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sabato 20 giugno 2015

Death note: la società della ragione strumentale









Secondo me si potrebbe costruire filosofie sui manga, sul serio. Questo dipende dal fatto che diversi manga sembrano avere un grosso contenuto filosofico, ovviamente non parlo di Dragonball, di Naruto, di Onepeache, parlo di cose come Death note, Neon genesis evangelion, Code Geass e Stein Gate. Per chi non l'ha visto faccio giusto un piccolo riassunto della trama di modo anche di avere una guida per il mio discorso. Uno shinigami (spirito yokai della morte) di nome Ryuk perde più o meno volutamente un death note, un quaderno della morte, un quaderno dove si possono scrivere nomi di persone e queste effettivamente moriranno (per uccidere ci vuole un volto e un nome). Light Yagami studente brillante ed intelligente, annoiato dalla vita, trova questo quaderno un giorno e ne diventerà il suo possessore. Ovviamente Light Yagami farà incontro di Ryuk e cercherà di provare il death note per capire se funziona sul serio. Dopo aver scoperto la sua efficacia decide di un usarlo non per un motivo subdolo come fare soldi o avere successo, bensì per fare giustizia, per uccidere direttamente tutti i colpevoli, di modo che diminuendo i criminali diminuiscono anche i crimini, diciamo in un senso molto statistico. La decisione di Light Yagami, però, non può separarsi dall'idea di avere successo, in un certo senso, o meglio di diventare un Dio. Il suo grande potere lo fa un grande Dio della morte giustiziere dal nome "Kira". Il grande numero di morti insospettisce la polizia nel mondo, l'Interpol decide di intervenire ed ingaggia la sua mente migliore per capire cosa ci sia dietro le crescenti morti: il misterioso "Elle". Grazie ad una serie di stratagemmi acuti "Elle" riesce prima a capire che l'autore dei crimini si trova in Giappone, poi mano a mano costruisce il suo sospetto per Light Yagami, studente dell'università promettente nella carriera di poliziotto e figlio di un capo di polizia giapponese. È grazie all'accesso ai dati della polizia che Yagami scopre tutti i criminali da uccidere, nello stesso tempo anche per questo "Elle" conclude che non può che essere lui. Il fatto è che non ci sono mai delle prove evidenti, che non avrebbe motivo imprigionarlo solo per dei sospetti che si fanno sempre più forti. In questo c'è una specie di continuo gioco di intelligenza che non sembra avere termine, una partita a scacchi in cui ogni elemento è una pedina che serve per vincere, questo vale per Misa Amane (la seconda "Kira"), vale per molti altri personaggi e pensino per un altro shinigami. Quando Light Yagami riesce ad eliminare "Elle" sembra diventato realmente il Dio, i morti mano a mano aumentano e il crimine effettivamente cala. Ci sono opinioni differenti su quello che fa "Kira", alcuni sarebbero con lui perché credono che sia giustizia, altri sembrano cadere sempre più nel panico. Quello che Yagami non ha compreso è che difficilmente si può evitare di incontrare nuovi ostacoli e persone più abili di te. Near e Mello saranno altri suoi avversari, Near collabora direttamente con il governo americano e lui con degli agenti si dirigono direttamente in Giappone per spiarlo. Sarà Near a fare scacco matto, ovviamente è difficile spiegare in poche righe come ci sia riuscito, ma è per questo che conviene guardarsi l'anime.

