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mercoledì 15 agosto 2018

Cartesio: le quattro regole del metodo



Cartesio: discorso sul metodo




Cartesio definisce le sue quattro regole del metodo nel Discorso sul metodo. Queste regole sono molto interessanti, non solo per il contributo alla scienza, ma anche perché qui Cartesio definisce un metodo rigoroso e matematico per la filosofia. Prima di enunciare le regole conviene cominciare ad addentrarsi nell'opera, vedendo come Cartesio arriva a queste quattro regole.

Nella prima parte del libro Cartesio incomincia a raccontare della sua vita e di cosa lo ha portato vero la ricerca della conoscenza. Cartesio ci racconta di aver studiato all'università, di essersi interessato della lingue, degli autori antichi e della matematica. Cartesio dunque si è confrontato con quei grandi autori greci e latini, i quali sono padri del pensiero scientifico e filosofico. Della matematica Cartesio ammette di aver riconosciuto che si fonda su solidi principi, quel che non capiva all'epoca era come mai avesse solo un uso nella meccanica. Essa, infatti, doveva servire per scopi più alti. Della filosofia, invece, Cartesio si accorge che è immersa in un oceano di opinioni assai differenti, ma siccome di ogni domanda c'è solo una risposta vera, pena la contraddizione, nella filosofia dovevano esserci ben poche certezze. Quelle conoscenze che non ha trovato immediatamente nella filosofia Cartesio le cerca nel mondo. Volendo scoprire altre culture, Cartesio parte per viaggi arruolandosi nell'esercito. Con questi viaggi scoprirà che le culture del mondo sono altrettanto varie e stravaganti quanto le opinioni dei filosofi, dunque decide di chiudere con i suoi viaggi. In quel momento Cartesio pensa che la cosa migliore sia studiare se steso, meditare in solitudine. In Germania, bloccato dall'inverno, comincia la sua meditazione.





Cartesio lamenta principalmente il fatto che il vecchio sapere non è fondato su solide basi. Egli vorrebbe abbattere il vecchio edificio del sapere per poterlo ricostruire su basi ancora più solide. In questo contesto Cartesio pensa il suo metodo. Per vecchio sapere Cartesio ha in mente soprattutto quello filosofico. Egli aveva già incominciato da tempo a mettere in dubbio i fondamenti di tale sapere e ora si cimenta nella ricerca di nuovi fondamenti.

Cartesio ammette di essersi servito del suo metodo e di averne tratto beneficio quando studiava le scienze. Egli afferma che il metodo suo permette un uso ottimale della ragione e che le scienze farebbero bene a fondarsi sulla filosofia, ma la filosofia a sua volta deve avere un metodo sicuro. Vediamo dunque in cosa consiste questo metodo:

1) Prima regola del metodo:

«La prima era di non accogliere mai come vera nessuna cosa che non conoscessi evidentemente per tale; ossia evitare con cura la precipitazione e la prevenzione, giudicando esclusivamente di ciò che si presentasse alla mia mente in modo così chiaro e distinto da non offrire alcuna occasione di essere revocato in dubbio.» (Descartes, René, Discorso sul metodo, Laterza, Bari, 1998, p.25)

La prima regola del metodo impone di non accogliere come vero ciò non è evidente, ma cosa è evidente? Evidente per Cartesio può essere solo ciò che è chiaro e distinto. Cartesio gioca sempre con queste coppie: chiaro/distinto, oscuro/confuso. Chiaro è tutto ciò che comprendo pienamente con il concetto. È facile dire che una persona che si spiega in modo chiaro è qualcuno che ha compreso davvero quello che sta dicendo, mentre, al contrario, chi scrive e parla in maniera oscura, spesso nasconde la propria ignoranza con le parole. Oscuro, dunque, vuol dire non chiaro, ossia non compreso. Distinto, invece, si riferisce alla nostra capacità di pensare una cosa senza un'altra, ossia di poter distinguere due cose. Infatti non potrei dire di aver compreso qualcosa se ancora faccio confusione tra due concetti differenti, i quali a me appaiono legati. Confuso, a questo punto, indica il caso in cui mescoliamo concetti diversi, senza saper discernere l'uno dall'altro. Non possiamo conoscere tutto e spesso ciò che conosciamo molto bene, in modo chiaro e distinto, è veramente poco. Tuttavia, se ci atteniamo solo a quei tipi di conoscenze, possiamo stare certi che diminuiscono drasticamente le nostre probabilità di sbagliarci.





2) Seconda regola del metodo:

«La seconda era di dividere ciascuna delle difficoltà che esaminavo in quante più parti era possibile, in vista di una miglior soluzione.» (Descartes, René, Discorso sul metodo, Laterza, Bari, 1998, p.25)

Qui Cartesio parla di "difficoltà", a cosa si riferisce? Cartesio parla dei problemi e i problemi afferma che sono composti da parti. Comprendere a fondo un problema, analizzarlo, significa scomporlo nelle sue parti prime. Solo in questo modo, studiando le domande, possiamo più facilmente avvicinarci alle soluzioni.

3) Terza regola del metodo:

«La terza di imporre ai miei pensieri un ordine, cominciando dagli oggetti più semplici e più facili da conoscersi per risalire un po' alla volta, come per gradi, alla conoscenza dei più complessi, supponendo un ordine anche tra quelli tra cui non vige nessuna precedenza naturale.» (Descartes, René, Discorso sul metodo, Laterza, Bari, 1998, p.25-27)

Con questa regola Cartesio si impone un ordine nel suo procedere riflessivo. Come molti razionalisti, tra cui Spinoza, Cartesio parte dalle idee semplici (grandezza, estensione, sostanza, causalità, ecc.) per connetterle e ricavare altre idee più complesse. In questo modo il razionalista parte dal sapere più semplice ed evidente per arrivare a conoscenze molto più complesse tramite deduzioni.

4) Quarta regola del metodo:

«L'ultima era di fare, in ogni occasione, enumerazioni tanto complete, e rassegne così generali da essere sicuro di non dimenticare nulla.» (Descartes, René, Discorso sul metodo, Laterza, Bari, 1998, p.27)

Quest'ultima regola ha scopo di ricapitolare tutti i passaggi e di controllare se non si sono fatti degli errori. È un prassi in ogni attività che si fa quando si corregge un testo, si controlla un codice, e così via.