Cerca nel blog

Choose your language:

Visualizzazione post con etichetta Fromm. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fromm. Mostra tutti i post

mercoledì 25 febbraio 2015

L'autodeterminazione nella filosofia





È un tema che è sempre attuale come il presente, perché è sempre presente, è quel problema che ha l'umanità di cui però è anche la soluzione, anzi è la risposta eterna al problema, la liberazione totale, in cui riecheggia l'utopia. Se sono esistiti filosofi fino ad adesso è anche per questo, che non si dica che la filosofia è inutile, si dica piuttosto che non serve il capitalismo ed è per questo che la società borghese ci spruzza saliva sopra. L'autodeterminazione da un lato è illuminismo, dall'altro è qualcosa che viene molto prima di esso. L'uomo ha davvero bisogno di un padrone? questa domanda riecheggia nella storia, la risposta della filosofia: no. Allora perché? l'essere servi è una data situazione, quella situazione in cui la determinazione delle nostre azioni e pensieri dipende da altro da noi. La filosofia voleva insegnare a pensare con la propria testa ed ad agire con proprio giudizio, questi poi sono presupposti per fare filosofia teoretica e pratica. Sin da Platone il problema esisteva, Platone nell'anima umana distingueva tre parti, una concupiscibile o desiderante, un'altra irascibile e alla fine una razionale, di queste tre parti se la ragione domina sulle altre facendo leva con la parte irascibile contro quella concupiscibile, questo vuol dire che la persona governa se stessa. Essere un governante vuol dire saper governare se stessi, la società ideale di Platone, quella che descrive nella Repubblica era divisa in tre parti come l'anima, nei produttori, i custodi e i governanti. Una società aristocratica è quella di Platone, comunque sia presuppone individui autodeterminatesi all'inizio. Governare se stessi vuol dire autodeterminarsi. Questo concetto continua in Cartesio nel suo dubbio radicale, in quel caso si rifiutano risposte pre-scritte dall'esterno, sempre per cercare a partire dalla propria ragione modi di risolvere i problemi e rispondere da sé, tutto il sapere esterno in un momento è sospeso per poi precipitare nel dubbio del Genio Maligno. Ovviamente come si diceva il concetto di autodeterminazione è dal sapore illuminista, proprio quello che Kant scopre come il fattore che permetterebbe all'umanità di uscire dal suo stato di minorità, il pensare con la propria testa, il coraggio di usare la propria ragione, al di là di quello che ci dice il prete, l'esattore delle tasse, l'insegnante ecc..., questo crea un'indipendenza dal punto di vista teoretico della ragione stessa. Dal punto di vista pratico, in Kant, troviamo lo stesso concetto di autodeterminazione, perché il dovere è fatto per il dovere stesso, la legge viene da noi medesimi e non dall'esterno, è diciamo una convalida di una massima attraverso la forma stessa della legge. Questo ci permette da un lato di stabilire il bene e il male da noi stessi, infatti qui sta l'autodeterminazione, perché il bene e il male non ci sono forniti dall'esterno, ma vengono da noi stessi e dall'altro tutto questo vale universalmente perché abbiamo tutti una uguale ragione pura pratica. Ad esempio se io prendo la massima:"buttare bottiglie dal finestrino quando sono sul treno", secondo la forma della legge, applicando questa massima come legge universale, ne verrebbe fuori un mondo molto più inquinato e con rifiuti ovunque, riconosco dunque questo come male. Tuttavia, in Kant il problema è che tutto questo non trova mai sul serio una piena realizzazione nel mondo esterno, ad esempio nel caso della protesta, si dice che si può fare una critica scritta al sovrano, ma che ogni protesta è necessariamente illegale, infatti dice:

"Se, pertanto, un popolo, sotto una data legislazione positiva, dovesse giudicare con ogni probabilità compromessa la sua felicità, cosa dovrebbe fare? Ribellarsi? La risposta può essere una sola: non vi è altro da fare che obbedire." (Kant, Scritti politici. Sopra il detto comune - questo può essere giusto in teoria ma non vale per la pratica, Utet, 2010, Torino, pp. 263)

