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martedì 27 febbraio 2018

La natura della ragione strumentale VI
















La Critica della ragion pura e la Critica della ragion pratica di Kant differiscono essenzialmente per un fattore. Nella Critica della ragion pura Kant pensa la ragione come uno strumento. Egli pensa la ragione come un compasso e dice che la ragione ha un campo limitato di applicazione perché la si usa per studiare solo ciò è esperibile, ma non può essere usata al di fuori di questo campo perché sarebbe come usare un compasso, non per fare cerchi, ma linee; nella Critica della ragion pratica la ragione non è uno strumento, ma è un soggetto. È il soggetto ad essere razionale in quanto portatore della legge morale. Nella Critica della ragion pura esiste il soggetto (l'io penso), ma è semplicemente una funzione logica, ciò che accompagna e unisce le varie rappresentazioni, altrimenti avremmo uno stato di schizofrenia con rappresentazioni voltanti ovunque. L'io penso è fenomeno, diversamente dal soggetto morale che è noumenico. Quindi per Kant la ragione strumentale ha soltanto un uso teoretico, non pratico. Spesso si dice che la ragione strumentale funziona secondo la logica mezzi/fini. Nella Critica della ragion pratica Kant smonta questa logica facendo del dovere un fine in se stesso. Secondo Kant usare la ragione strumentale per le azioni vorrebbe dire confondere la ragione teoretica con quella pratica, o usare la ragione teoretica in ambito pratico. Cercherò comunque qui di parlare della ragione strumentale e della ragione calcolante tentando di mostrare cosa ne hanno detto i vari filosofi, analitici e continentali. Mentre i continentali condannano completamente la ragione strumentale, soprattutto dopo l'esperienza del nazismo, negli analitici la critica non è così forte, ma certamente, anche loro, ammettono l'esistenza di tipi di razionalità migliori. Possiamo immaginare una ragione strumentale e calcolante come una ragione che cerca i mezzi per raggiungere un dato fine. Usando un calcolo, emette un risultato su quale sia il metodo migliore per arrivare al fine. Se il fine è diventare ricco, la ragione ci dice quale è il mezzo migliore, ma di che mezzo si tratta? Sotto certi aspetti si può dire che il capitalista che sfrutta il lavoratore per profitto sia razionale, nel senso che usa un metodo efficace per guadagnare di più, ma dal punto di vista del fatto che i lavoratori malati lavorano male, che quelli licenziati aumentano la massa dei disoccupati e che questi agiranno prima o poi contro il capitalista, la sua azione appare completamente irrazionale. Tutto dipende da quante informazioni includiamo nel calcolo. Molte delle nostre azioni sono completamente irrazionali dal punto di vista dell'ambiente-mondo che stiamo danneggiando (da questo punto di vista non è più razionale disboscare un bosco per piantare olio di palma, in quanto l'olio di palma costa meno). Nella mia analisi prenderò in considerazione principalmente tre autori: Hubert Dreyfus; Robert Nozick; Max Horkheimer.

