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lunedì 25 settembre 2017

Democrazia totalitaria pIX







16 Il concetto di democrazia totalitaria nella Scuola di Francoforte

Quando i membri della scuola di Francoforte sono fuggiti dalla Germania per l'America, fuggiti dal regime totalitario nazista e arrivati negli U.S.A., si sono trovati di fronte ad una società che, pur avendo tutt'altra costituzione, non gli sembrava sostanzialmente migliore. Questo fatto è singolare e dovrebbe far riflettere. Dietro troviamo molte considerazioni: la mercificazione totalizzante del mondo dei consumi; la televisione come strumento di manipolazione dell'opinione di massa; elezioni orchestrate dall'alto con abili campagne; scuole che spesso rappresentano solo una forma di instupidimento di massa; uno strano linguaggio orwelliano: l'America che porta la pace nel mondo con le bombe atomiche. Ci sono due pericoli che, secondo me, la scuola di Francoforte ha messo in evidenza nella democrazia: da un lato che la democrazia stessa possa diventare totalitaria, dall'altro che da una democrazia possa sorgere il totalitarismo.

Incomincerei dall'analisi del secondo elemento: quello della nascita di un regime fascista a partire da una democrazia. È un tema che, con il risorgere dei populismi oggi, è troppo importante per non essere affrontato. Che la tirannia sorga sulla democrazia, questo lo diceva già Platone. Egli infatti ha ben mostrato come funziona il meccanismo della demagogia. Il demagogo, abile oratore, riesce a trascinare la folla dalla sua parte con le sue parole e ottiene consensi. Spesso questo accade in un momento di crisi economica e politica dove il suo discorso può prendere maggiormente piede. Camus diceva che il benessere della maggioranza è l'alibi dei tiranni, di questo bisogna tenerne assolutamente conto perché è proprio questo l'oggetto dei loro discorsi: il nostro bene, lo usano per giustificare qualsiasi cosa. Tecniche come queste sono il vero oggetto dell'analisi dello studio di Adorno su questo tema: la personalità totalitaria. L'idea di Adorno è che, perché certe persone possano effettivamente prendere il potere, deve essere diffuso in un certo paese un certo tipo specifico di personalità: la personalità totalitaria. Adorno aveva condotto un'indagine basata su un sondaggio, delle domande fatte ad un gran numero di individui e quello che ne era risultato è che in America questa forma di personalità era tanto diffusa da far per pensare che, chi lo sa, un giorno un nuovo abile demagogo avrebbe preso il potere (notate quanto è attuale!).

Si devono dare dei presupposti psicologici perché qualcuno appoggi certi politici e certi movimenti. Adorno parla di un "carattere legato all'autorità", egli cercava di capire se vi fosse un nesso tra la discriminazione delle minoranze e un certo tipo di carattere. Esistono effettivamente dei tratti riscontrabili: pensiero rigido, legame all'autorità, pregiudizio e scarsa vivacità di pensiero, idolatria del potere, violenza. L'idea di Adorno era di partire da come queste persone si atteggiano nei confronti delle minoranze e i dettagli potevano venire a galla da molti particolari: certe idee sulla disciplina, un certo nazionalismo e attaccamento alla patria, un certo modello di condotta corretta rispetto ad altre, considerate non corrette. Per cambiare l'uomo, suggerisce Adorno, ci vorrebbe un metodo attraverso il quale si spezzi l'atteggiamento rigido e si insegni quello spontaneo nei confronti delle cose.

L'uomo deve cambiare, se vogliamo che alcune cose non si ripetano affatto. Ci vorrebbe un uomo che pensi con la propria testa e questo lo si conquista con la cultura e con l'esercizio. Un altro punto, punto che si era posto anche Adorno, è quello di cercare di individuare le tecniche che usano i politici per ottenere consensi. Ci vuole sempre qualcuno che diffonda l'odio nei confronti delle minoranze, qualcuno lo sparge con dei metodi precisi, queste persone sono definite da Adorno: agitatori. Gli agitatori sembra che usino più o meno sempre gli stessi schemi. Di alcuni di questi schemi ne parla lo stesso Adorno. Per esempio il leader si presenta da un lato come un uomo come gli altri, uno di voi, e nello stesso tempo un superiore e un semidio. Il caso citato da Adorno è quello di Hitler che ricordava dei tempi quando era stato nell'esercito, anche lui soldato come gli altri. Questo elemento, dice Adorno, soddisfa il problema della vicinanza e del calore. Ma il dipingersi come semidio rimanda sempre all'idea del leader superiore tanto venerato. Altre tecniche sono ben note: il divide et impera che mette le persone le une contro gli altri; il fare la vittima del demagogo, il "sono tutti contro di me"; la ricerca continua di un nemico contro il quale scaricare l'odio del popolo. Adorno credeva che mettere in luce questi meccanismi potesse di fatto attuare una presa di coscienza nelle persone e che questo fosse estremamente importante. Ci si può chiedere oggi quanto questo sia vero. Una tecnica come il divide et impera la conoscono tutti, ma è la stessa in cui cascano tutte quelle persone che oggi vedono nell'immigrato e nello straniero un proprio nemico, quindi le persone continuano a stare a questo gioco, da quel che sembra. 


