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sabato 12 maggio 2018

John Langshaw Austin: come fare cose con le parole












John Austin tiene queste lezioni ad Harvard, lezioni che ora sono racchiuse nel testo “How to do things with words” (Come fare cose con le parole). L'importanza di queste lezioni è estremamente notevole, non solo per la scoperta degli atti linguistici in quanto tali, ma anche perché, da questo momento, con la piega che ha preso la teoria di Austin attraverso John Searle, nasce nella filosofia analitica l'ontologia sociale. Certamente la scoperta di Austin è decisamente preceduta dal filosofo continentale e fenomenologo Adolf Reinach. Così come il termine “ontologia sociale” non è un termine nuovo, in quanto proviene dal fenomenologo Edmund Husserl. Tuttavia è chiaro che qui almeno la teoria degli atti sociali incomincia ad essere meglio definita e allo stesso tempo nasce un nuovo modo di pensare l'ontologia sociale tutto analitico.

In cosa consiste la rivoluzione che porta il nome di Austin? Austin ha individuato il performativo all'interno del linguaggio, distinguendolo dal constantivo. In passato in filosofia ci si imbatteva spesso in enunciati come “Socrate è un filosofo” o “Otello ama Desdemona”, o ancora “Tutti gli uomini sono mortali”. Tutti questi enunciati descrivono una realtà e sono passibili di essere veri oppure di essere falsi. L'analisi classica della filosofia del linguaggio consiste nel ricercare il significato di un enunciato, senza il quale non sarebbe comprensibile e colto il significato, successivamente, capire se quell'enunciato dice un che di vero, oppure dice il falso. L'enunciato dice il vero se presenta uno stato di cose o dice come le cose sono, mentre dice il falso in caso contrario. Esempio: l'enunciato "un lato della luna non è visibile all'uomo" deve essere interpretato affinché gli si possa assegnare un significato e solo dopo che questo avviene si può dire se questo enunciato è vero oppure falso. Il secondo enunciato tra quelli che ho presentato precedentemente, quello su Otello in particolare, può creare ulteriori problemi perché non si parla di soggetti reali, ma di personaggi della letteratura. In ogni caso, tutti questi enunciati, quelli che hanno queste caratteristiche, ossia dell'essere passibili di essere veri o falsi e del descrivere qualcosa, sono dei costantivi.

Cosa accede, tuttavia, se ci si sposta da questi enunciati a quelli dell'uso comune? Accade che ci si imbatte in ben altri enunciati come “vi dichiaro marito e moglie”, “vai al diavolo!”, “battezzo questa nave Queen Elizabeth”, ecc. Sono tutti enunciati che non descrivono di per sé qualcosa, ma fanno qualcosa. Queste non sono semplici parole: sono atti linguistici. Di solito si dice: “tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare”. Austin contraddice questo enunciato, trovando un modo per congiungere quei due mondi, i quali, altrimenti, sembravano separati da profonde acque. Quando prometto qualcosa a qualcuno, io mi impegno nei suoi confronti e quindi faccio qualcosa che mi vincola. La mia promessa è un'azione e ha delle conseguenze. Se prometto che sarò tale giorno, alla tale ora, in un tale luogo, devo mantenere la mia promessa e se non la mantengo, devo fornire una spiegazione per il mio comportamento.

Ho detto che il performativo non è vero o falso, ma il performativo può essere felice e o infelice. È felice quel performativo che riesce ad ottenere il risultato atteso, mentre è infelice quello che non vi riesce. Austin, dunque, studia quali sono le condizioni attraverso le quali un enunciato può dirsi felice oppure infelice. Le condizioni di felicità di un enunciato sono le seguenti:

1) Prima di tutto esiste un aspetto procedurale. Una procedura o una sequenza di espressioni linguistiche, codificata, ritenuta valida per convenzione, deve essere messa in pratica nello stesso modo in cui si ritiene debba essere fatta. Esempio: nel matrimonio si pronunciano certe parole con un certo ordine e allo stesso tempo si esegue un cerimoniale. In quelle parole sono rintracciabili differenti speech acts.

2) Le persone che prendono parte all'esecuzione devono essere quelle giuste. Non posso battezzare un pinguino, posso battezzare un bambino. Tuttavia, non può farlo chiunque, ma deve farlo un prete seguendo un certo rito codificato.

3) Tutta la procedura deve essere corretta e completa.

4) I partecipanti devono comportarsi nel modo richiesto, avendo determinati sentimenti e pensieri. Quando qualcuno afferma: "la nomino senatore", non deve dire questo e nel mentre pensare altro, oppure dirlo semplicemente per scherzo, altrimenti l'atto non vale ed è infelice.