Immaginatevi i Passages di Benjamin, un libro che parla di un mondo consumista, della moda, una realtà dove tutto è apparenza, anche la felicità, ma in realtà tutti nuotano nella noia più assoluta ed ogni attività diventa pura fuga da questa noia. Death Note comincia con la noia, comincia da Ryuk che non ne può più del suo mondo degli spiriti tutto uguale e da Yagami uno studente brillante che prova noia per la sua esistenza e soprattutto per la società che lo circonda. Sono forse dei risvegliati? gli unici che si accorgono del grigiore della società dei consumi?. È importante capire che tutto è cominciato con la noia, perché quando Yagami poi parla di voler far giustizia, questo inizio fa da contrasto con questa svolta. In questo senso si può dire che l'idea di diventare il Dio del mondo, di fare giustizia per la terra, è la fuga brillante dalla noia per entrare in un gioco appassionante senza esclusione di colpi. La logica di Yagami è puramente statistica: se diminuisce il numero dei criminali, diminuiscono i crimini. Le persone sono prese solo nel senso numerico e quantitativo, perché quello che conta in una logica statistica è la diminuzione numerica dei crimini. Questa logica ovviamente considera i crimini solo dal punto di vista quantitativo senza le dovute differenze qualitative che dovrebbero avere ed estende la pena di morte quasi a qualsiasi cosa. Si possono confrontare i sei punti scritti da Löwenthal per indicare i caratteri principali dei campi di concentramento. Per esempio sul primo punto dice: «Una delle funzioni principali del terrore è di cancellare ogni legame razionale tra decisioni del governo e il destino individuale» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.235) Di fronte al potere tutti sono ugualmente carne da macello, non ci sono differenze di individui, così Light non si interessa né dei motivi dei crimini, né del crimine in sé, così che i criminali rientrano in una categoria omogenea. Sul secondo punto: «Con il collasso della razionalità legale e del suo chiaro significato per il destino individuale, quest'ultimo diviene opaco e perde la sua peculiare sensatezza.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.236) Una grossa perdita di senso e della continuità dell'esperienza, in ogni momento potresti essere tu a morire, tu stesso potresti essere la persona scelta da Kira; in questo modo si vive con la consapevolezza che la propria esistenza potrebbe finire tra due minuti o meno. Terzo punto: «In un sistema che riduce la vita a una catena di reazioni sconnesse a esperienze scioccanti, la comunicazione personale perde di significato.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.237) Se siamo cadaveri che camminano su questa terra, la nostra vita non può che ridursi ad un insieme di reazioni a pulsioni. Quarto punto: «Il vecchio sistema culturale che dall'astratta metafisica filosofica si estendeva alle istituzioni religiose e pedagogiche, produceva un'ideologia della condotta razionale che contemplava il rispetto dei diritti, delle esigenze e dei bisogni degli altri quale condizione necessaria per la propria sopravvivenza.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.238) Si deve lottare se si vuole vivere, lottare per nascondersi sotto falsi nomi, lottare per non essere mai scoperti, perché è come se un grande occhio che vede ogni cosa dall'alto scrutasse tutti per scoprire nomi e volti per scriverli sul death note. Quinto punto: «Tra le peggiori paure dei signori del terrore vi è quella che le loro vittime possano riacquistare la consapevolezza di appartenere a una società di esseri umani.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.239) Le persone sono solo più dei numeri, hanno dimenticato di essere degli esseri umani, dimenticato il valore dell'esistenza. Sesto punto: «Un sistema del terrore raggiunge il suo apice quando la vittima non è più consapevole del baratro che esiste tra sé e i suoi carnefici.