Cerca nel blog

Choose your language:

sabato 2 giugno 2018

John Searle: la costruzione della realtà sociale

Searle la costruzione della realtà sociale




John Searle all'interno della filosofia analitica è una delle figure di spicco sul tema dell'ontologia sociale. L'ontologia sociale in quanto tale trova le sue origini in un filosofo come Edmund Husserl. In ambito analitico, tuttavia, l'origine dell'ontologia sociale va rintracciata nel filosofo John Austin. Searle ha studiato approfonditamente il pensiero di Austin e ha scritto un importante libro su questo filosofo dal titolo: Atti linguistici. Austin è noto in filosofia per la scoperta del performativo. Il linguaggio ordinario non è semplicemente fatto di enunciati descrittivi, ma anche da enunciati che compiono atti, che sono formule per ottenere determinati risultati e se li ottengono, questi atti possono dirsi felici. La promessa, ad esempio, è composta da una serie di atti linguistici attraverso i quali ci vincoliamo a fare qualcosa riferendo ad altri che la faremo. Questi atti linguistici sono alla base della realtà sociale, non solo perché sono implicati in qualsiasi iterazione tra due individui, ma anche perché, grazie a questi, hanno origine oggetti sociali come il marito e la moglie, un dottore in una disciplina, ecc.

Nel testo La costruzione della realtà sociale John Searle definisce una teoria che tenta di spiegare come possono esistere gli oggetti sociali. Per oggetti sociali si intende oggetti come il denaro, i debiti, i cittadini, lo Stato, ecc. Spesso diciamo che queste cose sono mere convenzioni. Diciamo, ad esempio, che i soldi sono solo "pezzi di carta". Nel dire questo, o sostenendo questa idea, non siamo bene in grado successivamente di spiegare come queste convenzioni reggano e abbiano potuto reggere per molto tempo. Se crediamo che gli oggetti sociali, come quelli che ho nominato, sono solamente convezioni, allora saremo degli idealisti rispetto a questi e adotteremo una posizione che in ontologia sociale ricorda molto quella di David Hume. John Searle, tuttavia, non è con Hume, egli si orienta verso il realismo. Quando affermo di essere uno studente dell'università, un lavoratore presso una banca, o un cittadino di Istanbul, parlo di fatti che non hanno lo stesso status di altri fatti come il fatto che i pipistrelli sono dei mammiferi, che il sole è una stella o che la radice di quattro è uguale a due. Tuttavia, anche se le cose stanno così, in quanto cittadino, studente e lavoratore sono solo nella società e la società dipende da determinati accordi che gli uomini fanno tra di loro, in un certo senso anche quelli sono dei fatti oggettivi. Posso pensare quello che voglio, ma se abito a Istanbul e sono turco, allora sono un cittadino turco di Istanbul. L'obbiettivo che si pone Searle, dunque, è quello di comprendere come sono possibili i fatti istituzionali.

Un esempio famoso di Searle: entro in un caffè a Parigi e chiedo ad un cameriere della birra dicendo: "Un, demi, Munich, à pression, s'il vous plaît". La dinamica di questa scena non è riducibile, afferma Searle, a qualsiasi altra forma di descrizione che sia chimica o fisica. Sembra una situazione piuttosto semplice: io chiedo della birra e il cameriere porta della birra; una volta che l'ho finita, posso andare a pagarla. "Cameriere" e "cliente" sono già due oggetti sociali, poi possiamo aggiungere il denaro, il luogo stesso in cui ci troviamo, ossia "il caffè", oltre che lo scontrino e tutto il resto. Non solo questo: bisogna tenere conto anche delle dinamiche che riguardano le espressioni linguistiche, il fatto che il cameriere comprende perfettamente a cosa ci riferiamo e così via. In aggiunta bisogna pensare a tutto il sistema di leggi sociali e dello Stato che stanno dietro a questa semplice iterazione. Il fatto che ci sembri semplice la realtà sociale, sostiene Searle, dipende dal fatto che noi la diamo per scontata e tutta la realtà sociale è costruita perché si adatti ai nostri scopi.

