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lunedì 15 giugno 2015

Commento e critica all'opera di Žižek: Organi senza corpi








Slavoj Žižek ha scritto questo libro per mettere in confronto il primo Deleuze con il secondo, ma soprattutto il suo intento è quello di hegelianizzare Deleuze, prenderlo da dietro e fargli partorire una filosofia hegeliana. In questo testo non seguirò tutto il libro perché non mi interessa, mi occuperò invece solo di quanto Žižek ha detto su Deleuze. Questa parte, del resto, non investe tutto il libro, il libro anche se tratta l'argomento deleuziano è molto più vasto. Žižek tenta di circoscrivere un primo Deleuze (il Deleuze di Differenza e ripetizione, Logica del senso, le sue prime monografie, Il freddo e il crudele) distinguendolo da uno guattarizzato, il secondo Deleuze (Anti-Edipo, Mille piani). Žižek ricalca le differenze tra i due: il primo Deleuze è lacaniano e per questo, secondo Žižek, hegeliano; il secondo Deleuze è anti-lacaniano, guattarizzato. C'è un primo Deleuze che arriva fino al dualismo tra superficie e profondità, arriva a concepire una quasi-causa come concetto paradossale che spiega questi effetti incorporei che sono gli eventi, per di più arriva a degli eventi che sono solo nel linguaggio ma, paradossalmente, devono essere anche attributi delle cose. Questo problema, secondo Žižek, Deleuze tenta di superarlo con il concetto di corpo senza organi. Tuttavia non è vero che il concetto di quasi-causa scompare del tutto nel secondo Deleuze, in rare occasioni, lo usa ancora, lo usa per indicare il rapporto tra le macchine desideranti e il corpo senza organi. Ad ogni modo è da far notare che ci sono una serie di concetti che accomunano il primo e il secondo Deleuze: concatenamento/mescolanza, desiderio verticale/desiderio senza Altri, distribuzione nomadica/distribuzione diabolica, corpo colino/corpo senza organi, quantità intensive/flussi di quanta, molecolare. Sono delle coppie, ma sono elementi che connettono le due fasi di pensiero di Deleuze. Il punto è che Žižek semplicemente parla di differenze, questo punto va attaccato perché è troppo semplicista ricondurre Deleuze al suo rapporto con Lacan, dire che il secondo ha subito delle influenze da un malefico Guattari, infatti molti concetti dipendono dal primo Deleuze, Guattari è l'autore di concetti come quello delle macchine desideranti (concetto che originariamente aveva bisogno di molte modifiche prima diventare quello che è diventato, per questo ci è voluto l'incontro con Deleuze). Ho detto che il primo Deleuze Žižek lo considera come hegeliano, al contrario del secondo. Come riesce Žižek a fare della chirurgia plastica a Deleuze e farlo diventare Hegel? potremmo dire che ci sono circa quattro mosse: dimostrare che la differenza in sé è negazione affermativa tanto quanto lo è la negazione nella dialettica hegeliana (aumentare le basette, schiarire i colori degli occhi, immaginatevi Deleuze con gli occhi chiari, come potenza negativa affermatrice); argomentare a favore di un'immanenza con una frattura, un Lacan non trascendentale, il Deleuze del pensiero orizzontale, l'Hegel del non tutto, della frattura (schiacciare di più la testa e allungarla, fare altrettanto con il naso come se si volesse imporre una frattura nel naso o addirittura romperlo); definire l'evento in Deleuze, non come anticipatore del divenire, ma come il Nuovo che compare nell'Aufhebung hegeliana, la quale rivede in una nuova luce il vecchio (cambiare pettinatura dei capelli, tirare il ciuffo in avanti, il Nuovo look); dire che il divenire dopotutto è la storia, così come diceva Hegel, che il virtuale e l'attuale di Deleuze sono due facce della stessa medaglia (intervenire sul mento ed eliminare quella punta per farlo diventare piatto come il resto del nuovo volto). Ciò che forse è rilevante in questo lavoro è quella differenza tra evento e divenire, questa si basa sul fatto che l'evento è