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venerdì 8 novembre 2019

Errico Malatesta: Anarchia. Il nostro programma (spiegazione/riassunto)










1 L’anarchia secondo Malatesta


Il libro Anarchia di Errico Malatesta è forse uno dei testi più importanti per capire l’anarchismo. Non è molto lungo e contiene tutti i punti fondamentali del progetto degli anarchici, soprattutto quelli collettivisti.

Il testo comincia con una discussione sul concetto di anarchismo, smontando l’associazione classica dell’anarchia con il caos, pur comprendendo le origini di questa associazione. Anarchia, che è un termine che viene dal greco, indica il non voler essere governati, dunque il rifiuto totale di ogni forma di potere e di controllo sulle persone in favore di una libertà più assoluta. Il problema è che le persone pensano che se togliessimo lo Stato scoppierebbe il caos. Infatti, senza regole né leggi le persone potrebbero fare letteralmente quello che vogliono. Secondo Malatesta semplicemente la gente crede che la vita senza lo Stato, senza padroni e senza signori sia del tutto impossibile. È infatti evidente che una persona che è abituata a lavorare per conquistarsi il pane e lavora per certi signori, che sono gli stessi che gli danno il pane per vivere, non può immaginare di poter esistere anche senza questi signori.

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Esistono, secondo la classificazione della filosofia politica classica almeno tre forme di governo: il governo di uno solo (monarchia o tirannide), il governo di pochi (aristocrazia o oligarchia) e il governo di molti (repubblica o democrazia). La democrazia, come fa notare lo stesso Malatesta, è stata a più riprese paragonata ad una forma di anarchia. Tuttavia, anche se il governo della massa può sembrare anarchico, qualunque forma di governo che non sia il governo di se stessi o l’autodeterminazione, certamente non è in alcun modo anarchica. Detto ciò, ogni forma di governo, qualunque essa sia, presuppone sempre l’esistenza di un apparato statale. Dunque finché ci saranno governanti ci sarà uno Stato. Lo Stato, spiega Malatesta, è una istituzione a cui noi affidiamo la gestione dei nostri affari, la direzione della condotta, la preoccupazione per la sicurezza pubblica e molte altre cose. Quando l’uomo vive in uno Stato, rinunciando ad una serie di libertà, può godere di una serie di vantaggi, nella misura in cui lo Stato si interessa dell’economia del paese e della sua difesa. Tuttavia, più l’uomo si affida allo Stato, più esso ne è dipendente e dunque risulta decisamente meno autonomo. Lo Stato per un anarchico significa principalmente governo ed amministrazione. L’anarchico non vuole questo, egli preferirebbe gestire in autonomia queste cose, per esempio l’economia e la sicurezza. In particolare un anarchico collettivista immaginerà una società dove gli uomini si autogestiscono e possono loro stessi, come gruppo, decidere sull’economia e la sicurezza del paese.

Ma il termine Stato, purtroppo, osserva Malatesta, viene sistematicamente confuso con quello di società. Stato, in effetti, come parola, ha molti significati: un certo territorio governato da un gruppo di individui, una istituzione, una società, un potere, una condizione, ecc. Gli anarchici per Stato prevalentemente intendono quel gruppo di individui che governa un paese, il quale ha il potere di fare le leggi e di eseguirle. Per l’anarchico il governante è semplicemente qualcuno che usa la legge e la impone con la forza (polizia) per difendere i privilegi di una classe benestante. La presenza dello Stato per un anarchico significa semplicemente la rinuncia ad una preziosa libertà e all’autonomia. La votazione per gli anarchici è semplicemente una autentica truffa, i politici di turno fanno sempre di tutto per imbrogliare la gente, per poi seguire sempre i loro sporchi interessi. La scusa con cui si giustifica l’esistenza dello Stato consiste nel fatto che si pensa che gli individui abbiano interessi contrari e che solo attraverso lo Stato possano essere messi d’accordo. Questo secondo gli anarchici è falso, gli anarchici da sempre scommettono sul fatto che gli uomini sono perfettamente capaci di autoorganizzarsi senza bisogno di leggi o governanti e ci sono alcuni esempi di questo: la Comune francese, i kibbuzim, Cristhiania, ecc. . Il governo è semplicemente il dominio dei pochi sui molti, anche quando questo è democratico, comunque l’anarchico rifiuta ogni forma di governo. Il governo, dunque, è l’oppressione dei pochi sui molti. Questa oppressione è esercitata, secondo Malatesta, in due modi: con la violenza, dunque usando il privilegio politico; con la sottrazione dei mezzi di sussistenza, dunque con il privilegio economico.


2 La soluzione anarchica


Si può pensare che se l’anarchico rivendica la libertà, pensi ad una libertà assoluta, ma questo vale solo per certi anarchici individualisti alla Stirner. È interessante notare come Malatesta sottolinei l’importanza di capire che il limite della propria libertà sta dove inizia quella degli altri e che con la libertà assoluta c’è sempre qualcuno se ne approfitta per prevaricare gli altri, cercando di dominare su di loro. Proprio questa è l’origine del governo secondo Malatesta. Lo Stato nasce nel momento in cui un gruppo di individui prevaricando gli altri, oltrepassando il limite della libertà, punta alla dominio dei corpi altrui. In quanto l’arricchirsi del capitalista dipende dal fatto che dei lavoratori lavorino per lui e questo significa l’inizio di una forma di dominio.

La rivoluzione, dunque, per gli anarchici è contro ogni forma di potere e di dominio, nel nome della libera associazione degli uomini senza capi o signori, per un nuovo uomo libero. Ma dopo che questa supposta libertà verrà conquistata, che cosa dovremmo fare? Come si organizza una società anarchica? Il vero problema degli anarchici, in un certo senso, viene proprio qui: non esiste un progetto vero e proprio. Loro pensano che sia una cosa che spetti alle comunità anarchiche che verranno dopo. Solo poche cose ci sono dette: che saranno delle società in cui non ci sono governanti o capi, dove le persone sono legate da rapporti di solidarietà secondo la morale anarchica di Kropotkin, dove non esistono imprese capitalistiche, ma solo fabbriche autogestite e dove non c’è proprietà privata, perché tutta la proprietà è comune. Molti tra gli anarchici, i socialisti e i comunisti hanno pensato che togliere la proprietà privata fosse il miglior modo per eliminare la disuguaglianza sociale, infatti l’unica cosa che distingue un ricco da un povero è la proprietà. Il fatto che gli anarchici non hanno un piano, che non ci descrivono i dettagli della loro società deriva dal fatto che sostengono che l’anarchia non sta nell’imporre una condotta specifica agli uomini o dirgli cosa dovranno fare, loro potranno sceglie i modi che meglio credono e saranno molto diversi tra loro.