Torniamo all'origine di questa ricerca. La ricerca riguarda ciò che rende possibile i fatti istituzionali. Essa è una ricerca di ontologia sociale. L'ontologia è quella branca della filosofia che si interroga su cosa esiste rispetto a tutto ciò che c'è. Di ogni cosa, poi, l'ontologia come metafisica descrive la natura degli enti. Esistono differenti ontologie che ammettono differenti tipi di entità. Si passa da chi afferma l'esistenza delle particelle sole, a chi afferma l'esistenza persino dei personaggi dei romanzi. In mezzo, chiaramente, stanno molte posizioni intermedie. Searle afferma che gli enti di questo mondo sono composti da particelle in campi di forza. Tuttavia è evidente che gli oggetti sociali non possono essere semplici particelle in campi di forza. Possiamo dire dunque, dal punto di vista materiale, che quella banconota nel nostro portafoglio è composta di particelle in campi di forza, ma la banconota, se fosse solo quel pezzo di materia, non sarebbe denaro. È questo il punto di Searle.

Nel mondo non troviamo solo oggetti, ma anche dei soggetti che sono capaci di rappresentare questi oggetti. Questi soggetti siamo noi in quanto abbiamo una coscienza. La nostra coscienza ci permette di intenzionare gli oggetti che ci circondano, ossia di avere stati mentali che hanno per oggetto quegli stessi oggetti. Il fatto che uno stato mentale (credenza, percezione, giudizio, ecc.) possa essere a proposito di qualcosa, in questo consiste l'intenzionalità. Quando parliamo del mondo naturale, a meno che non abbiamo a che fare con allucinazioni, gli oggetti che osserviamo possono essere detti oggettivi e quando diciamo il vero di uno di questi, il nostro giudizio è oggettivo. Tuttavia ci sono cose che non sono oggettive, ma soggettive, come il giudizio di bellezza o ciò che fa parte della nostra esperienza in quanto soggetti (es. il dolore). Gli oggetti sociali all'interno dell'ontologia hanno una caratteristica particolare: hanno un senso solo per l'uomo. Intendo dire con questo che ogni strumento che l'uomo ha inventato è percepito come tale perché l'uomo ne riconosce il suo uso e lo usa in un certo modo. Il martello, il tavolo, la sedia, sono tali solo per l'uomo che li usa per certi scopi. Un gatto che osserva la sedia, ci gioca o ci salta sopra, non si relaziona con una sedia, perché non la pensa come sedia, ma come un oggetto a quattro gambe di legno. Gli oggetti sociali hanno la caratteristica di essere solo per i soggetti che li hanno pensati. Quelli che hanno visto le caravelle di Cristoforo Colombo arrivare per la prima volta in America, non avevano nemmeno il concetto di nave e non potevano nemmeno capire cosa fossero quelle cose all'orizzonte, dunque non hanno visto delle caravelle.

Secondo Searle sono tre le condizioni per la realtà sociale: l'assegnazione di funzione, l'intenzionalità collettiva e le regole costitutive. L'assegnazione di funzione dipende dalla capacità di determinati animali di assegnare funzioni a determinati oggetti. In questo modo vengono costruiti gli artefatti. La funzione di questi artefatti è data dall'uomo, perciò come caratteristica la funzione non è assolutamente intrinseca, ma dipende dall'osservatore. La funzione di x è z viene tradotta da Searle con due enunciati: x è qui per compiere z; z è la conseguenza dell'esserci di x. Di tutte quelle funzioni che sono assegnate, Searle distingue le funzioni agentive come funzioni che assegnano uno scopo pratico ad un oggetto. Tra queste egli distingue alcune funzioni che indicano uno stare per, come nel caso della simbolizzazione, laddove è implicata l'intenzionalità della coscienza.

