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domenica 28 febbraio 2016

Maurizio Lazzarato: la fabbrica dell'uomo indebitato (Marx con Nietzsche)















È con grande orgoglio che mi trovo a parlare  di uno dei migliori libri di questo secolo, uno dei baluardi difensori della filosofia politica di Gilles Deleuze. Non c'è libro più in controtendenza di questo. Eppure, dovrebbe essere quello più considerato. Mentre tutti i dissidenti gridano di fermare la speculazione fuori controllo, l'unico dissidente dei dissidenti, dissidente al quadrato, ricorda che il vero problema è un altro, sì: siamo asserviti alle banche, ma la servitù è un rapporto sociale, rapporto che allo stesso tempo sembra scomparso e invece è stato esteso collettivamente, posto ciò è il debito il rapporto sociale. Quest'ultima tesi ha avanzato Nietzsche: la morale e i suoi sensi di colpa, il peccato originale e la religione, il lavoro, il prestito, tutti quei favori che chiamano il ricambio. Non si tratta di scambio, lo aveva detto lo stesso Deleuze, furto e dono, questi sono i principi. La nostra società è piena di ladri, lo sono in primis quelli che stanno in alto e poi i criminali diventano quelli che non hanno più nulla. Il denaro viene gettato, viene prodotto dalle banche, ma il lavoro con cui si conquista non è solo lo scambio della forza-lavoro per un salario, esso implica tutto un regime del furto e questo Marx lo ha chiamato plusvalore, ovvero la cattura. Marx con Nietzsche, finalmente a braccetto, ballerini dell'avvenire. Questa connessione si chiama: Anti-Edipo, ma Freud, e poi anche Lacan, non sono loro che hanno installato tutto un debito nel desiderio? la psicoanalisi come la grande banca, il desiderio alienato nella casella vuota.

Maurizio Lazzarato ripropone il tema oggi, come se non ci fosse nulla di più vero di quello che dissero allora Deleuze e Guattari e per diverso tempo forse furono inascoltati. La finanza è una relazione di potere, tutto comincia con le banche, è dal lì che arriva il denaro. Oggi il sistema non vuole compiere altro che una nuova accumulazione primaria, risucchiare i soldi dall'alto. Il capitalismo ha sempre funzionato con un regime di soggettività, cioè il capitalismo crea soggetti, il suo nuovo soggetto: l'uomo indebitato. Si accusano le masse e i popoli dei debiti che hanno contratto gli Stati, per dire che è tutta colpa loro: per esempio dei greci è stato detto che vivevano con salari sopra la media, che lavoravano poco, che hanno goduto di troppi agi, di pensioni ad oltranza, ma sì sa che non c'è nulla di vero. Già, ma l'ideologia è mistificazione diceva Marx, l'importante è dare la colpa al popolo, trovare un nemico. È finito da tempo il capitalismo fordista, forse esisteva solo perché c'era il timore dell'U.R.S.S., ma ora non ci sono altre alternative o antagonisti, quindi il capitalismo vince su tutto. Il capitalismo ha dei limiti interni, ma anche dei limiti esterni. Non sono i limiti interni che faranno crollare il capitalismo (crisi di sovrapproduzione, caduta tendenziale del saggio di profitto), dicevano Deleuze e Guattari, ma solo un limite esterno può davvero far crollare il capitalismo, loro parlavano di schizofrenia. In questo libro non si parla di schizofrenia, piuttosto sono seguiti i due autori nel loro accostare Marx e Nietzsche, che è questo che vediamo ora intorno a noi: un regime della servitù del debito. Giovani che sognano il lavoro e non avranno futuro. Hanno trovato il peccato originario economico! già, ma chi l'ha commesso?. Il finanzcapitalismo è sempre più fuori controllo, la speculazione ora concerne anche i tassi di interesse, tutto può aumentare o diminuire, ci si può giocare anche il debito e il debito si estende all'infinito.