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sabato 20 giugno 2015

Death note: la società della ragione strumentale









Secondo me si potrebbe costruire filosofie sui manga, sul serio. Questo dipende dal fatto che diversi manga sembrano avere un grosso contenuto filosofico, ovviamente non parlo di Dragonball, di Naruto, di Onepeache, parlo di cose come Death note, Neon genesis evangelion, Code Geass e Stein Gate. Per chi non l'ha visto faccio giusto un piccolo riassunto della trama di modo anche di avere una guida per il mio discorso. Uno shinigami (spirito yokai della morte) di nome Ryuk perde più o meno volutamente un death note, un quaderno della morte, un quaderno dove si possono scrivere nomi di persone e queste effettivamente moriranno (per uccidere ci vuole un volto e un nome). Light Yagami studente brillante ed intelligente, annoiato dalla vita, trova questo quaderno un giorno e ne diventerà il suo possessore. Ovviamente Light Yagami farà incontro di Ryuk e cercherà di provare il death note per capire se funziona sul serio. Dopo aver scoperto la sua efficacia decide di un usarlo non per un motivo subdolo come fare soldi o avere successo, bensì per fare giustizia, per uccidere direttamente tutti i colpevoli, di modo che diminuendo i criminali diminuiscono anche i crimini, diciamo in un senso molto statistico. La decisione di Light Yagami, però, non può separarsi dall'idea di avere successo, in un certo senso, o meglio di diventare un Dio. Il suo grande potere lo fa un grande Dio della morte giustiziere dal nome "Kira". Il grande numero di morti insospettisce la polizia nel mondo, l'Interpol decide di intervenire ed ingaggia la sua mente migliore per capire cosa ci sia dietro le crescenti morti: il misterioso "Elle". Grazie ad una serie di stratagemmi acuti "Elle" riesce prima a capire che l'autore dei crimini si trova in Giappone, poi mano a mano costruisce il suo sospetto per Light Yagami, studente dell'università promettente nella carriera di poliziotto e figlio di un capo di polizia giapponese. È grazie all'accesso ai dati della polizia che Yagami scopre tutti i criminali da uccidere, nello stesso tempo anche per questo "Elle" conclude che non può che essere lui. Il fatto è che non ci sono mai delle prove evidenti, che non avrebbe motivo imprigionarlo solo per dei sospetti che si fanno sempre più forti. In questo c'è una specie di continuo gioco di intelligenza che non sembra avere termine, una partita a scacchi in cui ogni elemento è una pedina che serve per vincere, questo vale per Misa Amane (la seconda "Kira"), vale per molti altri personaggi e pensino per un altro shinigami. Quando Light Yagami riesce ad eliminare "Elle" sembra diventato realmente il Dio, i morti mano a mano aumentano e il crimine effettivamente cala. Ci sono opinioni differenti su quello che fa "Kira", alcuni sarebbero con lui perché credono che sia giustizia, altri sembrano cadere sempre più nel panico. Quello che Yagami non ha compreso è che difficilmente si può evitare di incontrare nuovi ostacoli e persone più abili di te. Near e Mello saranno altri suoi avversari, Near collabora direttamente con il governo americano e lui con degli agenti si dirigono direttamente in Giappone per spiarlo. Sarà Near a fare scacco matto, ovviamente è difficile spiegare in poche righe come ci sia riuscito, ma è per questo che conviene guardarsi l'anime.