La seconda condizione consiste nell'esistenza dell'intenzionalità collettiva. L'idea che esista un'intenzionalità collettiva è molto discussa. Molti non credono nell'esistenza di una tale entità perché pensano sia sufficiente sommare le intenzionalità dei singoli per avere quella del collettivo. Questo, tuttavia, secondo Searle, non è affatto sufficiente. Intanto pensare che la nostra intenzionalità possa accordarsi con quella degli altri, sulla base del semplice fatto che gli altri credono che noi crediamo certe cose, porta ad un regresso infinito della forma: io credo che tu credi che egli crede... Due persone che suonano non formano mai un noi, se non suonano intenzionalmente assieme. Dunque, sostiene Searle, deve esiste un'intenzionalità collettiva che spieghi, ad esempio, come possano coordinarsi tutti i musicisti di una orchestra. I problemi, secondo Searle, sorgono dal fatto che le persone pensano che credere nell'intenzionalità collettiva implichi credere in una coscienza collettiva, il che è completamente falso. In vero l'intenzionalità collettiva concerne il fatto che differenti soggetti si coordinano gli uni con gli altri e agiscono non più semplicemente come individui, ma come un noi.

La terza condizione è data dalle regole costitutive. Questa regola afferma che non può esistere un oggetto sociale se non vi sono delle istituzioni che ne determinato l'esistenza. Del resto l'oggetto sociale è alla base di fatti istituzionali. Tuttavia le istituzioni funzionano grazie a regole istitutive e di queste regole Searle ne ricava una formula generale:

"X conta come Y in C".

Questa formula è la formula essenziale che permette di comprendere per quale motivo qualcosa può essere considerato un oggetto sociale o meno. X è l'oggetto materiale, Y è l'oggetto sociale, mentre C è un contesto. Un certo oggetto materiale conta come un oggetto sociale di un certo tipo in un dato contesto. Una banconota conta come 10 euro nel contesto europeo. Oppure: un certo enunciato conta come giuramento di fronte al re nel contesto dell'impero carolingio.

Nella formula precedente la X sta per l'oggetto materiale. Searle sostiene che non esistono fatti istituzionali che non abbiano alla base dei fatti bruti o oggetti materiali. Anche il denaro virtuale comunque corrisponde materialmente a tracce magnetiche. Per ogni oggetto sociale, ovviamente, bisogna che vi sia un oggetto materiale che sia appropriato. Questo oggetto deve possedere esattamente quelle caratteristiche che sono richieste perché possa essere un oggetto di un certo tipo, ad esempio una banconota. Tuttavia questo non spiega ancora il passaggio da X a Y, in quanto l'oggetto sociale non si riduce mai alla sua base materiale. John Searle ha individuato negli atti sociali di Austin un mezzo per il passaggio dall'oggetto materiale a quello sociale. Se una certa persona, e deve essere quella giusta e nel contesto giusto, dichiara aperta una seduta, da quel momento ha inizio la seduta, ossia qualcosa (X) conterà come seduta (Y). Perché esistano degli oggetti sociali, oltre agli atti linguistici, deve esservi un sistema di regole e non convenzioni, il fatto che tutti siano d'accordo su qualcosa, ossia che X vale come Y in C, nonché l'imposizione collettiva di una funzione. L'imposizione collettiva di una funzione è data dall'intenzionalità collettiva e si ha quando, ad un dato oggetto viene assegnata una funzione particolare da molte persone di una certa comunità. Ad esempio quando si considera un muro come un confine. Nell'ontologia sociale Searle si dimostra realista sotto due profili: afferma la realtà di un oggetto sociale anche quando si smette di credere che lo sia e ammette che gli oggetti sociali non dipendono da mere convenzioni, ma da regole. Una banconota falsa, nota Searle, anche se tutti crederanno che è denaro, continua a non esserlo.





