Cerca nel blog

Choose your language:

giovedì 3 maggio 2018

Nietzsche: La filosofia nell'epoca tragica dei greci










Capire Nietzsche, in un certo senso, significa capire i presocratici. Nietzsche si interessava molto dei presocratici, quasi come se la verità della filosofia fosse tutta lì. In La filosofia nell'epoca tragica dei Greci Nietzsche ricostruisce a suo modo una piccola storia del pensiero dei presocratici. Qui "tragico" deriva dal fatto che Nietzsche fa finire la tragedia con la venuta di Socrate: il pensatore dialettico. La tragedia, dunque, si potrebbe dire presocratica. Nietzsche definisce il popolo greco come un popolo in salute e per questo afferma che la filosofia ha potuto prosperare in esso. Senza questo fatto non sarebbe mai potuto accadere.

La filosofia in Grecia incomincia con Talete e, sempre con Talete, incomincia l'analisi storico-filosofica di Nietzsche. Talete è di Mileto e merita di essere preso in considerazione in quanto ha sostenuto che il principio di ogni cosa è l'acqua. Secondo Nietzsche questo enunciato ha almeno tre interpretazioni:



1 L'enunciato ci dice qualcosa sull'origine delle cose.

2 Quel che dice, lo dice prescindendo da ogni favola o racconto.

3 In quell'affermazione è contenuto l'enunciato: "tutto è uno".

Talete afferma che l'acqua è ciò da cui ogni cosa ha origine. In questo modo Talete sta asserendo qualcosa sul principio di ogni ente. Questa sua asserzione, più o meno giustificata o verificabile, comunque non poggia su una qualche narrazione. Talete, dunque, non racconta un mito per spiegare l'origine delle cose. Si tratta forse di un'ipotesi scientifica? Aristotele affermava che Talete credeva l'acqua come principio perché ogni essere vivente si ciba di alimenti umidi. Tuttavia ciò che vi è di più filosofico nell'affermazione di Talete, secondo Niztsche, sta nella sua presa di posizione per il monismo, nell'affermazione secondo la quale il principio di ogni cosa è unico. Con Talete la filosofia compie i suoi primi passi.

Il degno successore di Talete, secondo Nietzsche, è Anassimandro. Anassimandro afferma che il principio di ogni cosa è l'indefinito. Anassimandro, secondo Nietzsche, comprende perfettamente che ogni cosa che nasce deve perire. Ora, se gli elementi hanno tutti una nascita, allora devono avere anch'essi una fine. Quindi nessuno degli elementi può essere principio di ogni cosa, ma solamente qualcosa che non ha origine può esserlo. Dunque il principio non è determinato di alcuna sorta, essendo che ogni cosa determinata possiede un'origine. Ne consegue che il principio è ciò che non è determinato o l'indeterminato. In altre parole potrebbe essere detto "illimitato", dal momento che ciò che ha origine è limitato. A questo punto ogni cosa ha origine dall'indeterminato, ma deve avere una fine. Anassimandro afferma che ogni cosa che nasce si stacca dall'indeterminato e con la morte torna nell'indeterminato. Questa per Anassimandro costituisce una forma di giustizia. Ogni cosa perché esiste, paga per la sua esistenza con la morte. La colpa consiste nel fatto di essersi staccata dall'indeterminato. Spesso, durante l'analisi dei presocratici, tenendo presente che questo scritto di Nietzsche appartiene alla prima fase, Nietzsche cita Schopenhauer, confrontandolo con il pensiero dei presocratici. Nel caso della giustizia di Anassimandro Nietzsche osserva che Schopenhauer ha sostenuto che, per giudicare una persona, bisognerebbe tenere conto del fatto che egli non dovrebbe esistere affatto e che paga la sua colpa di esistere con le sofferenze e con la morte.

