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lunedì 3 aprile 2017

Deleuze: il problema economico oggi, due possibili vie d'uscita (accelerazionismo vs protezionismo)







































 Diverso tempo fa avevo scritto un articolo dal titolo: Quanto è davvero neoliberale il nostro capitalismo?, nell'articolo cercavo di analizzare questo fenomeno di intromissione dello Stato negli affari economici, o meglio, intromissione della politica. Al termine di quell'articolo avevo messo in evidenza il problema attuale del neoliberismo e avevo indicato due vie d'uscita al neoliberismo: il ritorno all'economia nazionale protezionista o la deterritorializzazione assoluta della moneta, nel senso di un andare oltre con l'economia globale. Questa doppia soluzione è la stessa che appare nell'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari quando gli autori oppongono alla soluzione del ritiro dal mercato globale di Samir Amin una loro soluzione alternativa che si muoverebbe nella direzione del mercato globale. Tornare indietro o andare ancora più avanti verso un'era post-capitalistica? Il neoliberismo è fallito, è inutile salvarlo. Tutti i tentativi di salvataggio di oggi, dalle banche agli Stati, hanno ben poco di neoliberista. Dato il forte malcontento e la grande disoccupazione, oggi il cambiamento diventa una necessità. Molti oggi pensano che l'unico modo per uscire dalla crisi sia uscire dall'Europa, uscire dall'euro, in generale tornare all'economia nazionale, ad una moneta nazionale e al protezionismo. L'Europa si è rivelata incapace di affrontare problemi politici ed economici: prima di tutto il problema dell'immigrazione. Non avere controllo sulla moneta significa non poter fare politiche monetarie, dunque non poter fare leva sull'offerta di moneta. Inoltre si sente la necessità di protezionismo perché minacciati dal mercato asiatico, dalla concorrenza dei prodotti dall'estero. In questo contesto molti spostano la loro attenzione ad un ritorno all'economia nazionale. Non a caso Deleuze definiva questa soluzione una soluzione "fascista". Oggi sono i movimenti di destra a proporre il ritorno all'economia nazionale, tutti i partiti di estrema destra che oggi stanno conquistando molti consensi in tutta Europa (Francia, Germania, Austria, Ungheria, Grecia). Donald Trump sembra aver scelto questa strada: il protezionismo. Egli apparentemente si dimostra contro la globalizzazione come molti altri movimenti di destra, lo dimostra la sua opposizione al Ttip. Oggi quindi vediamo questa prima soluzione cominciare ad essere oggetto di politica, ma non si deve pensare di trovarla solo nei movimenti di destra, in realtà anche nella sinistra c'è chi segue il ritorno all'economia nazionale. Ad esempio uno di questi è il filosofo italiano Diego Fusaro. Tutto sta nel distinguere il nazionalismo da un altro concetto di nazione gramsciano, nel distinguere anche l'atteggiamento verso il diverso: chiaramente i movimenti di destra si pongono come obbiettivo quello di respingere il flusso degli immigrati; Trump comincia a costruire il suo muro al confine del Messico. Fusaro non si confonde certo con questo modo di far politica, ma anche lui è favorevole alla Brexit, all'uscita dall'Europa, dall'euro e per un ritorno all'economia nazionale. Questo evidenzia solamente che questa soluzione in realtà ha più versioni e sono molto diverse. Un'altra motivazione di un ritorno indietro sta nel voler bloccare la tendenza finanzcapitalistica secondo la quale moneta reale e moneta trascendentale diventano la stessa cosa o si confondono l'una con l'altra (il denaro genera denaro). Il ritorno indietro muoverebbe dunque contro il carattere di astrattezza del capitalismo.