I fatti istituzionali o gli oggetti sociali non possono essere senza il linguaggio perché il linguaggio, sostiene Searle, è parzialmente costitutivo degli oggetti sociali stessi. Non vi sarebbero oggetti sociali senza il linguaggio. Il linguaggio ha la funzione della simbolizzazione, dello stare per. La parola "cane", ad esempio, indica il cane. Nel caso degli oggetti sociali come il poliziotto bisogna spiegare il passaggio dalla persona fisica (X) al poliziotto stesso (Y). Questo passaggio è possibile solamente grazie al linguaggio. Infatti tutti gli oggetti sociali dipendono comunque da convenzioni ed accordi che fanno gli uomini tra di loro. I fatti istituzionali sono dunque fatti che dipendono dal linguaggio. La stessa funzione di Y rispetto a X è di simbolizzazione. Inoltre la dipendenza dell'oggetto sociale dal linguaggio, secondo Searle, dipende dal fatto che quest'ultimo non può essere ridotto a nessun indicatore di status o oggetto materiale. Non posso semplicemente dire che l'essere cittadino è riducibile alla mia carta di identità o l'essere monaco, per fare un esempio più chiaro, sia riducibile al fatto che indosso un certo abito. Oltre a questo, i fatti istituzionali devono essere comunicabili, dunque implicano necessariamente il linguaggio. Tutto questo ha come conseguenza che senza il linguaggio non può esservi alcun oggetto sociale per Searle.

Quando abbiamo una serie di oggetti sociali di base possiamo pensarne altri che si fondano su questi. Searle cita il caso del presidente degli U.S.A., il quale, per essere tale, deve essere prima un cittadino americano. Sia presidente che cittadino sono degli oggetti sociali. Molti oggetti sociali hanno degli indicatori di status, ossia degli oggetti fisici che attestano la realtà di un oggetto sociale. In primo luogo come indicatori di status troviamo i documenti, poi vengono alcuni tipi indumenti come le uniformi dei carabinieri e altri oggetti come le fedi nuziali per gli sposi. Tutti gli oggetti sociali esistono e sono reali, ma hanno una realtà che comunque rimane condizionata dal fatto che noi diamo a questi il nostro consenso. Questo consenso dipende dall'imposizione di uno status da parte dell'intenzionalità collettiva. Quando un gran numero di persone non ha più fiducia nel governo, il governo crolla. Noi siamo abituati a vivere in una società, la nostra occidentale, che è relativamente stabile, ma le istituzioni possono collassare da un momento all'altro. La crisi, ad esempio, ha cominciato a mettere in luce le falle di un sistema e sono state fatte fallire alcune banche. La creazione di un oggetto sociale e di un fatto istituzionale, come ho detto, dipende dall'imposizione di uno status da parte dell'intenzionalità collettiva. Dunque siamo noi che con l'intenzionalità conferiamo un potere assegnando tale status. 

Searle distingue differenti forme di potere:

1 Poteri simbolici: Searle definisce questi come quei poteri che hanno la caratteristica di permetterci di rappresentare la realtà in uno degli illocutivi. Esempi di illocutivi sono i comandi, le informazioni, ecc.

2 Poteri deontici: i poteri deontici regolano le relazioni tra le persone. Capire ciò che il soggetto deve fare e ciò che il soggetto può fare.

Il potere nella società consiste nella capacità di poter fare certe cose. Queste capacità, in realtà, all'interno della società, dipendono dalla legittimità che hanno certi atti a seconda che il soggetto che li compie sia la persona giusta. Intendo con "la persona giusta", quella persona che ha un determinato incarico o svolge un determinato ruolo nella società che è riconosciuto come condizione per poter avere determinati poteri e dunque compiere certi atti sociali. Il medico cura pazienti, il poliziotto arresta criminali, ecc. Questi poteri, definiti da Searle come "poteri convenzionali", sono acquisiti dalla persona in quanto gli viene riconosciuto un certo status, o semplicemente un certo ruolo nella società. Lo status è possibile grazie al fatto che viene imposto dall'intenzionalità collettiva. Questo fenomeno viene spiegato da Searle con questa formula:

Noi accettiamo (S ha il potere (S fa A))

Quel che sta scritto nelle prime parentesi indica l'azione del soggetto in quanto ha un dato potere. Poi troviamo lo status del soggetto, ossia il fatto che il soggetto ha il potere di fare qualcosa. Fuori di parentesi sta l'intenzionalità collettiva che conferisce a quella persona un determinato status sociale. Quando manca questa funzione, S perde il suo potere.

