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sabato 10 febbraio 2018

Levi Bryant: la rivoluzione nel trascentale di Roy Bhaskar III b1







b) Levi Bryant: ontologia orientata alle macchine



1 Cambiamento di paradigma in Levi Bryant: il trascendentale di Roy Bhaskar all'interno del rapporto tra ontologia ed epistemologia







Levi Bryant è l'inventore del termine ontologia orientata all'oggetto(O.O.O.). Anche Bryant, come Graham Harmann, è un filosofo americano e un realista speculativo. La sua formazione è in filosofia, ma anche in psicoanalisi di stampo lacaniano. Come Harman possiede un blog (larval subjects) che potete trovare a questa pagina. Si interessa in particolare di Deleuze, Lacan e Žižek. Ha scritto tre testi: Difference and Givenness: Deleuze's transcendental empiricism and the ontology of immanence; The domocracy of objects; Onto-Cartography: an ontology of machines and media. È mia intenzione incominciare un'analisi del testo The domocracy of objects, che rappresenta lo scritto all'interno del quale Bryant presenta la sua forma di ontologia orientata all'oggetto.



Quando usiamo la parola "oggetto", nota Bryant, gli associamo spesso la parola "soggetto" come suo opposto. La sfida dell'ontologia orientata all'oggetto consiste nell'eliminare completamente questa distinzione, ossia considerare anche il soggetto come un oggetto. Eliminando questa distinzione si estende l'uso della categoria di oggetto. Dire, al contrario, che l'oggetto è l'opposto del soggetto, significa pensare l'oggetto in relazione al soggetto. L'immagine classica dell'oggetto funziona proprio così. Secondo quell'immagine il soggetto intrattiene una relazione privilegiata con l'oggetto che noi chiamiamo solitamente "esperienza". Tra il soggetto e l'oggetto sta la rappresentazione come immagine mentale del soggetto dell'oggetto. Di solito si dice che chi crede che quell'immagine corrisponda all'oggetto esterno così come è, è un realista, magari un realista diretto, mentre chi crede che la rappresentazione sia una costruzione mentale e dipenda da come il soggetto è fatto, è un idealista. Tuttavia, nel caso di Bryant, che è un realista speculativo, la realtà non è solo l'oggetto della percezione e gli oggetti non si riducono alle manifestazioni locali che di volta in volta si danno nel campo dell'esperienza. L'oggetto è molto più di tutto questo e il realismo, in un certo senso, è aumentato. Per prima cosa, come molti filosofi continentali oggi, Levi Bryant distingue l'epistemologia dall'ontologia. È importante distinguere l'essere dell'oggetto da ciò che noi sappiamo dell'oggetto. L'essere dell'oggetto riguarda l'ontologia, mentre ciò che sappiamo dell'oggetto riguarda l'epistemologia. Il testo di Bryant ha come oggetto l'ontologia, perciò si rivolge all'essere dell'oggetto. L'oggetto non è inteso come ciò che è dato ai sensi, altrimenti si ricadrebbe nella logica delle teorie dell'accesso. Nelle teorie dell'accesso l'oggetto è conoscibile ed è in quanto il soggetto ne ha accesso, ma non possiamo dire nulla di ciò a cui non abbiamo accesso. Quel che cerca Bryant è un oggetto senza soggetto. Bryant si riferisce a collettivi, poiché concepisce l'oggetto come una molteplicità che non si dissolve in una totalità, allo stesso modo di Deleuze. Inoltre Bryant afferma che la differenza tra l'uomo e gli altri oggetti non sta nella specie, ma nel grado.

