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domenica 31 dicembre 2017

Realismo speculativo II



(sorgente foto: Wikipedia)



Il primo movimento emerso nella nuova filosofia continentale che adotta un metodo completamente nuovo è il realismo speculativo. I principali membri del realismo speculativo sono: Graham Harman, Quentin Meillassoux, Ray Brassier e Iain Hamilton Grant. A quanto dichiarano il movimento nasce in opposizione a quel che definiscono "correlazionismo". Dai tempi di Kant sentiamo dire che non possiamo conoscere la realtà se non in riferimento ad un soggetto che la conosce. Questa mossa ha spostato il centro dell'attenzione, secondo il realismo speculativo, dall'ontologia all'epistemologia. Con questo spostamento l'essere finisce per dipendere dal sapere e ciò che noi possiamo dire esistente dipende da ciò che noi possiamo percepire e conoscere, perciò da come è costituita la nostra mente e il nostro apparato sensoriale. Il realismo speculativo, come spiegherò meglio più avanti, sostiene che esistano ottimi motivi per credere che esista una realtà indipendente rispetto a noi e che questa sia conoscibile, mentre negare questo creerebbe molti problemi nell'ambito scientifico. Un esempio semplice: posso provare dolore senza sapere che cosa il dolore sia, dunque l'essere non dipende dal sapere. In pratica il realismo speculativo afferma l'esistenza degli oggetti come del tutto indipendenti dal soggetto, non in "correlazione" al soggetto. Forme di correlazionismo per il realismo speculativo sono il postmodernismo, l'idealismo tedesco, in parte la fenomenologia e una certa filosofia del linguaggio. Secondo l'interpretazione dei realisti speculativi il postmoderno è colui che pensa la realtà e gli oggetti che ne fanno parte come costruzioni sociali. La fenomenologia, sebbene non affermi come l'idealismo tedesco la dipendenza della realtà da come il nostro intelletto è costituito, certamente pensa sempre l'oggetto in relazione ad una coscienza.

Sebbene il movimento porti il nome di realismo speculativo, all'interno di esso le versioni del realismo sono molto differenti. Nel testo Breve storia del nuovo realismo Maurizio Ferraris distingue tre forme di realismo:

1) realismo negativo

2) realismo neutro

3) realismo positivo

Il realismo negativo è la posizione che difende lo stesso Maurizio Ferraris. Secondo questa posizione la realtà ha un carattere di inemendabilità. È facile spiegare questo con la teoria del desiderio: se desidero che la mosca che mi sta tormentando mentre studio sparisca, questo non ha nessuno effetto sulla realtà e la mosca rimane dove si trova. In pratica la realtà avrebbe un carattere di "resistenza". La resistenza non consiste in una qualità sensoriale come la solidità dell'oggetto o la sua durezza, essa è posseduta anche dal fumo o da un gas. In difesa della sua tesi Ferraris offre questo esempio: l'esperimento della ciabatta.





L'esperimento è spiegato da Ferraris in Manifesto del nuovo realismo in cinque passaggi:

1) Nella prima fase dell'esperimento Ferraris immagina un uomo che vede una ciabatta su un tappetto e chiede ad un altro uomo di passargliela, questo uomo effettivamente gliela passa. A questo punto Ferraris si chiede: se la realtà dipendesse, ad esempio, da come sono i nostri neuroni e ognuno dei due uomini dovesse averli differenti, come potrebbe avvenire il passaggio della ciabatta? Ci sono cose che dipendono dal nostro intelletto, dice Ferraris, per esempio la nostra concezione della libertà, ma non il fatto che la ciabatta è sul tappeto. Oltretutto, osserva Ferraris, non serve discutere per constatare che la ciabatta è sul tappeto.

2) Nella seconda fase dell'esperimento c'è sempre un uomo, questo uomo ha un cane addestrato. Quando l'uomo vede la ciabatta sul tappeto chiede al cane di portargli la ciabatta. Il cane esegue il comando senza esitazioni. Ferraris osserva: anche se il cane ha un cervello e una percezione molto diversa della ciabatta rispetto all'uomo, egli non trova nessun problema nel prendere la ciabatta e portarla all'uomo.

3) Nella terza fase dell'esperimento un verme entra in contatto con la ciabatta. Ferraris osserva: il verme non ha il cervello e come unico senso ha il tatto, ma quando incontra la ciabatta o ci gira intorno oppure deve salirci sopra.