Dall'altro lato si muove in un'altra direzione tutto un movimento di sinistra che si fa chiamare accelerazionismo. È di questo movimento che in particolare voglio parlare in questo articolo. Esso è l'incarnazione di uno studiato sviluppo della soluzione globale deleuziana al neoliberismo o al capitalismo in generale. Il pensiero accelerazionista trova la sua massima espressione nel manifesto di Alex Williams e Nick Srnicek, tuttavia ora vi sono diversi altri autori che si interessano del tema e si stanno sviluppando sempre più nuove idee.

Prima di parlare del manifesto di Alex Williams e Nick Srnicek conviene dire qualcosa sull'idea di Deleuze e Guattari della soluzione globale. Su questo tema è stato già scritto un testo dal titolo: Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire, in particolare il secondo capitolo centra il tema (accelerazione del mattino: la rivoluzione acefala). Quando si parla di accelerazionismo in Deleuze ci si riferisce soprattutto a quello che viene denominato passaggio accelerazionista. Il passaggio comincia con l'ultimo capoverso prima della sezione che porta il titolo rappresentazione capitalistica. Il testo incomincia con un'affermazione chiara: l'economia capitalista funziona solamente con un continuo afflusso di denaro. Questa produzione e moltiplicazione del denaro caratterizza il capitalismo nelle sue due forme: mercantile e finanziario. La produzione continua di denaro è il keynesiano aumento dell'offerta di moneta. In questo capitalismo l'aspetto finanziario non è sperabile da quello mercantile, dunque la tendenza è la decodificazione. Ma il capitalismo deterritorializza da un lato e riterritorializza dall'altro. Il vero obbiettivo, qui posto, sarebbe la deterritorializzazione assoluta: trovare il punto di rottura del capitalismo. Il capitalismo tuttavia sposta sempre i suoi limiti esterni, li sposta tanto da arrivare ad inglobare ogni cosa. Il capitalismo ha questo effetto totalizzante, ma si tratta soprattutto di una potenza immanente. Anti-Edipo dimostra che il capitalismo non è altro che un'ingegneria dei flussi (flussi di merci, flussi di denaro, flusso di lavoro) e il campo economico è immediatamente investito dal desiderio. Deleuze spiega che le dipendenze economico-monetarie sono proprio al centro del flusso del desiderio. È a questo punto che Deleuze si interroga sulla soluzione da prendere a questa situazione e qui ne prospetta due, di cui esclude la prima. La prima soluzione consiste nel ritorno all'economia nazionale, al ritiro dall'economia globale. La seconda consisterebbe nell'andare ancora più lontano con l'economia globale: accelerare il processo.

Nel testo Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire si riporta il passaggio a cui Deleuze si riferisce sull'accelerazione, esso corrisponde ad un frammento nietzscheano: i forti dell'avvenire. In tedesco, riferiscono, il termine è beschleunigen che viene tradotto con accelerare, piuttosto che con affettare, perché non si tratta di avvicinare il futuro, ma di portare ancora più avanti un processo. Il processo è nella direzione dell'economia globale: portare il capitalismo alle sue estreme conseguenze sarebbe portarlo ad un punto di rottura. Non si esce dalla schizofrenia del capitalismo, si accellera piuttosto la schizofrenizzazione capitalistica. Non si tratta però di allearsi con il neolibersimo, non era questa l'idea di Deleuze, lui cercava qualcos'altro: la detterritorializzazione assoluta. Il capitalismo sempre riterritorializza e solo con questo fenomeno estrae plusvalore. Non è semplice comprendere quale fosse il piano vero di Deleuze e Guattari (ne avevano uno?), forse la loro è solo una fervida intuizione, ma qualcosa ancora da sperimentare.