Ho detto che uno dei problemi che viene spesso posto dai realisti speculativi consiste nel ripensare il rapporto tra l'epistemologia e l'ontologia. Questo accade perché in passato alcuni filosofi hanno concepito l'essere delle cose come dipendente dalle nostre facoltà cognitive, di modo tale che se vogliamo sapere come è possibile la conoscenza degli oggetti, dobbiamo chiederci come siamo fatti noi per percepire e pensare gli oggetti in un certo modo. Questo modo di pensare ha un'origine ben precisa: la rivoluzione copernicana di Kant. In questi termini Kant pensa il trascendentale. Con il termine trascendentale si intendono le condizioni di possibilità. In questo caso Kant afferma che le condizioni di possibilità della conoscenza dell'ente, ossia le condizioni di possibilità della scienza, vanno ricercate nel mondo in cui il soggetto è costituito. In particolare il riferimento di Kant va alle forme a priori della sensibilità (spazio e tempo) e alle categorie dell'intelletto. Il realista speculativo rompe con l'idea correlazionista kantiana secondo la quale l'oggetto può essere conosciuto solo in quanto in relazione ad un soggetto. Perciò i realisti speculativi rompono con il trascendentale kantiano, ma non con il trascendentale in generale. Oggi il problema più grosso nella filosofia continentale consiste nel ripensare il trascendentale. Nel passato più recente Derrida, Deleuze e Foucault si erano già cimentati nell'impresa. Bryant ha scritto un importante libro sul tema del trascendentale in Deleuze (Difference and Givenness: Deleuze's transcendental empiricism and the ontology of immanence), tuttavia Bryant trova un'alternativa al trascendentale kantiano nell'epistemologo Roy Bhaskar. Non è il primo a far riferimento a questo filosofo, è già stato citato in un testo da Manuel De Landa (A new philosophy of society). Lo scritto di riferimento, per quanto riguarda Bhaskar, è A realist theory of science. Perché Bhaskar? perché è un realista e perché ha cambiato completamente il paradigma nel trascendentale. Lui non si chiede come dobbiamo essere fatti noi uomini affinché sia possibile la scienza, ma come deve essere fatto il mondo. Definendo "transitiva" la conoscenza riguardo a ciò che dipende dall'esistenza dell'uomo e "intransitiva" la conoscenza riguardo oggetti che non dipendono per la loro esistenza dall'esistenza dell'uomo, Bryant afferma che per Bhaskar è l'esistenza di oggetti intransitivi che rende possibile la scienza. Gli oggetti transitivi della conoscenza per Bhaskar sono gli oggetti artificiali come le macchine, che sono state costruite e dipendono dall'uomo. Poi ci sono oggetti intransitivi che sono tali, proprio perché non dipendono dall'uomo. Esempio di Bhaskar: Darwin scopre il processo dell'evoluzione attraverso i meccanismi della selezione naturale; questi processi non sono prodotti dall'uomo o da Darwin, ma hanno un'esistenza che precede l'uomo e Darwin. Non è la stessa cosa del computer, in quanto il computer è stato pensato e progettato dall'uomo. Bhaskar, dunque, ammette l'esistenza di oggetti intransitivi senza la scienza, ma non si può immaginare la scienza senza oggetti intransitivi. L'ontologia in Bhaskar ha come oggetto gli oggetti intransitivi e deve rispondere alla domanda trascendentale: come deve essere fatto il mondo perché la scienza sia possibile? Solo studiando questo tipo di oggetti è possibile rispondere a questa domanda e a un'altra: come deve essere fatta la scienza, di modo che possiamo conoscere questi oggetti intransitivi? Il realismo trascendentale, posizione a cui si richiama Bhaskar, sostiene che la scienza presuppone l'esistenza di oggetti transitivi a partire dai continui mutamenti nella scienza stessa. La terra era oggetto di indagine sia di Tolomeo che di Copernico e Keplero. Questi astronomi, tuttavia, sono molto diversi, ma ci deve essere un oggetto intransitivo comune, in questo caso il pianeta terra, che sia l'oggetto comune di studio. Se è possibile la scienza, questo dipende da come è fatto il mondo, ma l'essere del mondo in un modo o nell'altro è del tutto contingente. Gli oggetti intransitivi di Bhaskar sono delle strutture che hanno la caratteristica di essere spesso fuori di fase (out of phase) rispetto ai pattern degli eventi. Bhaskar si rifà anche al pensiero di Eraclito e osserva che quanti temono il pensiero di Eraclito perché lo accusano di avere come conseguenza l'impossibilità della conoscenza, visto che, secondo Eraclito, tutto muta e non c'è niente che permanga, si sbagliano, in quanto Eraclito non negava l'esistenza di strutture che rimangono identiche nelle cose. Questi oggetti intransitivi sono strutture che possono essere attive o meno e quando sono attive producono eventi.