a) Dreyfus: la ragione calcolante

Hubert Dreyfus è uno dei maggiori filosofi analitici sul tema dell'intelligenza artificiale. Nei suoi studi sull'intelligenza artificiale si è impegnato a dimostrare che la ragione umana è diversa dalla ragione della macchina e che ci sono cose che la macchina ancora non è in grado di fare, ma l'uomo sì. La ragione calcolante, puramente logico-aritmetica, è tipica dell'intelligenza artificiale e dei computer, ma la ragione umana è molto più di tutto questo. Secondo Dreyfus quel modello di razionalità a cui si rifanno chi programma e progetta macchine intelligenti non è altro che il modello di razionalità a cui si rifaceva lo stesso Socrate. Socrate, secondo Dreyfus, interrogava le persone che venivano considerate esperte nella sua società (es. i sofisti) e cercava di capire da loro quali fossero le regole che adottavano per pensare e per ragionare. La classica domanda socratica, ossia "che cos'è x?", è una domanda che chiede dei criteri sulla base dei quali un soggetto applica un concetto in un determinato caso. Ad esempio: se affermi che il soldato che non scappa di fronte al pericolo è coraggioso, sulla base di quale nozione di coraggio lo affermi? Il soggetto ha appreso delle regole e le mette in pratica, quando viene interrogato da Socrate, Socrate gli chiede delle regole che usa, ma il soggetto non le ricorda o non è in grado di rispondere. Mentre il soggetto sembra facilmente trovare casi di applicazione del suo concetto, egli sembra aver perso la regola. Il discorso regola/caso è il tipo di ragionamento che l'intelligenza artificiale usa e che è stato pensato in particolare dall'informatico Edward Feigenbaum, citato spesso da Dreyfus. La macchina intelligente segue un tipo di ragionamento deduttivo ed è programmata a seguire determinate regole. Esempio di Dreyfus: il gioco degli scacchi. La macchina viene programmata di modo tale che possieda tutta la conoscenza delle regole che adottano i campioni mondiali di scacchi. Ad ogni mossa è in grado di controbattere con una contromossa adeguata sulla base delle informazioni che possiede. L'essere umano funziona in modo diverso. L'uomo certamente impara prima le regole, le mette in pratica diverse volte per prendere confidenza, ma ad un certo punto riesce a eseguire tutto automaticamente senza nemmeno doversi ricordare più delle regole che usa. Un uomo che sta imparando una lingua come l'inglese dovrà prima di tutto apprendere le regole della grammatica e una buona dose di vocaboli. Mano a mano che farà pratica nel parlare, nello scrivere e nel leggere, non avrà più bisogno delle vecchie regole perché tutto gli viene automatico. L'esperto umano, afferma Dreyfus, non comprende le regole solo alla lettera, ma ne comprende lo spirito e sa quando è necessario rompere con certe regole. L'esperto umano degli scacchi non ragiona necessariamente usando inferenze, quindi usando un metodo puramente logico-matematico, ma è capace di servirsi di un sapere intuitivo, una volta che ha metabolizzato molto le regole che ha appreso precedentemente. È vero, tuttavia, che il campione degli scacchi del mondo è stato battuto da un computer, il famoso computer Deep Blue della IBM. Bisogna tenere conto, però, che questi computer sono programmati per seguire un vastissimo numero di regole prese proprio da quelle che seguono i vari campioni a livello mondiale.

b) Nozick: la ragione strumentale come primo livello di razionalità

Robert Nozick scrive sulla ragione strumentale nel quinto capitolo di La natura della razionalità. Robert Nozick vede nella ragione strumentale un livello base della ragione, ma è convinto che la razionalità non si riduca alla ragione strumentale. La ragione strumentale segue lo schema mezzo/fine. Per ogni obbiettivo da raggiungere esiste un modo per realizzarlo e per farlo nel miglior modo possibile. Trovare questo mezzo è lo scopo della ragione strumentale. Nozick si chiede come venga giustificata l'esistenza di una ragione strumentale e risponde in questo modo: perché è lo strumento migliore per raggiungere i propri obbiettivi e realizzare il proprio desiderio. La ragione strumentale trova mezzi per realizzare fini, ossia comprende in che modo ottenere certi risultati. Tuttavia essa stessa diventa un mezzo. Se il voler realizzare un obbiettivo dipende dal mio desiderio e come mezzo per capire come posso realizzare l'obbiettivo uso la ragione strumentale, allora la ragione strumentale diventa un mezzo del desiderio. Il fatto che la ragione strumentale persegua come fine quello di massimizzare l'utilità con il raggiungimento di un dato obbiettivo, sapendo che l'utilità non potrà mai essere determinata a priori, ma solo a posteriori, ne segue che la ragione strumentale rimane empirica. Da quanto detto si possono dedurre due cose: che la ragione pratica pura di Kant che persegue l'obbedienza alla legge morale come fine in se stesso non è una ragione strumentale, in quanto non fa del dovere un mezzo per qualcos'altro; che la ragione pura teoretica non è una ragione strumentale in questo senso, perché non è empirica, ossia la sua conoscenza riguarda i giudizi a priori. Questo significa anche che la ragione pratica empirica può avere un uso strumentale come mezzo per la soddisfazione del desiderio. Per Nozick questa ragione strumentale usa anche dei principi e segue il calcolo, per esempio il calcolo della probabilità che è alla base di simili ragionamenti. Tuttavia, come dice Heidegger per gli strumenti, la ragione strumentale è una nostra protesi, così come il martello, in quanto strumento, può essere visto come estensione del braccio.