Il tema dell'accelerazionismo è stato ripreso dopo Deleuze da Negri e Hardt in Impero, quel grande scritto sul tema della globalizzazione. Ne parlano in un capitolo al centro del libro che porta il titolo: Il controImpero. Il problema del capitolo è quello di identificare un soggetto che abbia la capacità di contrastare l'Impero, impero globalizzato, impero capitalista. Hardt e Negri mettono subito in evidenza che solo una soluzione globale può essere efficace contro l'Impero, bisogna dunque pensare globale. Una soluzione locale, un tentativo di chiudersi rispetto all'economia globale, un voler tornare indietro, chiudere le frontiere, recitarsi di fronte al resto del mondo, non solo economicamente, vorrebbe dire ridursi a stato di ghetto. Quest'ultimo è già un ottimo motivo per considerare come fallimentare la prima soluzione protezionista che Deleuze stesso ha già scartato. Ma allora a cosa rivolgersi? il capitalismo non ha più un fuori e nello stesso tempo è un non-luogo, così come lo stesso sfruttamento non ha luogo, ma questo semplicemente perché è ovunque. Negri e Hardt come soluzione si rifanno chiaramente e nuovamente al pensiero di Deleuze e Guattari affermando che il soggetto è il nomade o il barbaro e che la pratica consiste nell'esodo e nella diserzione. A questo punto la domanda è: quali barbari faranno crollare l'impero capitalistico?

Molti interrogativi si sollevano leggendo questi testi: come fare? che piano? quale strategia? A queste domande viene incontro il manifesto degli accelerazionisti. Questo manifesto ha una parte distruttiva e critica e una costruttiva. La prima parte ci inquadra nel mondo di oggi mettendo in luce i fallimenti dell'economia, della politica e della sinistra. La situazione è davvero critica, tre sono le minacce maggiori: la crisi economica; l'imminente fine delle risorse del pianeta; le guerre. Come sta reagendo la politica non funziona, in realtà la politica oggi è solo l'appendice del sistema economico: i politici eseguono programmi di altri e lo dimostra il fatto che l'austerity non ha fatto altro che rendere i ricchi più ricchi e aumentare le disuguaglianze sociali. Tuttavia Williams e Srnicek non sono nemmeno soddisfatti dalle varie alternative della sinistra: molta della politica di sinistra non sa proporre altro che un improbabile ritorno al fordismo; l'esempio della Bolivia come rivoluzione, per quanto rincuorante, non supera gli schemi del socialismo del XX secolo; i movimenti sociali/rivoluzionari degli ultimi anni non hanno poi prodotto nessun vero cambiamento sociale (dove sono finiti gli Indignados e Occupy Wall Street?). A questo punto gli autori affermano che c'è veramente bisogno di una nuova egemonia di sinistra a livello globale.

Il maxismo oggi è spesso visto come fosse fuori moda, come un errore del XIX e XX secolo, una teoria che già tempo è confutata (Bohm Bawerk) e soprattutto quello ci si chiede di solito: dov'è il proletariato? Tutto questo oggi si sta completamente rovesciando, la situazione economica attuale sembra più confermare Marx che confutarlo. Oggi Paul Mason, scrittore di Postcapitalismo, crede che esistano segni evidenti che il capitalismo può essere superato, egli vede questi segni nell'economia di rete. L'economia di rete abbasserebbe i costi di produzione, riduce il lavoro necessario e si baserebbe sull'informazione che è fondamentalmente gratuita e un modo di produrre collaborativo. Gli accelerazionisti, invece, puntano su qualcos'altro: il potenziale tecnologico del capitalismo che il capitalismo sviluppa e nello stesso tempo sopprime. Il capitalismo lo sopprime nel momento in cui il potenziale dell'innovazione tecnologica viene ridotto alla produzione di gadget sempre differenti in risposta ad una domanda del mercato, ma il vero potenziale dell'innovazione tecnologica risiede nella possibilità di costruire una società dove l'uomo sarà sempre più libero dal lavoro. Marx stesso era un accelerazionista, Marx non credeva che il superamento del capitalismo costituisse un ritorno al medioevo, come invece qualcuno ha detto in passato (Landauer e al.), bisogna invece fare tesoro del grande potenziale tecnologico del capitalismo, anche se non è il capitalismo che lo produce. La crisi attuale ovviamente sta mostrando come il neoliberismo non è un sistema che funziona veramente meglio dei precedenti, ma Marx credeva che le crisi fossero sistematiche nel capitalismo e che il capitalismo avrebbe avuto una fine. Con enfasi oggi qualcuno incomincia a dire che Marx aveva ragione, sicuramente è bello vederlo tornare in gioco, in primo piano, ma oggi chi sono gli sfruttati? Williams e Srnicek hanno una risposta: i lavoratori cognitivo, i quali sempre di più si trovano di fronte al cospetto di una forza che li minaccia: una potente macchina algoritmica. Oggi però la sinistra, ci dicono i due autori, è divisa in due e qui di nuovo appare la stessa doppia polarità, ma questa volta nella stessa sinistra: da un lato una sinistra che crede nella soluzione locale e nella folkpolitics; dall'altro l'accelerazionismo stesso che vorrebbe superare il capitalismo verso una forma di postcapitalismo accelerando lo sviluppo tecnologico.