Poste queste condizioni Austin distingue due casi di infelicità: quando sono violate le prime due condizioni si ha un caso di colpo a vuoto (ad es. il prete che sposa un uomo con una scimmia); quando sono violate le ultime due condizioni si ha un caso di abuso (ad es. "e vi dichiaro marito e moglie" detto da un uomo ubriaco in un bar per scherzo). In questi due casi l'esito dell'atto linguistico o il performativo non può essere considerato felice. Perché, invece, l'atto sia felice, bisogna rispettare quelle condizioni. La prima condizione afferma semplicemente che vi deve essere una procedura, la quale deve essere accettata da tutti. Questa condizione implica l'esistenza di una società, una serie di soggetti e un consenso da parte di questi soggetti su determinate procedure. In assenza di questo non sarebbe valida. La seconda condizione si richiama ai soggetti della pratica, dei quali si dice che devono essere quelli giusti. Per esempio non posso donare ciò che non è mio, dunque non devo essere io a donarlo. Non posso svolgere un certo ruolo nella società se non ho i requisiti che in quella società sono accettati da tutti come convenzionalmente validi. Ogni figura come il medico, il professore, il taxista, costituisce un soggetto che ha la legittimità di compiere certe azioni e dire certe cose. Un atto linguistico proferito dalla persona sbagliata non è assolutamente valido. Inoltre è richiesto che non solo la persona sia quella giusta, ma anche che le circostanze siano quelle appropriate. Il terzo punto richiede che l'atto linguistico sia eseguito correttamente, ossia che le parlore che devono essere pronunciate siano esattamente quelle lì e non altre. Inoltre è richiesto che la procedura sia completa. Il matrimonio richiede sempre due "sì" e le scommesse richiedono almeno due scommettitori che siano d'accordo con i termini della scommessa. Dopo queste condizioni, ossia la prima e la seconda, vengono gli abusi. La prima regola contro gli abusi riguarda il fatto che l'atto linguistico deve essere in accordo con i pensieri e i sentimenti di chi lo proferisce. Quando parlo, parlo sul serio e allo stesso tempo sento e penso quello che dico. Non posso dire "Ti giudico innocente", se penso che sei colpevole. In quel caso si avrebbe un abuso. Quando un attore proferisce un performativo al teatro, dal momento che non parla sul serio, ma sta solo recitando, allora fa un abuso.

Il discorso di Austin, tuttavia, non finisce qua. Austin si accorge che spesso il performativo è all'indicativo attivo, che quindi il tempo del performativo è il presente. Inoltre Austin è alla ricerca di una lista di verbi che sono solitamente usati nei performativi e allo stesso tempo cerca espressioni che occorrono negli atti linguistici. Mano a mano che si va avanti con le lezioni, Austin sembra muoversi in una terra nuova e ogni volta che trova qualcosa, questa diventa una scoperta. Egli, infatti, denomina e classifica numerosissime espressioni con differenti nomi come: verdettivi, esercitivi, commissivi, comportativi ed espositivi. Parlare di tutti sarebbe davvero lungo, cito almeno alcuni casi:

1) Il comportativo è una locuzione di cortesia. John Austin cita come esempio l'espressione "ho l'omore di..."

2) L'espositivo espone qualcosa. Esso costituisce un atto di questo tipo "io sostengo che...", "io ammetto che...".

Oltre a questo Austin distingue tre forme di atti: l'atto locutorio, l'atto illocutorio e l'atto perlocutorio. L'atto locutorio consiste nel pronunciare una certa frase con un certo contesto e riferimento. Gli atti illocutori sono atti che consistono nell'ordinare, nell'avvertire e nell'informare. Gli atti perlocutori sono quelli che si danno col dire qualcosa, per esempio il persuadere e il convincere. L'atto linguistico complessivo, nel senso di quell'insieme di espressioni che sono necessarie al fine di ottenere un certo risultato, è composto da tantissimi enunciati. Ci sono espressioni di cortesia come "La prego...", comandi come "Non farlo!", e così via. Inoltre tutte queste espressioni sono accompagnate da un certo stato d'animo, determinati gesti e un certo tono della voce. È un esempio vecchio arrabbiato che agita il bastone con l'intento di minacciare qualcuno.


Questo lavoro di Austin è un abbozzo, ma è stato certamente molto importante per il suo contenuto. Un tentativo di sistematizzazione del lavoro di Austin è avvenuto solamente con l'opera di John Searle: Atti linguistici.

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