4) Nella quarta fase dell'esperimento un'edera entra in contatto con la famosa ciabatta. Nel caso dell'edera, nota Ferraris, sarebbe ulteriormente assurdo pensare che la realtà dipenda dagli schemi concettuali, in quanto l'edera non ne ha affatto. Tuttavia l'edera, come il verme, deve o passare sopra la ciabatta o aggirarla, in ogni caso deve tenere conto di un ostacolo ontologicamente esistente.

5) Nella quinta fase l'uomo prende una ciabatta e la lancia contro la ciabatta sul tappeto. La sua grande mira fa sì che la seconda ciabatta sia perfettamente centrata e che quindi anche la ciabatta non ha potuto fare a meno di riconoscere l'ostacolo.

Questo esperimento potrebbe essere condotto su qualsiasi altro tipo di oggetto ed in ogni caso porterà, secondo Ferraris, alla constatazione dell'esistenza indipendente dell'oggetto stesso. Questo risultato è raggiunto da Ferraris per via negativa, ossia mostrando la realtà della "resistenza".

La seconda forma di realismo è il realismo neutro, attribuita da Ferraris a Quentin Mellassoux e Markus Gabriel. Qui parlerò solo di Markus Gabriel. I due testi fondamentali di Markus Gabriel sono: Perché non esiste il mondo e Field of sense: a new realist ontology (non ancora tradotto).





Comincio da un esempio chiaro di Markus Gabriel nel saggio Realismo neutrale: il caso dell'unicorno. Markus Gabriel parte dalla discussione di questo enunciato:

1) Non ci sono unicorni.

È normale per la gente pensare che gli unicorni non esistono, infatti nessuno ne ha mai visto uno, ne è mai stato scoperto un unicorno. Per un filosofo l'enunciato che ho scritto può essere un problema, soprattutto se questo filosofo si occupa di letteratura o di cinema. Markus Gabriel, infatti, cita un esempio: il film L'ultimo unicorno. Si tratta di un film del 1982 girato da Jules Baas e Arthur Rankin, parla delle avventure di un unicorno che ha scoperto di essere l'ultimo esemplare della sua specie. Ora possiamo formulare un enunciato di questo tipo:

2) Ci sono unicorni in L'ultimo unicorno.

Se dicessimo che non è vero, allora diremmo qualcosa che ha l'aria di essere contraddittorio (chi era quell'animale sullo schermo?). Tuttavia se ammettiamo che questa frase è corretta, allora possiamo derivare da questo quest'altro enunciato:

3) C'è almeno un unicorno.

È chiaro che 3) contraddice 1). Il problema di Gabriel deriva dal fatto che in un certo senso sono entrambe vere, ma per poter tenere conto della verità di entrambe le affermazioni bisogna pensare l'esistenza in un senso molto più relativo. Secondo Gabriel è necessario negare l'esistenza di un unico mondo o di una totalità, affinché si possa parlare di una pluralità di campi di senso rispetto ai quali si può dire se 3) è vero oppure no. Devo poter dire che in L'ultimo unicorno c'è un unicorno senza negare che sul nostro pianeta non ce ne sono affatto.

Si può leggere il discorso di Markus Gabriel come critica al pensiero del realismo interno di Hilary Putnam. Nel realismo interno di Putnam c'è una sola realtà che viene descritta dal soggetto in vari modi. In questo modo la realtà è una pasta unica, ma viene divisa dalla mente del soggetto in maniera diversa, di modo che se ci sono tre dadi su un tavolo, gli oggetti saranno sempre "N", a seconda di come quella realtà viene concepita dalla mente. Markus Gabriel ritiene che sia completamente inutile aggiungere come sostrato alle descrizioni un mondo unico a cui tutte le descrizioni si riferiscono. Tuttavia nello stesso tempo Gabriel non dice nemmeno che ci sono delle descrizioni, nel senso di modi della mente di pensare la realtà. Per comprendere la prospettiva di Gabriel conviene fare riferimento ai suoi due famosi testi (Perché non esiste il mondo e Field of sense: a new realist ontology). Markus Gabriel nega l'esistenza del mondo. Per mondo egli intende la totalità di ogni cosa. Egli afferma piuttosto la pluralità dei campi di senso. L'esistenza per Gabriel consiste nell'apparire in un campo di senso e ogni cosa appare con certe qualità, per questo appartiene ad un certo settore di oggetti piuttosto che ad un altro. Come si vede già dall'esempio dell'unicorno, Gabriel ha un modo di fare filosofia che lo avvicina molto agli analitici. Qualche volta sembra un filosofo del linguaggio. La sua ontologia gli permette di entrare in diversi problemi tipici della filosofia analitica e trovare delle soluzioni originali. Due esempi: la filosofia della letteratura si interroga sullo statuto ontologico dei personaggi dei romanzi, Gabriel direbbe che i personaggi dei romanzi esistono, l'importante è tenere presente di quale campo di senso si sta parlando quando si afferma questo; nella filosofia della percezione molti pensano che l'esperienza veridica (quando vediamo le cose come sono), l'allucinazione e l'illusione condividono qualcosa, magari la stessa fenomenologia, qui Gabriel potrebbe dire che nel caso dell'allucinazione sarebbe corretto dire che qualcuno vede qualcosa, basta tenere presente di che campo di senso si sta parlando.