Immaginatevi i Passages di Benjamin, un libro che parla di un mondo consumista, della moda, una realtà dove tutto è apparenza, anche la felicità, ma in realtà tutti nuotano nella noia più assoluta ed ogni attività diventa pura fuga da questa noia. Death Note comincia con la noia, comincia da Ryuk che non ne può più del suo mondo degli spiriti tutto uguale e da Yagami uno studente brillante che prova noia per la sua esistenza e soprattutto per la società che lo circonda. Sono forse dei risvegliati? gli unici che si accorgono del grigiore della società dei consumi?. È importante capire che tutto è cominciato con la noia, perché quando Yagami poi parla di voler far giustizia, questo inizio fa da contrasto con questa svolta. In questo senso si può dire che l'idea di diventare il Dio del mondo, di fare giustizia per la terra, è la fuga brillante dalla noia per entrare in un gioco appassionante senza esclusione di colpi. La logica di Yagami è puramente statistica: se diminuisce il numero dei criminali, diminuiscono i crimini. Le persone sono prese solo nel senso numerico e quantitativo, perché quello che conta in una logica statistica è la diminuzione numerica dei crimini. Questa logica ovviamente considera i crimini solo dal punto di vista quantitativo senza le dovute differenze qualitative che dovrebbero avere ed estende la pena di morte quasi a qualsiasi cosa. Si possono confrontare i sei punti scritti da Löwenthal per indicare i caratteri principali dei campi di concentramento. Per esempio sul primo punto dice: «Una delle funzioni principali del terrore è di cancellare ogni legame razionale tra decisioni del governo e il destino individuale» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.235) Di fronte al potere tutti sono ugualmente carne da macello, non ci sono differenze di individui, così Light non si interessa né dei motivi dei crimini, né del crimine in sé, così che i criminali rientrano in una categoria omogenea. Sul secondo punto: «Con il collasso della razionalità legale e del suo chiaro significato per il destino individuale, quest'ultimo diviene opaco e perde la sua peculiare sensatezza.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.236) Una grossa perdita di senso e della continuità dell'esperienza, in ogni momento potresti essere tu a morire, tu stesso potresti essere la persona scelta da Kira; in questo modo si vive con la consapevolezza che la propria esistenza potrebbe finire tra due minuti o meno. Terzo punto: «In un sistema che riduce la vita a una catena di reazioni sconnesse a esperienze scioccanti, la comunicazione personale perde di significato.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.237) Se siamo cadaveri che camminano su questa terra, la nostra vita non può che ridursi ad un insieme di reazioni a pulsioni. Quarto punto: «Il vecchio sistema culturale che dall'astratta metafisica filosofica si estendeva alle istituzioni religiose e pedagogiche, produceva un'ideologia della condotta razionale che contemplava il rispetto dei diritti, delle esigenze e dei bisogni degli altri quale condizione necessaria per la propria sopravvivenza.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.238) Si deve lottare se si vuole vivere, lottare per nascondersi sotto falsi nomi, lottare per non essere mai scoperti, perché è come se un grande occhio che vede ogni cosa dall'alto scrutasse tutti per scoprire nomi e volti per scriverli sul death note. Quinto punto: «Tra le peggiori paure dei signori del terrore vi è quella che le loro vittime possano riacquistare la consapevolezza di appartenere a una società di esseri umani.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.239) Le persone sono solo più dei numeri, hanno dimenticato di essere degli esseri umani, dimenticato il valore dell'esistenza. Sesto punto: «Un sistema del terrore raggiunge il suo apice quando la vittima non è più consapevole del baratro che esiste tra sé e i suoi carnefici.