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sabato 23 giugno 2018

Nietzsche: L'Anticristo. Maledizione del cristianesimo.

L'anticristo di Nietzsche




Riassunto e spiegazione dell'Anticristo


L'Anticristo di Nietzsche è una delle opere più discusse del filosofo e forse una delle più controverse. Nietzsche è stato accusato di antisemitismo e questa opera sembra scritta proprio contro le religioni, in particolare contro quella cristiana. Va tuttavia fatta una precisazione: l'opera non attacca mai la figura di Cristo, ma solamente quella della religione cristiana istituzionale. Nietzsche, come spiegherò, pensa piuttosto che il messaggio di Cristo sia completamente diverso da ciò che porta avanti la chiesa da qualche millennio. Anticristo (in tedesco: der Antichrist) non si riferisce alla figura biblica della bestia, ma significa: anticristiano.

Il testo dell'Anticristo incomincia con le seguenti parole:

«Questo libro si conviene ai pochissimi. Forse di questi non ne vive ancora neppure uno.» (Nietzsche, Friedrich, Anticristo, Adelphi, Milano, 2002, p.157)

Nietzsche ci riferisce che questo libro non è come quello dello Zarathustra "per tutti e per nessuno", ma è per pochissimi. Lo Zarathustra era per tutti, perché è accessibile a tutti: basta acquistarlo e leggerlo. Non è detto però che quel testo verrà compreso. Nel caso dell'Anticristo le cose stanno peggio: il testo sarà accessibile a pochi, osserva Nietzsche. Ovviamente qui io pretendo di renderlo ancora più accessibile, ossia spiegarlo con parole più semplici. Tuttavia il fatto che sia accessibile a pochi è contrassegnato dal fatto che molte persone leggendolo hanno già frainteso Nietzsche nella sua critica al cristianesimo. Un esempio sono tutti quelli che hanno, con così tanta rapidità di penna, subito condannato Nietzsche come un pensatore di destra, se non un nazista. Con questo si capisce perché Nietzsche non sembra rivolgere questo libro all'uomo, ma a qualcosa che pretende di superare l'uomo. Se c'è qualcosa di veramente diabolico in questo libro, esso consiste nel fatto che intende destituire tutti i valori fino ad ora validi e nel caso dell'occidente, questi valori sono prevalentemente di origine cristiana. Letto nella nostra epoca nichilista suona ancora più vero questo libro e sulla mancanza dei vecchi valori già molti si lamentano. La scommessa di Nietzsche, in ogni caso, non è sul trionfo del caos, ma sulla creazione di nuovi valori, non per assoggettarci una seconda volta, ma proprio perché la creazione è il moto e la potenza della vita stessa.


All'inizio dell'opera Nietzsche contrappone l'uomo moderno all'uomo nuovo, ossia l'iperboreo. Di quest'ultimo afferma che egli ha trovato la felicità, una felicità che non consiste nell'accontentarsi, ma nella pienezza. Subito dopo Nietzsche inserisce alcune definizioni:


«Che cos'è buono? - Tutto ciò che eleva il senso della potenza, la volontà di potenza, la potenza stessa nell'uomo. Che cos'è cattivo?-Tutto ciò che ha origine dalla debolezza. Che cos'è la felicità? - Sentire che la potenza sta crescendo, che una resistenza viene superata.» (Nietzsche, Friedrich, Anticristo, Adelphi, Milano, 2002, p.158-159)


Notate! Nietzsche non parla di bene e di male, ma parla di buono e cattivo. Il buono e il cattivo non sono leggi morali e non sono eterni. Il buono e il cattivo sono diversi in ogni situazione, ma in generale Nietzsche definisce uno come aumento della potenza e l'altro come decremento di essa. La felicità, nel passo successivo, viene direttamente connessa al buono, in quanto la felicità dipende dall'aumento della potenza. Cercare il buono, dunque, ci rende felici. L'uomo nella vita fa una selezione preferendo ciò che aumenta la propria potenza rispetto a ciò che lo rende debole.