Ricapitolando la sua teoria, Searle ci dice di distinguere quattro elementi: l'istituzione, la creazione dei fatti, la loro esistenza continuata, la loro indicazione. L'istituzione dipende dalla formula "X conta come Y in C". Ad esempio: questo enunciato conta come dichiarazione di guerra in un certo contesto. La creazione dei fatti istituzionali dipende nella maggior parte dei casi da performativi come l'atto di dichiarazione di guerra o la nomina di qualcuno. Tuttavia non in tutti i casi è necessario il linguaggio, in alcuni casi sono sufficienti le leggi e le regole istituite. Questi fatti istituzionali hanno validità fintanto che esiste un consenso per essi, ma non avrebbero alcuna esistenza continuata se determinati status smettessero di essere accettati. Inoltre tutti i fatti istituzionali spesso hanno degli indicatori di status, ossia elementi, i quali spesso sono oggetti fisici, che indicano la realtà di un dato status. Essere guidatori patentati è attestato dalla patente, così come il marito e la moglie portano delle fedi, il cittadino ha un documento di identità e così via. Tutti questi oggetti costituiscono degli indicatori di status.

L'accettare qualcosa come un oggetto sociale dipende, nella teoria di Searle, dall'intenzionalità collettiva. Tuttavia la mente non è presente nella teoria sociale solo per quel che riguarda l'intenzionalità, ma anche per una serie di capacità, che Searle definisce capacità di sfondo, le quali precedono l'intenzionalità. Ogni stato intenzionale presuppone sempre delle abilità di sfondo e Searle ne individua sette:

1 Lo sfondo permette l'interpretazione linguistica. Non interpretiamo le frasi a livello puramente semantico, ma a livello delle nostre capacità di sfondo.

2 Lo sfondo permette alla percezione di avere luogo. Vedere in una figura un coniglio richiede della capacità di sfondo, come applicare determinate categorie.

3 Lo sfondo struttura la coscienza, infatti le esperienze consce le percepiamo come familiari. La familiarità la troviamo nell'applicazione di categorie, questa è una capacità di sfondo.

4 Le sequenze temporali delle esperienze ci giungono in forma narrativa. Credenze e desideri fissano le condizioni di capacità che non sono credenze o desideri.

5 Lo sfondo implica imposizioni motivazionali che condizionano la struttura delle nostre esperienze. Esse sono le disposizioni motivazionali che danno senso a credenze e desideri.

6 Lo sfondo facilità alcune forme di aspettative. Le capacità di sfondo determinano aspettative che strutturano l'esperienza.

7 Lo sfondo mi dispone a certi tipi di comportamento. Seguo un certo tipo di comportamento, uso un certo tono di voce, ecc.

Queste sette forme sono modi in cui lo sfondo sopravviene l'intenzionalità. L'uomo nella società impara a comportarsi seguendo determinate regole. In un primo momento tutto segue un modello causale nel quale l'uomo adegua il suo atteggiamento a delle regole. Una volta che diventiamo sempre più capaci ed esperti agiamo senza seguire più nessuna regola, semplicemente sviluppiamo capacità sensibili rispetto alla natura dell'istituzione con cui abbiamo a che fare. Acquisiamo quindi un comportamento che teniamo costantemente nella società e questo dipende dalle capacità di Sfondo a cui Searle fa riferimento.