È davvero importante la critica di questi autori a Nick Land: non è una questione di velocità, l'accelerazione non è velocità che aumenta. Non si è mai visto un sistema in cui tutto è così veloce come il capitalismo attuale: dalla logistica agli spostamenti del capitale. Credo che a Deleuze non interessasse tanto la questione della velocità, basti pensare al problema dell'impercettibile: impercettibile è anche un movimento lento; l'impercettibile sta nel virtuale.

A questo punto quale sarebbe il piano? non basta semplicemente lo sviluppo tecnologico, dicono loro, ci vuole effettivamente un'azione sociale. Superare vecchi meccanismi di azione come la protesta, pensare una nuova democrazia sfruttando il sistema di rete delle nuove tecnologie, diffondere una nuova ideologia usando gli strumenti di comunicazione tradizionali, trovare finanziamenti per il progetto e pensare una pianificazione economica su base informatica: queste sono le idee.  Williams e Srnicek vorrebbero riprendere il vecchio progetto Cybersyn, andando verso un marxismo cibernetico e una pianificazione computerizzata. Cybersyn era un sistema basato su una rete telefonica che faceva uso di terminali Telex installati in varie imprese che inviavano alla capitale informazioni in tempo reale su produzione, materiale e personale. Il progetto era una sperimentazione avvenuta sotto il governo di Allende in Cile e successivamente abbandonata dopo il colpo di stato del 1973.

L'ultimo punto, punto fermo anche dello scritto Impero, deve essere uno reddito di cittadinanza garantito per tutti. Solo in questo modo ciascuno potrà vivere in un mondo dove il lavoro sarà sempre di meno e la tecnologia sempre più evoluta. Si tratta di smettere di pensare che il lavoro e il reddito debbano dipendere l'uno dall'altro, quanto piuttosto pensare che qualcuno ha diritto ad un reddito semplicemente perché ha diritto a vivere.

Vedremo come queste idee si evolveranno nel futuro, cosa accadrà di concreto. Nel frattempo questo manifesto da un lato mette per iscritto un tentativo di tradurre in pratica la soluzione di Anti-edipo e nello stesso tempo rilancia anche quello scritto, che certamente ha subito diversi attacchi al punto da quasi cadere nell'oscurità.  Questo fa pensare: forse il secolo deleuziano è ancora da scrivere o era solo agli inizi. 

