nell'apparire in un campo di senso e ogni cosa appare con certe qualità, per questo appartiene ad un certo settore di oggetti piuttosto che ad un altro. Come si vede già dall'esempio dell'unicorno, Gabriel ha un modo di fare filosofia che lo avvicina molto agli analitici. Qualche volta sembra un filosofo del linguaggio. La sua ontologia gli permette di entrare in diversi problemi tipici della filosofia analitica e trovare delle soluzioni originali. Due esempi: la filosofia della letteratura si interroga sullo statuto ontologico dei personaggi dei romanzi, Gabriel direbbe che i personaggi dei romanzi esistono, l'importante è tenere presente di quale campo di senso si sta parlando quando si afferma questo; nella filosofia della percezione molti pensano che l'esperienza veridica (quando vediamo le cose come sono), l'allucinazione e l'illusione condividono qualcosa, magari la stessa fenomenologia, qui Gabriel potrebbe dire che nel caso dell'allucinazione sarebbe corretto dire che qualcuno vede qualcosa, basta tenere presente di che campo di senso si sta parlando.

Nel testo Field of sense: a new realist ontology Gabriel oppone la sua posizione a quella di Kant e Frege. La critica di Gabriel è posta sul piano del concetto di esistenza. Kant nega che l'esistenza sia una proprietà delle cose, ossia nega la posizione classica, difesa da Cartesio, secondo la quale ciò che non esiste ha "n" proprietà meno l'esistenza (n - 1). I medievali ragionavano in questo modo: un cavallo possibile ha tutte le proprietà del cavallo, ma non sarebbe possibile se avesse l'esistenza. Infatti se avesse l'esistenza sarebbe attuale. Gassendi e altri rispondevano a questa posizione affermando che quando qualcosa non esiste, semplicemente non ha nessuna proprietà, perciò l'esistenza è la condizione attraverso la quale un certo ente è con le sue proprietà. Gabriel ricerca la nozione di esistenza in Kant e deriva questo: se Kant crede che ciò che esiste non può che essere qualcosa che può essere oggetto di un esperienza possibile, ossia che noi possiamo percepire nello spazio-tempo come fenomeno esterno, essendo il mondo l'unità di tutti i fenomeni esterni, allora l'esistenza è una proprietà del mondo. Esistere, quindi, per Kant, significa "essere nel mondo". Uno dei problemi della teoria di Kant è che il mondo non è conoscibile e se tutto ciò che esiste, esiste nel mondo, allora come può esistere il mondo? Oltretutto nella teoria di Kant l'esistenza dipende sempre dal fatto che di un certo oggetto è possibile che un dato soggetto possa farne esperienza nello spazio-tempo. Con questa condizione, dice Gabriel, tutto quello che esisteva prima del sorgere della vita nell'universo non poteva esistere, visto che non poteva esserci nessun essere capace di avere esperienze nello spazio-tempo. Inoltre queste persone, gli uomini, da dove sarebbero nati? Kant certo parlava anche di cose in sé, ne affermava l'esistenza, ma che cosa intendesse davvero con quel termine non è molto chiaro e del resto ci ha detto che le cose in sé non sono conoscibili. Ad ogni modo, anche se Kant appare un monista (crede che l'esistenza sia una proprietà del mondo), secondo Gabriel, potrebbe essere letto anche in chiave pluralista (afferma l'esistenza di una pluralità di campi di esperienza spazio-temporali). Ad ogni modo Gabriel non accetterebbe nemmeno questa versione pluralista, in quanto troppo correlazionista, proprio perché fa dipendere l'esistenza dal soggetto.