Nel testo Field of sense: a new realist ontology Gabriel oppone la sua posizione a quella di Kant e Frege. La critica di Gabriel è posta sul piano del concetto di esistenza. Kant nega che l'esistenza sia una proprietà delle cose, ossia nega la posizione classica, difesa da Cartesio, secondo la quale ciò che non esiste ha "n" proprietà meno l'esistenza (n - 1). I medievali ragionavano in questo modo: un cavallo possibile ha tutte le proprietà del cavallo, ma non sarebbe possibile se avesse l'esistenza. Infatti se avesse l'esistenza sarebbe attuale. Gassendi e altri rispondevano a questa posizione affermando che quando qualcosa non esiste, semplicemente non ha nessuna proprietà, perciò l'esistenza è la condizione attraverso la quale un certo ente è con le sue proprietà. Gabriel ricerca la nozione di esistenza in Kant e deriva questo: se Kant crede che ciò che esiste non può che essere qualcosa che può essere oggetto di un esperienza possibile, ossia che noi possiamo percepire nello spazio-tempo come fenomeno esterno, essendo il mondo l'unità di tutti i fenomeni esterni, allora l'esistenza è una proprietà del mondo. Esistere, quindi, per Kant, significa "essere nel mondo". Uno dei problemi della teoria di Kant è che il mondo non è conoscibile e se tutto ciò che esiste, esiste nel mondo, allora come può esistere il mondo? Oltretutto nella teoria di Kant l'esistenza dipende sempre dal fatto che di un certo oggetto è possibile che un dato soggetto possa farne esperienza nello spazio-tempo. Con questa condizione, dice Gabriel, tutto quello che esisteva prima del sorgere della vita nell'universo non poteva esistere, visto che non poteva esserci nessun essere capace di avere esperienze nello spazio-tempo. Inoltre queste persone, gli uomini, da dove sarebbero nati? Kant certo parlava anche di cose in sé, ne affermava l'esistenza, ma che cosa intendesse davvero con quel termine non è molto chiaro e del resto ci ha detto che le cose in sé non sono conoscibili. Ad ogni modo, anche se Kant appare un monista (crede che l'esistenza sia una proprietà del mondo), secondo Gabriel, potrebbe essere letto anche in chiave pluralista (afferma l'esistenza di una pluralità di campi di esperienza spazio-temporali). Ad ogni modo Gabriel non accetterebbe nemmeno questa versione pluralista, in quanto troppo correlazionista, proprio perché fa dipendere l'esistenza dal soggetto.