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domenica 28 febbraio 2016

Maurizio Lazzarato: la fabbrica dell'uomo indebitato (Marx con Nietzsche)















È con grande orgoglio che mi trovo a parlare  di uno dei migliori libri di questo secolo, uno dei baluardi difensori della filosofia politica di Gilles Deleuze. Non c'è libro più in controtendenza di questo. Eppure, dovrebbe essere quello più considerato. Mentre tutti i dissidenti gridano di fermare la speculazione fuori controllo, l'unico dissidente dei dissidenti, dissidente al quadrato, ricorda che il vero problema è un altro, sì: siamo asserviti alle banche, ma la servitù è un rapporto sociale, rapporto che allo stesso tempo sembra scomparso e invece è stato esteso collettivamente, posto ciò è il debito il rapporto sociale. Quest'ultima tesi ha avanzato Nietzsche: la morale e i suoi sensi di colpa, il peccato originale e la religione, il lavoro, il prestito, tutti quei favori che chiamano il ricambio. Non si tratta di scambio, lo aveva detto lo stesso Deleuze, furto e dono, questi sono i principi. La nostra società è piena di ladri, lo sono in primis quelli che stanno in alto e poi i criminali diventano quelli che non hanno più nulla. Il denaro viene gettato, viene prodotto dalle banche, ma il lavoro con cui si conquista non è solo lo scambio della forza-lavoro per un salario, esso implica tutto un regime del furto e questo Marx lo ha chiamato plusvalore, ovvero la cattura. Marx con Nietzsche, finalmente a braccetto, ballerini dell'avvenire. Questa connessione si chiama: Anti-Edipo, ma Freud, e poi anche Lacan, non sono loro che hanno installato tutto un debito nel desiderio? la psicoanalisi come la grande banca, il desiderio alienato nella casella vuota.

Maurizio Lazzarato ripropone il tema oggi, come se non ci fosse nulla di più vero di quello che dissero allora Deleuze e Guattari e per diverso tempo forse furono inascoltati. La finanza è una relazione di potere, tutto comincia con le banche, è dal lì che arriva il denaro. Oggi il sistema non vuole compiere altro che una nuova accumulazione primaria, risucchiare i soldi dall'alto. Il capitalismo ha sempre funzionato con un regime di soggettività, cioè il capitalismo crea soggetti, il suo nuovo soggetto: l'uomo indebitato. Si accusano le masse e i popoli dei debiti che hanno contratto gli Stati, per dire che è tutta colpa loro: per esempio dei greci è stato detto che vivevano con salari sopra la media, che lavoravano poco, che hanno goduto di troppi agi, di pensioni ad oltranza, ma sì sa che non c'è nulla di vero. Già, ma l'ideologia è mistificazione diceva Marx, l'importante è dare la colpa al popolo, trovare un nemico. È finito da tempo il capitalismo fordista, forse esisteva solo perché c'era il timore dell'U.R.S.S., ma ora non ci sono altre alternative o antagonisti, quindi il capitalismo vince su tutto. Il capitalismo ha dei limiti interni, ma anche dei limiti esterni. Non sono i limiti interni che faranno crollare il capitalismo (crisi di sovrapproduzione, caduta tendenziale del saggio di profitto), dicevano Deleuze e Guattari, ma solo un limite esterno può davvero far crollare il capitalismo, loro parlavano di schizofrenia. In questo libro non si parla di schizofrenia, piuttosto sono seguiti i due autori nel loro accostare Marx e Nietzsche, che è questo che vediamo ora intorno a noi: un regime della servitù del debito. Giovani che sognano il lavoro e non avranno futuro. Hanno trovato il peccato originario economico! già, ma chi l'ha commesso?. Il finanzcapitalismo è sempre più fuori controllo, la speculazione ora concerne anche i tassi di interesse, tutto può aumentare o diminuire, ci si può giocare anche il debito e il debito si estende all'infinito.