Detto questo Nozick riflette su ciò che consideriamo razionale e prende in considerazione la famosa affermazione di David Hume:

«Non è contrario alla ragione che io preferisca la distruzione del mondo intero piuttosto che graffiarmi un dito; né è contrario alla ragione che io scelga la mia completa rovina per risparmiare il più piccolo dolore ad un indiano o a una persona che mi è del tutto sconosciuta.» (Hume, David, Trattato sulla natura umana, Laterza, Bari, 2010, p.437)

Secondo Hume la ragione da sola non è in grado determinare la volontà (contrariamente a quello che afferma Kant) e la ragione non si oppone all'elemento patologico, ossia alla passione. Siccome la ragione non produce atti, la dimostrazione infatti non giuda le azioni, ma al massimo ci dice qualcosa di utile sui giudizi di causa/effetto, la ragione non può nemmeno impedire l'azione. Hume pensa che l'agire umano dipenda piuttosto dalle passioni. La ragione, al contrario di quel che si pensa, è soggetta alle passioni. In effetti la ragione strumentale non comanda il desiderio, ma ne è comandata e allo stesso modo sarà influenzata dalle emozioni. Secondo Hume la ragione umana può dichiarare una passione irragionevole solo in due casi: quando è stata fatta una supposizione falsa, ossia quando la passione si basa su oggetti che non esistono; quando i mezzi sono insufficienti allo scopo, ossia quando sono insufficienti per risvegliare una passione e ci inganniamo sulle cause e sugli effetti che scegliamo. Il problema proposto che io ho citato di Hume riguarda la questione delle preferenze. Hume afferma che è la passione che guida l'azione e la passione è contraria alla ragione solo nei due casi che ho descritto. È per questo che Hume afferma che non è contrario alla ragione preferire la distruzione del mondo piuttosto che grattarsi un dito. Quel che ci insegna l'affermazione di Hume, sostiene Nozick, è che non basta dire "no, non è vero, è meglio grattarsi il dito", bisogna fornire delle motivazioni, avere dei criteri per le proprie preferenze. Nozick spiega che oggi il problema di Hume viene studiato attraverso la teoria dei giochi di von Neumann–Morgenstern e parte da questa teoria per proseguire le sue riflessioni. Ci sono determinate condizioni che una preferenza deve soddisfare affinché si possa considerare razionale. Queste condizioni possono essere proprio quelle descritte nella teoria dei giochi di von Neumann–Morgenstern. Qui, osserva Nozick, il soggetto deve preferire soddisfare certe condizioni piuttosto che non soddisfarle, ma questa costituisce una condizione in più. Nella lettura di Nozick Hume sta dicendo che ogni tipo di preferenza è ugualmente razionale. Nozick non è d'accordo con questa conclusione. Egli afferma che ogni preferenza prima di tutto ha una serie di presupposti: bisogna essere vivi; avere la capacità di conoscere e valutare le alternative; essere capaci di scegliere e di effettuare una scelta dato un certo numero di alternative. Giustamente Nozick afferma che preferire di essere morto può essere razionale solo se dietro sono poste delle ragioni. In assenza di queste, questa preferenza è chiaramente irrazionale. Un'altra condizione importante per Nozick è che il desiderio sia realizzabile. Solo un desiderio coerente e realizzabile è veramente un desiderio razionale. Quando un uomo desidera cose che non potrà mai ottenere, prima o poi smetterà di desiderarle e punterà su altro. Gli obbiettivi li deriviamo da una nostra matrice di preferenze e possiamo considerare un certo desiderio razionale, secondo Nozick, solamente se esiste un processo razionale attraverso il quale realizzare un dato desiderio. È la ragione strumentale a cercare di capire quale sia il migliore piano per realizzare il nostro desiderio.