"Il debito non è quindi un handicap per la crescita, al contrario, costituisce il motore economico e soggettivo dell'economia contemporanea." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.43)

La macchia funziona con il debito, il debito è cattura, ma è anche distribuzione dei redditi. Non va mai dimenticato che i potenti non hanno mai distribuito denaro tra i poveri senza riprendersene molto di più indietro. I soggetti disoccupati nei centri di lavoro costretti a fare tanti corsi di aggiornamento a non finire perché non sono mai abbastanza, in realtà vengono addestrati e non è detto che questi corsi non abbiamo un costo. Se non lavori, studi, ma per studiare ci vogliono i soldi che non possono che essere presi tramite il lavoro. I risparmi delle famiglie sono quasi prelevati, sempre più tassati, ma di che stupirsi? lo diceva anche Keynes che il risparmio era il male, il capitalismo non può che considerarlo tale, perché chi non spende non contribuisce alla ricchezza della nazione, allora dobbiamo spendere tutti, pensano loro, già, ma quali soldi? e quale ricchezza della nazione?. Lazzarato è molto bravo a mostrare questo regime di controllo che è il mondo dei disoccupati indebitati, di queste persone che per vivere devono chiedere sussidi, ma possono ottenerli solo se si impegnano alla ricerca del lavoro continuamente, se accettano lavori sottopagati e sfruttati. Il regime del debito è ovunque, come osserva Lazzarato, anche il consumo è debito finché consumiamo pagando con le carte di credito. Nietzsche lo aveva detto: Schuld (colpa) viene da Schulder (debiti). E così ogni persona nasce già indebitata e lo sarà per sempre, come per la religione o come accade spesso nella morale. Tutto comincia con il fatto che il denaro esprime un'asimmetria di forze, Deleuze e Guattari dicevano che il denaro è nato non per il commercio, ma per pagare le imposte e i tributi. Il fenomeno del debito per molti è rimasto un grande mistero, sia perché molti sono ancora legati all'idea del denaro come mezzo di scambio che supera il baratto (filastrocca da banchieri: e ci credete?), sia perché nessuno ha mai capito come si potesse generare una presenza di un'assenza. Ma non è così, tutto è molto concreto, rimanda alla materia e al corpo. C'è chi ha creduto che un atto linguistico potesse creare degli oggetti, i patti allora creano oggetti sociali o le promesse sono a farlo, ma potrebbe un creditore fare affidamento su sole promesse?. Ti prometto che ti pagherò! è una formula troppo debole. Nietzsche lo spiega bene: ci sono delle memotecniche della violenza, con il sangue o con il fuoco, il debito diventa marchio sul corpo e dal corpo si preleva quello che si vuole perché esso è a disposizione del creditore. Inoltre il creditore vuole un pegno, vuole qualcosa di materiale che possa tenersi stretto per sé nel caso non venisse pagato il debito ed è questo che conta, questo qualcosa di concreto e non un atto linguistico. Inoltre il creditore ha il controllo del tempo del debitore, dispone anticipatamente del suo futuro. Se si tratta di anticipare il denaro, denaro che in un futuro prossimo deve essere restituito, l'usuraio vende tempo.

"Dopo la crisi, il «sovrappiù» che il capitalismo sollecita e cattura - in qualunque ambito - l'assunzione in se stessi dei costi e dei rischi esternalizzati dello Stato e dell'impresa, e non la conoscenza."  (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.66)

Questo libro parla di un nuovo soggetto: l'uomo indebitato, ma il soggetto è già tutto costruito dallo stesso potere, dopo tutto si diceva che il capitalismo è un regime di soggettività. Il potere tiene nelle mani gli individui grazie ad identità, per questo vuole che lasciamo tracce e vuole documenti. Per questo motivo non è chiaro perché filosofi come Badiou o Rancière, dice Lazzarato, non si interessino di questo nuovo soggetto e pensino al contrario un soggetto che si costituisce con il movimento rivoluzionario. Lazzarato cerca nel primo Marx la teoria del debito come relazione tra il creditore e il povero. Il debito è all'origine della società, come aveva detto Nietzsche nella Genealogia della morale, ci sono tre poli: finanziario, industriale e commerciale, ma non sono che parti di un capitalismo finanziario unico. Il potere è nelle mani delle banche, esse creano o distruggono denaro ex-nihilio. Ma questo potere, è un potere temporale, ci mostra Lazzarato, in quanto esso stesso si basa su una anticipazione del futuro, il disporre del futuro del debitore. Questo potere Lazzarato dice che non riguarda più il biologico, non è quindi biopolitica, ma riguarda l'esistenziale, ecco un motivo per seguire il termine: "psicopolitica" usato da Byung-Chul Han. La moneta ha due funzioni: quella del reddito, cioè di essere mezzo di pagamento; quella del capitale, cioè di essere mezzo di finanziamento. Ma l'economia mercantile deriva da quella monetaria, ci dice lo stesso Deleuze. Questo accade perché la moneta o il denaro è già caratterizzato dalla squilibrio, solo all'inizio esiste il denaro come qualcosa di indifferenziato, ma già quando il denaro viene distribuito e confrontato con l'insieme dei beni, già lì avviene una cattura. La prova? l'operaio con il suo stipendio non riuscirebbe mai a comprare tutte le merci che lui stesso ha prodotto in una giornata lavorativa.