"Il debito non è quindi un handicap per la crescita, al contrario, costituisce il motore economico e soggettivo dell'economia contemporanea." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.43)

La macchia funziona con il debito, il debito è cattura, ma è anche distribuzione dei redditi. Non va mai dimenticato che i potenti non hanno mai distribuito denaro tra i poveri senza riprendersene molto di più indietro. I soggetti disoccupati nei centri di lavoro costretti a fare tanti corsi di aggiornamento a non finire perché non sono mai abbastanza, in realtà vengono addestrati e non è detto che questi corsi non abbiamo un costo. Se non lavori, studi, ma per studiare ci vogliono i soldi che non possono che essere presi tramite il lavoro. I risparmi delle famiglie sono quasi prelevati, sempre più tassati, ma di che stupirsi? lo diceva anche Keynes che il risparmio era il male, il capitalismo non può che considerarlo tale, perché chi non spende non contribuisce alla ricchezza della nazione, allora dobbiamo spendere tutti, pensano loro, già, ma quali soldi? e quale ricchezza della nazione?. Lazzarato è molto bravo a mostrare questo regime di controllo che è il mondo dei disoccupati indebitati, di queste persone che per vivere devono chiedere sussidi, ma possono ottenerli solo se si impegnano alla ricerca del lavoro continuamente, se accettano lavori sottopagati e sfruttati. Il regime del debito è ovunque, come osserva Lazzarato, anche il consumo è debito finché consumiamo pagando con le carte di credito. Nietzsche lo aveva detto: Schuld (colpa) viene da Schulder (debiti). E così ogni persona nasce già indebitata e lo sarà per sempre, come per la religione o come accade spesso nella morale. Tutto comincia con il fatto che il denaro esprime un'asimmetria di forze, Deleuze e Guattari dicevano che il denaro è nato non per il commercio, ma per pagare le imposte e i tributi. Il fenomeno del debito per molti è rimasto un grande mistero, sia perché molti sono ancora legati all'idea del denaro come mezzo di scambio che supera il baratto (filastrocca da banchieri: e ci credete?), sia perché nessuno ha mai capito come si potesse generare una presenza di un'assenza. Ma non è così, tutto è molto concreto, rimanda alla materia e al corpo. C'è chi ha creduto che un atto linguistico potesse creare degli oggetti, i patti allora creano oggetti sociali o le promesse sono a farlo, ma potrebbe un creditore fare affidamento su sole promesse?. Ti prometto che ti pagherò! è una formula troppo debole. Nietzsche lo spiega bene: ci sono delle memotecniche della violenza, con il sangue o con il fuoco, il debito diventa marchio sul corpo e dal corpo si preleva quello che si vuole perché esso è a disposizione del creditore. Inoltre il creditore vuole un pegno, vuole qualcosa di materiale che possa tenersi stretto per sé nel caso non venisse pagato il debito ed è questo che conta, questo qualcosa di concreto e non un atto linguistico. Inoltre il creditore ha il controllo del tempo del debitore, dispone anticipatamente del suo futuro. Se si tratta di anticipare il denaro, denaro che in un futuro prossimo deve essere restituito, l'usuraio vende tempo.

"Dopo la crisi, il «sovrappiù» che il capitalismo sollecita e cattura - in qualunque ambito - l'assunzione in se stessi dei costi e dei rischi esternalizzati dello Stato e dell'impresa, e non la conoscenza."  (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.66)

Questo libro parla di un nuovo soggetto: l'uomo indebitato, ma il soggetto è già tutto costruito dallo stesso potere, dopo tutto si diceva che il capitalismo è un regime di soggettività. Il potere tiene nelle mani gli individui grazie ad identità, per questo vuole che lasciamo tracce e vuole documenti. Per questo motivo non è chiaro perché filosofi come Badiou o Rancière, dice Lazzarato, non si interessino di questo nuovo soggetto e pensino al contrario un soggetto che si costituisce con il movimento rivoluzionario. Lazzarato cerca nel primo Marx la teoria del debito come relazione tra il creditore e il povero. Il debito è all'origine della società, come aveva detto Nietzsche nella Genealogia della morale, ci sono tre poli: finanziario, industriale e commerciale, ma non sono che parti di un capitalismo finanziario unico. Il potere è nelle mani delle banche, esse creano o distruggono denaro ex-nihilio. Ma questo potere, è un potere temporale, ci mostra Lazzarato, in quanto esso stesso si basa su una anticipazione del futuro, il disporre del futuro del debitore. Questo potere Lazzarato dice che non riguarda più il biologico, non è quindi biopolitica, ma riguarda l'esistenziale, ecco un motivo per seguire il termine: "psicopolitica" usato da Byung-Chul Han. La moneta ha due funzioni: quella del reddito, cioè di essere mezzo di pagamento; quella del capitale, cioè di essere mezzo di finanziamento. Ma l'economia mercantile deriva da quella monetaria, ci dice lo stesso Deleuze. Questo accade perché la moneta o il denaro è già caratterizzato dalla squilibrio, solo all'inizio esiste il denaro come qualcosa di indifferenziato, ma già quando il denaro viene distribuito e confrontato con l'insieme dei beni, già lì avviene una cattura. La prova? l'operaio con il suo stipendio non riuscirebbe mai a comprare tutte le merci che lui stesso ha prodotto in una giornata lavorativa.