«Non appagamento, ma maggiore potenza; non pace sovra ogni altra cosa, ma guerra; non virtù, ma gagliardia (virtù nello stile del Rinascimento, virtù libera da moralina). I deboli e i mal riusciti devono perire: questo è il principio del nostro amore per gli uomini. E a tale scopo si deve anche essere loro d'aiuto. Che cos'è più dannoso di qualsiasi vizio?- Agire pietosamente verso tutti i mal riusciti e i deboli - il cristianesimo...» 
(Nietzsche, Friedrich, Anticristo, Adelphi, Milano, 2002, p.159)

Questo è uno di quei passaggi molto ambigui. Quel che si può dire è che Nietzsche cerca di indicare una strada per l'uomo e dice all'uomo: segui la potenza, non perseguire forme di etica della debolezza come la compassione o la rinuncia. L'uomo non deve compatire il dolore, deve essere più forte. Non è dunque la pietà la via. Nietzsche, più avanti, infatti, definisce qual'è l'uomo che merita di essere allevato. Con questo si intende: quale forma di uomo vogliamo che popoli l'avvenire? L'opposto di questo modello è l'animale addomesticato. Più volte Nietzsche accusa il cristianesimo di voler addomesticare l'uomo. Il mezzo che è stato usato fino ad ora per addomesticare l'uomo è la morale e questo è stato possibile grazie a falsi concetti di volontà e colpa. Non è che ci sono persone colpevoli, ci sono piuttosto persone deboli. Nietzsche crede nella sua idea di superuomo come l'uomo che ha volontà di potenza e ha superato quella debolezza, ma con questa idea intende qualcosa di assai diverso da quel che normalmente intendono gli uomini con il concetto di progresso. Non si tratta di progresso, si tratta di selezione. Rispetto alla selezione naturale di Darwin che è dominata dalla lotta per la vita, la quale ha alla base l'istinto di sopravvivenza, Nietzsche parla di lotta per la potenza, la quale ha alla base la volontà di potenza stessa. L'uomo virtuoso è ciò che persegue ciò che è buono e buono è ciò che incrementa la potenza. L'uomo virtuoso ha volontà di potenza, egli vuole essere forte. Il vero problema è che in occidente, soprattutto con il cristianesimo, è stato chiamato virtù ciò che doveva essere definito come vizio. Il vizio è ciò che comporta debolezza, un esempio: la compassione. Compatire, in quanto significa soffrire con l'altro, implica una diminuzione volontaria della propria potenza, ossia un voler essere deboli. 



 


Una falsa conoscenza ha dominato fino ad ora, Nietzsche intende abbatterla. Questo falso sapere viene identificato da parte di Nietzsche nella Chiesa e nella figura del prete. Il prete è un'idealista, infatti nega questo mondo come transitorio per affermare l'esistenza di terre promesse ultraterrene. Una certa cultura di questo tipo disprezza i sensi, l'istinto e il corpo, ma cosa c'è di più naturale dei sensi, dell'istinto e del corpo? Allora questa cultura è contro natura. È stata costruita un'intera cultura sul disprezzo del corpo e della vita: questa cultura poggiava sulla rinuncia. È evidente, posti quei concetti, che ben ha chiarito Nietzsche di buono e cattivo, verso dove porta questa cultura: verso il cattivo.

«Che cosa importa a un prete la scienza! Egli sta troppo in alto per questo! E il prete ha dominato fino ad oggi! - Egli ha stabilito il concetto di "vero" e "non vero"!...» (Nietzsche, Friedrich, Anticristo, Adelphi, Milano, 2002, p.168)

Nietzsche oppone la scienza al sapere della Chiesa e del prete. La Chiesa ha condannato Galileo e Bruno, dunque ha condannato la scienza. A differenza del sapere della Chiesa, che si appella a cause immaginarie (es. Dio), effetti immaginari (es. il peccato), entità immaginarie (es. spirito), la scienza ha un metodo dimostrativo e non poggia su nient'altro che su ciò che è di dominio di tutti. Essa dell'uomo dice che è un animale evolutosi dalla scimmia, afferma che non c'è spirito, ma solo un cervello e un sistema nervoso, nega la volontà umana per affermare la natura di macchina dell'uomo come soggetto che reagisce ad istinti ed impulsi. Questa è l'immagine della scienza che ci restituisce Nietzsche, un'immagine molto materialista e che egli oppone al sapere del cristianesimo e delle religioni. Il prete teme la scienza, questo è il messaggio di Nietzsche. Il prete la teme perché potrebbe confutare le sue verità e i suoi dogmi. Inoltre il prete agisce contro la vita, votato alla rinuncia, alla negazione del corpo e alla negazione di questo mondo. Nietzsche osserva: chi può negare questo mondo se non una persona che soffre di esso? Una persona che soffre del mondo: un decadente. 
 
Sono decadenti tutti quelli che mancano di volontà di potenza. Una religione che è nata e si appella agli oppressi, i deboli, i malati e ai poveri, così viene definito il cristianesimo da Nietzsche. Il Dio che ne è nato, è necessariamente un Dio decadente, in quanto Dio dei poveri, dei malati e dei deboli. Dal cristianesimo Nietzsche intende differenziare il buddhismo, il quale non crede affatto in Dio e non conosce leggi morali. Sebbene il buddhismo sia comunque una religione della negazione e nichilista, ad ogni modo non c'è il divino e non è una religione che si appella i deboli e ai miseri per allevare deboli e miseri.

