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lunedì 18 novembre 2019

Gustav Landauer: La rivoluzione (spiegazione/riassunto)






La storia in Landauer



Gustav Landuaer è un noto anarchico ebreo tedesco che partecipò all’esperimento della repubblica sovietica bavarese, arrestato e successivamente lapidato dai Freikorps tedeschi. Un uomo, insomma, molto attivo, al centro delle battaglie per il socialismo, l’anarchia e il pacifismo. Un pensatore molto influenzato dalla letteratura anarchica classica fatta di autori come Bakunin, Proudhon o Kropotkin. È stato anche uno dei grandi pensatori ebraici del tempo, in relazione con altri filosofi ebrei pacifisti come Martin Buber.

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Una delle opere più famose di Gustav Landauer è La rivoluzione. Questo libro è molto importante per capire la visione dell’anarchismo di Landauer ed è sicuramente uno dei testi più noti. In questo testo troviamo le radici del suo concetto di comunità che lo avvicina all’anarchismo collettivista di autori come Kropotkin o Malatesta. All’inizio del testo Landauer analizza la natura della sociologia e della storia per comprendere il senso della rivoluzione a partire dalla struttura stessa del sociale e della storia. Egli distingue la sociologia e la storia dalla scienza, sostenendo che queste discipline non sono a loro volta scienze. In cosa consiste allora la scienza? La scienza, osserva Landauer, organizza il sensibile e lo struttura, compiendo, con ciò, un atto di astrazione. La storia e la sociologia si rivolgono al sensibile come tale, senza strutturarlo, matematizzarlo, ecc. La storia e la sociologia, dunque, secondo Landauer, a differenza della scienza, colgono il divenire. Avendo legato la scienza stessa alla matematica e all’astrazione, la storia e la sociologia saranno rivolte alla prassi. Nella storia troviamo principalmente due moti:

1) La costruzione di entità sovra-individuali come lo Stato, la Chiesa e in generale le istituzioni.

2) La distruzione di queste stesse entità sovra-individuali.

Questi due movimenti della prassi corrispondono a due fasi della storia cicliche:

1) Topia: cosa che consiste nella fase di costruzione delle istituzioni, con la conseguente fase di stabilità. Questo è il periodo dell’individualismo.

2) Utopia: la fase rivoluzionaria che porta alla distruzione delle vecchie entità sovra-individuali. In questo caso vediamo le persone ritrovare lo spirito di comunità. Ma ogni utopia porta semplicemente ad una nuova topia. La rivoluzione, dunque, non è altro che il passaggio da una vecchia topia ad una nuova.


Da questa conformazione della storia Gustav Landauer deriva una legge fondamentale:

1) Ogni topia è sempre seguita da una utopia.

Da questa legge si evince che il numero di topie e quello di utopie deve essere lo stesso. Le fasi potrebbero essere descritte in questo modo: T U T U T U, ecc. Le topie anche quando sono superate, comunque rimane sempre una parte di esse. Allo stesso modo le utopie possono anche essere viste come un unico processo rivoluzionario con il quale l’uomo progredisce un po’ alla volta.

Una seconda legge consegue da queste considerazioni:

2) La domanda di comunanza durante il periodo rivoluzionario implica anche l’aspetto autoritario della nuova topia che verrà.

A questa legge Landauer fa seguire due corollari:

a) La nuova topia nasce per salvare l’utopia, ma allo stesso tempo causa la sua fine.

b) Le circostanze che portano ad una nuova topia a partire dall’utopia includono anche interventi da un ambiente ostile.

La rivoluzione nella storia



Nel testo di Landuaer troviamo anche un’analisi storica delle rivoluzioni. Il termine rivoluzione appartiene all’età moderna. Non esistevano prima dell'età moderna delle rivoluzioni propriamente dette, anche se la rivolta di Spartaco ci può sembrare una forma di rivoluzione. Come sostiene Gilles Deleuze per gli occidentali la rivoluzione è quell’atto con cui un gruppo di individui cambia la costituzione di un paese per costituire una costituzione più giusta. La rivoluzione per eccellenza in occidente è la rivoluzione francese, la battaglia per una nuova società fondata sul rispetto dei diritti dell’uomo e del cittadino. In questo senso vediamo nella rivoluzione francese prima l’utopia e poi l’installazione di un regime, inizialmente il regime sanguinario di Robespierre, che potrebbe essere interpretato come la topia. Nonostante la violenza, da molti filosofi condannata, per molti la rivoluzione francese rappresenta un netto progresso. Tutte queste rivoluzioni definiscono un solo moto rivoluzionario che mira direttamente al futuro. Esiste solo il futuro, sostiene Landauer. Ma il futuro è qualcosa che ancora non è, si potrebbe dire. In realtà Landauer pensa alla storia come un processo che continua e potenzialmente non ha mai fine. È un processo che non può essere semplicemente tradotto in una serie causale in cui gli eventi storici appaiono come necessari e non frutto di una scelta. In realtà, se ci è sembrato che il passato sia passato, la verità che è il passato cambia e non solo la nostra percezione di esso. Il mutamento del passato mette in luce il fatto che nemmeno il passato è fuori da questo processo storico: il passato è futuro.

Dopo questa sua analisi della storia e della rivoluzione troviamo uno dei passaggi più noti di Gustav Landauer: la famosa affermazione, dall’aspetto scandaloso, seconda la quale era meglio il tempo del Medio evo rispetto a quello odierno. Si tratta di un’affermazione che va capita molto bene, altrimenti si finisce per pensare a Landauer come un amante della Chiesa o dell’inquisizione. Il medioevo è sempre stata vista, soprattutto dall’illuminismo, come un’età oscura dell’umanità in cui l’uomo credeva nella superstizione religiosa e non nella scienza. Landuaer cerca di rivedere questa visione del medioevo mostrando alcuni aspetti positivi del medioevo. Quali sono questi aspetti positivi? Sono le corporazioni, la comunità, lo spirito, l’assenza di uno Stato forte nel senso moderno, ecc. Nel medioevo Landauer vede lo spirito della comunità, uno spirito che si è perduto completamente in età moderna, in favore di una forma sempre più accentuata di individualismo. L’idea di una società civile, di un mercato fatto di individui egoisti, autonomi, isolati il cui principale fine è il profitto e l’arricchimento, questo è quello che condanna Landauer dei moderni e che vede completamente assente nel medioevo. L’individualismo non funziona perché abbandona gli individui a se stessi. Per questo se qualcuno è in difficoltà nell’era individualista non troverà una comunità di persone che possono interessarsi del suo caso, ma sarà appunto abbandonato al suo triste destino e dovrà cavarsela da sola. Da quando gli uomini sono divisi sono spesso gli uni contro gli altri e non c’è alcun tipo di spirito che unisce, che è uno degli elementi che caratterizza la rivoluzione. Da qui viene l’idea della comunità, che è comunità anarchica per Landauer. Landuaer è dunque anarchico collettivista e non individualista. Egli è forse uno dei più accaniti sostenitori della vita comunità, dell’unione delle persone nello spirito, contro l’individualismo del capitalismo moderno.