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sabato 7 luglio 2018

Nietzsche: La nascita della tragedia. Ovvero grecità e pessimismo (Dioniso e Apollo)

la nascita della tragedia di Nietzsche



 

 

 

Riassunto e spiegazione della nascita della tragedia


La nascita della tragedia è un testo di Friedrich Nietzsche, prima pensato come testo di filologia, poi successivamente rivelatosi un ottimo libro di filosofia, in particolare di filosofia dell'arte ed estetica. La nascita della tragedia non può essere una degna opera di filologia perché non dimostra quello che afferma con i testi e i documenti. Tuttavia è un ottimo libro di filosofia che difende, con argomenti, la tesi secondo la quale esiste un altro aspetto nella cultura greca, prima del tutto ignorato, il quale gioca un ruolo estremamente fondamentale all'interno dell'arte: il dionisiaco.

La nascita della tragedia: apollineo e dionisiaco


Fin dall'inizio l'opera incomincia con l'analisi di due importanti istinti e principi nell'arte: l'apollineo e il dionisiaco. La maggior parte del testo gioca con questi due concetti e la natura di questi concetti è spiegata già nei primissimi capitoli. L'apollineo e il dionisiaco sono due tendenze contrapposte nell'arte, come sono due opposti il maschio e la femmina. Questi due opposti hanno anche per oggetto differenti tipologie di arte. Legate all'apollineo sono la scultura e la pittura, mentre al dionisiaco la musica e la danza. Ovviamente l'opposizione non è così rigida, infatti, ad esempio, esiste anche una musica apollinea, ossia la musica lirica con la cetra. Mentre l'apollineo è figurativo, il dionisiaco non lo è affatto. Questo dipende dal fatto che i due principi nell'arte sono anche due aspetti diversi della realtà. L'apollineo rappresenta la visione e il sogno, mentre il dionisiaco non ha immagine. Esso è stato di ebbrezza e unione con la natura.

La distinzione apollineo/dionisiaco in Nietzsche riprende la filosofia di Schopenhauer del Mondo come volontà e rappresentazione. Secondo Schopenhauer il mondo è una grande volontà unica e cieca che, passando attraverso dei gradi di oggettivazione, si tramuta nella realtà apparente quotidiana. La realtà che noi percepiamo è oggettivazione delle idee e le idee sono oggettivazione della volontà stessa. Il concetto di Idea è ripreso da Schopenhauer da Platone stesso, ma questa volta svolge un ruolo completamente diverso: le Idee sono oggetto dell'arte. La realtà percepita, fatta cioè di cose individuali, è tale grazie al principio di ragion sufficiente che comprende spazio, tempo e causalità. Solo secondo queste coordinate possiamo parlare di entità singole ed individuali. In particolare la causalità, secondo Schopenhauer, rappresenta la materia stessa. La materia, dunque, non è la realtà percepita, ma qualcosa di sotteso che va visto come un perenne agire, come causalità sempre attiva. La rappresentazione, ossia la nostra immagine del mondo e dei suoi enti, comprende già il soggetto e l'oggetto. Il soggetto è anche oggettivazione della volontà. Il soggetto si oggettiva prima in soggetto puro e poi nel soggetto empirico che noi siamo, ossia il nostro ego. Tuttavia con l'arte il soggetto empirico trascende se stesso per tornare a soggetto puro. Il nostro corpo, nella visione di Schopenhauer, è soggetto di passioni, emozioni e desideri, dunque oggettivazione della volontà, ma anche mera immagine o rappresentazione. La realtà percepibile è un puro velo sopra la volontà: un velo di Maya.

Nietzsche riprende una buona parte di questo linguaggio di Schopenhauer proprio in questo scritto. L'apollineo, ad esempio, rappresenta la realtà del velo di Maya: il mondo come rappresentazione. Apollo, dunque, sta per la realtà individuale o il principio individuazionis. Il dionisiaco, invece, rappresenta la natura stessa nella sua forma più originaria o nella sua unità più originaria. Il dionisiaco è una dimensione che precede l'individuo. L'esperienza del dionisiaco è un'esperienza attraverso la quale il velo di Maya viene strappato e l'uomo può finalmente ricongiungersi con la natura perduta. All'interno dell'arte apollineo e dionisiaco sono due differenti impulsi artistici. La nascita della tragedia ha come scopo quello di mostrare l'importanza dell'elemento dionisiaco, visto che l'elemento apollineo era già stato riconosciuto da autori come Wickelman. Le feste di Dioniso, i baccanali, erano una pratica in Grecia e lo sono diventate anche a Roma. Questi riti sono principalmente basati sull'orgia, la crudeltà, l'abbattimento dei tabù, l'ebbrezza dell'alcool e il consumo di carne cruda. Dioniso appare in totale antitesi con tutto il mondo dell'olimpo, un mondo, osserva Nietzsche, costruito come un muro per difendersi e mascherare proprio Dioniso stesso. Apollo, e non Zeus, è il dio principale, modello, per tutto l'olimpo intero. Apollo rappresenta la realtà apparente, quella individuale, la quale maschera la realtà dionisiaca.