"Deleuze insiste: nessuna economia ha mai funzionato come economia mercantile." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.96)

Il potere di acquisto è determinato dal flusso di finanziamento, l'offerta di moneta può essere aumentata con lo stampare più soldi, ma poi tutto questo denaro indifferenziato viene a compararsi con il mondo delle merci rappresentato dai prezzi, qui si trova il suo nexum o la sua cattura. Lazzarato però cita solo, senza tematizzarlo a fondo, un pezzo che quasi manca nel libro, il tema della deterritorializzazione della moneta. Per esempio Lazzarato cita alcuni testi presi da lezioni di Gilles Deleuze in cui l'autore parla di questo flusso di Vichinghi come pirati che rubano e razziano tutto quello che trovano sulla loro strada dai monasteri alle città, un flusso di denaro deterritorializzato, indifferenziato, puro quantum senza quantitas. L'idea di Deleuze doveva essere quella della cattura illegittima del denaro da parte dei nomadi, il denaro che fugge oltre lo Stato, che non conosce più dei limiti, non viene tesaurizzato, scorre in tutto il globo. Questa è la tendenza dello stesso capitalismo, ma se il capitalismo viene portato al suo limite, dice Deleuze, viene portato alla sua morte, il suo limite esterno: la schizofrenia. Lazzarato preferisce non questa strada, ma continuare a ricalcare la sua teoria del denaro-tempo, dopo tutto questa sembra proprio una sua intuizione. Tutti i capitalisti hanno sempre detto che il tempo era denaro, si tratta più che altro di dare un senso a questa affermazione, dire che il denaro compra il tempo, in un certo senso, in quanto diventa mezzo per disporre del futuro di una persona. Questo fatto sembra per Lazzarato già la semplice motivazione per cui l'usura va considerata immorale, essa priva del tempo della vita le persone, persino della scelta si potrebbe dire, anche se tutto in primis sembra una decisione del futuro indebitato.
"E, come dimostra l'ultima crisi finanziaria, è sempre lo Stato (come «prestatore di ultima istanza») a consentire la riproduzione di rapporti di potere capitalistici centrali sul debito." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.112)
Si dovrebbe indagare sul ruolo dello Stato in questa economia neoliberale, dopo tutto non si deve mai dimenticare che tutto avviene sotto gli occhi dello Stato e anche grazie allo Stato. Lo Stato qui non è semplicemente il garante passivo tramite il diritto della proprietà privata, è una macchina particolare con due scopi: da un lato trasferisce le ricchezze alle classi più agiate; dall'altro c'è questo continuo aumento del deficit di bilancio. Il fatto che oggi sempre di più si parli di casta, di oligarchia, non dovrebbe far riflettere?. Lazzarato parla di neoliberismo, ma il neoliberismo dal suo fondamento, parlo di Hayek, si configura come pensiero per la maggiore concorrenza possibile come generatrice della ricchezza di una nazione e contro i monopoli. Il fatto però che ci siano poche persone ricche, che quindi le ricchezze si stiano centralizzando, il fatto che poi stiano crollando un po' alla volta le piccole e medie imprese, questo significa che non c'è più grande concorrenza, ma che in pochi ad avere la meglio. Il neoliberismo è contraddittorio e ha le stesse contraddizioni del liberismo che descriveva Karl Marx nei Manoscritti. Ci stiamo perdendo molte cose a pensare che il problema sia solo di eccessiva speculazione, a pensare che il problema sia solo il neoliberismo, Warren Buffet ha detto che la lotta di classe esiste, ma l'hanno vinta i ricchi e questo sembra far pensare che sia l'unico a ricordarsi del problema della lotta di classe, proprio ora che quello che Marx chiamerebbe con il nome di salario relativo sta diventando sempre più alto per i ricchi e bassissimo per noi altri. Quello che vediamo è il fallimento dell'individualismo, della retorica dell'imprenditore di sé, sembra dirci Lazzarato, ma questo forse, aggiungo io, è uno dei momenti in cui dovremmo scoprire o riscoprire il vivere insieme, la società come moltitudine. L'unica politica che vediamo oggi, dice Lazzarato: diminuire le imposte ai ricchi e alle imprese, tagliando salari e spese sociali, ecco il senso dell'affermazione di Buffet!.