Nietzsche salta Anassimene. Dopo tutto, dal punto di vista filosofico, non ha detto nulla di più rispetto a Talete. Al contrario, una vera svolta in filosofia si ha solamente con Eraclito. Nell'analisi del pensiero di Eraclito di Nietzsche tenete presente che questo filosofo ha influenzato tantissimo il pensiero di Nietzsche stesso nel corso del tempo. Eraclito non cercava un principio dietro tutta la realtà dei fenomeni. Egli ha riportato tutto sul piano delle apparenze. Quindi prima Eraclito elimina la cosa in sé, in un certo qual modo. Poi Eraclito nega l'essere. Nietzsche afferma che Eraclito nega l'essere nel senso che Eraclito riconosce ogni cosa come temporanea. In pratica Eraclito afferma che non esiste altra cosa che il divenire. Questo significa che tutto muta e non è possibile parlare dell'essere perché una volta che assume una qualità, essa è già mutata. Il divenire è possibile, nella lettura di Nietzsche di Eraclito, grazie al fatto che, di due contrari, sempre in lotta fra loro, uno vince temporaneamente sull'altro. Ogni cosa contiene per Eraclito dei contrari. Quindi, osserva Nietzsche, anche il miele non sarà semplicemente dolce, ma dolce e amaro allo stesso tempo. Per questo Eraclito è stato accusato da Aristotele di contraddizione, ma Eraclito, in realtà, non fa altro che rivelare i meccanismi necessari del divenire e della natura. La contesa e la lotta sono la nuova forma di giustizia secondo Eraclito, diversa da quella di Anassimandro. Questa lotta mostra la vera natura della materia. La materia, come ha detto Schopenhauer, è un agire. Schopenhauer identificava la materia con la causalità. Nietzsche, in questo senso, dice di Eraclito che le cose non sono altro che effetti o scintille derivate dallo scontro dei due contrari.

Non finisce qui il discorso su Eraclito. Nietzsche afferma anche che Eraclito presupponeva una prospettiva nella quale il discorso della giustizia e della colpa sarebbero scomparsi. Se la colpa nasce con una realtà separata, la colpa si annulla in una realtà unica: quella del fuoco. Il fuoco è il principio di ogni cosa, afferma Eraclito. Tuttavia, osserva Nietzsche, qui non è da intendere nel senso che il fuoco è come una cosa in sé. Il fuoco è unità, ma l'unità è lo stesso della pluralità in un gioco nel quale il fuoco, nelle sue mescolanze, genera ogni cosa. È qui che Eraclito scopre l'Uno. Nietzsche quindi legge Eraclito come filosofo della necessità e del gioco del caso, che sembrano due opposti, ma non lo sono. Necessario è il meccanismo del divenire e la sua legge, ma tutto il resto, come tutto ciò che deriva dalle mescolanze del fuoco, non è altro che frutto del caso. Curiosamente Nietzsche afferma che in Eraclito non c'è nulla di oscuro, che non si è mia visto filosofo più chiaro. In effetti Nietzsche ci restituisce Eraclito in pochi ed evidenti pensieri.

Nietzsche, successivamente tratta di Parmenide e sostiene che Parmenide rappresenti un punto di svolta nel pensiero dei presocratici. In un primo momento Parmenide si accosta al pensiero di Anassimandro e, conoscendo l'opposizione tra la cosa in sé e il divenire, egli nega il divenire, al contrario di quanto ha fatto Eraclito. Di fatto Parmenide, a dispetto di Eraclito, era un logico. Egli, inizialmente, afferma Nietzsche, aveva diviso ogni qualità in due: la positiva e la negativa. Aveva fatto questo con tantissime qualità come la luce e le tenebre, il fuoco e la terra. Parmenide, successivamente, si è lanciato sempre più profondamente nell'astrazione, toccando le vette più alte. Egli ha detto che ciò è è e ciò che non è non è. Il pensiero di Parmenide sembra rimanere fedele ad un banale principio di identità: A = A. Da questo principio risultano due affermazioni: essere = essere; non essere = non essere. Ogni possibile mescolanza viene negata da parte di Parmenide come illusione. Il divenire è dunque un'illusione. Ogni cosa che è viene dall'essere e non può venire dal non essere. Solo l'essere ha delle qualità, mentre il non essere non può averne alcuna. Anzi, del non essere non vi è affatto discorso.