"Deleuze insiste: nessuna economia ha mai funzionato come economia mercantile." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.96)

Il potere di acquisto è determinato dal flusso di finanziamento, l'offerta di moneta può essere aumentata con lo stampare più soldi, ma poi tutto questo denaro indifferenziato viene a compararsi con il mondo delle merci rappresentato dai prezzi, qui si trova il suo nexum o la sua cattura. Lazzarato però cita solo, senza tematizzarlo a fondo, un pezzo che quasi manca nel libro, il tema della deterritorializzazione della moneta. Per esempio Lazzarato cita alcuni testi presi da lezioni di Gilles Deleuze in cui l'autore parla di questo flusso di Vichinghi come pirati che rubano e razziano tutto quello che trovano sulla loro strada dai monasteri alle città, un flusso di denaro deterritorializzato, indifferenziato, puro quantum senza quantitas. L'idea di Deleuze doveva essere quella della cattura illegittima del denaro da parte dei nomadi, il denaro che fugge oltre lo Stato, che non conosce più dei limiti, non viene tesaurizzato, scorre in tutto il globo. Questa è la tendenza dello stesso capitalismo, ma se il capitalismo viene portato al suo limite, dice Deleuze, viene portato alla sua morte, il suo limite esterno: la schizofrenia. Lazzarato preferisce non questa strada, ma continuare a ricalcare la sua teoria del denaro-tempo, dopo tutto questa sembra proprio una sua intuizione. Tutti i capitalisti hanno sempre detto che il tempo era denaro, si tratta più che altro di dare un senso a questa affermazione, dire che il denaro compra il tempo, in un certo senso, in quanto diventa mezzo per disporre del futuro di una persona. Questo fatto sembra per Lazzarato già la semplice motivazione per cui l'usura va considerata immorale, essa priva del tempo della vita le persone, persino della scelta si potrebbe dire, anche se tutto in primis sembra una decisione del futuro indebitato.
"E, come dimostra l'ultima crisi finanziaria, è sempre lo Stato (come «prestatore di ultima istanza») a consentire la riproduzione di rapporti di potere capitalistici centrali sul debito." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.112)
Si dovrebbe indagare sul ruolo dello Stato in questa economia neoliberale, dopo tutto non si deve mai dimenticare che tutto avviene sotto gli occhi dello Stato e anche grazie allo Stato. Lo Stato qui non è semplicemente il garante passivo tramite il diritto della proprietà privata, è una macchina particolare con due scopi: da un lato trasferisce le ricchezze alle classi più agiate; dall'altro c'è questo continuo aumento del deficit di bilancio. Il fatto che oggi sempre di più si parli di casta, di oligarchia, non dovrebbe far riflettere?. Lazzarato parla di neoliberismo, ma il neoliberismo dal suo fondamento, parlo di Hayek, si configura come pensiero per la maggiore concorrenza possibile come generatrice della ricchezza di una nazione e contro i monopoli. Il fatto però che ci siano poche persone ricche, che quindi le ricchezze si stiano centralizzando, il fatto che poi stiano crollando un po' alla volta le piccole e medie imprese, questo significa che non c'è più grande concorrenza, ma che in pochi ad avere la meglio. Il neoliberismo è contraddittorio e ha le stesse contraddizioni del liberismo che descriveva Karl Marx nei Manoscritti. Ci stiamo perdendo molte cose a pensare che il problema sia solo di eccessiva speculazione, a pensare che il problema sia solo il neoliberismo, Warren Buffet ha detto che la lotta di classe esiste, ma l'hanno vinta i ricchi e questo sembra far pensare che sia l'unico a ricordarsi del problema della lotta di classe, proprio ora che quello che Marx chiamerebbe con il nome di salario relativo sta diventando sempre più alto per i ricchi e bassissimo per noi altri. Quello che vediamo è il fallimento dell'individualismo, della retorica dell'imprenditore di sé, sembra dirci Lazzarato, ma questo forse, aggiungo io, è uno dei momenti in cui dovremmo scoprire o riscoprire il vivere insieme, la società come moltitudine. L'unica politica che vediamo oggi, dice Lazzarato: diminuire le imposte ai ricchi e alle imprese, tagliando salari e spese sociali, ecco il senso dell'affermazione di Buffet!.