"In verità, ammesso che egli abbia tale diritto e che il suo giudizio sia contrario a quello del capo effettivo dello Stato, chi potrebbe decidere da quale parte stia il diritto? Nessuno dei due può essere giudice in causa propria. Ci dovrebbe essere, al di sopra del sovrano un altro sovrano, che decidesse tra quello e il popolo: il che è contraddittorio." (Kant, Scritti politici. Sopra il detto comune - questo può essere giusto in teoria ma non vale per la pratica, Utet, 2010, Torino, pp. 265)

Il problema sembra essere di natura logica, perché non è pensabile un sovrano sopra del sovrano, il primo sarebbe sovrano in tal caso, ma non il secondo e tuttavia questo è necessario perché chi vuole protestare ovvero criticare in atto il sovrano e giudicarlo, deve mettersi sopra il sovrano e i suoi atti, ciò, come si diceva prima, è del tutto contraddittorio, secondo Kant.

Hegel farà coincidere l'autodeterminazione con l'indipendenza, da un lato l'indipendenza è conquistata dal fatto che il reale diventa razionale, non solo, c'è poi quella questione che concerne la dialettica servo-padrone, in questo passaggio prima il padrone assoggetta il servo, come accade nel rapporto dell'io e dell'altro, in sé e per sé, nel caso di Sartre, non c'è altra via uno dei due si trova assoggettato e l'altro domina; poi sarà il servo che produce l'oggetto del bisogno del padrone a conquistarsi la sua indipendenza e rendere dipendente il padrone dal suo servizio. L'indipendenza è autodeterminazione, ma come vedrà Marx questa dialettica servo-padrone, può sembrare bella cosa, solo che il servo rimane ancora servo alla fine. In termini di Marcuse, il servo ha solo una libertà interiore e non materiale. Autodeterminazione è lo stesso concetto che sta alla base dell'oltre-uomo di Nietzsche, la possibilità secondo il proprio giudizio, come espressione della volontà di potenza, di porre valori e verità. Qui si potrebbe inserire il giudizio creativo di Jung, che non è un filosofo, ma in effetti questo concetto si collega a Nietzsche, non si tratta dell'idea di avere dei principi morali già pre-scritti, ma di comporre giudizi autodeterminanti a partire dal soggetto al di là del bene e del male e come dice Jung potremmo essere costretti a fare del male in certi casi. Nel saggio Etica e rivoluzione, Marcuse, sostiene che l'eticità degli atti rivoluzionari può essere giudicata a partire da un calcolo storico che prenda in considerazione la situazione attuale e quello che si potrebbe conquistare se la rivoluzione avesse successo, in questo senso, le rivoluzioni avranno anche le loro vittime, il terrore, ma se il fine è una società migliore di quella attuale, tutto sembra giustificato. La scuola di Francoforte fa dell'autodeterminazione un concetto rivoluzionario, Marcuse pensa questa non all'origine del processo rivoluzionario, ma come fine, nel senso che gli individui devono liberarsi dal controllo, la manipolazione dei mass media, del governo, l'instupidimento e così via..., se anche solo per un attimo si spegnessero tutte le televisioni, per molte persone sarebbe il panico, dice Marcuse, ci sarebbe un grande vuoto, sarebbero costrette a pensare!. Il compito del pensatore critico è quello di far notare alle persone che sono dei servi della società, l'educazione non deve essere insegnamento di nozioni pre-concette, ma se mai insegnare alle persone a ragionare da sé, farsi un proprio giudizio degli eventi. Adorno descriveva il carattere opposto a quello totalitario come quel carattere caratterizzato da vivacità intellettuale, questo carattere non è rigido come l'altro, ma presenta molte differenze, ognuno è se stesso, più che nel carattere gelido totalitario e violento. Infine possiamo dire che l'autodeterminazione è principio di anarchia, che i controllori non possono avere altri controllori, possono solo controllare se stessi, autogovernarsi, se tutti fossero in grado non ci sarebbe forse nemmeno bisogno dello Stato. L'autodeterminazione, come illustra Fromm, si ottiene dalla ribellione contro ogni padrone e dalla volontà di non servire signori mai più.


Altri post correlati: 

creatore del proprio destino