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sabato 27 gennaio 2018

Robert Nozick: come si fanno scelte ragionevoli V














Robert Nozick: l'utilità e la razionalità

Kant e Aristotele ci hanno insegnato due cose importanti per le azioni:  Kant ci dice che chi agisce lo fa sempre regolandosi in base ad un principio che chiama "massima"; Aristotele invece ci insegna che le azioni seguono la struttura mezzo/fine (l'etica di Aristotele: trovare i mezzi per raggiungere la felicità). Robert Nozick nel primo capitolo del libro La natura della razionalità si interessa principalmente della scoperta di Kant, ossia del fatto che esistono dei principi che guidano l'azione. Quando agiamo possiamo scegliere dei principi specifici che guidano le nostre azioni. Il principio ha natura generale, mentre i singoli casi in cui agiamo hanno chiaramente natura particolare. Il problema, quindi, per come lo presenta Nozick diventa questo: se posso ritenere valido un certo principio per i casi a, b, c, d, come posso dire che questo principio vale anche per il caso successivo e? Prima di tutto Nozick usa la distinzione della filosofia della scienza tra leggi scientifiche e le generalizzazioni accidentali. Le leggi scientifiche, a differenza delle generalizzazioni accidentali, sono valide per tutti i casi di un certo tipo. La legge della gravita, poste certe condizioni, vale sempre nella stessa forma. Kant distingue i principi pratici soggettivi o massime dai principi pratici oggettivi o leggi morali. La massima diventa legge morale solo quando vale in ogni tempo come principio di una legislazione universale. Per capire se una massima è legge Kant suggeriva di immaginarsi un mondo in cui tutti gli uomini agiscono con quella massima e pensare le conseguenze (es. se tu rubi in un mondo in cui tutti rubano, ruberanno anche a te). Se noi ci chiediamo se un certo principio sia corretto o meno in un dato caso, ossia se valga anche per "e", possiamo agire in modi diversi: possiamo basarci sulle esperienze passate; possiamo usare come principio che in casi simili valgono medesime regole. Chiaramente ognuna di queste due opzioni conosce eccezioni. Nozick afferma che, in ogni caso, quando adottiamo un principio siamo legati ad esso, in quanto non potremo agire se non in conformità con il principio, se vogliamo essere coerenti rispetto ad esso. Quando qualcuno adotta una serie di principi dovrebbe rispettarli. Il problema consiste nel distinguere uno che recita (es. dico di essere non violento, non uso di fatto violenza, ma profondamente odio il mio vicino di casa) da uno che ha realmente interiorizzato i principi (penso, agisco e sento secondo il mio principio). Chi crede veramente nei principi che adotta non può che crederli veri e giusti, altrimenti non li seguirebbe affatto. Ad ogni modo i principi determinano una condotta (es. sono ecologista, faccio campagna di sensibilità per l'ambiente, non butto rifiuti per terra, anzi faccio volontariato per pulire i boschi). In questo senso una lista di principi definisce noi stessi e il nostro carattere.

Nello studio della razionalità relativa alle azioni Nozick cita il famoso grafico di George Ainslie. Nel grafico troviamo due funzioni. Le quantità di riferimento sono l'utilità per le ordinate (y) e il tempo per le ascisse (x). Le due funzioni si incontrano in un punto, un punto di svolta cruciale. Il soggetto si trova in questa situazione: deve decidere se avere un guadagno a breve termine, ma più basso, oppure un guadagno a lungo termine, ma decisamente più alto. Secondo Nozick questo consiste in un caso di tentazione. La figura è questa sotto:


Nozick divide il grafico in tre periodi (A, B, C). Il tragitto temporale completo è dato dal periodo AC. La parte A non crea problemi, ma quando avviene l'incrocio tra le funzioni, in quel momento il soggetto deve decidere. Si può sostenere, ma su questo Nozick dice che è discutibile, che il soggetto si dia un principio nell'intervallo B, principio che serve per la decisione. Passato l'intervallo B è chiaro che il soggetto scegliere l'alto guadagno nel lungo periodo e non il contrario, ma fino a quel momento esiste la tentazione di scegliere un guadagno a breve termine. Un esempio di Nozick: non fare spuntini tra un pasto e l'altro. Ogni volta che mi trovo tra un pasto e un altro sarò tentato dall'idea di fare lo spuntino, ossia di avere il guadagno a breve termine e soddisfare subito il mio desiderio di cibo. Cedere alla tentazione significa contravvenire al principio. Cedere una volta apre la possibilità per cedere altre e infinite volte, dunque far crollare completamente il principio.

Credo che l'uso delle funzioni per lo studio delle decisioni e delle azioni in filosofia possa essere molto utile. Per questo motivo mi sono cimentato anch'io nel costruire delle funzioni. Le mie funzioni sono due e seguono queste formule: y = x2 - 10; y' = 10 - x2.. Come vedete sono una l'opposto dell'altra. La mia idea è questa: per chi non crede nel bene assoluto, ossia per chi crede che il bene e il male sono relativi, ci saranno beni maggiori di altri e mali maggiori di altri; i beni e i mali possono implicarsi a vicenda, ma in modi diversi; una serie di beni minori possono portare un male maggiore, mentre una serie di mali minori possono portare un bene maggiore. Se qui provvisoriamente intendiamo per bene il piacere e lo indichiamo con numeri naturali positivi e intendiamo per male il dispiacere, indicandolo con numeri naturali negativi, possiamo costruire due funzioni con i seguenti punti:













Queste saranno le due funzioni:

















Le due funzioni sono completamente contrarie. La prima rappresenta il caso in cui a una serie di mali minori a breve termine corrisponde un bene maggiore a lungo termine, la seconda rappresenta il caso in cui a una serie di beni minori a breve termine corrisponde un male maggiore a lungo termine. La prima funzione è tipica del soggetto che si è messo in dieta e nel presente fa molte rinunce per ottenere un grande risultato nel futuro. La seconda funzione è tipica del soggetto che abusa di alcool o di tabacco, che gode di piccoli piaceri momentanei, per poi avere conseguenze più gravi nel lungo periodo. Tutti quei filosofi più relativisti sul bene e il male, come Spinoza o Hume, parlavano di maggiore e minore all'interno del bene e del male. Tuttavia scegliere tra un bene maggiore e un bene minore non è difficile, così come non lo è scegliere tra un male maggiore e un male minore. È più complesso scegliere nei casi misti dove si deve scegliere tra piaceri immediati che causano mali futuri e dispiaceri temporanei che posso portare beni futuri. 

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