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giovedì 9 aprile 2015

Intuizione e Anti-Logica



"Si immagini un Hegel filosoficamente barbuto, un Marx filosoficamente glabro così come si pensa ad una gioconda baffuta." (Deleuze, Differenza e ripetizione, Cortina, 2010, p.4)

“ Credere nella filosofia è segno di buona salute. Non lo è mettersi a pensare.” (Cioran)


Quando mai la filosofia è stata una questione di pensiero? il pensiero quotidiano, i nostri pensieri come le nostre opinioni sono dei circuiti, sono come dei binari, possiamo scorrere sopra, possiamo passarci mille volte, ma sapete che cosa succede a chi cammina sempre in tondo per molto tempo? prima o poi scava la sua fossa per morirci dentro. Non è una questione di presunti intelligenti, intelligenti sono i pensatori, ma la filosofia a dire il vero ha più a che vedere con l'intuizione. Io stesso non dovrei essere detto intelligente, ma semplicemente una persona che cerca di lasciare la porta aperta alle intuizioni. Una concezione di questo tipo dipende dal fatto che i pensieri, in quanto tali, sono solo ripetizioni, mentre sono le intuizioni che portano delle novità nei pensieri. Ci possiamo accorgere di questo problema se poniamo davvero la questione su da dove venga la nuova conoscenza. Il problema in origine sembra venire da una matematica di idee e di pensieri. Molto spesso questa visione è influenzata da un certo razionalismo, del resto molto di questa posizione ha del razionalismo e qui vorrei parlare anche della posizione empirista sull'argomento per vedere che cosa davvero avrebbe da dire in più. Se io possiedo un pensiero come: "i cavalli hanno quattro zampe" non ci cavo nuovo sapere a meno, per esempio, di non connetterlo con altro. Per esempio posso chiamare quel pensiero A, mentre chiamo B il pensiero che dice: "le oche hanno il becco". Questi due pensieri non mi danno nulla a meno che non li accosto, per esempio in un confronto posso dire che: " i cavalli non hanno il becco" (C) e "le oche non sono animali a quattro zampe" (D). Quando per esempio sommo due idee come A e B cosa succede? in un meccanismo di comparazione tra A e B ho ottenuto idee come C e D; quando sommo, per esempio se sommo un'idea A con una B per dare un'idea C, non faccio molto di diverso, non è pensiero: è intuizione. Nel primo meccanismo io posso pensare che: A, B ├ C, D, tuttavia se analizzo meglio mi accorgo che questa formula funziona solo se aggiungo delle intuizioni particolari. Per esempio se dico che A: "i cavalli hanno quattro zampe" può essere scritto con a1 (cavalli) è a2 (quattro zampe); se dico anche che B: "le oche hanno il becco" si può scrivere con b1 (oche) è b2 (becco), allora ne deduco che C è traducibile in a1 non è b2 e D diventa b1 non è a2.  A, B ├ C, D è una formula che presuppone che: A è confrontabile con B, a1 si confronta con b2 e b1 con a2.  Si presuppone sempre l'idea del confronto. Per esempio nel caso della somma è ancora più evidente, quando per esempio dico che: A, B ├ C. In questo caso posso pensare che il nuovo sapere si produca dalla somma tra A e B, per esempio posso dire che al tempo t1, le mie idee nella testa sono due, sono A e B. Quando le sommo penso che le idee nella testa siano tre, ovvero A, B e C, ma mi sbaglio, perché c'è sempre l'idea A+B, una quarta idea, l'idea della somma. Allo stesso modo prima non potevo dire semplicemente che mi è venuto in mente di confrontare le idee, perché cosa vuol dire: mi è venuto in mente, se non che hai avuto un'intuizione.

In questo senso l'Anti-Logica si basa sempre sul principio che il nuovo sapere quando connette semplicemente delle idee o dei pensieri implica sempre l'intuizione della connessione che non è mai veramente nella mente, ma è sempre fuori di essa. Il primo principio dell'Anti-Logica è quello del paradosso di Carroll dell'implicazione, dove si dice sempre che l'implicazione è un terzo. In quel caso si diceva che se  A, B ├ C, questo poteva esserlo solo se le premesse sono vere, ma quali premesse? A e B, ma anche AB che non è altro che D, ma D se è vero deve essere vero anche ABD, dunque E, E se è vero deve essere vero anche ABDE, quindi F e così all'infinito.

L'implicazione implica un terzo, è evidente che non basta solo dire  A, B ├ C, perché c'è sempre quell'idea di sommare A e B, ovvero A+B, questa è l'intuizione.

Con questo principio si potrebbero smontare molti pensieri logici come:

P→ Q, Q→R├ P →R

(P & Q) →R ├ P →(Q→R)

In tutti e due i casi non ci vuole molto per capire che l'implicazione implica sempre una connessione degli elementi, una somma che non può essere altro che il frutto di una intuizione, un elemento che non ha nulla di logico. Per esempio nel primo caso si pensa che data una mente X, nella quale al tempo t1 ci siano due pensieri come: P→ Q, Q→R, se questa persona decide di connettere le due idee per ottenere P →R, per avere dunque alla fine tre pensieri al tempo t2, ciò è un errore, perché i pensieri alla fine sono quattro e il logico dimentica sempre l'intuizione, essa è: (P→ Q) + (Q→R). Del resto si potrebbe pensare che P→ Q non presupponga già nessuna intuizione, in realtà anche in quel caso c'è sempre un'altra intuizione, per esempio se supponiamo che una mente al tempo t1 abbia le idee P e Q, non basta dire che il soggetto ha connesso con l'implicazione le due idee per dare: P→ Q, bisogna sempre introdurre un'intuizione che in questo caso è: l'idea che P implichi Q, difficile da esprimere in una formula, si potrebbe dire che se: P, Q ├  P→ Q, l'intuizione è: esiste una relazione tra P e Q, tale che se P, allora Q.