c) Max Horkheimer: la ragione strumentale nel tramonto dell'occidente

Max Horkheimer, membro della scuola di Francorforte, ha scritto un famoso libro sul tema della ragione strumentale: Eclisse della ragione. Il primo capitolo si intitola simbolicamente Mezzi e fini e incomincia con la descrizione di ciò che Horkheimer chiama ragione soggettiva. Questo tipo di ragione possiede la facoltà della classificazione dell'inferenza e della deduzione. La ragione ridotta a maccanismo. Questa ragione, afferma Horkheimer, si interessa solamente della relazione mezzi/fini, ossia tenta di trovare i mezzi adeguati per determinati fini, ma non si chiede se i fini siano realmente razionali. Così, afferma Horkheimer, per la ragione soggettiva, quella che qui io chiamo ragione strumentale, non ci sono fini che siano di valore per se stessi, ma ci sono invece soltanto fini che sono valutati sulla base dei guadagni che ci possono portare. Dati certi fini, come ho detto per la ragione strumentale, la ragione soggettiva calcola le probabilità, ci spiega quali siano i mezzi migliori, senza, appunto, chiedersi se il fine sia razionale o meno. L'opposto della ragione soggettiva è la ragione oggettiva, ossia una ragione che si interroga su come determinare i fini da seguire e non semplicemente come raggiungerli. Questa ragione concerne l'universale e non il calcolo soggettivo e formale. La ragione oggettiva costituisce la scoperta dell'essere e dell'ordine universale. La ragione soggettiva, invece, rimane egoista, un semplice strumento per la concretizzazione del proprio personale benessere. La ragione formale è calcolante: non pensa che la libertà e la giustizia siano buone in sé e che l'oppressione sia completamente inutile e dannosa. Per la ragione soggettiva dire che la giustizia è un bene in sé, osserva Horkheimer, è come dire che il rosso è meglio del blu. Se la schiavitù è vantaggiosa, per la ragione strumentale non è un problema la schiavitù, anzi, è una risorsa. Dire che la dittatura è cattiva solo per quelli che non ne beneficiano è un enunciato che non crea nessun problema per la ragione soggettiva, ma se ci fossero dei valori, cosa che mancano, se la dittatura fosse considerata un male in sé, allora quell'enunciato creerebbe certo molti problemi. Nella ragione soggettiva non ci sono verità oggettive: tutto è relativo. Un calcolo dà un certo risultato in base ai numeri che sostituiamo alle variabili, ma tutto dipende da fattori variabili. La ragione soggettiva partecipa di un rovesciamento, un rovesciamento che Horkheimer ritrova in Peirce. Peirce sostiene che le nostre aspettative sono soddisfatte non perché le nostre idee sono vere, ma le nostre idee sono vere perché le nostre aspettative sono soddisfatte o le nostre azioni hanno portato risultati. La ragione soggettiva è una ragione scientifica, nel senso della classificazione, della verificazione e della sperimentazione da laboratorio. Questa immagine della razionalità ci è consegnata direttamente dal positivismo. La ragione strumentale è diventata presto il modello della società e del mercato. Comprendere quali sono i mezzi che ci permettono di ottenere il massimo guadagno e profitto è chiaramente uno dei problemi dell'uomo nell'economia capitalista, perciò la ragione strumentale è uno strumento che torna molto utile in un sistema di questo tipo. La ragione strumentale non è solo un mezzo, ma trasforma le altre cose in mezzi, considera cioè le altre cose come mezzi da usare per un fine. Per esempio considera la natura come mezzo per l'industria e l'industria come mezzo per la produzione, la produzione come mezzo per fabbricare merci e vederle per fare soldi. Non ci sono più cose che hanno un valore in sé e in quanto tali, ma solo cose che valgono perché ci servono ad un determinato scopo, sia esso razionale o meno. Ho detto che la ragione strumentale è empirica perché i suoi giudizi non possono che essere a posteriori, ma la ragione strumentale è anche pura, nella misura in cui è completamente fredda. La mancanza di empatia in chi fa uso della semplice ragione strumentale è uno dei tratti messi in evidenza dallo stesso Adorno nella sua analisi del nazismo. Non è detto che la ragione soggettiva non si possa conciliare con quella oggettiva, i problemi cominciano quando la prima vuole dominare la seconda o quando la prima incomincia a prendere una strada sua indipendentemente dalla seconda.




In conclusione la ragione strumentale rappresenta il livello più primitivo della razionalità. La ragione strumentale non è soggetto, anche se è soggettiva, nella misura in cui diventa strumento dell'ego per il suo personale soddisfacimento. È un modello di razionalità calcolante che si basa principalmente sulla probabilità. La ragione dei computer, se i computer hanno mai una ragione, non può che essere questa. La ragione strumentale segue la logica mezzi/fini, ma si interessa esclusivamente della razionalità dei mezzi e non di quella dei fini. Cerca il mezzo migliore per ottenere il risultato desiderato. La ragione strumentale dunque diventa serva del desiderio, il quale la usa semplicemente come strumento. La ragione strumentale investiga i mezzi, ma è essa stessa un mezzo per qualcosa e trasforma tutto in mezzo per qualcos'altro. Riguardando la realizzazione di fini pratici essa è empirica, dal momento che non si può determinare un risultato a priori, visto che tutto dipenderà da diversi fattori come la situazione, le nostre capacità e così via. Nello stesso tempo la ragione strumentale è pura, nel senso di fredda. 

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