Solo apparentemente il popolo greco era un popolo sereno, lo è stato per quelli che hanno dimenticato l'Edipo accecato e il Prometeo, il cui fegato veniva mangiato dall'avvoltoio. Bisogna aver dimenticato la tragedia, la sua origine e la sua verità, per pensare che il popolo greco fosse un popolo sereno. Alla base della tragedia, infatti, sta una verità orrenda e crudele. Il demone Silone, interrogato dal re Mida su quale sia la cosa più vantaggiosa per l'uomo, risponde che è non nascere mai, ma se questo non fosse possibile, allora morire il prima possibile sarebbe la cosa più vantaggiosa. Solo l'uomo nell'illusione può credere che la cosa migliore sia vivere a lungo evitando la morte. Non è questa la verità della tragedia o la verità che celata dietro l'impulso dionisiaco! la verità è quella del demone Sileno o del satiro. Questa verità viene vista da Nietzsche all'interno dell'opera della Trasfigurazione di Raffaelllo. Questo quadro rappresenta il dolore originario, il dolore della realtà lacerata, squartata, la quale poi sarà liberata dall'illusione da Apollo.

Apollo, tuttavia, è ancora troppo invischiato nella volontà, solo Dioniso può liberare dalla volontà. In questo senso Nietzsche condivide l'immagine della musica di Schopenhauer, il quale afferma che la musica è liberazione completa dalla volontà e ascesi verso la volontà stessa come principio. La musica non ha immagini, è puro suono, ma può scaricarsi in immagini e trovare in questi dei simboli. La musica, anche l'arte in generale, trova come suo opposto il soggetto egoista. L'arte è sempre un trascendere il soggetto empirico a favore del superamento dell'io.

 

 

 

La nascita della tragedia: le origini della tragedia


Ho detto che l'esperienza del dionisiaco consiste nell'esperienza crudele di questa lacerazione, come nell'essere strappati improvvisamente dalla propria individualità. Questa lacerazione è orrore e dolore, ma si prova anche piacere ed ebbrezza. In fondo l'unione con la natura è perdita di identità e di individualità. Questo tipo di esperienza è ciò che sta alla base della tragedia, ma da dove nasce la tragedia? La tragedia nasce dal coro. Il coro deve essere pensato come un tutt'uno, un'unità che non è ancora divisa in spettatore e spettacolo. Questa divisione avviene successivamente e successivamente rispetto anche ai greci. Dei greci Nietzsche afferma che lo spettatore sugli spalti nell'anfiteatro avrebbe potuto immaginare se stesso come corante, ossia come parte del coro stesso. La scena è stata introdotta successivamente, tutto lo spettacolo con gli eroi viene dopo. Prima di ogni cosa viene il coro. Questo coro fatto di voci che vede la tragedia come visione, ma la pensa come una scena reale, rapito nel suo stato dionisiaco. L'arte, tuttavia, non è un mezzo per vivere l'atrocità dell'unione originaria con la natura, ma un mezzo per trasformare quell'atrocità in rappresentazioni con le quali possiamo vivere. L'arte usa due mezzi: il sublime e il comico. Il sublime reprime le atrocità, mentre il comico è sfogo del disprezzo. Con la tragedia l'uomo può tonare all'origine di se stesso, all'uomo prima della civiltà. È il dramma che rappresenta questo ritorno, questo ritorno dell'uomo alla natura perduta nel suo cammino verso la civiltà e nell'illusione.

Solo in un secondo momento viene introdotto l'eroe nella tragedia e l'eroe è Dioniso stesso. L'immagine di questo eroe, tuttavia, ci avverte Nietzsche, è solo un'immagine luminosa proiettata sulla parete oscura. Come nel mito della caverna di Platone il mondo è un'insieme di apparenze. Tuttavia, a differenza di quel mito, non è il sole apollineo fuori della caverna a salvarci. Al di là dell'apparenza non c'è la salvezza, non esiste salvezza. Anzi, l'illusione ci salva dall'oblio o quella realtà informe che è il dionisiaco.