Dopo Kant è la volta di Frege. Frege nega che l'esistenza sia una proprietà, perché la proprietà è una   funzione di primo livello, mentre l'esistenza di secondo. Frege pensa i concetti nei termini di funzioni, in questo modo costruisce la logica predicativa. Se voglio dire "Socrate è intelligente", nella logica predicativa uso una lettera predicativa per la proprietà (essere intelligente = I) e una costante individuale per il soggetto a cui predico la proprietà (Socrate = s), perciò scrivo: Is. Funziona esattamente come una funzione: F(x); Intelligente(Socrate). Nella logica i valori della funzione sono 1 e 0, ossia 1 se è vero, oppure 0 se è falso. Quindi  Is = 1, se Socrate è intelligente veramente. Quando quantifico, ossia quando voglio formalizzare una frase come "c'è almeno un uomo intelligente", devo usare una funzione di secondo grado. Così Frege ha espresso l'esistenza con l'esistenziale: ∃x. Posso dunque formalizzare la frase di prima così: ∃xIx. Questo si legge: esiste una x, tale che x è intelligente. Secondo Frege l'esistenza è data da un quantificatore esistenziale. Frege è un pluralista e afferma che se esiste qualcosa, questo vuol dire che un dato concetto ha almeno un elemento, altrimenti, se non ci sono elementi, non esiste nulla che abbia una certa data proprietà espressa da un concetto. Riprendendo l'esempio dell'unicorno, ora è possibile fare questa osservazione: se prendiamo un enunciato come "Esiste almeno un unicorno con i denti" (∃x(Ux ∧ Dx)), questo enunciato per la logica è falso perché il concetto dell'unicorno non ha elementi, esso è come un insieme vuoto. Un primo problema che rileva Gabriel con questa idea è che ogni cosa per esistere non deve essere semplicemente membro di un concetto qualsiasi, ma di un concetto specifico. Gabriel prende l'esempio di Arnold Schwarzenegger, il quale è stato sia attore di Hercules a New York, che governatore della California. Per questo motivo Gabriel pensa che l'esistenza non vada identificata con l'estensione. Inoltre afferma che l'esistenza non è affatto quantitativa, infatti non è la stessa cosa dire che n polli esistono e dire che ci sono n polli nella gabbia, un conto è parlare di esistenza, un altro è contare il numero di un certo tipo di enti. In più Gabriel ci dice che, ad esempio, per dire che c'è almeno un uovo, non è detto che l'uovo debba essere intero, perciò l'uno dell'esistere potrebbe non coincidere con l'uno numerico. Tutta la teoria sui numeri di Frege è basata sui numeri interi, ma cosa dire, si chiede Gabriel, di questi numeri: π o 0.5634. L'ultimo problema della teoria di Frege consiste nel fatto che Frege fa dipendere l'esistenza delle cose dall'esistenza dei concetti, perciò se non ci fossero i concetti non esisterebbe nulla.

La posizione di Markus Gabriel può essere identificata con quella che difende un'ontologia del dominio. Questa posizione si distingue principalmente da un'altra: l'adverbialismo. L'adverbialismo ontologico pensa che l'esistenza consista in differenti modalità di essere. Questa posizione può essere identificata in Heidegger, il quale si riallaccia a sua volta ad Aristotele. L'ontologia dei domini afferma che l'esistenza è sempre relativa ad uno specifico dominio. Questa forma di ontologia nega ogni forma di monismo nelle sue due forme: sia chi crede che esista un dominio dei domini; sia chi crede che ci sia un dominio più piccolo a cui tutti gli altri sono riducibili. Il problema dell'affermare un dominio dei domini consiste nel fatto che questo grande dominio non potrebbe appartenere a nessun altro dominio, non certo a qualcuno dei suoi sotto-domini. Questo fatto permette a Gabriel di rileggere Talete come un filosofo che afferma che il dominio dei domini è il dominio dell'acqua e quindi tutto è acqua, ma questo è chiaramente falso. Il dominio dei domini non potendo appartenere a nessuno dei suoi sottodomini non potrebbe essere nulla, cosa dovrebbe essere? un oggetto chimico? un insieme? un dominio, ossia elemento di se stesso? ma allora non sarebbe compreso nel dominio dei domini che sono elementi di se stessi, come nel paradosso di Russell? C'è ancora un'altra possibilità: puntare sull'elemento minimo, dire che tutto è fatto della stessa cosa, come in una teoria della fisica dove si è trovato un elemento primitivo al quale tutto si tenta di ridurre. Chiaramente Gabriel ride all'idea che qualcuno pensi davvero di averlo trovato e lo chiami Bosone di Higg. Chi sostiene l'esistenza dell'elemento minimo o fondamentale secondo Gabriel può agire in due modi: seguire una strada riduzionista, ma il riduzionismo non eliminerebbe le entità complesse, ma imporrebbe semplicemente di spiegare tutta la complessità con quel solo elemento minimo (es. quella particella); seguire una strada eliminativista, l'eliminativismo porterebbe ad eliminare le entità complesse catalogandole come "illusioni", il problema dell'eliminativismo consiste nello spiegare come sia possibile l'illusione e come si possa concepire questa come un puro nulla. Markus Gabriel conclude: il mondo non c'è, non è mai esistito, non è mai nato e non nascerà mai, ci sono solo infiniti campi di senso.

La terza forma di realismo è il realismo positivo. Il realismo positivo va attribuito al filosofo Graham Harman. Secondo Ferraris il realismo positivo afferma l'esistenza di una realtà indipendente dai soggetti, a partire dalle molteplici iterazioni tra gli oggetti in un stesso ambiente. In realtà lo stesso Ferraris condivide molto con il realismo positivo, sul quale ha scritto anche un libro: Realismo positivo. Avrebbe un senso parlare di Graham Harman, ma penso sia meglio rimandare al prossimo capitolo: all'ontologia orientata all'oggetto.