Searle sostiene che l'esistenza degli oggetti sociali dipende comunque da accordi che gli uomini fanno tra di loro. Tuttavia l'oggetto sociale presuppone sempre una materia bruta, dunque un oggetto materiale precede sempre quello sociale. Searle è un realista, perciò sostiene che questi oggetti materiali esistono indipendentemente da noi come soggetti e non sono delle semplici rappresentazioni. Se fossero semplici rappresentazioni o stati della coscienza, allora gli oggetti sociali non potrebbero sussistere in alcun modo. Il realismo, sostiene Searle, è una posizione di tipo ontologico, essa non presuppone la possibilità di conoscere il mondo da una prospettiva neutra come quella di Dio, non implica la teoria della corrispondenza (per quanto Searle sostenga tale teoria) e non impedisce qualsiasi forma di relativismo concettuale. Esistono veramente molte forme di realismo. Nella filosofia analitica una delle prime di forme di realismo sostenuta dai filosofi è stata il realismo indiretto. Sostenitori del realismo indiretto sono filosofi come Moore o Bertrand Russell. Secondo il realismo indiretto non percepiamo mai la realtà direttamente, ma solo indirettamente, attraverso dei dati sensoriali. Russell argomenta a favore di questa teoria nel testo I problemi della filosofia, nel quale sostiene che, quando percepiamo un tavolo, ogni dato sensoriale che abbiamo del tavolo è sempre differente a seconda di determinate condizioni. Per esempio il marrone del legno può cambiare a seconda dell'illuminazione. Non potendo dunque asserire che i sensi ci presentano direttamente la realtà così come è, possiamo affermare solo che essi c'è la restituiscono indirettamente a partire da dati sensoriali. Russell inoltre aveva fornito questo interessante argomento: così come delle stelle che vediamo nel cielo, quello che vediamo sono solo come le stelle erano anni luce fa', per via di una differenza temporale, allo stesso modo, nel caso della realtà percepita, la luce riflessa sugli oggetti impiega del tempo prima di raggiungere l'occhio e stimolare il nervo. Se avesse ragione Russell esisterebbe una differenza temporale tra quello che vediamo e come le cose sono, dunque quello che percepiamo non sarebbero altro che dati sensoriali. Searle, a dispetto di questa forma di realismo, ne appoggia un'altra: il realismo diretto. Contro il realismo indiretto è stato affermato che la realtà sembra presentarsi a noi e quindi avere questa caratteristica della presentazione che è tipica della relazione diretta con qualcosa e non di quella indiretta. Inoltre è stato detto che questi dati sensoriali sono un'aggiunta mendace nella misura in cui, se questi pretendono di restituirci la realtà così come è, solamente fungendo da termini medi del tutto trasparenti, allora quale altro scopo hanno? perché non pensare, invece, che noi percepiamo direttamente la realtà e quello che percepiamo sono proprio gli oggetti esterni? È questo quello che sostiene il realismo diretto, ossia che non c'è nulla tra noi e il mondo: noi percepiamo direttamente la realtà. Nel particolare Searle sostiene che ogni nostra percezione è comunque uno stato cosciente intenzionale. In quanto è intenzionale la percezione si riferisce a qualcosa. Se esiste qualcosa che causa la nostra percezione e questo qualcosa è la stessa cosa che percepiamo, allora abbiamo una percezione veridica. Con "percezione veridica" si intende dire che quello che percepiamo esiste veramente nel modo in cui lo percepiamo e non è un'illusione o un'allucinazione. Molti dei filosofi suoi contemporanei sostengono posizioni totalmente avverse al realismo e di carattere idealista, accusa Searle. Queste posizioni negano tutto ciò che ho riferito fino ad ora, ossia negano l'esistenza di una qualsiasi realtà esterna rispetto alla mente, affermando che la realtà è una pura costruzione della mente stessa. Di questi idealisti Searle distingue due categorie: i poststrutturalisti come Derrida, i quali sembrano semplicemente affermare la cosa, senza tuttavia argomentare; i filosofi come Goodman o Putnam, i quali argomentano contro il realismo, spiegando che il realismo, sostenendo l'esistenza di una sola realtà, non può tenere conto dell'esistenza di una molteplicità di descrizioni essa.

Vediamo meglio il discorso di Putnam. Se prendiamo tre dadi, per esempio, quanti oggetti ci sono? La risposta più ovvia sarebbe tre. Tuttavia se prendo il primo dado e il secondo, non formo un altro oggetto? e se prendo il primo dado e il terzo, non accade la stessa cosa? Posso fare questo fino ad ottenere sette oggetti possibili:

oggetto 1 = dado 1

oggetto 2 = dado 2

oggetto 3 = dado 3

oggetto 4 = dado 1 + dado 2

oggetto 5 = dado 2 + dado 3

oggetto 6 = dado 1 + dado 3

oggetto 7 = dado 1 + dado 2 + dado 3






Questo possiamo farlo con i dadi, ma anche con le particelle e tanti altri tipi di entità. Oltretutto pensate al semplice fatto che di ogni oggetto è possibile una descrizione del senso comune, una della fisica, una filosofica, una biologica, ecc. Perché dovrebbe esistere un solo mondo in cui stanno gli oggetti che noi percepiamo, quando in realtà di questo stesso mondo ne esistono moltissime interpretazioni? Si può reagire a questo problema in vari modi: si può pensare che la realtà sia uno blocco unico, il quale viene diviso dalla mente in tanti oggetti; si può credere che non esista più un mondo, ma che ne esistano molti, ognuno con delle caratteristiche specifiche; possiamo credere che queste differenze descrittive siano solo dovute ad un certo relativismo concettuale, ma che non intacchino realmente il mondo così come è. La prima posizione è quella del realismo interno ed è la posizione di Hilary Putnam; la seconda posizione è quella del realismo neutro ed è la posizione di Markus Gabriel; la terza è la posizione del realista diretto ed è la posizione di John Searle. Searle pensa che a seconda di come definiamo l'oggetto cambierà il nostro modo di descrivere quei dadi come oggetti. Tuttavia le descrizioni sono sempre di una realtà che esiste indipendentemente da noi e alla quale accediamo con la sensibilità.

Un altro famoso argomento contro il realismo asserisce che l'unica realtà che è conoscibile è la realtà sensibile, di una realtà non sensibile non abbiamo alcuna conoscenza. Questa realtà sensibile, per sua natura, non potrebbe essere senza il soggetto che ne ha percezione, dunque non vi è alcun mondo esterno al di fuori di quella realtà simulata che viene restituita dal cervello stesso. Il realismo diretto, rispetto a questa posizione, tenta di cancellare la distinzione classica tra apparenza e la realtà in sé. Il realismo diretto, infatti, afferma che noi ci relazioniamo sempre direttamente con l'oggetto e mai con semplici fenomeni. La realtà sensibile ci presenta la realtà per come è. Non ci sono oggetti in se stessi o cose in sé che sono diverse dalla realtà apparente.

Lungo il libro spesso Searle usa un altro termine per indicare la sua posizione da realista: realismo esterno. Il realismo esterno intende difendere l'esistenza di un mondo esterno. Non si tratta di una posizione che difende l'esistenza di particolari oggetti. Infatti potrebbe essere che tutto quello che osserviamo sia solo allucinazione, ma comunque un mondo esterno, anche se completamente vuoto, continua ad essere. Qui Searle critica un noto argomento di Moore, nel quale, quest'ultimo filosofo, tenta di dimostrare l'esistenza di un mondo esterno a partire dall'esistenza di due oggetti come le sue mani. Per dimostrare l'esistenza di un mondo esterno non bisogna dimostrare l'esistenza di due oggetti qualsiasi, infatti questa dimostrazione presupporrebbe sempre l'esistenza di un mondo esterno. Se noi diciamo "le nostre mani esistono", non possiamo dire che se questo è vero, allora esiste il mondo esterno, dobbiamo dire piuttosto che perché quell'enunciato sia vero, occorre che il mondo esterno esista, altrimenti non potrebbe esservi alcuna intelligibilità di ciò a cui facciamo riferimento. Dobbiamo pensare, osserva Searle, la realtà esterna come funzione di sfondo. La realtà esterna è sempre presupposta in un ogni discorso linguistico e questo è sostenuto dal fatto che quando interagiamo, la nostra iterazione poggia sull'esistenza di un mondo comune. Non posso dire: "c'è un giocattolo abbandonato nel giardino, ma il mondo esterno non esiste". Infatti perché possa esistere un giocattolo abbandonato nel giardino deve prima esservi il mondo esterno nel quale ha luogo quel fatto. Se possiamo comprendere quell'enunciato, in ogni caso, è perché sappiamo tutti cosa intendiamo e a quale oggetto ci riferiamo quando parliamo di giocattoli abbandonati nel giardino. Non credere nel realismo, sostiene Searle, significa non ammettere più nessuna possibilità per questa comprensione.












Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.