I tre grandi poeti tragici citati da Nietzsche sono Eschilo, Sofocle e Euripide. A questi Nietzsche fa corrispondere tre grandi opere: il Prometeo, l'Edipo e le baccanti. I poeti tragici sono come dei grandi artisti titani che si scagliano contro l'Olimpo. Una volontà di ribellione, come quella che sta alla base del mito di Prometeo, mito all'origine della stirpe ariana, contrapposto da Nietzsche al mito dei semiti. L'uomo ha cercato di essere meglio di sé: ha avuto il fuoco, ma per questo ha dovuto pagare il suo prezzo. L'eroismo, la sfida al mondo divino, è ciò che contrassegna il mito ariano. Il mito ariano illustra la necessità del delitto per chi ha aspirazione titaniche e il furto del fuoco fu visto come un sacrilegio dagli dei. Tutti gli eroi della tragedia, afferma Nietzsche, sono maschere di Dioniso. Dunque l'Edipo accecato e il Prometeo punito sono lo stesso Dioniso che soffre, perché Dioniso è il vero eroe della tragedia. Lui è il titano contro il grande muro dell'Olimpo. Dioniso nella tragedia si fa individuo, deve calarsi nell'illusione e questo gli provoca sofferenza. Dioniso deve poi tornare a sé: all'unità originaria. La tragedia racconta di questo, la sua verità è pessimista: l'esistenza è solo dolore, l'unica via d'uscita è la morte, quel prezzo che paghiamo per tornare ad essere Uno con la natura. Anassimandro affermava che l'esistenza è una colpa, poiché l'individuo si è staccato dal Tutto e per questo fatto l'individuo paga la sua colpa con la morte, ritornando così nel Tutto. Questo è il messaggio vero della tragedia, quello espresso da autori come Eschilo o Sofocle. Ma con Euripide, ultimo poeta tragico, avviene un cambiamento. Euripide intende introdurre l'ordine nel caos, esattamente come Anassagora, il quale immaginava una realtà caotica originaria, in cui tutto era mescolato con tutto, la quale successivamente fu ordinata da un intelletto universale: il Nus. La tragedia muore suicida e finisce con le Baccanti di Euripide, ossia mettendo in scena per un'ultima volta Dioniso stesso.

Nietzsche dichiara che la tragedia si è chiusa con Euripide, ma che cosa ha determinato la sua fine? Euripide aveva perso lo spirito tragico per acquisire una nuova serenità, quella dello schiavo. Euripide ha messo l'uomo comune al centro della scena e ha posto in primo piano la vita quotidiana. Euripide ha eliminato quel che c'era di dionisiaco, lasciando solamente l'aspetto apollineo. Come mai tanto accanimento contro Euripide? donde viene la serenità introdotta da Euripide stesso? È Socrate, secondo Nietzsche, l'origine di ogni cosa. Socrate chiude con un certo modo di filosofare di quei filosofi definiti presocratici, così come Euripide chiude con la tragedia. Socrate in Nietzsche è quasi un personaggio ideale, un nemico ideale. Egli rappresenta la ragione contro gli istinti, l'estetica che pensa il bello come risultate dall'ordinato e dal razionale, lo scienziato sereno. Di Socrate e di Platone va ricordato che non amavano la tragedia e che nella Repubblica il poeta viene bandito dalla città. Nessuno dei due vedeva un che di utile sia nella tragedia, che nell'arte in generale. Dell'arte Platone ha detto che essa è copia delle copia, semplicemente un riflesso di un altro riflesso, che è riflesso delle idee originarie. Si narra che Socrate avesse avuto delle visioni nelle quali era stato invitato a dedicarsi alla musica, ma lui aveva sempre risposto che la sua vera musica è la filosofia. Quella filosofia che aveva come fine il recidere completamente con il mito e con la tragedia. Quella filosofia dell'uomo sereno, troppo sicuro di sé, scienziato, che è convinto con la sua ragion sufficiente (spazio, tempo e causalità) di conoscere il mondo e sondarne le sue profondità. Questo uomo non conosce che apparenze, come direbbe Schopenhauer, perché questo uomo conoscerà solo la realtà fenomeni con la sua scienza, ma non sonderà mai le profondità della natura in se stessa, ossia le profondità di Dioniso. Questo spirito troppo ottimista ha distrutto la tragedia in Grecia, ma ora, sostiene Nietzsche, la tragedia potrebbe rinascere proprio in Germania con Richard Wagner.

Il culto di Dioniso si è preservato nei misteri e nella mistica. In quei misteri era ancora vivo il messaggio, la verità per cui l'uomo, libero dall'esistenza individuale poteva ancora assaporare la gioia di unirsi con la natura nella sua forma più originaria come natura creatrice. La tragedia rinascerà, per come pensa Nietzsche, di nuovo in Germania come seguito della sua grande musica: Bach, Beethoven, Wagner.





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