Dopo Kant è la volta di Frege. Frege nega che l'esistenza sia una proprietà, perché la proprietà è una   funzione di primo livello, mentre l'esistenza di secondo. Frege pensa i concetti nei termini di funzioni, in questo modo costruisce la logica predicativa. Se voglio dire "Socrate è intelligente", nella logica predicativa uso una lettera predicativa per la proprietà (essere intelligente = I) e una costante individuale per il soggetto a cui predico la proprietà (Socrate = s), perciò scrivo: Is. Funziona esattamente come una funzione: F(x); Intelligente(Socrate). Nella logica i valori della funzione sono 1 e 0, ossia 1 se è vero, oppure 0 se è falso. Quindi  Is = 1, se Socrate è intelligente veramente. Quando quantifico, ossia quando voglio formalizzare una frase come "c'è almeno un uomo intelligente", devo usare una funzione di secondo grado. Così Frege ha espresso l'esistenza con l'esistenziale: ∃x. Posso dunque formalizzare la frase di prima così: ∃xIx. Questo si legge: esiste una x, tale che x è intelligente. Secondo Frege l'esistenza è data da un quantificatore esistenziale. Frege è un pluralista e afferma che se esiste qualcosa, questo vuol dire che un dato concetto ha almeno un elemento, altrimenti, se non ci sono elementi, non esiste nulla che abbia una certa data proprietà espressa da un concetto. Riprendendo l'esempio dell'unicorno, ora è possibile fare questa osservazione: se prendiamo un enunciato come "Esiste almeno un unicorno con i denti" (∃x(Ux ∧ Dx)), questo enunciato per la logica è falso perché il concetto dell'unicorno non ha elementi, esso è come un insieme vuoto. Un primo problema che rileva Gabriel con questa idea è che ogni cosa per esistere non deve essere semplicemente membro di un concetto qualsiasi, ma di un concetto specifico. Gabriel prende l'esempio di Arnold Schwarzenegger, il quale è stato sia attore di Hercules a New York, che governatore della California. Per questo motivo Gabriel pensa che l'esistenza non vada identificata con l'estensione. Inoltre afferma che l'esistenza non è affatto quantitativa, infatti non è la stessa cosa dire che n polli esistono e dire che ci sono n polli nella gabbia, un conto è parlare di esistenza, un altro è contare il numero di un certo tipo di enti. In più Gabriel ci dice che, ad esempio, per dire che c'è almeno un uovo, non è detto che l'uovo debba essere intero, perciò l'uno dell'esistere potrebbe non coincidere con l'uno numerico. Tutta la teoria sui numeri di Frege è basata sui numeri interi, ma cosa dire, si chiede Gabriel, di questi numeri: π o 0.5634. L'ultimo problema della teoria di Frege consiste nel fatto che Frege fa dipendere l'esistenza delle cose dall'esistenza dei concetti, perciò se non ci fossero i concetti non esisterebbe nulla.

La posizione di Markus Gabriel può essere identificata con quella che difende un'ontologia del dominio. Questa posizione si distingue principalmente da un'altra: l'adverbialismo. L'adverbialismo ontologico pensa che l'esistenza consista in differenti modalità di essere. Questa posizione può essere identificata in Heidegger, il quale si riallaccia a sua volta ad Aristotele. L'ontologia dei domini afferma che l'esistenza è sempre relativa ad uno specifico dominio. Questa forma di ontologia nega ogni forma di monismo nelle sue due forme: sia chi crede che esista un dominio dei domini; sia chi crede che ci sia un dominio più piccolo a cui tutti gli altri sono riducibili. Il problema dell'affermare un dominio dei domini consiste nel fatto che questo grande dominio non potrebbe appartenere a nessun altro dominio, non certo a qualcuno dei suoi sotto-domini. Questo fatto permette a Gabriel di rileggere Talete come un filosofo che afferma che il dominio dei domini è il dominio dell'acqua e quindi tutto è acqua, ma questo è chiaramente falso. Il dominio dei domini non potendo appartenere a nessuno dei suoi sottodomini non potrebbe essere nulla, cosa dovrebbe essere? un oggetto chimico? un insieme? un dominio, ossia elemento di se stesso? ma allora non sarebbe compreso nel dominio dei domini che sono elementi di se stessi, come nel paradosso di Russell? C'è ancora un'altra possibilità: puntare sull'elemento minimo, dire che tutto è fatto della stessa cosa, come in una teoria della fisica dove si è trovato un elemento primitivo al quale tutto si tenta di ridurre. Chiaramente Gabriel ride all'idea che qualcuno pensi davvero di averlo trovato e lo chiami Bosone di Higg. Chi sostiene l'esistenza dell'elemento minimo o fondamentale secondo Gabriel può agire in due modi: seguire una strada riduzionista, ma il riduzionismo non eliminerebbe le entità complesse, ma imporrebbe semplicemente di spiegare tutta la complessità con quel solo elemento minimo (es. quella particella); seguire una strada eliminativista, l'eliminativismo porterebbe ad eliminare le entità complesse catalogandole come "illusioni", il problema dell'eliminativismo consiste nello spiegare come sia possibile l'illusione e come si possa concepire questa come un puro nulla. Markus Gabriel conclude: il mondo non c'è, non è mai esistito, non è mai nato e non nascerà mai, ci sono solo infiniti campi di senso.

La terza forma di realismo è il realismo positivo. Il realismo positivo va attribuito al filosofo Graham Harman. Secondo Ferraris il realismo positivo afferma l'esistenza di una realtà indipendente dai soggetti, a partire dalle molteplici iterazioni tra gli oggetti in un stesso ambiente. In realtà lo stesso Ferraris condivide molto con il realismo positivo, sul quale ha scritto anche un libro: Realismo positivo. Avrebbe un senso parlare di Graham Harman, ma penso sia meglio rimandare al prossimo capitolo: all'ontologia orientata all'oggetto.

Nella prossima pubblicazione parlerò dell'ontologia orientata all'oggetto in Graham Harman.

Altri post correlati: 

La nuova filosofia continentale I 

Un commento a " perché il mondo non c'é " di Markus Gabriel, p I  

Ontologia orientata all'oggetto: Graham Harman e l'oggetto quadruplo III 

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