"A essere fallita non è la "speculazione", la presunta divaricazione tra finanza ed economia reale, ma la pretesa di arricchire tutti senza mettere mano al sistema della proprietà privata." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.125)

Sta nascendo sempre più un regime totalitario ovunque, non si parla solo di certi movimento di estrema destra che ritagliano parecchi consensi perché il popolo è nel totale panico tra l'ISIS e il problema dell'immigrazione, si parla del fatto che la crisi è sempre una scusa per accaparrarsi poteri eccezionali da parte del sovrano, perché si tratta di casi speciali, come stati d'eccezione che oramai sono la norma. Non c'è potere nazionale quando la stessa nazione viene venduta, ma lo scopo è proprio quello: lasciare la nazione piena di debiti e poi un po' alla volta comprarsi tutto, privatizzare ogni cosa. Per capire questo potere però, dice Lazzarato, si deve tornare ai concetti Deleuze e Guattari: l'assoggettamento sociale e quello macchinico. Riconoscere che il problema della servitù non è solo un problema a livello degli individui, ma tutto un problema ad un livello molto più recondito, come quello del desiderio, il pre-individuale. Qui è tutto il problema di un desiderio produttivo che si vuole rendere sterile alienandolo in una casella vuota e il suo rapporto con un corpo senza organi, l'antiproduzione. Produzione e anti-produzione sono anche a livello sociale, gli operai da un lato e i poliziotti dall'altro, per fare un esempio, ma la crisi per Lazzarato non è che una manifestazione dell'anti-produzione. Quindi il debito non è solo sociale, è anche macchinico, nel senso di inserito nel desiderio.

L'unico modo per farla finita coi nostri debiti, dice Nietzsche, è essere atei nei confronti di essi, nessuno ci deve credere più, si instauri una nuova immanenza. Se vogliamo finirla con il nostro debito, dice Lazzarato, non possiamo fare altro che non pagarlo, imparare, si potrebbe dire, dagli islandesi.

"In un'intervista alla televisione greca del 1992, Félix Guattari, beffardo e provocatore, anticipa gli obbiettivi non resi pubblici dell'accanimento finanziario che incombe sui «piccoli» Stati europei:
«La Grecia è il cattivo alunno dell'Europa. È la sua qualità. Per fortuna ci sono cattivi alunni come la Grecia che portano complessità. Che portano il rifiuto di una certa normalizzazione franco-tedesca, ecc... Dunque, continuate a essere cattivi alunni e resteremo amici...» (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.175)

Guattari lo aveva detto: cattivi alunni dovete rimanere! e questo significa che non si può più credere nel progetto europeo.


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