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.241) Nell'anime si possono notare alcuni sostenitori di Kira che minacciano di attaccare il palazzo dove si trova la squadra di Near, evidentemente hanno preso gli ideali del carnefice; quello che però si nota è che siano bastati un po' di soldi fatti volare per terra per farli distogliere dal vero obbiettivo e farli lottare per questi. Potrebbe sembrare una società disciplinare nel senso di Foucault, ma in realtà è una società dove la pena di morte è diventata il mezzo più immediato per eliminare il crimine. Il lavoro di Light nasconde l'idea di una morale più sottile che è quella di una morale utilitarista in tutti i sensi, questa morale utilitarista dice che in fondo è giusto sacrificare tot criminali se il guadagno è un mondo senza il crimine. Ryuk stesso gli aveva fatto notare che non aveva senso fare del male per eliminare il male, altrimenti per coerenza si deve uccidere anche se stessi. A questo Light aveva risposto che non era male perché il fine era buono, il fine giustifica i mezzi?. Quando Light elimina una persona piuttosto che un'altra sulla base di cosa lo fa? semplicemente qualcuno è già stato classificato criminale e lui lo ammazza? di fatto se si basa sugli elenchi della polizia, non può che pensare in un modo simile, ma cosa succede se per errore finisce in carcere una persona che non ha commesso un reato di cui è accusata? ammazza anche quella? e come fa sapere della sua innocenza?. La logica dell'utilitarismo insegnerebbe che questa eventualità costituirebbe un'eccezione molto insignificante se si pensa in rapporto alle vite che si potrebbero salvare uccidendo i criminali con il quaderno. Guardando dall'altro lato si può dire che non ci sia concezione del male prestabilita, ma almeno ve ne deve essere una del bene, per esempio deve pensare che uccidere i criminali per diminuire il crimine sia giusto. In effetti questo lo pensa ed è anche per questo che Light rientra nell'elenco dei giustizieri solitari che praticano una giustizia privata la quale presuppone sempre un'idea personale su cosa sia giusto o cosa sia sbagliato. C'è quindi un problema di morale di fondo, Light segue una morale utilitarista. Il padre di Light Yagami: Soichiro Yagami, invece, è semplicemente un kantiano, l'unica persona onesta in tutto l'anime, uno che fa il dover per il dovere, che è convinto che uccidere sia sbagliato non importa per quale causa, esegue gli ordini fino all'ultimo, paradossalmente va incontro alla morte seguendo le istruzioni dettategli da suo figlio e per lui cerca di uccidere Mello (qui c'è un conflitto kantiano: eseguire gli ordini del tuo capo, cioè fare il tuo dovere professionale, quindi uccidere oppure non uccidere disobbedendo agli ordini impartiti, seguendo la legge morale?). "Elle" su questo modello può sembrare anche lui leggermente un utilitarista, soprattutto nelle sue indagini, quando non si fa scrupoli di torturare Misa Amane per estorcere informazioni (il ragionamento è questo: se il fine è catturare il criminale peggiore della storia, allora ogni mezzo è concesso). Per questo motivo è davvero difficile dire dove stia il bene in questo anime, perché dopo tutto questo anime non parla altro che di una società della ragione strumentale, ragione che considera tutto come mezzo per arrivare ai suoi fini, ogni cosa è oggetto da sfruttare. Ragione strumentale è un altro concetto la scuola di Francoforte, in particolare Horkheimer scrive molto su questo tema: «In realtà fu necessario che la ragione si separasse dal suo legame con gli oggetti e si rendesse indipendente, al fine di liberarsi dalla cieca coazione naturale e dominare la natura in quella misura che oggi ci spaventa. Ma la ragione non ha preso coscienza del fatto che questo distacco è stato necessario e al contempo apparente. Ha gettato via la mitologia e la superstizione insieme a tutto ciò che non può essere ridotto entro i confini dello spirito soggettivo. Non in questo gesto, ma nel fatto di essersi posta sul trono del sé, consiste la sventura che portò all'autodistruzione della ragione. Con la superbia che è propria di ogni accecamento, la ragione soggettiva non ha infatti ammesso di dovere la sua esistenza autonoma non a se stessa, ma in somma misura alla divisione del lavoro, al processo del confronto tra l'uomo e la natura. Ma quanto più puntigliosamente seguita a negarlo, tanto più è costretta a spacciarsi, di fronte a sé e agli altri, per un'essenza assoluta - fino a quando, in omaggio al suo principio della verifica del dubbio, sarà costretta a scacciare se stessa nel regno degli spettri alla stregua di una qualitas occulta.