"A essere fallita non è la "speculazione", la presunta divaricazione tra finanza ed economia reale, ma la pretesa di arricchire tutti senza mettere mano al sistema della proprietà privata." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.125)

Sta nascendo sempre più un regime totalitario ovunque, non si parla solo di certi movimento di estrema destra che ritagliano parecchi consensi perché il popolo è nel totale panico tra l'ISIS e il problema dell'immigrazione, si parla del fatto che la crisi è sempre una scusa per accaparrarsi poteri eccezionali da parte del sovrano, perché si tratta di casi speciali, come stati d'eccezione che oramai sono la norma. Non c'è potere nazionale quando la stessa nazione viene venduta, ma lo scopo è proprio quello: lasciare la nazione piena di debiti e poi un po' alla volta comprarsi tutto, privatizzare ogni cosa. Per capire questo potere però, dice Lazzarato, si deve tornare ai concetti Deleuze e Guattari: l'assoggettamento sociale e quello macchinico. Riconoscere che il problema della servitù non è solo un problema a livello degli individui, ma tutto un problema ad un livello molto più recondito, come quello del desiderio, il pre-individuale. Qui è tutto il problema di un desiderio produttivo che si vuole rendere sterile alienandolo in una casella vuota e il suo rapporto con un corpo senza organi, l'antiproduzione. Produzione e anti-produzione sono anche a livello sociale, gli operai da un lato e i poliziotti dall'altro, per fare un esempio, ma la crisi per Lazzarato non è che una manifestazione dell'anti-produzione. Quindi il debito non è solo sociale, è anche macchinico, nel senso di inserito nel desiderio.

L'unico modo per farla finita coi nostri debiti, dice Nietzsche, è essere atei nei confronti di essi, nessuno ci deve credere più, si instauri una nuova immanenza. Se vogliamo finirla con il nostro debito, dice Lazzarato, non possiamo fare altro che non pagarlo, imparare, si potrebbe dire, dagli islandesi.

"In un'intervista alla televisione greca del 1992, Félix Guattari, beffardo e provocatore, anticipa gli obbiettivi non resi pubblici dell'accanimento finanziario che incombe sui «piccoli» Stati europei:
«La Grecia è il cattivo alunno dell'Europa. È la sua qualità. Per fortuna ci sono cattivi alunni come la Grecia che portano complessità. Che portano il rifiuto di una certa normalizzazione franco-tedesca, ecc... Dunque, continuate a essere cattivi alunni e resteremo amici...» (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.175)

Guattari lo aveva detto: cattivi alunni dovete rimanere! e questo significa che non si può più credere nel progetto europeo.