Nella prossima pubblicazione parlerò dell'ontologia orientata all'oggetto in Graham Harman.

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domenica 23 agosto 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p V






In questo testo vorrei palare della critica del nuovo realismo al costruttivismo, anche perché questa posizione si considera un superamento e una risposta a questa corrente filosofica. In particolare Maurizio Ferraris considera il nuovo realismo come superamento del post-modernismo (Vattimo, Lyotard, Foucault, Derrida, Rorty, Deleuze, ecc...). Sotto il nome di costruttivismo vengono identificate una serie di filosofie che si riconoscono nell'affermazione di Nietzsche: "non ci sono fatti, ma solo interpretazioni". Questa frase potrebbe essere, immagino, interpretata in vari modi, del resto sarebbe coerente con quello che dice la frase stessa. In generale si pensa che più o meno significhi che non ci sono delle verità in sé, né che si parli di verità oggettive o di qualcosa che ci sia oggettivamente e indipendentemente da noi, ma che in realtà tutto sia già interpretazione. Intendendo così le cose dovremmo isolare dal post-modernismo una corrente che è stata più influenzata dall'ermeneutica, ovvero da quella corrente di pensiero che rivaluta il pregiudizio, pensando che non possa darsi un soggetto senza pregiudizi e che ogni atteggiarsi nei confronti di una cosa debba presupporre dei pregiudizi metafisici, lo stesso atteggiarsi lo evidenzia ed è l'esistenza di questo che parla dell'esserci di questi vari pregiudizi. Si può pensare che tutto sia una prospettiva, che tutto sia molto soggettivo, o quanto meno che l'oggetto non si dia mai oggettivamente, nel senso che non conosciamo mai l'oggetto senza mai filtrare questa conoscenza con, per esempio, delle categorie mentali: questo è il circolo ermeneutico. Il problema del circolo ermeneutico non è altro che una delle eredità della filosofia kantiana, uno dei problemi che abbiamo ereditato da Kant. Il problema della filosofia di Kant è che Kant ha concepito un oggetto come per sé, riferendo questo come se dovesse darsi ad un soggetto, in quanto ogni cosa è sempre per un soggetto, quindi è fenomeno, ma quando Kant parlava del soggetto non lo pensava come in sé, lo pensava altrettanto come un per sé. La domanda sorge spontanea, se l'oggetto è per un soggetto, essendo anche il soggetto per sé (io penso), per cosa è il soggetto? io ho pensato che il problema si potesse risolvere dicendo che c'è un evento, quello della conoscenza e che il soggetto e l'oggetto dovessero essere riferiti alla conoscenza. Tuttavia se invece di rispondere in questo modo dicessimo che se l'oggetto è per un soggetto, il soggetto è per un oggetto, avremmo il circolo ermeneutico, un circolo dove il soggetto interpretante modifica sempre l'oggetto interpretato e nello stesso tempo ne è sempre modificato. C'è un costruttivismo che arriva agli estremi, pensando che ogni cosa sia una costruzione sociale, non solo i soldi, lo Stato, ma anche la pioggia e la birra che bevi, per non parlare forse dell'intero universo. Maurizio Ferraris, ad esempio, a proposito della birra ha detto che se noi entrassimo in un bar per berci una birra, la bevessimo e tentassimo poi di convincere il barista che non c'è nulla da pagare perché i soldi sono solo una costruzione sociale e magari persino la birra, il barista si potrebbe dire letteralmente che non se la berrebbe. Intanto noi quando chiediamo la birra ad in un bar facciamo una promessa di pagamento, questa è valida fintanto che due persone la stipulano e non è solo una costruzione visto che ha delle conseguenze reali; i soldi esistono ontologicamente perché in un determinato documento lo comprova in un determinato contesto, nel senso che esiste un documento che ne attesta l'esistenza; sulla birra potremmo chiedere al cliente se gli è piaciuta, anche perché avrebbe poco senso dire di sì e poi aggiungere: però in realtà è una costruzione mentale. Chiaramente questi sono i casi più estremi ed in generale il tentativo è quello di far dipendere l'essere dal sapere, ma come dice Ferraris è altrettanto assurdo come quanto ha detto Bruno Lantuor, cioè che Ramsete II non poteva essere morto di tubercolosi perché questa malattia è stata scoperta solo nel 1882. Questo è ovviamente assurdo perché in questo modo vorrebbe dire che scoprire le malattie significa crearle, a questo punto dovremmo fermare tutta la ricerca scientifica (questo è diverso da quello che dice Feynman, cioè che ci sono dei medici che passano il tempo in laboratori a creare malattie). In teoria basta fare degli esempi più semplici: noi proviamo dolore indipendentemente dal fatto che sappiamo cosa sia, così come non ci serve a nulla un concetto di felicità per essere felici. In particolare questo lo si osserva nei bambini, se si suppone che non abbiano una conoscenza pregressa, questo significa che le loro esperienze non possono essere condizionate dal sapere. Inoltre ci sono cose che esistono senza che nemmeno noi sappiamo della loro esistenza, l'astronomia che continua a scoprire nuovi pianeti, soli e supernove continua a confermare questo fatto. Da questo punto di vista sembra molto improbabile che l'essere possa dipendere dal sapere. Tuttavia quando Gabriel parla di costruttivismo comprende una serie di posizioni in più, per esempio quella del realismo interno e quella del neurocostruttivismo. La prima posizione è sostenuta da Hilary