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mercoledì 28 marzo 2018

Dai libri di Byung-Chul Han: Razionalità digitale


 







Razionalità digitale è un breve testo, tradotto in italiano, che condensa in poche pagine molto del pensiero del filosofo coreano-tedesco, ma che, allo stesso tempo, sembra dirci qualcosa di nuovo sul suo pensiero, qualcosa che non compare in altri libri come La società della stanchezza o Psicopolitica. La questione principale del libro è la fine dello spazio pubblico e la conseguente morte dell'agire comunicativo. In un tempo in cui siamo sommersi dalla comunicazione, i messaggi, i post e le informazioni, Byung-Chul Han dichiara morta la comunicazione: perché? Internet che sembra costituire uno spazio pubblico o almeno uno spazio dove si pubblica, tuttavia esso, secondo Byung-Chul Han, non ha uno spazio realmente pubblico, in quanto internet manca completamente di uno spazio di agire collettivo. Esso è semplicemente un'insieme di spazi privati (account personali, blog personali, siti, propri profili, ecc.). Si scrive molto su internet, ma non c'è discorso. L'assenza di discorso determina, secondo Han, la fine dell'agire comunicativo. All'agire comunicativo il famoso filosofo Habermas faceva corrispondere una razionalità comunicativa. Internet pone fine a tutto questo. L'assenza del discorso su internet è particolarmente sottolineata per Han da Twitter: un social network fatto di brevi e rapidi messaggi. I suoi utenti cinguettano, ma non c'è discorso, non c'è dialogo con un altro. Si posta qualcosa e si attendono delle reazioni, si cerca di aumentare i propri “followers”. Il mondo di internet e dei social media, secondo Byung-Chul Han, è fatto di tanti ego e non c'è nessun noi. Resta da vedere come Han interpreti l'uso dei social media all'interno della primavera araba. Nelle ultime proteste internet ha giocato un certo ruolo e tuttavia non si vede nessun noi, ma si vedono tanti anonymous mascherati. Sono questi i soggetti di internet? Han parla di uno sciame, di una molteplicità di ego che commenta, produce e consuma allo stesso tempo, si sposta da youtube a Facebook per mettere video sulle proprie campagne di sensibilizzazione e spera che siano in molti a rimanere con gli occhi fissi a guardare sullo schermo il video.


Fine della ragione comunicativa, inizio di un'altra ragione: la ragione digitale. La nuova ragione digitale è la ragione dei Big data, una ragione additiva. Il modo di pensare di chi studia il data mining è quello della correlazione. I dati, i cluster di dati, ci mostrano solo correlazioni. Un esempio: spesso quando accade x succede l'evento y. Questo modo di pensare rappresenta un nuovo modello che tenta di rimpiazzare la causalità come modo di ragionare per cause ed effetti. Byung-Chul Han spesso afferma che i Big data non costituiscono conoscenza. Se pensiamo alla correlazione che ho citato prima, da questo semplice fatto sappiamo solo che le cose stanno in un certo modo e non perché stanno in quel modo, non sappiamo nulla di più di un piatto: “è così”. Oltretutto, seguendo Hegel, Byung-Chul Han afferma che la vera conoscenza è sempre del concetto, ma questo tipo di conoscenza non esiste nel data maining. Il data maining per Han non costituisce assolutamente una forma di conoscenza. Il carattere additivo della ragione digitale si estende in ogni ambito: numerici sono i nostri amici su Facebook, così come i followers di Twitter; allo stesso modo si contano i “mi piace”, le visualizzazioni, il tempo che le persone passano a leggere un articolo, la posizione nel pagerank di Google e così via.
Spesso si pensa che Han si un pessimista, che veda nella tecnologia una forma di distopia, ma in questo breve testo si vede che le cose stanno diversamente. Alla domanda se il futuro tecnologico costituisca una distopia o una utopia Byung-Chul Han non si esprime, non dà una risposta netta e decisa. Al contrario Han vede delle nuove opportunità, senza giudicarle come buone o negative. Il vero lavoro di un filosofo si fa sui problemi, lavorando sui problemi. Questo Han lo sa bene ed è per questo si pone molte domande, piuttosto che scrivere risposte affrettate. L'opportunità che ci offre internet è quello della costruzione di una nuova forma di democrazia: la democrazia digitale. Soggetti che vanno in questa direzione sono chiaramente i partiti di internet come il Piraten Partei o il Movimento cinque stelle. La democrazia si trasferirebbe su internet e i soggetti potrebbero essere chiamati a votare su molte decisioni su piattaforme specifiche come l'attuale piattaforma Rousseau. La democrazia digitale funzionerebbe in tempo reale. Su questo Han nota come la scelta su internet cambi decisamente: il click non lascia spazio all'esitazione tipica delle scelte. Il mouse segue anche lui un codice binario (1,0): o clicchi o non clicchi. Non è un caso che la piattaforma del Movimento cinque stelle si chiami “Rousseau”. Rousseau, certamente, è uno dei primi filosofi ad aver pensato un modello di democrazia diretta, tuttavia è interessante come l'ha pensata. Han nota come nella democrazia secondo Rousseau non sia necessaria la comunicazione e allo stesso tempo la determinazione della volontà generale sia definita dal puro calcolo. L'elemento del calcolo oggi è rappresentato dai Big data. Saranno i dati a determinare quale decisione viene presa. La determinazione della volontà generale secondo Rousseau funziona in questo modo: si vota non per il proprio interesse personale, ma in base a ciò che si pensa sia la volontà generale; il risultato è determinato sempre sulla maggioranza dei voti, perché si pensa che questa si avvicini maggiormente alla volontà generale; se abbiamo perso vuol dire semplicemente che ci siamo sbagliati sulla determinazione della volontà generale.


La democrazia digitale è un'opportunità, non è detto che a farla siano i soliti partiti, tuttavia bisogna vedere che tipo di interessi potrebbero avere in questa i grandi di internet: Facebook, Google, Amazon, ecc. Non dimentichiamoci che il problema più grosso della democrazia attuale è questo: la politica è l'appendice dell'economia. Immaginatevi che cosa accadrebbe se si creasse una democrazia su Facebook?

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