La religione cristiana, spiega Nietzsche, si basa sull'amore perché l'amore fa vedere all'uomo la realtà così come non è. L'amore è fonte di illusione. Tutto il dettame, i dogmi e le leggi non sono che invenzioni dei preti. Queste figure sono socialmente onnipresenti nella vita degli uomini, nella nascita per battezzare, al matrimonio quando ci si sposa e al funerale quando si muore. Il prete è perciò visto da Nietzsche come un parassita. Il prete detta regole, genera il problema e interviene con una soluzione. Così prima egli crea il concetto di peccato, utilizzato poi per designare ogni forma di peccatore. Siamo tutti peccatori, egli afferma, dunque siamo tutti colpevoli. Chi è colpevole verso Dio, ossia è peccatore, deve andare a farsi confessare, deve confessare il proprio peccato, ma a chi? al prete. Questo meccanismo, come illustra Nietzsche, genera una dipendenza da parte del soggetto nei confronti del prete, così il prete carpisce obbedienza.

Uno dei problemi più grossi quando si interpreta un'opera come l'Anticristo di Nietzsche, sta nel capire come vanno intesi tutti quegli enunciati, notoriamente definiti come "antisemiti". Nietzsche degli ebrei afferma che hanno sacralizzato la propria storia, che il cristianesimo ha origini ebraiche, sebbene Gesù fosse un ribelle contro il suo popolo, ecc. Nietzsche vede nell'ebraismo l'origine della figura del prete, da questo fatto dipende molto di quel sostiene contro gli ebrei. Non credo esistano scuse per Nietzsche, per quello che ha detto, ma penso che la cosa migliore quando si studia il rapporto tra il pensiero di Nietzsche e gli ebrei, non consista nel capire cosa ha scritto Nietzsche sugli ebrei, ma cosa hanno scritto gli ebrei su Nietzsche. Si rimane spesso sorpresi nello scoprire quanti filosofi ebrei simpatizzavano per Nietzsche. Alcuni esempi noti sono: Martin Buber, Gustav Landauer e Leo Strauss. Leo Strauss ha tenuto famose lezioni sullo Zarathustra di Nietzsche, mentre Buber usava la filosofia di Nietzsche in contesto sionista.

Ho accennato all'inizio al fatto che Nietzsche sostiene che il messaggio reale di Cristo non centra nulla con quella dottrina che porta avanti la Chiesa da millenni. Il Vangelo, dice Nietzsche, è morto sulla croce e di cristiani non ve ne sono, perché il cristianesimo vero, quello di Cristo, ha a che fare con una pratica, non con i dogmi della Chiesa. Essere cristiano vorrebbe dire vivere come Cristo ha vissuto. Chi può dire di aver vissuto come Cristo? La Chiesa ha falsificato tutto! Il primo dei falsificatori, osserva Nietzsche, è san Paolo. Lui si è inventato l'idea dell'anima immortale, idea che garantisce alla Chiesa un debito infinito per le colpe degli uomini. In realtà Cristo, osserva Nietzsche, non ha mai parlato di colpa o di peccato. Egli credeva che il regno di Dio fosse una condizione del cuore e non un regno ultraterreno. Nietzsche descrive Cristo come un simbolista, qualcuno che crede che il solo mondo interno e reale, mentre il mondo esterno non è che insieme di simboli del primo. Questi simboli sono stati distorti dalla Chiesa. Il centro della vita è stato posto, dice Nietzsche, al di là della vita e non nella vita stessa. Leggete questo passaggio:

«In tutta quanta la psicologia del "Vangelo" manca la nozione di colpa e di castigo; come pure quella di ricompensa. Il "peccato", qualsiasi rapporto di distanza tra Dio e l'uomo è eliminato - precisamente questa è la "buona novella". La beatitudine non viene promessa, non è associata a condizioni: essa è la sola realtà - il resto è segno per poter parlare di essa...» (Nietzsche, Friedrich, Anticristo, Adelphi, Milano, 2002, p.195)