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.241) Nell'anime si possono notare alcuni sostenitori di Kira che minacciano di attaccare il palazzo dove si trova la squadra di Near, evidentemente hanno preso gli ideali del carnefice; quello che però si nota è che siano bastati un po' di soldi fatti volare per terra per farli distogliere dal vero obbiettivo e farli lottare per questi. Potrebbe sembrare una società disciplinare nel senso di Foucault, ma in realtà è una società dove la pena di morte è diventata il mezzo più immediato per eliminare il crimine. Il lavoro di Light nasconde l'idea di una morale più sottile che è quella di una morale utilitarista in tutti i sensi, questa morale utilitarista dice che in fondo è giusto sacrificare tot criminali se il guadagno è un mondo senza il crimine. Ryuk stesso gli aveva fatto notare che non aveva senso fare del male per eliminare il male, altrimenti per coerenza si deve uccidere anche se stessi. A questo Light aveva risposto che non era male perché il fine era buono, il fine giustifica i mezzi?. Quando Light elimina una persona piuttosto che un'altra sulla base di cosa lo fa? semplicemente qualcuno è già stato classificato criminale e lui lo ammazza? di fatto se si basa sugli elenchi della polizia, non può che pensare in un modo simile, ma cosa succede se per errore finisce in carcere una persona che non ha commesso un reato di cui è accusata? ammazza anche quella? e come fa sapere della sua innocenza?. La logica dell'utilitarismo insegnerebbe che questa eventualità costituirebbe un'eccezione molto insignificante se si pensa in rapporto alle vite che si potrebbero salvare uccidendo i criminali con il quaderno. Guardando dall'altro lato si può dire che non ci sia concezione del male prestabilita, ma almeno ve ne deve essere una del bene, per esempio deve pensare che uccidere i criminali per diminuire il crimine sia giusto. In effetti questo lo pensa ed è anche per questo che Light rientra nell'elenco dei giustizieri solitari che praticano una giustizia privata la quale presuppone sempre un'idea personale su cosa sia giusto o cosa sia sbagliato. C'è quindi un problema di morale di fondo, Light segue una morale utilitarista. Il padre di Light Yagami: Soichiro Yagami, invece, è semplicemente un kantiano, l'unica persona onesta in tutto l'anime, uno che fa il dover per il dovere, che è convinto che uccidere sia sbagliato non importa per quale causa, esegue gli ordini fino all'ultimo, paradossalmente va incontro alla morte seguendo le istruzioni dettategli da suo figlio e per lui cerca di uccidere Mello (qui c'è un conflitto kantiano: eseguire gli ordini del tuo capo, cioè fare il tuo dovere professionale, quindi uccidere oppure non uccidere disobbedendo agli ordini impartiti, seguendo la legge morale?). "Elle" su questo modello può sembrare anche lui leggermente un utilitarista, soprattutto nelle sue indagini, quando non si fa scrupoli di torturare Misa Amane per estorcere informazioni (il ragionamento è questo: se il fine è catturare il criminale peggiore della storia, allora ogni mezzo è concesso). Per questo motivo è davvero difficile dire dove stia il bene in questo anime, perché dopo tutto questo anime non parla altro che di una società della ragione strumentale, ragione che considera tutto come mezzo per arrivare ai suoi fini, ogni cosa è oggetto da sfruttare. Ragione strumentale è un altro concetto la scuola di Francoforte, in particolare Horkheimer scrive molto su questo tema: «In realtà fu necessario che la ragione si separasse dal suo legame con gli oggetti e si rendesse indipendente, al fine di liberarsi dalla cieca coazione naturale e dominare la natura in quella misura che oggi ci spaventa. Ma la ragione non ha preso coscienza del fatto che questo distacco è stato necessario e al contempo apparente. Ha gettato via la mitologia e la superstizione insieme a tutto ciò che non può essere ridotto entro i confini dello spirito soggettivo. Non in questo gesto, ma nel fatto di essersi posta sul trono del sé, consiste la sventura che portò all'autodistruzione della ragione. Con la superbia che è propria di ogni accecamento, la ragione soggettiva non ha infatti ammesso di dovere la sua esistenza autonoma non a se stessa, ma in somma misura alla divisione del lavoro, al processo del confronto tra l'uomo e la natura. Ma quanto più puntigliosamente seguita a negarlo, tanto più è costretta a spacciarsi, di fronte a sé e agli altri, per un'essenza assoluta - fino a quando, in omaggio al suo principio della verifica del dubbio, sarà costretta a scacciare se stessa nel regno degli spettri alla stregua di una qualitas occulta.