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venerdì 20 luglio 2018

Phineas Gage: quando la ragione viene meno per un danno al cervello




foto di Phineas Gage






La ragione come ogni cosa che compone la mente ha sempre basi biologiche. Possiamo essere non-riduzionisti quando vogliamo, ma se il nostro cervello viene danneggiato con tanto di lesioni, questo ha un impatto sulle nostre facoltà mentali e possiamo perdere determinate capacità. Anche nel caso della razionalità vale la stessa cosa. Un caso famoso nelle neuroscienze di qualcuno che, a seguito di lesioni, ha perso la capacità di ragionare, in particolare quella di pianificare il proprio futuro, è il caso Phineas Gage. Gage era un caposquadra di una impresa di costruzioni e aveva 25 anni quando è successo l'incidente che gli ha procurato una frattura al cervello. Stava lavorando con una sua squadra alla costruzione dei binari per una ferrovia. La ferrovia doveva arrivare nella città di Cavendish. Dal momento che il percorso è pieno di rocce, Gage, per poter costruire la ferrovia, decide di far saltare le rocce. Esegue la procedura in maniera meticolosa, ma è bastata una semplice distrazione e la carica gli è esplosa in viso. Dopo un botto si scopre che la testa di Gage è stata perforata da un palo che è entrato dal basso e ha danneggiato seriamente il lobo frontale del cervello. Viene portato via per essere curato da un medico, medico che si chiamava Harlow. Il medico era rimasto impressionato dal fatto che Gage riusciva ancora a parlare lucidamente, quindi apparentemente non manifestava nessun problema e la ferita al cervello, grazie alle sue cure, è guarita piuttosto in fretta. Anche se Gage a quel tempo poteva apparire a posto, in realtà non era così. Non era più la stessa persona di prima: era diventato una persona indisciplinata e insolente. Inoltre non era più in grado di programmare le sue azioni e quando definiva un piano per il suo futuro, tendeva sempre a mollarlo. Ogni sua scelta gli era svantaggiosa. Non aveva perso capacità fisiche o motorie, ma aveva dei seri danni alla propria ragione, soprattutto per quanto riguarda quella forma di razionalità rivolta alla pianificazione delle azioni. Gage ha perso il suo lavoro e ha incominciato a fare dei lavoretti saltuari che non riuscivano a renderlo autonomo. Ogni tanto li mollava o veniva cacciato via per carattere. Gage incomincia a bere, la sua vita peggiora, così come il suo stato di salute. Gage muore a soli 38 anni.



Cranio di Phineas Gage con sbarra




A quei tempi non era ancora molto avanzato il sapere delle neuroscienze sul funzionamento del cervello. Oggi è molto diverso: adesso un caso come quello di Gage è considerato un esempio di qualcuno che, a seguito di una lesione, ha perso capacità razionali e non semplicemente motorie. L'esempio di Gage mette in relazione la ragione con la biologia e mostra quanto può essere fragile uno dei migliori strumenti dell'essere umano, quella componente che, secondo Aristotele, costituiva l'essenza dell'uomo stesso. Un neuroscienziato che si è interessato molto del caso Gage, avendo riscontrato casi simili, è sicuramente Antonio Damasio. Il cranio di Gage è stato prelevato dalla tomba da parte dei parenti e poi consegnato al medico Harlow. Questo cranio è stato esposto all'università di Harvard nel Warren mediacal museum. Attraverso degli studi, con la riproduzione di un cervello tridimensionale simile a quello di Gage, è stata possibile per Hanna Damasio (moglie di Antonio Damasio) e altri suoi collaboratori, scoprire qual'era l'area precisa che è stata colpita dalla barra. La barra non ha colpito l'area di Broca, ma la regione prefrontale ventro-mediana. Antonio Damasio nella sua vita ha studiato casi simili a quelli di Gage e ha scoperto una particolare relazione tra la perdita della razionalità e quella delle emozioni, correlazione che lo ha portato a sostenere che non esista ragione senza emozioni, al contrario di quel che normalmente si pensa.

Il caso Gage è molto utile per comprendere la relazione esistente tra la razionalità e il cervello. Allo stesso tempo permette di capire quanto possa essere fragile quella capacità di giudizio a cui facciamo riferimento tutti i giorni e che consideriamo scontata, reputandola la componente essenziale dell'essere umano.