sempre il risultato di un differenziale, del significante che eccede sul significato, del virtuale che eccede sull'attuale; quello che accade nel divenire è che c'è un'immanenza assoluta, un'immanenza in cui significante e significato diventano la stessa cosa, dove tutto si trasforma in un passaggio tra varie quantità intensive. Così si può dire che la differenza in sé è un evento, c'è negazione affermativa perché questo evento è uno scarto, un'eccedenza che simboleggia una mancanza. Si aggiungerà poi che questa eccedenza è un Uno con una mancanza, un Uno con l'Altro, quindi un non-Tutto, così come, dice Žižek, anche in Hegel si parla di un universale che è tale per le  sue eccezioni (particolari), di una totalità che non è un Tutto, di un Vero che è intero, ma che non significa che c'è un sapere assoluto. La sintesi nella dialettica hegeliana non parla altro che della frattura per Žižek, dopotutto non si tratta altro che di pensare questa sintesi come qualcosa che supera e concilia il vecchio, ma lo supera anche perché lo vede in una luce diversa. La storia è divenire, o meglio, è anche quel virtuale di cui parla Deleuze e quell'evento, che non è altro che la stessa rivoluzione. Il problema infatti è che Deleuze dice sui presocratici che sono pensatori delle profondità, che cercano i principi della natura, tuttavia questo non vale per Eraclito ed è Eraclito che ispira poi gli stoici, che è il filosofo del divenire folle, ma non è lo stesso Eraclito che si nasconde dietro la filosofia di Hegel?. Spiegato questo vorrei parlare dei difetti di questa tesi: Žižek ha detto che Deleuze è riuscito a rovesciare tutti i filosofi che odiava (Kant con l'empirismo trascendentale, Platone con i simulacri, Cartesio con le idee chiare-confuse e le idee oscure-distinte) tranne che con Hegel, evidentemente Žižek più o meno volutamente ignora l'Hegel barbuto, quello che rovescia l'Hegel del mediato con la filosofia dell'immediatezza, dell'intuizione, l'immagine caricaturale del pensiero; la differenza in sé perché deve essere negativa? non è forse la stessa "o" affermativa che diventa "e"?. Sul primo punto ci sono molte cose da dire, per esempio che non è vero che Hegel, come vuole Žižek, ha il pene lungo, ma è vero che Deleuze ha preso da dietro anche Hegel stesso. Quello che interessava a Deleuze era proporre un modello di pensiero dell'immediatezza, l'intuizione come folgore ed eccesso di virtuale che viene emessa dall'oggetto: il segno. Il soggetto non deve fare altro che apprendere come decifrare questi segni, solo in questo senso il pensiero diventa forzato. Tutto questo ha ben poco a che vedere con la mediazione intellettuale e tanto meno con la ragione apollinea di Hegel, ma ha a che vedere con una mente ubriaca fradicia, un pensiero ebbro e dionisiaco. Questo pensiero si rivolge direttamente all'immediato, all'esperienza reale, quel lampo che in un attimo squarcia l'ombrello e fa passare il caos. Per quanto riguarda la differenza in sé Deleuze usa vari termini che sono piuttosto ambigui come: "o" affermativa, incompossibili affermativi. La "o" affermativa non è altro che una "e", ora il problema qui è se Snark o in generale quella che chiama la disgiunzione inclusiva non sia una sintesi di tipo hegeliano. Si può pensare così, ma dov'è sarebbe la negazione? per esempio posso dire "William o Richard", questa è un'alternativa, normalmente in Hegel c'è prima una negazione della posizione, quindi William si nega in Richard, poi questa negazione viene negata nuovamente per arrivare ad una sintesi tra William e Richard, questo sarebbe Rilchiam? "William e Richard" più che essere una negazione affermativa è solo una doppia affermazione. La differenza in sé non è semplicemente non-essere, ma la doppia direzione dell'evento affermata, l'affermazione di due direzioni dell'evento, non due No, ma due Sì. Questa logica è la stessa che nel secondo Deleuze fa dello schizofrenico uno yesman assoluto.