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martedì 2 giugno 2015

Un'interpretazione sciamanica della teoria del desiderio di Deleuze e Guattari








Riferisco subito che questo testo è pura sperimentazione, sinceramente le teorie di Deleuze e Guattari per questo testo sono solo una base per viaggiare molto oltre. Per essere sincero direi che qui scrivo di una interpretazione molto più spirituale di Deleuze e Guattari senza confini. Si tratta più che altro di partire dall'interesse che ha Deleuze per l'oriente e per lo sciamanesimo, da questo sperimentare in un modo completamente diverso da quanto hanno fatto i due filosofi, trasformando per esempio i concetti di corpo senza organi e quello di macchine desideranti. Possiamo dire per certo che sono loro due che citano spontaneamente Castaneda in Mille piani, sono sempre loro che parlano di divenire-animali, di virtuale, di corpo-godimento e desiderio oceanico. Vale anche per Marcuse, ma soprattutto per Deleuze e Guattari, essi hanno scoperto la dimensione oceanica o meglio l'hanno riscoperta tramite Freud. Le vere intuizioni di Freud sono: la scoperta della realtà inconscia (già conosciuta da Leibniz; Freud ha costruito una scienza su questa realtà, ha scoperto un  mondo di cose che agivano su di noi, senza che noi stessi ne fossimo consapevoli; o meglio la verità è molto più profonda dei fatti del divenire e del linguaggio che dovrebbe rifletterli); Freud nell'Es non scopre solo le pulsioni sessuali inconsce, ma scopre una realtà che non è l'Ego, una realtà al di là dell'Ego, il fatto che la sessualità e il godimento sessuale non si riferiscono direttamente all'io, anzi quando accade si ha la sublimazione; scopre che il principio di piacere, come ricerca del piacere, non trova l'oggetto fuori, ma è una cosa sola con l'oggetto, è quindi oceanico, ma scopre in più che il piacere non centra nulla con l'io che invece interviene nel principio di realtà; Freud trova nelle psicosi una forma di ribellione sessuale contro la realtà esterna, una ribellione dell'Es al di là dell'Ego. Da questo punto comincia la scommessa deleuziana sullo schizofrenico, ma quando Deleuze parla di schizofrenizzare l'inconscio, in realtà, non si riferisce ad altro se non ad una ricerca di una dimensione singolare al di là dell'Ego. L'Es freudiano è già molto singolare, non fosse troppo molare, perché è concepito come unità, come inconscio unità, invece di essere concepito come inconscio molteplicità, molecolare. Il problema di Deleuze è che non si è reso contro che dopo tutto superare l'Ego vuol dire superare il pensiero, ma lo schizofrenico non è libero dal pensiero, è libero dal pensiero ordinario e vittima di un pensiero onirico. In pratica lo schizofrenico, come in un caso di Jung, invece di dire "io sono una brava sarta", dice "io sono un doppio politecnico"; il senso è lo stesso, ma il pensiero non è più logico, è analogico. Le identificazioni dello schizofrenico Jung le definisce come come condensazioni oniriche, così che un pensiero come "io sono un cavallo", non è altro che un'identificazione con il cavallo onirica, ovvero un pensiero onirico. È interessante come nel delirio, nelle allucinazioni, secondo Jung, l'inconscio invade il mondo reale, il mondo della coscienza, attraverso dei "furti di pensiero" e allucinazioni. Un caso sono le allucinazioni ipnagogiche di cui parla Freud nell'Interpretazione dei sogni, esse possono essere visive, uditive o cenestesiche e consistono nel vedere, udire cose che non ci sono oppure anche nel sentirsi toccato da mani che non esistono e provare tutte le sensazioni come fossero reali. Secondo Jung lo schizofrenico ha dei problemi di coscienza e di attenzione, non riesce a tenere fisso un pensiero e a riflettere, come del resto conferma lo stesso Artaud, lui stesso schizofrenico. In questo caso però è interessante quello che dice Ravière ad Artaud in una lettera, personaggio che cerca sempre di rassicurare Artaud sulla sua malattia mentale, perché afferma: «Preso in sé, lo spirito è una sorta di cancro; si propaga, avanza costantemente in ogni direzione; [...] gli sbocchi dello spirito sono in numero illimitato: nessuna idea lo sblocca, nessuna idea gli reca fatica e soddisfazione: anche quegli acquietamenti temporanei che le nostre funzioni fisiche trovano con l'esercizio, gli sono ignoti. L'uomo che pensa si consuma a fondo. Romanticismo a parte, non vi è altra via d'uscita per il pensiero puro eccetto la morte.» (Artaud, Atoinin, Al paese del Tarahumara, Adelphi, Milano, 2009, pp.16-17)