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.207) Horkheimer distingue una ragione soggettiva da una oggettiva, quella oggettiva non si pensava in contrapposizione alla natura, ma pensava che la natura stessa fosse ragione, non nel senso hegeliano, ma in un senso etico/stoico, cioè che vivere secondo ragione vuole dire vivere secondo natura. Mentre proprio: "il reale è razionale" parla di una realtà soggettivata e sempre più matematizzata, la realtà delle scienze, il dominio della ragione sulla natura. Una ragione di questo tipo è ciò che vi è di essenziale in un anime come questo. Non c'è emotività, se non apparente; in realtà ci sono due grandi menti che giocano una partita a scacchi e cercano di capire come schiacciare l'altro. Non dimenticate mai che l'obbiettivo sia di "Elle" che di Near è quello di vincere e non quello di fare giustizia, si tratta solo di risolvere il puzzle, una questione di orgoglio personale. Dopo tutto la vittoria è un fatto proprio, o più che altro si deve parlare dell'idea non subire una sconfitta e un disonore. "Elle" dice: la battaglia l'ho persa, la guerra non è finita, se in una partita a scacchi ci mangiano la torre non ci sganasciamo dal dolore, anche se sappiamo di aver perso un pezzo, ma forse questa è solo una parte di una trama sottilissima in cui quel pezzo era da sacrificare per arrivare alla vittoria. Diversi agenti dell'FBI muoiono uccisi da Kira, queste sono delle pedine sacrificate. "Elle" e Light hanno la stessa mentalità ma sono due persone molto diverse, cosa cambia? l'attenzione e la coscienza, lo stato d'animo. Light è una persona rigida, è come se avesse sempre due Sé, uno apparente ed esterno, un altro completamente interiore; questa logica funziona in modo tale che Light diventa quello finto e Kira quello vero. Kira è la verità che cela il volto di Light, diciamo che Light con la massima attenzione riesce ad immedesimarsi in altre parti, simulare emozioni finte, far credere di amare Misa e così via. Light dal punto di vista psicoanalitico sembra una figura impossibile, nel senso che normalmente ogni esagerazione della coscienza, dell'Io, in un individuo è controbilanciata dal contrario nel suo inconscio, tuttavia Light non sembra presentare dei difetti di questo tipo, degli errori inconsapevoli che controbilancerebbero la ricerca di perfezione della coscienza; sicuramente se ha perso qualcosa gli è sfuggito, ma non sembra che questo davvero corrisponda ad un controbilanciamento dell'inconscio. "Elle", invece, ha un'attenzione più molle, sembra non essere quell'attenzione da soldato di Light, ma quella del lottatore di karate che ha conquistato la consapevolezza e sa che per essere più attenti si deve essere più rilassati; tuttavia in contrasto con questo "Elle" sembra continuamente depresso, forse per un passato e un'infanzia infelice, per un presente non bello e compensa tutto questo stato emotivo bilanciandolo con torte alla panna, gelato e altri dolci. "Elle" riconosce in Light il suo primo amico, questo la dice lunga sulla sua vita sociale, anche se forse non sembra così solitario e schivo e dopotutto ha delle capacità di coinvolgere gente, solo che va sempre sul crudo e non usa mai mezzi termini, per questo non piace a molti che lasciano il gruppo degli investigatori. La questione delle emozioni è essenziale, perché Near e "Elle" non hanno grosse emozioni, sembra che siano più dominate da razionalità, mentre nel caso di Mellow e Light le emozioni vengono nascoste in un secondo Sé, diciamo sono più nascoste. Questo anime nasconde inoltre delle riflessioni su quella che Adorno chiama "personalità totalitaria", l'azione di Light il primo che la possiede getta luce sulla sua diffusione nel mondo e trova concretezza nei suoi sostenitori. Non rimane che considerare il gruppo più immerso nella logica capitalista della morte, lo Yotsuba Group, in particolare Kyosuke Higuchi che non si fa problemi ad uccidere persone ricchissime per far tornare vantaggi economici al gruppo. Questo rappresenta una gruppo che usa il death note come nel caso di Light, seguendo il suo delirio di grandezza di diventare o di essere il grande giustiziere, ma direttamente per fare soldi. Qui l'ideologia della società capitalista diventa un motivo per la creazione di una macchina di morte. Kyosuke Higuchi è un avido egoista, il suo obbiettivo? soldi, fama e belle donne. Reiji Namikawa sostiene il terzo Kira, è un campione di Shogi, una specie di scacchi giapponese/orientale, potremmo definirlo interamente calato nella ragione strumentale. Suguru Shimura è definito come un paranoide. Takeshi Ooi è colui che organizza gli incontri, la grande mente.