 

Una posizione molto diversa da quella del realismo speculativo è la posizione empirista, infatti molti empiristi tendono all'idealismo (es. Berkeley). Normalmente la posizione empirica è oggetto di critica da parte degli ontologi orientati all'oggetto perché l'empirista riduce l'oggetto alle sensazioni e alle impressioni. Nel caso di Bryant il problema è più grosso: l'empirista riduce la realtà all'empirico, ossia a tutto ciò che è sensibile. Inoltre l'empirista ha una visione atomistica della realtà e pensa il fenomeno della causalità come una costante congiunzione di eventi ed impressioni nell'esperienza. In questo modo, come ha notato Graham Harman, l'empirista tende a connettere il problema della causalità a quello dell'abitudine (es. Hume) e perciò a far passare la causalità per l'uomo. L'uomo diventa una condizione per la sussistenza degli eventi causali. Infatti senza l'uomo non ci sarebbe esperienza alcuna, tanto meno la costante congiunzione di eventi nell'esperienza. Tuttavia, che la causalità non dipenda dall'uomo è un requisito necessario per la scienza. Secondo Bhaskar la congiunzione costante di eventi è un'eccezione piuttosto che una regola. In questo senso Bhaskar distingue i sistemi chiusi dai sistemi aperti. Un sistema chiuso è un sistema dove si ottengono congiunzioni costanti di eventi. Un sistema aperto è un sistema dove il potere dell'oggetto non è attivo o è nascosto dall'intervento di altre cause. Quest'ultimo tipo di sistemi, secondo Bhaskar, sono i più frequenti. Il regno del Reale secondo Roy Bhaskar contiene molto di più delle semplici impressioni. Il Reale prevede almeno altri due elementi: gli eventi e i meccanismi generativi. Baskar usa una tabella di questo tipo:


Empirico
Attuale
Reale
Impressioni
X
X
X
Eventi

X
X
Meccanismi


X

Tre regni: l'empirico; l'attuale; il reale. La realtà o il reale comprende tutti e tre i tipi di entità (impressioni, eventi, meccanismi). L'attuale comprende gli eventi e le impressioni. L'empirico, invece, riguarda solo le impressioni. Si capisce ora il problema dell'empirista: che cosa può essere la causalità dal punto di vista di crede che il reale si riduce all'empirico? La causalità in quel caso non può che riguardare le impressioni. Nella teoria di Bhaskar, come vedremo, sono i meccanismi che rendono possibile la causalità. I meccanismi sono tendenze o potenzialità che possono essere esercitate dagli oggetti.

A questi argomenti a favore del realismo Bryant oppone tre obiezioni che immagina potrebbero venir facilmente in mente al correlazionista e risponde a ciascuna di esse. Le obiezioni sono le seguenti:

1) Se pretendo di sapere qualcosa degli enti prima di poterli conoscere, per esempio affermo l'esistenza di enti indipendentemente dalla conoscenza e la mente umana, allora affermo di conoscere ancora prima di conoscere.

2) Quando affermo che gli enti esisterebbero anche se l'uomo non fosse, io immagino un mondo senza l'uomo. Tuttavia non posso immaginare un mondo senza l'uomo senza immaginare me stesso in quel mondo, o immaginare me stesso che immagino il mondo senza l'uomo.

3) Quando penso che gli enti di questo mondo non dipendono per l'esistenza dalla mia esistenza, ogni volta che lo penso devo pensare anche a me stesso in quanto lo penso e perciò non posso fare a meno di porre me stesso in quanto pensante.