In pratica non sta dicendo altro che il pensiero è una malattia, non è una questione di malattia mentale; al più, dice Ravière, i malati mentali scoprono una nuova forza nella loro fragilità di spirito. Deleuze in Differenza e ripetizione diceva che lo schizofrenico è libero dal pensiero comune, per pensare deve fare uno sforzo e questo ci permette di tentare di comprendere l'origine del pensiero, com'è che di colpo pensiamo, cosa del tutto normale per noi. In quell'opera Deleuze contrapponeva l'intuizione al pensiero, un pensiero forzato (che secondo me non è più tanto pensiero) ad un pensiero abitudinario e comune. Il caso di Nietzsche è interessante perché la sua stessa filosofia sembra un delirio di intuizioni, continui pensieri che si rincorrono, si superano a vicenda e ne compaiono sempre nuovi, ancora prima che i precedenti siano completamente chiari e dispiegati. Malattia a parte, nello schizofrenico c'è una grande ricchezza di pensieri, che, come direbbe Jung, corrispondono alla ricchezza onirica. Lo schizofrenico è vittima della sua mente, non so nemmeno fino a che punto si potrebbe dire che sia libero dall'Ego, anzi spesso lo schizofrenico soffre di personalità multiple. Il problema è che Deleuze e Guattari vorrebbero distinguere lo schizofrenico dal paranoico, pensando che il primo sia libero dall'Io, mentre il secondo sia il vero narcisista; la psicoanalisi non fa una distinzione netta di questo tipo e non direbbe mai, probabilmente, che uno dei due possa essere libero dall'Ego. Il problema è: dov'è l'Io?. Se guardiamo alla psicoanalisi vediamo che essa è partita scoprendo nell'inconscio una dimensione impersonale, poi mano a mano ha riportato questa dimensione di nuovo all'Io. Per esempio Freud inizialmente considerava l'Io la coscienza, poi penserà che l'Io in realtà non è solo coscienza, ma già in parte inconscio, nel senso che è il sistema di preconscio-coscienza, tuttavia l'Es era ancora qualcosa di impersonale. Sarà Lacan a dire che una parte di Es è già Io. Forse Deleuze vuole fare dei passi indietro, ritrovare una dimensione singolare, questa volta sul serio, nel senso di intenderla come molteplice. In generale l'inconscio non sembra essere l'Io, tuttavia questo avanzamento dell'inconscio sulla coscienza nello schizofrenico non lo porta a cancellare l'Io, al contrario lo porta ha moltiplicarlo. L'Io, dice Jung, è un complesso, ma chi ha più personalità ha a che fare con complessi che si sono installati accanto all'Io; se l'obbiettivo è andare contro il complesso dell'Io, lo schizofrenico fallisce nellimpresa e si trova in una interferenza di molteplici complessi. Di fatto l'Io come complesso agisce anche in modo inconscio, nel senso che se siamo delle persone con un carattere tale che arrabbiamo frequentemente, la nostra emozione fuori controllo, senza che non possiamo intervenire. Il bello dell'io è che noi per esempio siamo consapevoli di vedere delle cose che riportiamo a noi stessi, siamo consapevoli del corpo che abbiamo e con cui ci identifichiamo, ma non siamo consapevoli di pensare, nel senso che i pensieri ci attraversano continuamente senza che possiamo fermarci per identificarli e soprattutto non siamo consapevoli di noi stessi. Se diventassimo consapevoli di noi stessi in ogni momento, in quel momento saremmo già oltre l'Io. Si potrebbe avviare una strada per cui si espande la propria coscienza continuamente sempre di più e in quel caso si andrebbe automaticamente al di là dell'io. Deleuze invece aveva deciso di prendere la strada dell'inconscio, la strada dell'Es. In quel caso si parla di sessualità inconscio e de-soggettivata.  Il problema è: è possibile una sessualità de-soggettivata cosciente? Sartre diceva che la coscienza precede l'Ego, se ci atteniamo a quello che si è detto fino ad adesso si può pensare che l'Io sia in parte cosciente e in parte inconscio, se andiamo nella direzione di un inconscio che invade il regno cosciente, non possono che aumentare i complessi oltre quello dell'io, mentre se si va nella direzione della coscienza, si dovrebbe bucare finalmente l'io e sbarazzarsene confutando l'ultimo dei complessi, quello più duro a morire: la nostra personalità. Ovviamente Deleuze non ha mai parlato di complessi, non parla la lingua dell'inconscio rappresentatore, ma quella dell'inconscio fabbrica, dell'inconscio produttore; Deleuze non parla di identità, ma parla di divenire, non direbbe mai che qualcuno si identifica con una donna, ma che è in un divenire-donna. Questo dualismo dipende da un altro, se leggiamo Al paese dei Tarahumara di Artaud, vediamo che lo schizofrenico cerca la guarigione dagli stregoni e non dagli psicoanalisti (gli indovini). La concezione di Deleuze e di Guattari contrappone lo stregone