Parmenide, a questo punto, non può più credere ai suoi sensi. I sensi, come la vista o l'udito, non gli comunicano altro che il divenire, ma, secondo Parmenide, il divenire è illusione, dunque i sensi gli comunicano solamente un'illusione. Egli crede solo nell'essere, nell'essere in quanto è qualcosa che accomuna ogni cosa. Per questo Parmenide è considerato il padre dell'ontologia, anche se l'ontologia che si fa oggi è molto diversa dall'ontologia di Parmenide. Tuttavia Nietzsche non simpatizza veramente per Parmenide e si chiede: non sarà forse questo essere un semplice fatto empirico? Io respiro, dice Nietzsche, dunque sono. Non potrei nemmeno parlare del mio essere se non fossi vivo e non sarei vivo se non respirassi. È chiaro che, a questo punto, l'essere non sarebbe più un'entità astratta. Ma è la logica che ha portato Parmenide su quella strada.

Anche il più famoso allievo di Parmenide è stato condotto alla negazione del divenire per quella via. Zenone di Elea, infatti, ha negato tutto ciò che implicasse l'infinito, in quanto l'infinito in atto genera una contraddizione. Se ci fosse un infinito tra me e una persona che sta davanti a me, io non potrei mai raggiungerla, siccome lo spazio si divide all'infinito e ogni volta che raggiungo la meta di una parte, devo prima aver raggiunto la meta della meta e così via. Questo paradosso vale per il caso di Achille e la tartaruga, ma anche per il caso della freccia. In entrambi i casi il problema sta nella contraddizione che sorge nel mettere assieme il movimento con lo spazio assoluto. Dunque il movimento è illusione per Zenone, ma anche la pluralità, in quanto contraddice l'unità originaria dell'essere. Tuttavia, si chiede Nietzsche, se io percepisco in questo mondo pluralità e movimento, allora devo concludere che i miei sensi ingannano. Se i sensi ingannano, la realtà dei sensi è illusione. Ma se la realtà dei sensi è illusione, allora non è. Come può, dunque, questa realtà che non è, ingannare qualcuno?

Certo è che se si nega il mutamento, allora le cose appariranno come assolutamente eterne. Magari cambiano nella forma e nella posizione, ma osserva Nietzsche, come i dadi che si lanciano, quelli rimangono sempre tali. Dopo Parmenide il problema consisteva nell'introdurre il movimento in qualche modo. Anassogora, ad esempio, afferma che il movimento c'è, contraddicendo Parmenide, perché, dice Anassagora, le rappresentazioni delle cose nel pensiero sono in successione. Prima si negava il movimento per il semplice fatto che due cose eterogenee non possono avere effetto l'una sull'altra e nemmeno l'una diventare l'altra. Anassagora, invece, sostiene che le cose possono urtarsi e produrre effetti l'una sull'altra, grazie al fatto che la materia che è sottesa in tutte è la medesima, sebbene differiscano le qualità.

Secondo Anassagora esiste un moto di ogni cosa semplicemente perché vi è un intelletto che governa ogni cosa. Questo intelletto è chiamato Nus e consiste in una sostanza sottile che è pensiero. Questa sostanza muove ogni cosa che ha in sé, ma non c'è nulla di esterno che muove il Nus. Dunque, il problema che si pone è il seguente: qual'è il motore primo e come può esistere un motore primo, di una natura tale che esso stesso non è mosso. Questo è il Nus: intelletto che muove da sé le cose. Dopo questo passaggio si tratta di spiegare come avvengono le varie mescolanze. Con l'intento di risolvere questo problema, Anassagora pensa una teoria del caos dove ogni cosa deriva da ogni altra. In questo senso tutto è in tutto. La differenza sta tipo di sostanza particolare che, nelle singole cose, prevale sulle altre. Egli ha immaginato l'intera realtà in origine come fatta di granelli di sabbia, ossia di punti molti piccoli, che chiama "omeomere". Questi elementi si mescolano gli uni con gli altri. L'unica cosa che non si mescola è il Nus. Il Nus è ciò che muove in cerchio tutto il resto e lo muove secondo il fine di creare un ordine ultimo. Questo ordine verrà raggiunto un giorno, ma al momento le cose tendono verso di esso.

Nietzsche, come si vede, racconta la storia di solo alcuni dei presocratici, come se selezionasse volutamente dei nomi: Talete, Anassimandro, Eraclito, Parmenide e Anassagora. Altri nomi, ad esempio Empedocle, non figurano affatto. Nietzsche mostra svolta dei presocratici come superamento del mito e come l'inizio dell'avvicinamento ad una spiegazione più scientifica della realtà. Anassagora, ad esempio, viene descritto da Nietzsche come il filosofo che scopre il movimento meccanico del cosmo.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.