La Chiesa e il prete hanno timore della verità, dice Nietzsche, in quanto hanno timore della scienza. La religione ha spesso condannato la scienza. In generale la religione ha condannato la conoscenza come peccato. Questo sta scritto nella Genesi, laddove si narra che l'uomo, e la donna per prima, hanno commesso peccato cibandosi del frutto dell'albero della conoscenza. La religione cristiana mente. La menzogna, spiega Nietzsche, consiste nel non voler vedere ciò che si vede: le cose per come sono. Come quegli uomini che, pur di non concedere che nella luna vi sono crateri, affermavano che il cannocchiale è un semplice strumento del demonio. Queste convinzioni: ecco le origini delle menzogne. Nietzsche afferma che ogni convinzione è menzogna. Ma il prete non può mentire, si osserva, perché il prete un portavoce di Dio, così dicono. La condanna di Nietzsche, dunque, non è a Cristo, ma al cristianesimo. Ci sono forti dubbi che Cristo abbia voluto una religione e allo stesso tempo è dubitabile che quel che stato trasmesso fosse esattamente il suo insegnamento. La Chiesa, infatti, osserva Nietzsche, ha voluto l'uomo malto e lo ha ammalato in questo modo: a forza di penitenza e digiuni. Altro è il messaggio di Nietzsche: cercate la grande salute. L'uomo forte è l'uomo in salute. Dietro la croce, dice Nietzsche, sta solo un mondo di dolore e sofferenza, perché tutti pregano e si identificano con un crocifisso. Perché un simbolo di sofferenza, perché non invece la gioia del vivere? Il cristianesimo, sostiene Nietzsche, nasce dall'istinto di vendetta, dal risentimento. Nietzsche vede il cristianesimo come vendetta delle classi più basse contro l'aristocrazia, come rivolta dei Ciandala. Ciò che ha mosso il cristianesimo è un istinto alla distruzione, lo stesso, osserva Nietzsche, che muove gli anarchici. Nietzsche paragona spesso il cristianesimo all'anarchismo, ma cosa intende? egli certamente pensa l'anarchico e il cristiano come due soggetti mossi da risentimento. Il cristiano e l'anarchico sono contrapposti da Nietzsche al pensiero aristocratico, come ribelli ad una classe che ha comandato nell'età antica. Tuttavia esistono posizioni differenti su Nietzsche, le quali vedono in Nietzsche un vero e proprio anarchico. Un caso famoso è quello dell'anarchica Emma Goldman, la quale sosteneva che Nietzsche fosse proprio anarchico e che i veri anarchici sono aristocratici. Se questa lettura è possibile, certamente non potrebbe essere lo stesso per il cristianesimo. Il cristianesimo per Nietzsche ha solamente avvelenato la vita, disprezzato il corpo, distrutto tutto ciò che aveva costruito una civiltà antica come quella romana o quella greca. Per questi e altri motivi, già da me elencati, Nietzsche condanna il cristianesimo definendolo una maledizione e invita apertamente a contare gli anni dal giorno della sua fine. Nietzsche afferma che il primo giorno del primo anno dalla fine del cristianesimo è il 30 settembre 1888 secondo la nostra numerazione. Dunque noi, facendo due calcoli, ora siamo nell'anno 130 dalla fine del cristianesimo, così come è stata segnata da Nietzsche stesso.

L'intero libro si conclude con la legge contro il cristianesimo, messa per iscritto, che riporto qui:

« LEGGE CONTRO IL CRISTIANESIMO

Data nel giorno della salvezza, nel primo giorno dell'anno uno (-il 30 settembre 1888 della falsa cronologia)

Guerra mortale contro il vizio: il vizio è il cristianesimo

Prima proposizione. - Viziosa è ogni specie di contronatura. La varietà di uomo più viziosa è il prete: lui insegna la contronatura. Contro il prete non si hanno ragioni, si ha il carcere.

Seconda proposizione. - Ogni partecipazione a un servizio divino è un attentato al buon costume. Si deve essere più duri contro i protestanti che contro i cattolici, più duri contro i protestanti liberali che contro i protestanti di stretta osservanza. L'elemento criminale nell'essere cristiani aumenta nella misura in cui ci si avvicina alla scienza. Il criminale dei criminali è perciò il filosofo.

Terza proposizione. - Il luogo maledetto dove il cristianesimo ha covato le sue uova di basilisco sia raso al suolo e atterrisca tutta la posterità, in quanto luogo nefando della terra. Vi allevino serpenti velenosi.

Quarta proposizione. - La predica della castità è un pubblico incitamento alla contronatura. Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni insozzamento della medesima mediante il concetto di "impuro" è il vero e proprio peccato contro lo spirito santo della vita.

Quinta proposizione. - Chi mangia allo stesso tavolo con un prete sia messo al bando: con ciò costui si scomunica dalla retta società. Il prete è il nostro Ciandala - sia proscritto, affamato, cacciato in ogni specie di deserto.

Sesta proposizione. - La storia "sacra" si chiamata con il nome che merita: storia maledetta; le parole "Dio", "salvatore", "redentore", "santo" siano usate come insulti, come marchi d'infamia.

Settima proposizione. - Il resto segue da ciò.

» (Nietzsche, Friedrich, Anticristo, Adelphi, Milano, 2002, p.245)


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