Visto che è evidente che non si può derivare nuova conoscenza dal solo soggetto, un'alternativa la offre l'empirismo, come soluzione dell'origine del nuovo sapere. Ci sono due tipi di empirismo: uno è quello classico, l'altro è quello trascendentale di Deleuze. L'empirismo classico pensa che la conoscenza venga dal mondo sensibile. Si possono fare degli esperimenti per provare a vedere se questa idea sia vera, per esempio se io osservo uno stesso oggetto che non muta o almeno di cui non colgo dei mutamenti, non posso certo riceverne nuovo sapere. Dunque il nuovo sapere presuppone sempre la modificazione dell'oggetto, ma perché l'oggetto si modifica? può capitare che si modifica perché sono io a modificarlo, ma in quel caso sono io che prima che cambi l'oggetto ho acquisito nuovo sapere. Per esempio se faccio un esperimento e mi accorgo che questo fallisce, se capisco posso modificare l'esperimento, solo che tutto questo presuppone sempre l'intuizione mia da soggetto che non viene da fuori. L'unico caso che rimane è quello in cui l'oggetto cambi in modo del tutto involontario, oppure per opera di altri. Ogni volta che noto i cambiamenti di un oggetto, in realtà, non faccio altro che aprire la mia coscienza all'oggetto, divento cosciente che l'oggetto è mutato. Se le cose stanno così vuol dire che ogni volta che guardo le cose da prospettive diverse, oppure semplicemente mi accorgo che sono mutate, tutto questo presuppone una presa di coscienza, dunque un cambiamento in me, come presupposto. In questo senso l'empirista avrebbe ragione solo se per esempio sbattendo la testa contro qualcosa avessi un'intuizione accorgendomi di una modificazione, dunque non sarebbe solo un cambiamento involontario, ma presuppone anche la mia incoscienza, come quando è caduta la mela in testa a Newton: quello è l'unico caso di intuizione che si possa accettare dell'empirismo, ma era poi vera la storia o l'ha inventata Voltaire?. C'è un secondo empirismo che invece pensa l'origine dell'intuizione non a partire dal mondo sensibile, ma a partire da un mondo-materia senza fondo, un regno dove sta il segno ed è questo che provoca in noi l'intuizione, la differenza in sé, non l'Identico del mondo quotidiano. Io sono convinto che le intuizioni provengano da un interiore puro, dunque un mondo interiore più profondo della nostra semplice individualità, solo che questa realtà comprende anche l'esterno. Contro Deleuze, possiamo dire che possiamo avere delle intuizioni anche tenendo gli occhi chiusi, per esempio facendo meditazione, ma questo va contro ogni tipo di empirismo. L'intuizione dovrebbe avvenire proprio quando il pensiero normale è sospeso e la mente viene svuotata. Io ho molte più intuizioni quando faccio meditazione, confesso, che quando osservo la realtà.

C'è una bella storia di Neil Gaiman in Sandman, in cui si parla di uno scrittore che ha rapito una musa e ne abusa sessualmente per avere idee per i suoi libri, per diventare uno scrittore di successo. Di fatto lo diventa, ma Sandman tornato per liberare la musa dai suoi anni di agonia decide di punire lo scrittore dandogli semplicemente quello che ha sempre desiderato: avere tante idee. Lo scrittore avrà talmente tante idee e intuizioni nella testa, senza limite che tuonano in lui, talmente tante che non riesce a scriverne una che subito comincia l'altra, troppe idee insieme che comincia a scriverle sui muri con il sangue sino ad impazzire e a chiedere pietà a Sandman. Quando questa gli sarà concessa, sarà comunque tornato lo scrittore fallito di una volta.

Ci si potrebbe chiedere cosa sia successo al personaggio della storia, ma noi ne conosciamo uno reale, uno che ha vissuto tutto questo. Che cosa è successo a Nietzsche? ecco la vera domanda! era troppo genio, troppo intelligente, aveva superato ogni limite, stava delirando intuizioni, aveva fatto di se stesso una porta sull'infinito e tutto il flusso di intuizioni scorreva fuori e urlava nella sua testa. Non mi credete? leggete questo passaggio che citano Deleuze e Guattari in Che cos'è la filosofia? su Jaspers: " Il filosofo presenta talvolta un'amnesia che fa di lui quasi un malato: Nietzsche, dice Jaspers, «correggeva egli stesso le sue idee per crearne di nuove senza però confessarlo esplicitamente; nei suoi stati di alterazione dimenticava le conclusioni a cui era precedentemente arrivato»" (Deleuze, Guattari, Che cos'è la filosofia?, Einaudi, p.12)

Nietzsche aveva un flusso di idee impressionante, alle volte le dimenticava, forse non faceva nemmeno in tempo a scriverle che ne aveva già un'altra, è come il personaggio di Gaiman. Il flusso di Nietzsche era fuori controllo, ma se esistesse un modo per controllarlo e se potessimo scoprire come accedervi, quante cose potremmo scoprire?.

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