Putnam, secondo questa posizione in realtà che una sola realtà omogenea là fuori, questa realtà è indipendente da noi e quello che noi in ontologia concepiamo come oggetto o ente (onto logos=discorso sull'ente), in realtà non è altro che un ritaglio mentale di quella realtà omogenea. Detto così, in effetti, sembra una posizione costruttivista quella di Putnam, tuttavia viene da chiedersi perché chiamarla realismo. C'è un altro problema: per Putnam gli oggetti e gli individui non sembrano essere la stessa cosa. Ad esempio Putnam nel suo articolo: Realismo interno, propone questo esempio: se immaginiamo un universo in cui stanno tre individui, quanti oggetti ci sono? alcuni rispondono tre perché segmentano la realtà in un modo, altri direbbero 7, perché sommano i vari individui creando altri oggetti, altri considerando l'esistenza dell'oggetto nullo risponderebbero 8. Il problema è che non sembra che individuo e oggetto siano la stessa cosa, anzi secondo me il problema del ritaglio della realtà è più che altro di questo tipo: se io dico di sollevare una pila di libri, la pila di libri è proprio un oggetto? oppure ci sono solo i libri? o magari ci sono solo le pagine dei libri? e se in realtà fosse tutto falso e ci fossero solo stringhe vibranti?. Vedete qui non ci si chiede se i colori, le forme, le qualità in generale siano costruzioni mentali, di questo nell'articolo non si parla, non si sa se queste possano essere oggettive o meno. Putnam dovrebbe essere un caso a parte, ma vediamo cosa contesta il nuovo realismo a Putnam, o meglio cosa contesta Gabriel: se l'intera realtà è tagliata dalla mente, anche questa realtà omogenea deve essere un taglio. Gabriel si sta chiedendo, in pratica, questa realtà omogenea in che settore di oggetti dovrebbe rientrare o in qualche maniera se non rientra in nessuno di questi sarebbe questa il mondo?, ma il mondo non esiste come dice Gabriel. Ci sono due problemi qui: uno è che Gabriel non riesce a concepire un prementale, un pretagliato, per questo non riesce ad immaginarsi una realtà omogenea che non sia tagliata dalla mente e se ogni cosa deve entrare in un settore di oggetti, questa bella suddivisione non vi ricorda piuttosto le classiche operazioni della mente, piuttosto che delle realtà molteplici ed oggettive? insomma non è più mentale quello che dice Gabriel? almeno Putnam sa dove finisce la mente e dove comincia il prementale. Un secondo problema di Gabriel è che non riesce a distinguere la descrizione della realtà dalla realtà, ovvero sempre quel problema tra la mappa e il territorio, così il nuovo realismo oggettiva le letture del territorio (mappe) cercando di eliminare il territorio, dicendo che non c'è nulla di costruttivistico o soggettivo, dal momento che quelle entità sono oggettive ed esistono in un certo campo di senso. Da qui si arriva ad un secondo problema: non c'è conoscenza del mondo, chiaramente perché non esiste, ma anche che non esiste comunicazione tra le varie scienze, visto che parlano di cose molto differenti, di settori di oggetti molto lontani. Ferraris quando si chiede che ruolo abbia la filosofia oggi, cerca di ritagliare uno spazio a fianco delle altre scienze, per esempio dicendo che nell'ambito dell'arte il cognitivismo non ti spiega che cosa sia un'opera d'arte (domanda di ontologia), ma al massimo ti dice che cosa succede ad un uomo o ad una donna quando guarda un'opera d'arte, in particolare cosa succede nel cervello. Diverso è pensare che la filosofia abbia un ruolo fondativo, che per esempio i matematici parlano di numeri, costruiscono teoremi, formule, ma non rispondono alla domanda su cosa sono i numeri, che statuto hanno e come si può fondare la matematica (classiche domande di filosofia della matematica). Per esempio se la filosofia ha un ruolo a fianco delle varie scienze e rispetto ad essa ha oggetti diversi, che relazione esiste tra l'ontologia della fisica e la fisica? nel senso è impossibile che ci siano dei ponti tra le due discipline? ha un senso pensare che qui si parli di due settori di oggetti diversi?. Per esempio tornando a prima l'oggetto del cognitivismo e dell'ontologia dell'arte deve essere sempre l'opera d'arte. Qui ci possiamo passare al neurocostruttivismo, il neurocostruttivismo direbbe che, dopo tutto, non c'è nessuna opera d'arte, ma che ci sono solo stati cerebrali (Gehirnzustände). Facilmente il nuovo realismo sorride di questa teoria, che certamente ha la sua importanza, ma che se presa troppo sul serio arriva ad una idea assurda e in particolare ad una contraddizione, perché se tutto il mondo materiale non è altro che una simulazione mentale o meglio del cervello, dal momento che il cervello è calato in questo mondo, ne abbiamo un'immagine, è tanto fisico quanto le altre cose, perché mai dovrebbe esserlo di più? a questo punto il neurocostruttivismo deve ammettere che non abbiamo cervello o che anche il cervello fa parte della simulazione, dunque il neurocostruttivismo sarebbe condannato a tornare al vecchio idealismo, forse a Fichte. Su questo si potrebbe aggiungere il famoso esperimento mentale di Hilary Putnam dei cervelli nella vasca che Gabriel non cita, ma che sostiene che se fossimo dei cervelli nella vasca collegati a dei computer e vedessimo tramite quei computer la realtà, nulla può veramente dimostrarcelo, nel senso che non possiamo essere sicuri che non sia vero e quindi non possiamo dare per scontato l'esistenza di una realtà esterna oggettiva. 