Per concludere direi che si possono fare molti altri studi su questo anime, ad esempio degli studi di psicologia, questi potrebbero persino far luce su alcune logiche della nostra società attuale, del resto questo anime non nasce dal nulla, ma riflette un mondo in cui viviamo.



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cultura di massa 

sabato 17 gennaio 2015

La cultura di massa








La cultura di massa è uno dei temi che interessa la scuola di Francoforte. Nella cultura di massa, la cultura stessa diventa merce feticizzata. Questo tipo di cultura non deve essere pensata come qualcosa che scaturisce direttamente dal basso, come se nascesse spontaneamente dalle masse, attenzione dice Adorno, in realtà questo tipo di cultura viene sempre dall'alto, dunque in caso sarebbe meglio parlare di industria culturale. Lo scopo è quello di conciliare la domanda e l'offerta, questo viene fatto dalla pubblicità. La merce feticizzata, come ci illustra sempre il nostro caro Benjamin, è una bella prostituta, lo scopo della vendita consiste in primo luogo in un attacco a quella parte che Platone avrebbe definito dell'anima con il nome di "concupiscibile", in quanto parte desiderante. È un attacco alla sessualità, nel senso freudiano, da parte del sex-appeal della merce. La pubblicità è il serpente tentatore, come nella descrizione di Bachelard del quadro del peccato originale di Chagall, dove il serpente non deve nemmeno più sforzarsi di pronunciare le parole di tentazione, ma è Adamo stesso a suggerirgliele. L'armonia tra domanda e offerta passa attraverso la pubblicità, dove in questo caso il marketing va letto sempre al contrario, bisogna prendere consapevolezza, che esso non è nato per soddisfare dei reali bisogni, ma sempre e solo per innestarne degli altri negli individui, quindi per dare origine a bisogni falsi, secondo la definizione di Marcuse. Questo tipo di cultura ha neutralizzato ogni tipo di opposizione, perché da un lato si è aperta a tutti, il che è buono, ma dall'altro ha conciliato gli opposti, ha messo assieme Marx e Carl Schmitt, come se tutto fosse la stessa cosa, tutto mescolato. Così, come dice Marcuse, non si può dire nulla sul fatto che i libri di Marx popolino sugli scaffali di supermercati messi accanto ad altri di natura opposta, così che tutto diventa confuso, perché quello che è rimasto è un valore commerciale e nient'altro. Come è stato possibile? Marcuse ci spiega che un tempo esisteva la cultura come qualcosa di opposto alla civiltà, questo da un lato produceva l'affetto dell'alienazione della cultura stessa, che era completamente fuori quasi dal dominio del quotidiano e del reale, la stessa finzione nel romanzo, è una messa tra parentesi della realtà medesima, dall'altro permetteva alla cultura di avere un atteggiamento critico e distaccato, salvo essere accessibile solo a pochi. Ora invece la cultura non può più avere un atteggiamento critico, si ritrova unità nella società con il mondo quotidiano, così che il grande rifiuto della società che compariva in molta della cultura è stato rifiutato. Tutto questo è come una grande truffa, dove certe le cose sono accessibili a tutti, ma il loro contenuto è completamente neutralizzato, pensate per esempio al fatto che oggi si da del marxista a chi crede semplicemente che l'economia sia la struttura determinante storica, perché si può affermare che la realtà sia spiegabile in termini socio-economici, ma questo solo non fa marxisti. Un altro elemento grosso in questa grande truffa, ci spiega Adorno sta nel fatto che noi crediamo sempre che siamo liberi, perché possiamo scegliere tra tanti prodotti, ma alla fine tutti questi prodotti differiscono assai per poco e se ci pensiamo bene, sono quasi sempre gli stessi rivestiti in modo diverso, alle volte basta solo cambiare il colore per spacciarli per nuovi. I prodotti sono percepiti dal singolo come se davvero fossero fatti su misura per lui, come prodotti individualizzati, ma sono prodotti standardizzati per le masse, sono nati per standardizzare. Anche la pluralità dell'offerta non fa che indicare che esiste una pluralità negli standard, ma nulla di più. Oltretutto la nostra scelta come si diceva è interamente influenzata dalla pubblicità, quindi organizzata dall'alto, come si fa a parlare di libero arbitrio? quando entriamo in un supermercato tutti i prodotti sono già stati predisposti perché noi venissimo influenzati, scegliamo certi prodotti e non altri, dunque è evidente. Anche la leva dei prezzi influenza le nostre decisioni e non è più semplicemente qualcosa di determinato dal mercato, ma pianificata. La soluzione? per esempio Marcuse ci insegna che l'uomo può comprendere quali sono i suoi bisogni reali se riflette con la propria testa, nel senso se è davvero autonomo, ma fino a quando le persone saranno manipolate dall'alto non ci saranno altre speranze di uscita, le persone metodicamente continueranno a servire questa società dello spreco, salvo il caso in cui non abbiano più i soldi per comprare. L'intellettuale nella sua solitudine ha la sua unica possibilità di rifiuto della società e di distacco critico, solo che molto spesso questa solitudine è letta come allontanamento dai più. 

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