all'indovino, lo sciamano allo psicoanalista. Non è una questione di interpretazione e di proiezioni di fantasmi l'inconscio, a questo lo riducono gli indovini e gli psicoanalisti. Gli psicoanalisti parlano di pensieri deliranti, pensieri onirici, ma uno stregone parla la lingua della possessione. Ci si chiede se non si parli di due piani diversi, uno della mente e l'altro dell'anima? un pensiero mi può possedere, ma un divenire-deleuziano potrebbe essere ancora più profondo. La scommessa mia è che alla fine si tratti di arrivare ad un dimensione di indiscernibilità, una dimensione cosmica della vita pura dove non c'è più differenza di specie, sesso, o genere. Si potrebbe descrivere il desiderio secondo Deleuze in questo modo: immaginiamo di aver abbattuto il soggetto che desidera e il suo oggetto, che questi si siano dissolti in un solo flusso (la linea che domina sui punti), avremo allora un solo desiderio univoco come corrente che può partire da me e non finisce mai in me, dove l'oggetto del desiderio è posseduto da sempre perché è nel flusso. Abbattere l'Ego per scoprire una dimensione oceanica di puro godimento, godimento che rimanda sempre il piacere nel tentativo di darsi quell'eternità che gli compete. L'inconscio è produttivo quando non proietta semplicemente immagini ma agisce in questo flusso, fa scorrere la Libido. Quello che mi chiedo è perché la coscienza non potrebbe essere altrettanto produttiva. Il problema è che la psicoanalisi ha fatto troppo coincidere la coscienza con l'Io, non ha saputo pensare una sessualità cosciente. In generale il peccato della psicoanalisi è di non sapere nulla del Tantra. Per esempio Lacan non riesce a pensare una forma di amore che non sia o uno dettato da rinuncia o uno stupro violento. Il soggetto diviso di Lacan parla di una frattura e di un oggetto del desiderio rispetto al quale possiamo solo ruotare attorno e illuderci di cogliere l'oggetto quando per esempio soddisfiamo i nostri bisogni provando piacere. La frattura, il sintomo, sono la donna; da persone normali il rapporto sessuale è impossibile, perché che siamo donna o uomo siamo entrambi castrati. L'unico amore possibile è quello per una donna fantasma, un'amore cortese della rinuncia. Mentre se invece a livello inconscio il nostro desiderio dovesse impossessarsi dell'oggetto, allora il rapporto sessuale sarebbe possibile, noi saremmo malati mentalmente, malati sessualmente, avremmo fatto del godimento un imperativo, la nostra sessualità sarà sado-masochistica. Insomma per Lacan salvo di non impossessarsi violentemente dell'oggetto del desiderio (stupro di donna), non c'è rapporto sessuale. Deleuze non è d'accordo: il desiderio è tantrico. Il modello del Tantra è quello secondo cui si prolunga il godimento rimandando sempre di più il piacere; il problema è che, rispetto a quello dice Deleuze, il Tantra non è un flusso di inconscio, ma una tecnica sessuale che si basa su una maggiore coscienza nell'atto del sesso. Il problema sarebbe come fare della coscienza un flusso. Ad ogni modo il tentativo è sempre quello di raggiungere una realtà oceanico-cosmica, arrivare in una realtà in cui si è connessi con tutto. In questo caso bisognerebbe fare dei chiarimenti sul concetto di rizoma: per Deleuze il rizoma non trova delle connessioni già impostate, ma tutto si può connettere con tutto, come va inteso questo? se pensassimo che le cose sono separate, allora per connetterle diremmo che prima le cose si mancavano a vicenda; se invece pensassimo che le cose sono già incastrate, non potremmo capire come connetterle con altre. La realtà oceanica non è fatta in modo che A sia connesso con B, ma in modo che A sia già potenzialmente connesso con ogni cosa, siamo noi che dobbiamo percorrere certe strade e prendiamo delle direzioni. Sono convinto che in una realtà oceanica potremmo essere attraversati da una grande gioia e nello stesso tempo spargerla agli altri. Un solo flusso di godimento. Deleuze ci diceva che questo flusso di godimento scorre su quello che chiama "corpo senza organi". Il problema che sta dietro l'idea di questo corpo è: come trasformare il nostro corpo in una superficie di puro godimento? il masochista, il drogato hanno sperimentato in questo direzione, ma hanno completamente fallito. Per farsi un corpo senza organi, dice Deleuze, non si deve distruggere tutti gli strati che lo opprimono in un colpo solo, ma un pezzo alla volta scoprire i punti dove  passare da uno strato all'altro, lentamente, distruggendo i dispositivi. L'obbiettivo è portare il godimento a dei livelli mai conosciuti prima, però l'idea di Deleuze non è quella sado-masochista, ma una tantrica. Ci sono molte vie che sono state percorse e vi spiego perché per me sono fallite:

1 il drogato/l'alcolizzato: a parte i danni al corpo e al cervello, il problema sta nel fatto che qui si pensa che tutto debba dipendere da un oggetto esterno; così non saremo capaci di creare da noi stessi quel godimento. Il drogato e l'alcolizzato cercano una fuga dai loro pensieri e dall'Io, se ci pensate bene.

2 il masochista: chi ha pensato di mettersi contro il proprio Io lottando o combattendo contro i propri pensieri fallirà perché la lotta produce sempre il proprio nemico; normalmente si superano le cose accettandole.

3 lo schizofrenico: cerca di superare l'Io e il pensiero partendo dall'inconscio, con l'inconscio che invade la sfera del quotidiano. Il malato di mente in generale è vittima della sua mente, dovrebbe superare il piano della mente, avere più coscienza e abbattere i complessi, se vuole trovare la dimensione oceanica.

La strada che vorrei tracciare io dovrebbe passare più per la coscienza che per l'inconscio. Partire  per esempio da quanto ha detto un amico a Freud, ovvero che la realtà oceanica si può recuperare per esempio con delle tecniche come lo yoga. Una strada che porta l'apertura alla realtà oceanica dove ogni cosa è potenzialmente connessa e ogni esperienza è possibile, questo cerco e la meditazione ad esempio qui funziona. A questo punto si deve spiegare il perché di questo testo, nel senso della concezione sciamanica della teoria di Deleuze. Lo sciamano cerca nello stato di trance di entrare proprio in una dimensione cosmica e parlare con gli spiriti, le sue sono vere e proprie possessioni e nel suo viaggio si trasforma negli animali vari con cui entra in contatto. Lo sciamano era tale per natura ed era già una persona in una condizione mentale particolare per natura (potrebbe esserci un rapporto con la schizofrenia?). Altro fattore interessante è che sembra che lo sciamanesimo sia rivolto ad un universo sacro di carattere femminile (grande madre, donna originaria) e inizialmente fosse prevalentemente praticato da donne. La psicoanalisi immagino pensi questi fenomeni nei termini dell'ipnosi. Così i divenire di Deleuze possono essere pensati in termini sciamanici e nello stesso tempo anche il desiderio oceanico come grande flusso. L'altro concetto di Deleuze, il corpo senza organi, che può diventare in questo caso il corpo astrale. È il corpo che Rudolf Steiner definisce come corpo coscienza o corpo dei desideri, insomma un corpo psichico. In una proiezione astrale questo corpo ci permette di separarci dal corpo fisico e viaggiare per la realtà che ci circonda. Il corpo è puramente energetico. Il desiderio dovrebbe scorrere su di esso, così come Steiner definisce questo corpo come emozionale, si può pensare che le quantità intensive di Deleuze e le potenze siano su questo corpo. Alla fine l'obbiettivo è la realtà cosmica, trovare uno spazio di indiscernibilità sessuale tra autoerotismo e erotismo con oggetto esterno, un'atmosfera telepatica, canalizzare tante intuizioni, un solo flusso di gioia oceanico.

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