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domenica 9 agosto 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p IV






Il problema posto da Gabriel suona in questo modo: quando parlo del mio salotto dico che c'è un tavolo, un televisore, un tappetto e una libreria; se qualcuno afferma che in realtà ci sono solo atomi, sta parlando di qualcosa di molto diverso che non dovrebbe essere confuso con il salotto: sono due settori di oggetti diversi. Per Gabriel il fisico non descrive ontologicamente in modo diverso il salotto, ma proprio parla di altre cose. Così nessuno pensa che il fisico quando parla di elettroni parli dello stesso settore di oggetti di chi invece sta parlando del salotto e quando si parla dell'universo, anche se il salotto senza dubbio non può trovarsi che su questa terra che è nell'universo, non parla del salotto (cosa succederebbe, però, se mandassi un divano nello spazio?). C'è un settore di oggetti che appartiene alla fisica, uno che appartiene all'arredamento e un altro all'astronomia. Oggetto dell'astronomia sono i pianeti, le stelle, le comete, ecc...; oggetto della fisica sono gli elettroni, gli atomi, le stringhe; mentre chi arreda una casa parla di salotto, televisione, tappeto e così via. Così dice infatti Gabriel: "Wohnzimmer und Planeten gehören demnach gar nicht zum selben Gegenstandbereich. Ein Gegenstandbereich ist ein Bereich, der eine bestimmte Art von Gegenständen enthält, wobei Regeln feststehen, die diese Gegenstände miteinander verbinden." (Warum es die Welt  nicht gibt, p.35)
Allora non c'è un solo mondo ma ci sono tanti settori di oggetti, quello che viene da chiedersi è a che esisto porti questa pluralità, immaginiamo un mondo senza soggetto, ovvero proviamo ad immaginare il mondo stesso, cosa ne concludiamo? cosa succede se pensiamo che gli elettroni non hanno più nulla a che vedere con il tavolo che abbiamo davanti?. Il gioco immagino funzioni perché non è chiaro cosa sia un tavolo e se rispondessimo parlando di elettroni non sapremmo più come distinguere un tavolo da un tappeto. C'è una posizione nichilista nell'ontologia che sostiene che in verità vi sono solo atomi, questa posizione è veramente nichilista perché alla fine dicendo questo di fatto si elimina tutti gli oggetti di colpo, dal momento che non si potrebbe più distinguere un oggetto dall'altro. Questa immagine della realtà uniforme pre-differenziale è da un lato l'opposto del nuovo realismo e nello stesso tempo un nemico da sconfiggere. Si potrebbe pensare questa immagine in questo modo: ci sono delle tracce energetiche con una data frequenza, a seconda di come queste tracce energetiche sono tagliate dalla stessa mente, se ne ottengono descrizioni ontologiche diverse, ma in realtà esiste solo un unico oceano energetico (realtà oceanica). Per esempio non parleremo di tavolo, ma parleremo di tracce energetiche che a seconda delle segmentazioni operate saranno di volta in volta degli elettroni, un tavolo, un pianeta e così via. C'è come un effetto moltiplicatore nel nuovo realismo, quest'altra posizione cerca invece un'unità, ma non perde mai il molteplice di vista. Il nuovo realismo deve gettare la spugna a dare una spiegazione totale delle cose, al più deve pensare che ognuno si occupi del suo settore e che non pali con quello vicino, del resto a che servirebbe? sono cose molto differenti, no?. In questo momento mi sovviene una cosa forse assai puerile, ma che potrebbe essere importante: il nuovo realismo ignora le scoperte della PNL. Quello che ha detto la PNL è che una cosa è