Spostando la nostra attenzione dalla trasformazione hegeliana di Deleuze, passiamo direttamente al problema della politica, perché qui ci sono delle altre critiche che fa Žižek a Deleuze, un attacco al pensiero politico del secondo Deleuze. Žižek commenta una descrizione di Lecercle di uno yuppie che legge Gilles Deleuze: Che cos'è la filosofia?, in questa si mostra uno yuppie perplesso che legge un libro esplicitamente contro gli yuppie. Žižek è convinto che in realtà lo yuppie provasse meraviglia, dopo tutto quello che fa nelle pubblicità è sempre uno scoprire nuove quantità intensive, così come la teoria del desiderio deleuziano si può accostare ai videogame del sesso, il macchinico è lo stesso dei giocattoli del figlio e così via. Se la cosa può far ridere aggiungo su questa tesi che sul serio c'è uno yuppie che apprezza molto Deleuze e che sembra sia diventato ricco grazie alla sua lettura di Mille piani e L'Anti-Edipo, sto parlando Jonah Peretti e il suo progetto editoriale: Buzzfeed, insomma c'è chi fa tanti soldi traendo spunto da intuizioni deleuziane. Immagino che l'intento qui sia mostrare un capitalismo che sa sempre fare di ogni cosa una fonte di guadagno e sfruttarla a proprio vantaggio, non è forse vero questo per quello che dice Deleuze sulle quantità intensive, sulla transessualità molecolare, sui divenire-animale e sul nomadismo?. Così secondo Žižek Deleuze si fa sostenitore del capitalismo digitale, della netocracy e così via. E se invece al posto di immaginare uno yuppie che legge Deleuze, ci immaginassimo un hippie che legge Deleuze? questo sposterebbe tutta l'attenzione sui punti positivi del pensiero del secondo Deleuze: il desiderio oceanico come dimensione di godimento al di là dell'Ego; la sperimentazione creativa del nomadismo e un nomadismo reale di un mondo in cui tutte le persone si possono spostare senza barriere; i divenire-animali sciamanici, la ricerca di una nuova forma spirituale; l'amore come passeggiata dello schizo, nel senso di un'amore non del possesso e senza Ego; gli spazi lisci dove le comunità hippie si incontrano, spazi senza legge, ai margini dello Stato, se non oltre; la deterritorializzazione come nuova trance che connette i corpi e connette le persone; il corpo senza organi come superficie di intensità, queste intensità non devono essere per forza quelle di un videogame, ma potrebbero essere (spostando molto il pensiero di Deleuze, che non parla, non capisco perché, mai di coscienza) una nuova forma di consapevolezza. Dopotutto non c'è questo dualismo? lo yuppie paranoico e l'hippie schizofrenico, capitalismo e schizofrenia. Con questa immagine di un hippie deleuziano credo di poter aprire un'altra strada; l'esisto del pensiero di Deleuze forse, lo spiega meglio Autieri:

«[...] hanno proposto uno statuto del soggetto, del desiderio, della società, i cui tratti sono diventati parte integrante della stessa macchina capitalista  che mutava sotto i loro occhi. Non solo nel senso che hanno manifestato intuizioni notevoli-il debito, la "cattura", il precariato, ecc., come visto-, ma anche per il fatto, meno lodevole questa volta, che l'esplosione del desiderio ha avuto ed ha le sue manifestazioni tutt'altro che sovversive, però; anzi, perfettamente integrate all'espansione capitalistica degli anni '80 e '90 fino allo scoppio della crisi. Il che, del resto, è perfettamente coerente con il quadro descritto in Mille piani, nel senso che l'assiomatica capitalistica è stata affrontata proprio nella sua capacità di sovradeterminare tutti gli strati economici e non della vita sociale, critica compresa.» (Autieri, Governo e capitale, 2014:197-198)

Propongo una sfida deleuziana: chi riuscirà a fare il primo Žižek glabro?

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Capitalismo ed ecologia 

sabato 7 febbraio 2015

Capitalismo ed ecologia







Come spiega Žižek c'è un limite al capitalismo, questo limite è quello delle risorse naturali, esse infatti non sono tutte rinnovabili e non sono infinite, il capitalismo continuando a fregarsene di ciò continua la sua macchinosa operazione selvaggia di sfruttamento della natura, ma ciò non potrà durare all'infinito, per cui questo deve determinare la fine o del mondo o del capitalismo stesso. L'unica speranza per questo filosofo è che si inneschi una specie di contro-circuito, una ribellione da parte delle persone fuori dal mondo consumista, escluse e queste sono sempre di più, perché anche nei nostri paesi del sud Europa, dove la crisi si fa sentire saranno sempre di più le persone fuori dal mondo consumista. Questa cosa potrebbe in effetti farci sperare, nel senso, che va ad incrementare quell'esercito fatale contro il capitalismo. Il punto è che la società dei consumi in realtà va contro la natura, perché è basata sullo spreco, ma questo spreco non possiamo più permettercelo se le risorse del pianeta diminuiscono sempre più; ovviamente non è tutto finito, possiamo costruire una società diversa, dipende da noi, quello che è certo è che il capitalismo per la sua logica di sfruttamento non può essere salvato nemmeno parzialmente. Ogni forza che considera anche solo in parte il capitalismo non potrà essere di nessun aiuto alla società futura, perché bisogna cambiare proprio la direzione della produzione, secondo quello che già diceva Marcuse, non deve essere più il profitto ma il soddisfacimento reale dei bisogni degli individui e questo crea la differenza tra lo spreco e i bisogni veri. Di fatto il problema non sembra essere solo di natura esterna, nel senso di un modello di società esterno e un modello economico esterno, ma il problema è ancora più profondo perché riguarda un certo tipo di mentalità, quella che Horkheimer avrebbe chiamato la ragione strumentale. Quindi il problema più profondo riguarda quello del libro Dialettica dell'illuminismo, dove la ragione è contrapposta alla natura e al mito, usa l'astuzia per far credere al mito di volergli cedere, ma poi lo colpisce alle spalle. Il problema è la ragione come dominio, quella mentalità soggettiva, che pensa in termini esclusivamente matematici l'intera realtà, il che non gli permette di avere esperienza diretta della natura ma solo mediata, come qualcosa di già assoggettato alla mente, la natura non può essere concepita se non come qualcosa di strumentalizzato, lì offerto all'uomo per essere condotto ai lavori forzati. Se tutto questo è vero l'utilitarismo borghese sta dietro anche lo sfruttamento della natura, il problema è quando questa mentalità è generale, così lo sfruttamento non è solo da parte di chi comanda, ma diventa dell'uomo verso il simile e dell'uomo verso la natura. La forza e il prevaricare sull'altro sono diventati segni di successo e di progresso. Quindi una nuova società deve rigettare anche una certa forma di mentalità. L'ecologia sembra la presa di coscienza del problema del mondo e della natura, il problema è che occulta una parte della questione. Mi ha sempre colpito come molto prima dell'ecologia già nel marxismo si denunciava lo sfruttamento della natura, ma in questo caso si dicevano due cose: che questo dipendeva dalla società capitalista, perché per esempio quando Marx nei Manoscritti parla della differenza tra la rendita fondiaria nel mondo feudale e quella nella realtà capitalista dice:

"Infine il signore non cerca di trarre dal proprio possesso fondiario il maggior vantaggio possibile. Anzi, egli consuma ciò che c'è, e lascia tranquillamente la cura di raccogliere ai contadini e ai fittavoli. Questo è il modo d'essere aristocratico del possesso fondiario che getta sul suo signore una gloria romantica." (Marx, Karl, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, Torino, 2013, p. 61)

Insomma non c'era logica di profitto nel medioevo e nemmeno la volontà di sfruttare al massimo il singolo terreno. L'altro punto che caratterizza il marxismo è che lo sfruttamento della natura implica lo sfruttamento dell'uomo, che non vi può essere sfruttamento della natura senza che prima che vi sia dato uno sfruttamento dell'uomo. Ciò è ovvio perché non ci sarebbe estrazione mineraria e sfruttamento di tali risorse, se non vi fossero prima dei minatori che lavorano sfruttati, a bassi salari e lunghe ore di lavoro, nelle miniere. È interessante come nell'ecologia non si parli affatto dello sfruttamento dell'uomo, ma solo di quello della natura, forse che l'ecologia nasconde l'origine del problema? difende ancora il capitalismo? dobbiamo renderci conto che non finirà mai lo sfruttamento della natura se non finisce prima quello dell'uomo. Ora in realtà i capitalisti hanno due vie d'uscita al problema dell'ecologia, una è quella di trovarsi un altro pianeta da sfruttare, l'altra è quella diminuire la popolazione mondiale, di talmente tanto per eliminare i consumi esagerati e le emissioni di CO2. Quest'ultima dovrebbe fare scandalo, quando si parla del fatto che siamo in troppi, sembra quasi che si voglia legalizzare il genocidio, anche perché dietro un'affermazione simile ci sta nascosta quella che dice che sarebbe meglio se la popolazione diminuisse (ovvero che muoiano delle persone). Di fatto la gente non lo vuole vedere, ma l'aria è sempre più inquinata, il cibo sempre più scadente, l'acqua riempita di metalli pesanti, siamo bombardati da onde ovunque, questo è un lento sterminio di massa servito dall'alto. Il piatto avvelenato. Se vogliamo davvero avere una società diversa, dobbiamo liberarci da queste idee, del tipo che bisogna fare meno figli o averne di meno perché è necessario diminuire le emissioni di CO2, ma dovremmo cercare di costruire una società che punti alla liberazione dell'uomo dalle necessità, una società umana, cambiare la nostra mentalità, la logica del dominio ed eliminare ogni forma di violenza (la violenza del nostro mondo spesso è economica, il capitalismo è violento).


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