La prima obiezione cade con la distinzione delineata da Bryant tra l'ontologia e l'epistemologia. Come ha detto Bhaskar: perché la scienza sia possibile devono esistere degli oggetti intransitivi. La terra di cui parlava Telomeo è la stessa di Copernico, nonostante il fatto che entrambi la descrivano in modi diversi. Non sarebbe nemmeno possibile l'astronomia se non esistessero oggetti intransitivi come i pianeti e le stelle. L'esistenza dei pianeti e delle stelle chiaramente precede quella dell'uomo, non dipende dalla nascita di un campo scientifico come l'astronomia. L'ontologia, sostiene Levi Bryant, non dice quali oggetti esistono, ma che degli oggetti esistono. Alla seconda obiezione Levi Bryant risponde seguendo la linea di pensiero di Quentin Meillassoux. Meillassoux afferma che se non fosse possibile pensare il mondo senza l'uomo, allora pensare l'estinzione del genere umano sarebbe impossibile. Eppure l'estinzione rimane un fatto possibile. Se dicessimo che pensarci morti significa ancora porre noi come vivi, come esistenti, in quanto pensanti, allora pensare la morte è impossibile oppure siamo immortali. Secondo Meillassoux il totale annichilimento deve essere pensabile per il semplice fatto che è possibile. La terza obiezione riguarda il carattere riflessivo del pensiero, carattere che viene posto come assoluto dal correlazionista. Il correlazionista qui afferma che ogni pensiero è riflessivo. Bryant ammette l'esistenza di pensieri riflessivi, ma non estende questo a tutti i pensieri, in quanto questo porterebbe ad un regresso all'infinito. Infatti se ogni pensiero fosse riflessivo, questo significherebbe che ogni volta che penso a qualcosa devo pensare a me stesso in quanto la penso, ma poi devo pensare al fatto che sto pensando che sto pensando a una certa cosa e così via.

L'obbiettivo della critica del realismo è una certa posizione che Roy Bhaskar chiama "attualismo" e che potrebbe essere anche identificata con l'empirismo. L'attualismo rimanda necessariamente al correlazionismo in quanto pensa come esistente solo la realtà attuale, ma la realtà attuale è la realtà così come è data ad un soggetto, in quanto il soggetto la percepisce. Al contrario il realismo trascendentale di Bhaskar afferma l'esistenza non solo dell'empirico o delle impressioni, ma anche di eventi e soprattutto meccanismi generativi negli oggetti. Questa ultima componente sarà identificata da Levi Bryant con il virtuale. La fallacia dell'empirismo e del correlazionismo è particolarmente evidente nel caso della causalità. Se lancio un martello contro una finestra e la finestra si rompe, secondo Hume io collego con la mia mente i due eventi. In Hume la connessione non è necessaria, ma semplicemente probabilistica. Hume afferma che la causalità è fondata sulla costante congiunzione degli eventi e questa dipende dall'abitudine. Da questo Hume giunge alla conclusione scettica secondo la quale immaginiamo che le attuali leggi della fisica varranno in avvenire semplicemente perché siamo abituati a vedere che le cose vanno in quel modo, piuttosto che in un altro. Per risolvere questo problema Kant introduce la nozione di a priori, affermando che la conoscenza non può basarsi solo sul dato empirico, ma deve essere determinata anche dal concetto. La causalità diventa una delle categorie dell'intelletto ed è grazie a questa che possiamo conoscere connessioni causali che possano essere dette universali e necessarie. Il problema di Hume e Kant è che la causalità ora dipende dall'esistenza dell'uomo. In particolare in Kant la causalità dipende da come l'intelletto umano è fatto. Il realista speculativo cerca di uscire da questo inghippo, il quale non gioca a vantaggio della scienza. Nel caso di Levi Bryant la strategia è la seguente: affermare l'esistenza di meccanismi generativi negli oggetti che rendano possibili le relazioni causali. In questo modo Bryant si impegna nel sostenere l'esistenza del virtuale nella sostanza. In sintesi il realismo speculativo sostiene l'esistenza degli enti come indipendente dai soggetti, pur continuando ad essere consapevole della diversa percezione del mondo da parte dei soggetti. La rana e l'ameba, per prendere l'esempio di Bryant, hanno una percezione completamente diversa del mondo. Per la rana l'ameba è un essere troppo piccolo per significare qualcosa a lei, tuttavia esiste un ambiente in cui sono presenti entrambi questi esseri e nessuno dei due è dipendente, per quanto concerne l'esistenza, dall'esistenza dell'altro.


Nel prossimo articolo parlerò più dettagliatamente del virtuale in Levi Bryant, di come Bryant pensi il virtuale nell'oggetto e della vicinanza della teoria di Bryant a quella di Manuel De Landa. 

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