la mappa con cui leggiamo la realtà, un'altra è il territorio, per questo motivo tutte le differenti descrizioni che si fanno del mondo non sono altro che mappe mentali rispetto ad una sola realtà omogenea che è il territorio. Il nuovo realismo non parla più di un solo territorio e nello stesso tempo pur parlando di tante mappe, non pensa che queste siano mentali, al contrario sono tutte oggettive. Rispetto alla posizione che ho proposto si può dire che in verità ci sono solo energie con queste frequenze, dopo di che tutto il resto sono mappe mentali, come la mente taglia questo oceano energetico. Rispetto alla Pnl qui si dice che non si tratta solo di mappe di convinzioni, ma ci sono molte più mappe e la fisica come le varie scienze ne conoscono diverse, non c'è una descrizione ontologica che possa dirsi migliore delle altre. Da questo punto di vista c'è da aggiungere che esiste un problema che è il linguaggio, visto che questo contribuisce molto nei tagli. Spesso confondiamo quello che diciamo con ciò che c'è, la domanda è se molti dei problemi del nuovo realismo non abbiano a che vedere con il linguaggio. Nel linguaggio non fai altro che dire quello che pensi ed in un certo senso esternare molte delle operazioni mentali. Quando parli del tavolo non parli di elettroni, quando parli di pianeti non parli del salotto e così via, questo nel linguaggio; nella realtà come non pensare che tutto possa coesistere? è chiaro che si dovrebbe pensare in termini molto più isomorfici e di omogeneità. Sicuramente Gabriel invita a distinguere i settori di oggetti, da quelli che sono solo settori di discorso, in questo modo alcune cose vanno effettivamente ridotte al linguaggio, quello che si capisce poco è quando si usi questa operazione, perché nel libro ci sono poche spiegazioni. Forse l'argomento più forte per il nuovo realista è quello dell'opera d'arte, del resto sarebbe stupido pensare che l'opera d'arte coincida con la sua base materiale, che un quadro è un'opera d'arte solo perché in una cornice, anche perché l'opera d'arte potrebbe essere la cosa stessa, per questo motivo l'opera d'arte non è l'oggetto materiale, ma è qualcosa di più. A questo punto una descrizione chimica del quadro o una fisica non servono a nulla, quello che dice un critico d'arte invece sì. La fontana di Duchamp è un'opera d'arte, ma perché? non ci interessa ora risolvere la questione, Maurizio Ferraris, ad esempio, considera l'opera d'arte un tipo particolare di documento, quello che ci interessa è che il nuovo realismo in questo modo fa funzionare bene l'idea che un settore sia quello dell'arte e un altro sia quello degli oggetti comuni o di quelli analizzati dai chimici. Posso descrivere vari oggetti con mappe diverse, tenendo presente che il territorio è uno solo, questo non lo ha capito il nuovo realismo, ma cosa fare con l'arte?. Dal mio punto vista, che adotto più o meno la teoria di Artur Danto, posso considerare le opere d'arte come forme significanti. Questo però ci riporta ad una idea di lettura, ad un essere umano che fa esperienza dell'arte e che in questa esperienza può cogliere una determinata forma significante, ma la stessa forma esiste oggettivamente?, che cosa vede un'anatra quando vede la fontana di Duchamp e che cosa un barbaro?. Al momento si può rispondere che il mondo dell'arte presuppone una sua storia, dei significati che vuole esprimere e quindi un suo linguaggio che difficilmente esistono al di fuori di un mondo di persone che sono in grado coglierli.

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