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.207) Horkheimer distingue una ragione soggettiva da una oggettiva, quella oggettiva non si pensava in contrapposizione alla natura, ma pensava che la natura stessa fosse ragione, non nel senso hegeliano, ma in un senso etico/stoico, cioè che vivere secondo ragione vuole dire vivere secondo natura. Mentre proprio: "il reale è razionale" parla di una realtà soggettivata e sempre più matematizzata, la realtà delle scienze, il dominio della ragione sulla natura. Una ragione di questo tipo è ciò che vi è di essenziale in un anime come questo. Non c'è emotività, se non apparente; in realtà ci sono due grandi menti che giocano una partita a scacchi e cercano di capire come schiacciare l'altro. Non dimenticate mai che l'obbiettivo sia di "Elle" che di Near è quello di vincere e non quello di fare giustizia, si tratta solo di risolvere il puzzle, una questione di orgoglio personale. Dopo tutto la vittoria è un fatto proprio, o più che altro si deve parlare dell'idea non subire una sconfitta e un disonore. "Elle" dice: la battaglia l'ho persa, la guerra non è finita, se in una partita a scacchi ci mangiano la torre non ci sganasciamo dal dolore, anche se sappiamo di aver perso un pezzo, ma forse questa è solo una parte di una trama sottilissima in cui quel pezzo era da sacrificare per arrivare alla vittoria. Diversi agenti dell'FBI muoiono uccisi da Kira, queste sono delle pedine sacrificate. "Elle" e Light hanno la stessa mentalità ma sono due persone molto diverse, cosa cambia? l'attenzione e la coscienza, lo stato d'animo. Light è una persona rigida, è come se avesse sempre due Sé, uno apparente ed esterno, un altro completamente interiore; questa logica funziona in modo tale che Light diventa quello finto e Kira quello vero. Kira è la verità che cela il volto di Light, diciamo che Light con la massima attenzione riesce ad immedesimarsi in altre parti, simulare emozioni finte, far credere di amare Misa e così via. Light dal punto di vista psicoanalitico sembra una figura impossibile, nel senso che normalmente ogni esagerazione della coscienza, dell'Io, in un individuo è controbilanciata dal contrario nel suo inconscio, tuttavia Light non sembra presentare dei difetti di questo tipo, degli errori inconsapevoli che controbilancerebbero la ricerca di perfezione della coscienza; sicuramente se ha perso qualcosa gli è sfuggito, ma non sembra che questo davvero corrisponda ad un controbilanciamento dell'inconscio. "Elle", invece, ha un'attenzione più molle, sembra non essere quell'attenzione da soldato di Light, ma quella del lottatore di karate che ha conquistato la consapevolezza e sa che per essere più attenti si deve essere più rilassati; tuttavia in contrasto con questo "Elle" sembra continuamente depresso, forse per un passato e un'infanzia infelice, per un presente non bello e compensa tutto questo stato emotivo bilanciandolo con torte alla panna, gelato e altri dolci. "Elle" riconosce in Light il suo primo amico, questo la dice lunga sulla sua vita sociale, anche se forse non sembra così solitario e schivo e dopotutto ha delle capacità di coinvolgere gente, solo che va sempre sul crudo e non usa mai mezzi termini, per questo non piace a molti che lasciano il gruppo degli investigatori. La questione delle emozioni è essenziale, perché Near e "Elle" non hanno grosse emozioni, sembra che siano più dominate da razionalità, mentre nel caso di Mellow e Light le emozioni vengono nascoste in un secondo Sé, diciamo sono più nascoste. Questo anime nasconde inoltre delle riflessioni su quella che Adorno chiama "personalità totalitaria", l'azione di Light il primo che la possiede getta luce sulla sua diffusione nel mondo e trova concretezza nei suoi sostenitori. Non rimane che considerare il gruppo più immerso nella logica capitalista della morte, lo Yotsuba Group, in particolare Kyosuke Higuchi che non si fa problemi ad uccidere persone ricchissime per far tornare vantaggi economici al gruppo. Questo rappresenta una gruppo che usa il death note come nel caso di Light, seguendo il suo delirio di grandezza di diventare o di essere il grande giustiziere, ma direttamente per fare soldi. Qui l'ideologia della società capitalista diventa un motivo per la creazione di una macchina di morte. Kyosuke Higuchi è un avido egoista, il suo obbiettivo? soldi, fama e belle donne. Reiji Namikawa sostiene il terzo Kira, è un campione di Shogi, una specie di scacchi giapponese/orientale, potremmo definirlo interamente calato nella ragione strumentale. Suguru Shimura è definito come un paranoide. Takeshi Ooi è colui che organizza gli incontri, la grande mente.

Per concludere direi che si possono fare molti altri studi su questo anime, ad esempio degli studi di psicologia, questi potrebbero persino far luce su alcune logiche della nostra società attuale, del resto questo anime non nasce dal nulla, ma riflette un mondo in cui viviamo.



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